Pollo alla creola (si fa per dire)

Ogni tanto faccio un pollo al forno che chiamo “alla Creola”, ma che in realtà è solo un pollo a pezzi, molto saporito, con qualche ingrediente esotico miscelato ai più rassicuranti e familiari sedano e basilico per esempio, che un po’ alla volta si è arricchito di nuove spezie o fragranze ed è diventato questo piatto straordinario.

20140704-013335.jpgNell’insieme il sapore risulta un po’ orientale e un po’ dei mari del Sud: un connubio irresistibile che fa pensare alla cucina delle Colonie, agli abiti bianchi, a una musica lenta e ritmata, ai ventilatori a pale a soffitto, alle cucine vaste e piene di aromi, ai mari caldi e tranquilli dei Tropici.
E vi pare poco?! Pensate che tutte queste sensazioni si possono ottenere con un pollo e una salsa piuttosto complessa, sì, ma facile, come sempre.
Se poi avete la fortuna di poterlo mangiare in giardino… è fatta: il mio pollo vi conquisterà.

Si comincia dalla salsa: si tritano finemente 2 peperoncini rossi freschi piccanti, 1 falda di peperone giallo, 2 spicchi d’aglio, 1 pezzetto di zenzero, 1 costa di sedano e 1 cipollotto.
Si aggiungono 2 cucchiai di olio, 1 cucchiaino di zucchero di canna, 1 cucchiaio di basilico e 1 di coriandolo tritati insieme e 1 macinata molto generosa di pepe alla Creola.
Si mescola, si diluisce con il succo di 1 arancia e la sua scorsa grattugiata, 2 cucchiaiate di salsa di soia e 1 cucchiaio di miele.
Si accomodano in una pirofila 2 polli tagliati ciascuno in 8 pezzi, si coprono di salsa e si lasciano marinare in frigorifero un’oretta.
Si rigirano per bene nella salsa e si infornano a 220 gradi per circa 25 minuti, ma tutto dipende dal vostro forno. Comunque devono risultare dorati, morbidi e succulenti, eventualmente si possono coprire con la stagnola se si rosolano troppo o aggiungere altro succo di arancia.

Se vi state chiedendo con quale contorno accompagnare il Pollo alla Creola, direi che ci stanno bene il riso pilaf con zenzero e buccia d’arancia, le carote glassate, le patate novelle al vapore… e se viene in mente a voi qualcos’altro, per favore ditelo!

Pollo “in catrecatrott”

Quando abitavo in campagna avevo un’amica francese che faceva un eccellente pollo al forno in “catrecatrott” come diceva lei quando parlava in italiese.
È un pollo a pezzi molto ghiotto che si infila in forno con ingredienti dal sapore robusto e non richiede alcuno sforzo, ma il risultato è davvero sorprendente.
Quando con altri amici e vicini di casa, alternativamente facevamo dei pranzi all’aperto nei nostri giardini, era il suo contributo al menù. L’ha sempre portato, in un’elegante pirofila avvolta in un asciugapiatti annodato con le cocche, esibendolo con un grazioso “voilà” e noi tutti non vedevamo l’ora di avere la nostra porzione.
La ricetta è semplice, da fare anche in estate proprio per quel suo gusto particolare, asprigno, forte e grato al palato nonostante l’afa.

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In una grossa ciotola, tipo insalatiera, si spremono 2 limoni, si aggiungono 50 gr di burro fuso, 1 cucchiaio di curry, 1 pezzetto di zenzero grattugiato, 1 bicchiere di Champagne (o Prosecco oppure spumante), sale e pepe.
Si immergono in questa marinata 2 bei polli tagliati in 8 pezzi ciascuno in modo da avere piccole porzioni e potersi servire più volte.
Si fa riposare in frigorifero per un paio d’ore, poi si versa tutto il contenuto della ciotola in una teglia da forno unta con 2 cucchiai di olio.
Si aggiungono 2 limoni non trattati tagliati a fette rotonde, 200 gr di olive verdi snocciolate e una decina di scalogni tagliati in 4 per il lungo.
Si mescola tutto e si inforna a 180 gradi per 45-50 minuti. Il pollo si deve presentare bello dorato, mentre gli scalogni e le fette di limone devono avere un aspetta appassito.
Si completa con un trito di basilico fresco e menta, si controlla di sale e… c’est tout!

Si travasa tutto su un piatto da portata e si serve con le patate al prezzemolo.
Consiglio di ostentare uno charme e un accento che facciano venire in mente la douce France.

Insalata di mele fritte e bacon

Non è un mistero che pranzare con un’insalata per me equivale ad un banchetto. Adoro le insalate. E i panini.
Approfitto di questi giorni in cui sono autorizzata a cucinare senza troppo impegno per dare libero sfogo alla mia fantasia e sbizzarrirmi nella preparazione di piatti veloci e saporiti che gusto con grandissima soddisfazione, nonostante la sciatalgia che mi tormenta.

20140629-013546.jpgFaccio soffriggere in una padella 70 gr di bacon a cubetti con un cucchiaio di olio.
Quando è dorato e croccante aggiungo 1 mela con la buccia, privata del torsolo e tagliata a pezzi, che rigiro con delicatezza un paio di volte perché si insaporiscano senza rompersi.
Preparo il condimento che aggiunge un tocco da veri gourmet al piatto: scaldo in un pentolino 150 ml di panna con 1 cucchiaio di aceto di mele e dentro faccio sciogliere a fuoco dolcissimo 50 gr di gorgonzola piccante tagliato a pezzettini. Ottengo una salsa liscia e omogenea.
Spezzetto con le mani un bel cespo si lattuga romana, lavata e scolata, la condisco con sale, pepe, olio e succo di limone (citronette).
La divido nei piatti, sopra sistemo le mele calde con la pancetta e verso su tutto la salsa al gorgonzola.

Queste dosi sono per 2/4 persone. Dipende da diversi fattori personali, quali l’appetito, la gola, i buoni propositi…
Questa insalata si può perfino servire come antipasto facendo poi seguire una pasta al forno o una grigliata di carne. O no?!

Le peverasse del Lido

Quando ero bambina e passavamo tutto il mese di agosto in un appartamento in affitto al Lido di Jesolo, due volte durante la permanenza al mare, si andava a Venezia. Immancabilmente.
Si lasciava l’auto a Punta Sabbioni, da dove partivano i traghetti e si raggiungeva una volta San Marco, mentre l’altra si andava al Lido per curiosare alla Mostra del Cinema.
Erano gli anni Cinquanta.
Allora il Lido era un luogo di grande charme, frequentato da un’élite internazionale, con alberghi splendidi e negozi eleganti, ristoranti chic e durante i giorni della Mostra, se si era fortunati, si potevano incrociare i divi dell’epoca.
Ricordo la volta in cui il mio papà, che era un gran bell’uomo, alto, attraente, con gli occhi azzurri, appena stempiato, venne scambiato per l’attore Curd Jurgens e anziché negare, quel burlone fece diversi autografi a un gruppo di Francesi, pronunciando persino qualche frase in Tedesco!!
Il Tedesco l’aveva imparato in un Lager di Amburgo, dove era stato deportato dopo l’8 Settembre del ’43…
Il mio papà era una persona speciale.
Dunque, dato che le vacanze le passavamo in un appartamento, cucinava sempre la mia mamma. Andare a Venezia o al Lido quindi significava anche pranzare al ristorante ed era una festa.
Il mio menù preferito consisteva in un gran piatto di vongole (che ancora mi piacciono molto più delle cozze, per esempio) e un sontuoso fritto di scampi sul quale mi sono sempre rifiutata di spremere il limone, come insistevano facessi i miei.
Nell’alto Adriatico non si mangiavano le vongole veraci, ma le “peverasse”, più piccole e saporite.

20140630-132340.jpgDato che mi sono dilungata troppo con questa narrazione collaterale, la ricetta sarà brevissima.
Si lavano e si fanno spurgare 1,2 kg di peverasse.
Si scelgono come per tutti i molluschi quelle intatte e si versano in un grosso tegame con 1/2 bicchiere d’olio e 2-3 spicchi d’aglio e si fanno cuocere coperte a fuoco vivace, scuotendo ogni tanto il tegame.
Quando cominciano ad aprirsi, si bagnano con 1 bicchiere di vino bianco e si insaporiscono con abbondante pepe nero e 1 ciuffo di prezzemolo tritato.
Si completa la cottura senza coperchio finché tutte le peverasse si sono aperte.
Si distribuiscono nei piatti fondi e si servono con qualche fetta di pane bruschettato.

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Sformato di filetti di merluzzo allo zenzero

Quando ho in mente una cena formale, una di quelle non solo da “servizio buono”, ma da sottopiatti d’argento e tovaglia di pizzo, come per festeggiare un compleanno per intenderci, scelgo con molta cura il menù. In realtà lo faccio sempre, ma in certe occasioni, mi impegno maggiormente.
Dal mio punto di vista una cena particolarmente raffinata prevede almeno uno o due piatti a base di crostacei e il menù deve essere programmato in modo che la cuoca non si sfianchi o, peggio, venga presa da un’ingiustificata ansia da prestazione.
Si possono quindi stupire gli ospiti iniziando con un antipasto di quelli che si preparano in anticipo e possono poi pazientare un giorno in frigorifero, come i paté o le terrine in gelatina, per esempio, o un classico cocktail di crostacei.
Si fa seguire una crema di scampi, gamberi, aragosta o astice, a scelta e poi si sorprendono con un secondo piatto che dia l’impressione di un grande impegno culinario e una non comune abilità gastronomica, come i turbanti di sogliole o gli sformati.
E quando alla fine si porta in tavola la “coperchiona”, dalla loro reazione si può essere sicuri di averli conquistati!
E dopo tutte queste chiacchiere, non sarebbe una cattiva idea se cominciassimo a darci da fare per preparare uno sformato di filetti di merluzzo e mazzancolle allo zenzero da servire a scelta come antipasto o come secondo.
Ho utilizzato il modesto merluzzo per questa ricetta perché ha un sapore neutro e le carni sode e compatte adatte ad essere frullate mantenendo una certa consistenza. Si possono usare comunque anche sogliole, orate o branzini, ma io preferisco il merluzzo.
Come tutte le preparazioni “in forma” anche questa è molto elegante e scenografica, ma non è complicata come sembra.

20140616-100250.jpgCuocio per non più di 5-6 minuti in un court-bouillon classico 600 gr di filetti di merluzzo (anche surgelati e decongelati). Li raccolgo col ragno e lesso nello stesso brodo per 2 minuti anche 300 gr di mazzancolle col guscio, che ho sciacquato e privato del filo intestinale.
Le scolo, le sguscio e le condisco con olio, succo di limone e Tabasco (o peperoncino in polvere). Le lascio in infusione almeno una ventina di minuti.
Nel frattempo mondo 2 scalogni, li affetto sottili e li faccio stufare con burro, sale e pepe.
Quando sono ridotti a crema, li lascio intiepidire, li verso nel vaso del frullatore, aggiungo il merluzzo spezzettato, 1 confezione di panna da cucina, 2 albumi, un pezzetto di zenzero grattugiato, qualche bacca di pepe rosa e 1 bicchierino di Vermut. Eventualmente aggiusto di sale.
Rivesto di carta forno un semplice stampo da plumcake imburrato, affetto a velo una zucchina e dispongo le fettine sovrapposte sul fondo delle stampo e sopra faccio uno strato ben livellato col composto di merluzzo, utilizzandone circa 2/3.
Sgocciolo le mazzancolle dalla marinata e le inserisco una in fila all’altra facendole leggermente affondare nel composto, copro con il resto e lo livello.
Inforno lo stampo, coperto con un foglio doppio di alluminio, a 180° per circa mezz’ora.
Lo sforno. Lo lascio raffreddare e poi lo metto in frigorifero anche fino al giorno successivo.
Al momento opportuno lo capovolgo su un piatto da portata adatto, aiutandomi con la carta forno e risistemo le fettine di zucchina che, state sicuri, si sono senz’altro mosse!
Lo taglio in tavola… e mi aspetto un oooooh!

Servo questo piatto con una cucchiaiata di maionese verde allo zenzero e una julienne di zucchine, piccole e freschissime: ecco il perché del richiamo delle rondelline di zucchina sulla terrina…
Volendo, si può in alternativa decorare la superficie, dopo la cottura, con fettine sottilissime di lime oppure con dei ravanelli affettati con la mandolina.

Spezzatino di pollo ai funghi

Un altro piatto dell’infanzia di mio marito è un pollo in umido con i funghi che nonostante tutte le ricette che ho tentato, manca sempre di qualcosa per essere esattamente come quello che ricorda.
A questo punto dunque, vi parlerei della versione di questa specie di pollo alla cacciatora che pare avvicinarsi più delle altre alla ricetta originale di mia suocera Dina.
Anche chi non ha un ricordo particolare da inseguire, secondo me la troverà squisita.

20140608-002425.jpgIn questa ricetta preferisco utilizzare solo il petto, ma si può cucinare anche tutto il pollo tagliandolo in 8 pezzi.
Metto subito a bagno in acqua tiepida 40 gr di porcini secchi, così si ammorbidiscono.
Faccio appassire a fuoco molto dolce con olio e burro: 1 cipolla affettata sottile, 1 carota e 1 gambo di sedano tritati.
Taglio in 6 porzioni della stessa dimensione un bel petto di pollo intero di circa 8-900 gr, le infarino leggermente e le accomodo nel tegame del soffritto. Alzo la fiamma, le rigiro, le spruzzo di vino bianco, insaporisco con sale e pepe e lascio sfumare.
Quindi aggiungo 1 foglia di alloro, 2 chiodi di garofano, 1 rametto di rosmarino tritato molto fine, 1 pezzetto di buccia di limone, 1 spicchio d’aglio schiacciato e privato del germoglio, 1 cucchiaiata di prezzemolo tritato, 6-7 foglie di basilico spezzettato con le mani, i funghi strizzati e tritati grossolanamente, 400 gr di pomodori pelati tagliati a tocchetti e 4 patate sbucciate e tagliate in grossi pezzi.
Copro e lascio sobbollire piano per 30-35 minuti, fino a cottura ultimata.

Se non lo servite con la polenta ma con delle belle fette di ciabatta croccante e anziché i pelati usate i pomodori freschi, lo potete fare anche adesso perché ha uno di quei sapori senza stagione che piacciono sempre.
A questa ricetta facevo cenno anche quando il 24 gennaio ho pubblicato il “Polastro in tecia”, un’altra versione di pollo in umido davvero squisita.
Se amate il pollo, non avete che l’imbarazzo della scelta!

Riproviamoci, stavolta con una bruschetta patriottica

Vista l’ora in cui oggi gioca l’Italia, proporrei questo spuntino tricolore, che è una specialità di mia figlia.

20140618-103009.jpgDi solito ce lo serve come aperitivo, con lo Spritz, sul terrazzo di casa sua, ma oggi pomeriggio nel mio salotto, sul divano, a tifare per la Nazionale, farò mia questa ricetta che adesso condivido.

Occorrono alcune fette di pane alle olive, leggermente bruschettate su cui si distribuisce una cucchiaiata di pomodorini Piccadilly, sodi, dolci e maturi, tagliati in quattro e conditi con olio, pepe e sale, lasciati insaporire in frigorifero per una mezz’oretta.
Si coprono con una fetta di burrata sfilacciata con le mani e si decorano con due foglie di basilico.
Una merenda fresca e di stagione, con i colori giusti per la serata…

Naturalmente a pranzo mangeremo il riso tricolore di sabato scorso, che aveva portato bene agli Azzurri perché se, parafrasando il compianto Vujadin Boscov; “Squadra che vince, non si cambia”, meglio non cambiare nemmeno il menù della vittoria sull’Inghilterra!

Sformatini ai formaggi

A volte faccio un antipastino a base di formaggi che piace sempre a tutti.
Io preferisco come sempre la monoporzione, per i motivi che ho detto tante volte, ma si può anche prepararlo in uno stampo da zuccotto o da budino e capovolgerlo su un piatto da portata da far girare tra i commensali, da cui ognuno si serve.
Questa soluzione è più comoda e veloce quando si è in tanti a tavola e se si offrono più antipasti.
Il gesto di passarsi i vassoi inoltre a mio avviso crea un clima più conviviale: spesso si serve anche il vicino prima di prendere la nostra porzione e questo gesto di cortesia rende più confidenziale il rapporto tra gli ospiti.
Però la monoporzione è più raffinata e si può essere certi che ogni commensale potrà contare sulla stessa quantità di cibo!
Ho già raccontato delle volte in cui i primi si sono serviti con troppa generosità lasciando gli ultimi con appena un assaggio…
Insomma, scegliete come servirlo, ma non trascurate di assaggiare il mio saporito sformatino ai formaggi.

20140619-011321.jpgFriggo nell’olio 100 gr di scalogno affettato sottile, lo scolo, lo salo e lo tengo da parte.
Preparo una besciamella con 1/2 l di latte, 50 gr di farina, 50 gr di burro e un’abbondante grattata di noce moscata.
Aggiungo 100 gr di Parmigiano grattugiato, 100 gr di fontina a piccoli cubetti, 100 gr di prosciutto cotto tritato e 80 gr di gherigli di noci pestati nel mortaio.
Fuori dal fuoco, incorporo una alla volta 3 uova.
Mescolo con cura, divido il composto negli stampini da muffin o da crème caramel imburrati e inforno a bagnomaria a 200° per 15 minuti.
Li sforno, li lascio raffreddare e poi li passo in frigorifero per qualche ora prima di capovolgerli sui piatti individuali.
Completo i miei sformatini con una salsina tiepida (tipo fonduta) che preparo facendo fondere a fuoco dolcissimo 200 gr di gorgonzola a pezzettini con 1 bicchierino di grappa e 125 ml di panna da cucina.
Decoro con altre noci e servo.

Come avrete notato, questi sformatini possono essere serviti anziché all’inizio, anche a fine pasto, data la presenza dei formaggi.
Se prevedete questa soluzione, suggerisco di omettere il prosciutto e aggiungere alla salsa di gorgonzola 2 cucchiai di miele ed ecco pronto un insolito dessert.

Bocconcini di pollo con la salsa di Mrs. Knott

La Knott’s Berry Farm è una delle mille attrazioni della California, uno dei Parchi fra i più frequentati il cui tema è il Far West.
È situata a Buena Park, nella Orange County. Tanto per intenderci: a pochi minuti da Disneyland.
Ci siamo andati due volte, a distanza di parecchi anni. Ci siamo fatti contagiare dalla febbre dell’oro e trovato una piccola pepita setacciando la sabbia sulla riva di un ruscello in uno speciale angolo del Parco sorvegliato da un vecchio cercatore e dal suo mulo, siamo saliti su un’autentica diligenza del 1800 e su un trenino minerario a scartamento ridotto, incontrato i Peanuts in carne ed ossa e assaggiato le specialità della signora Cordelia Knott, che con il marito Walter ha cominciato la sua attività nel 1920, vendendo su una bancarella lungo la strada di fronte alla loro fattoria, conserve, marmellate e gelatine fatte in casa.
Successivamente hanno aperto un ristorante per famiglie che serviva cibi semplici e campagnoli e poi un’area destinata al luna park che negli anni si è via via ingrandita diventando l’attuale parco a tema.
Anche i ristoranti sono aumentati di numero. Si assomigliano un po’ tutti, ma sono ugualmente divertenti e piuttosto rustici, per veri “pioneers in heart”.
Sull’onda si questi ricordi, vi parlerei quindi dei bocconcini di pollo di Mrs.Knott e della sua salsa in cui intingerli.

20140528-013953.jpgSi taglia a cubi di 2 cm di lato 1 petto di pollo.
In un piatto fondo si miscelano 2 cucchiai di farina, 1 cucchiaino di origano, 1/2 cucchiaino di timo secco, 1 cucchiaino di semi di cumino macinati, 1/2 cucchiaino di sale, 1/4 di cucchiaino di peperoncino in polvere e 1/2 tazza di noci tritate molto finemente.
Si immergono i bocconcini di pollo in 2 cucchiai di olio e si ungono bene, poi si passano in questo mix facendolo aderire bene.
Si infilano a 3 a 3 su degli spiedini, prima di fanno rosolare da tutti i lati e poi si arrostiscono piano piano sulla piastra o su una bistecchiera oppure in padella antiaderente con appena un altro filo d’olio. Si possono ovviamente anche cuocere in forno a 180 gradi per 15-20 minuti. A me piacciono in padella.
Come suggeriva la geniale signora Knott, si mangiano intinti in una salsa speciale di sua invenzione, che viene tuttora proposta, ottenuta mescolando energicamente con una piccola frusta 1/2 tazza di marmellata di lamponi senza semi e 1 cucchiaio di senape di Dijon forte.

Sarà che a me piacciono molto questi abbinamenti un po’ azzardati, sarà che mi attira molto la cucina americana, sia come sia, fidatevi: se vi suggerisco una ricetta, ormai lo sapete, vale la pena di buttarsi e assaggiarla.
Se proprio la salsa non vi ispira, mangiateci insieme un’insalata… ma per favore non ditemelo!

E sempre forza Italia!

Stasera gli Azzurri fanno il loro esordio ai Mondiali in Brasile contro l’Inghilterra.
Noi abbiamo mangiato solo un riso pescato vagamente patriottico, condito con un pesto fatto col basilico del terrazzino della cucina e un sugo di pomodorini e pomodori secchi di mia invenzione. Semplice.

20140614-215944.jpgPer il pesto ho semplicemente frullato 100 gr di bellissime foglie di basilico lavate e tamponate, 100 gr di olio ligure, 30 gr di pecorino grattugiato, 20 gr di parmigiano grattugiato, 30 gr di pinoli leggermente tostati, 20 gr di gherigli di noci, 1 spicchio d’aglio sbucciato e privato dell’anima (come Dorian Gray), 1 pizzico di sale, 1 macinatina di pepe. Niente di complicato.
Il sugo di pomodorini rinforzato coi pomodori secchi l’ho preparato facendo imbiondire 2 spicchi d’aglio con qualche cucchiaiata d’olio e 1 peperoncino piccante, aggiungendo 400 gr di pomodorini tagliati in 4, salando appena, pepando con abbondanza e facendo restringere il sugo. Verso fine cottura ho aggiunto circa 100 gr di pomodori secchi sott’olio sgocciolati e tritati. Pronto.
Ho condito due piatti di riso pescato con una cucchiaiata per tipo dei due sughi aggiungendo abbondante parmigiano a scaglie, perché ci piace questo contrasto di consistenze.

Questa è stata la nostra cena, che abbiamo concluso con una fetta di plumcake al limone e qualche tazza di caffè per essere sicuri di restare svegli… sempre tenendo le dita incrociate!
Forza Italia!