La notte di Natale

Questo non è un articolo di cucina ma l’ultimo brano scritto da Silva nel libro appena iniziato , e rimasto incompiuto, dal titolo ” Dalla  Tavola al Tablet (una storia vera per nostalgici e golosi di mezza età )” 

Si intitola  “buseta  e boton”.

Buseta  e boton sono le parole veronesi che identificano l’asola e il bottone, e vengono usate per esaltare due persone che stanno sempre insieme in una unione ideale, continua ,complice, indispensabile.

Silva scrive dell’amicizia, quella profonda , duratura,  dei valori che la contraddistinguono , di come negli anni rimanga intatta , fresca e spontanea . 

Scrive  poi  dell’amore tra due persone, del vero amore, quello che dura una vita e che ti da ogni giorno la voglia di vivere. Scrive del suo miglior amico  , di noi e del nostro amore.

E’ la notte di Natale  e io voglio dedicare  questo suo ultimo brano  a tutte le  sue amiche del blog e a tutti gli altri amici  che lo leggeranno e che hanno, o avranno,  la fortuna di avere una vita di coppia  , con l’augurio di raggiungere lo stesso grado di felicità  , di valori, di empatia ,complicità e  di amore che abbiamo avuto noi.

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Silva racconta:

“Non ho mai avuto una vera amica del cuore, di quelle con cui andare per mano alla toilette, condividere la passione per lo stesso irraggiungibile ragazzo, scambiare gli abiti e le confidenze più intime.

Ho avuto molte buone amiche, ma nessuna ” migliore amica”.

Col passare degli anni ho frequentato, come la maggior parte di voi ritengo, ambienti diversi e gruppi eterogenei di persone,per necessità , per scelta, per convenienza, in vacanza, in palestra o sul posto di lavoro, conoscenze a volte maturate davanti alle scuole dei figli, durante una cena a casa di amici, nel corso di un avvenimento o di  un evento, mentre facevo un viaggio. Ma c’è  una grande differenza fra amicizia e conoscenza, come  tra relazione e frequentazione.

Amo la gente, mi piace conoscerla ed entrare in confidenza,ma l’amicizia è un’altra cosa . Molti dei nostri più cari amici, quelli di vecchissima data, sono compagni di squadra di calcio o ex avversari  di mio marito e questo dimostra come lo spogliatoio e in generale lo sport facciano da collante fra le persone.

Anche in Valtur partecipare ai corsi e tornei sportivi creava un legame particolare fra gli ospiti, che spesso    si trasformava in amicizia, tanto da indurli anno dopo anno a scegliere lo stesso Villaggio per le vacanze successive e continuare a vedersi anche una volta rientrati nelle rispettive città di provenienza. L’abbiamo fatto anche noi.

Personalmente ritengo che la vera amicizia sia quando, anche dopo anni che non ci si vede,  non c’è imbarazzo, non c’è ricerca delle cose da dire, i discorsi fluiscono con naturalezza come se l’ultima chiacchierata l’avessimo fatta solo due giorni fa.

Agli amici ci si rivolge per un consiglio, un aiuto, la condivisione di qualcosa che ti è accaduto, la voglia di un abbraccio, uno scambio di battute, per verificare, per spartire, per donare e per ricevere.

Un amico è un supporto, un rifugio, il bisogno di ridere insieme o di sperimentare la commozione, la voglia di cercare sempre qualcosa che ci accomuna.

Mio marito è finito negli anni col diventare il mio migliore amico.

Siamo stati compagni di scuola alle Superiori e dopo un avvio un po ‘ macchinoso, siamo riusciti a far funzionare il nostro rapporto in modo invidiabile.

Insieme ne abbiamo passate tante e il nostro legame ne è uscito non solo indenne ma rafforzato.

Un rapporto importante è come il Tai Chi, che richiede concentrazione, rigore, fluidità , coinvolgimento, sintonia, attenzione e consapevolezza.

In alcune circostanze della nostra vita di coppia siamo stati soci oltre che coniugi, e non mi riferisco solo a quando mio marito si occupava dell’aspetto finanziario del nostro negozio.

Ci siamo sempre rimboccati le maniche  e dati da fare per superare ostacoli, affrontare un dolore, operare le scelte giuste riguardo il futuro, in molte circostanze supportandoci  a vicenda e a volte anche sopportandoci.

Ho amiche che da quando i mariti hanno raggiunto l’agognata età della pensione, si sono create gli hobby più variegati e stravaganti pur di non restare in casa con loro, all’insegna del motto: “ti ho sposato nel bene e nel male ma non per averti a pranzo a casa tutti i giorni”

Comunque so anche di uomini in pensione che si sono cercati delle alternative professionali, a volte perfino scarsamente retribuite o sport da praticare da soli, per gli stessi motivi.

Certo è molto triste aver passato la maggior parte della vita in compagnia di qualcuno che non ti interessa avere vicino….

Ci capita spesso al ristorante di essere seduti al tavolo accanto a quello di un’altra coppia che non ha proprio niente da dirsi. Consultano il menù , ordinano, assaggiano il vino e danno l’impressione di parlare più volentieri col cameriere che fra loro.

Sono situazioni che mettono un po’  di malinconia, vero? A noi per fortuna non succede mai. Più passa il tempo più ho l’impressione che ci siano sempre altre cose da dire, problemi da sviscerare, decisioni da prendere insieme.

Anche appena svegli al mattino cominciamo a parlare di piccole cose quotidiane, di figli, nipote, gatti, sogni appena fatti, sogni da concretizzare. E la notte ci addormentiamo come i cucchiai nel cassetto delle posate.

Quest’anno abbiamo festeggiato  già quarantasei anni di matrimonio.Sono passati in fretta, con le inevitabili difficoltà  delle salite che affrontano tutti quelli che hanno voluto la bicicletta…ma a differenza di altri, ecco, il nostro per fortuna è un tandem.

Abbiamo condiviso la casa, spesso il parrucchiere, il conto in banca, i mutui, le gioie, l’orgoglio e le preoccupazioni  per i figli, l’amore per nostro nipote, la tenerezza per gli animali che hanno fatto parte della nostra famiglia, l’attenzione  per le persone care, i restauri e i traslochi, il calcio giocato e seguito,il piacere del cibo , dei viaggi, della vita, la reciproca ansiosa attenzione verso i nostri rispettivi malanni.

A volte ho persino l’impressione che stiano finendo col piacerci le stesse cose, che i nostri interessi, partiti da direzioni tanto lontane, stiano convergendo e che le differenze relative  ai nostri gusti personali stiano attenuandosi.

Sono stata la prima a prendere lezioni di golf, ma mentre io l’ho subito abbandonato, prima ancora che  si trasformasse in un hobby, per mio marito è diventata un’evasione in mezzo al verde, più che un esercizio fisico, che lo appaga per tutto il resto della settimana.

Lo pratica da molti anni con un compagno che come lui, non ha bisogno di misurarsi nelle gare per divertirsi, quindi le loro performance sono diventati incontri del terzo tipo con lepri e fagiani, un bird  watching occasionale, lunghe passeggiate a seguito del” pic e pac” di rigore con la paletta, discorrendo di chissà che cosa. Hanno sempre qualcosa da raccontarsi. Saranno cose da uomini.

Sono sempre stata una lettrice insaziabile , una vera divoratrice di romanzi. A volte arrivo anche a leggerne due contemporaneamente. Se quello che ho iniziato non è abbastanza interessante, smetto di leggerlo per un po’, né iniziò un altro e poi lo riprendo di tanto in tanto (perché non sia mai che lasci un libro a metà ) così distrarmi  con la lettura di quello più appassionante mi aiuta ad arrivare  alla fine di entrambi.

Da ragazzo mio marito leggeva veramente pochissimo ( e questo è un eufemismo). Divorava due quotidiani, un settimanale sportivo, un mensile  di viaggi e occasionalmente uno di automobilismo è un po’  più  avanti anche più di un giornale finanziario, ma non  sceglieva mai un romanzo. Lo prendevo in giro dicendogli che se mai un libraio gli avesse offerto un libro, avrebbe risposto: “No grazie, ne ho già uno.”

Da qualche anno invece si è divorato tutto quello che ha trovato nelle nostre librerie e aspetta con ansia che io finisca il romanzo che sto leggendo per appropriarsene, quando non è lui che compra e sfoglia per primo un libro dei ” nostri” autori preferiti. Perché  ci piacciono  anche gli stessi romanzi, ormai.

Ma non lasciatevi  trarre in inganno da questa nostra specie di simbiosi. Come i francesi anche noi siamo per il motto “Vive la difference “!

……………………………..

Buon Natale, amore mio

Lino

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L’AUSTERITY

Da “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)”

Chi c’era se lo ricorda: gli anni ’70 sono stati anni di trasgressione e libertà, dei jeans a campana, delle Brigate Rosse, del Watergate, il referendum sul divorzio, il terremoto del Friuli, l’elezione di Giovanni Paolo II, la Disco Music, gli anni di piombo durante i quali si indossavano i Ray Ban e ci si vestiva come gli Inti Illimani, anni che hanno decretato l’inizio della crisi energetica.

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E mentre gli americani finalmente si ritiravano  dal Vietnam, noi Italiani circolavamo a targhe alterne e la domenica andavamo a piedi.

L’inflazione galoppava come un purosangue ad Ascot, al ritmo della colonna sonora di Happy Days e l’aumento del prezzo del petrolio deciso dall’OPEC ebbe come risultato il razionamento del carburante.

Mi  sa che ne’ Lino ne’ io saremo mai ricordati  per la nostra tempestività . Proprio nell’estate del ’79 decidemmo di passare le vacanze in Sicilia: l’avremmo raggiunta con la nostra Golf Diesel.

Ancora non so come sono riuscita , presentandomi in “500 L”, a farmi riempire dai benzinai di quattro diversi distributori della Z.A.I. quattro taniche di gasolio razionato.

Probabilmente un po’ pietendo è un po’ civettando.

Al momento della partenza abbiamo stivato le taniche nel bagagliaio con sopra qualche borsone. Tra la nonna e Simone, sul sedile posteriore, ci abbiamo fatto stare una valigia morbida, un’altra sotto i suoi piedini  è una terza più piccola sul tappetino davanti a me, su cui appoggiavo i polpacci.

Siamo partiti la sera, dopo una cena anticipata e veloce, per poter viaggiare con il fresco della notte- mica c’era il climatizzatore sulla nostra Golf allora!- e arrivare in mattinata a Villa San Giovanni, dove ci saremmo imbarcati sul “ferri botte” per Messina.

A causa della mancanza di carburante, i distributori erano chiusi perfino in Autostrada e nelle Aree di servizio c’erano lunghe file di TIR in attesa dei probabili rifornimenti alle pompe del mattino successivo. Durante la notte abbiamo rabboccato il serbatoio un paio di volte ai margini di queste Aree, dove c’era un po’ di luce, terrorizzati di svegliare i camionisti, essere scoperti e venire come minimo insultati, se non rapinati del nostro gasolio.

Siamo comunque miracolosamente arrivati a destinazione senza essere tamponati – col rischio di esplodere a causa delle taniche nel bagagliaio. – ne’ malmenati da nerboruti ed esasperati  autotrasportatori.

Era l’anno in cui Gloria Gaynor cantava “I will survive” e mi sa che faceva parte del coro anche il nostro Angelo Custode!

A Giardini Naxos il Dott. Armando Sicoli, un mio collega Collaboratore Scientifico di Messina, ci aveva trovato in affitto un appartamento fronte mare, con un balcone da cui si godeva di una vista mozzafiato su Taormina, Castel Mola e il lido “La Romantica” ,  regno del bagnino Salvatore: indigeno bruno, ricciuto, muscoloso, abbronzatissimo e galante. L’abbiamo rivisto di sfuggita nel ’94, ancora atteggiato a Signore della Spiaggia, ingrigito ma riconoscibilissimo.

Il proprietario del nostro appartamento -cieco pensate, non orbo, ma proprio cieco- possedeva anche un ristorante con un piccolo dehors di fronte alla spiaggia e cucinava personalmente e divinamente arancini di riso, caponata di melanzane, spaghetti con la mollica, sarde a beccafico, spado in salmoriglio, braciolette di tonno e anche la pizza.

Quell’anno abbiamo visitato gran parte della Sicilia Orientale, siamo saliti sull’Etna, ammirato a Siracusa la Fonte Aretusa e le Latomie, fatto escursioni nei vari “Aci” lungo la costa, passeggiato per Taormina, comprato litri di vino di mandorle e rischiato la dipendenza dalle granite di gelso di Lettojanni, dove c’erano il Ciccio e la Graziella, che già allora ci sembravano dei temerari perché avevano il camper. O forse a quell’epoca la roulotte, ma per noi erano comunque scelte di vacanza assolutamente azzardate e avventurose.

Per quanto riguarda i dolci conoscevamo già i pasticcini di mandorle e canditi, la frutta martorana, la cassata e i cannoli, ma durante quella vacanza abbiamo scoperto e assaggiato con grandissima soddisfazione la Pignolata , il Bianco  mangiare , la torta Gianduja con le nocciole e il Gelu i muluni

Si, c’era l’Austerity, ma pareva che la Sicilia ne fosse immune, mentre l’omertà era presente un po’ ovunque. Un giorno avevamo programmato di visitare le Gole dell’Alcantara, ma probabilmente ad un certo punto dobbiamo aver sbagliato strada perchè ci siamo ritrovati in un piccolissimo agglomerato di case e ovili dove abbiamo chiesto ad un tale di età indefinibile, in gilè nero e coppola regolamentare (non posso dire se stesse suonando anche uno schiacciapensieri ma potrebbe essere) se quella era la strada giusta, ma la risposta è stata semplicemente uno schiocco delle labbra accompagnato da uno scatto del mento verso l’alto. E non gli abbiamo cavato altro.

Alla fine le abbiamo raggiunte comunque le Gole, anche senza le indicazioni dei locali, ma solo perché io sono una medium.

Anzi no, ero una medium….adesso sono una extra large.

BRACIOLETTE DI TONNO

400 gr di tonno a fettine, 50 gr pecorino grattugiato, 150 gr di pangrattato, 1 cucchiaio di capperi sotto sale,1 ciuffo di prezzemolo, 1 cucchiaino di origano secco, 2 alici sotto sale, 1 cucchiaio di pinoli, 1 cucchiaio di uvette, olio,sale e pepe.
Mescolo insieme in una ciotola il pangrattato ( tenendone da parte un paio di cucchiaiate), il prezzemolo tritato, le alici e i capperi dissalati e tritati, il formaggio, i pinoli, le uvette ammollate in acqua tiepida e l’origano.

Aggiungo l’olio e distribuisco questo composto sulle fettine di tonno ben battute, le arrotolo come degli involtini,  le fermo con gli stuzzicadenti e le accomodo sul fondo di una pirofila leggermente unta.

Salo appena,condisco con abbondante pepe,cospargo col pangrattato e irroro d’olio.Inforno a 200 gradi per 10-12 minuti.

SUGO ALLA MOLLICA

75 gr di pangrattato,2 dl abbondanti di olio,10-12 filetti di alici sott’olio, 2 spicchi di aglio, 1 peperoncino piccante intero.
Prima di tutto faccio tostare il pane in un largo tegame perché si asciughi bene e lo metto da parte.

Nello stesso tegame verso l’olio, aggiungo l’aglio schiacciato e il peperoncino. Li faccio imbiondire e poi fumare appena, li tolgo e aggiungo le alici sgocciolate e ridotte a crema. Mescolo brevemente, aggiungo il pangrattato e condisco della pasta scolata al dente.

GELU I MULUNI

1 kg di polpa d’anguria privata dei semi, 200 gr di zucchero, 100 gr di maizena, 2 cucchiai di acqua di fiori  d’arancio.
Frullo la polpa d’anguria ( U muluni appunto)  e la verso in un tegame con lo zucchero, la maizena e l’acqua di fiori d’arancio.

Faccio addensare questo composto a fuoco basso, rigirandolo con un mestolo di legno attenta a non farlo attaccare, per una quindicina di minuti.

Lo verso poi in stampini da creme caramel e li faccio raffreddare in frigo.

Quando sforno questi freschissimi semifreddi sui piattini da dessert, mi piace decorarli con alcune di quelle gocce di cioccolato fondente che assomigliano ai semini di anguria.

Pennino

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SHOPPING  A SAINT TROPEZ

Da “i tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” Confesso di essere una di quelle donne che fanno acquisti compulsivi,  ma chi non lo è? Una volta, quando ero depressa, annoiata o mi sentivo euforica o insicura … Continua a leggere

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Nei paraggi di Portofino

Da “i tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” Fin dai primi anni del nostro matrimonio abbiamo festeggiato gli anniversari con un weekend romantico si, ma già da allora con un occhio alla cucina. La nostra meta … Continua a leggere

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Buffet e controbuffet

da “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)”

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Oltre che mangiare,cucinare,viaggiare e cercare di vivere con piena consapevolezza,so anche rammendare,ricamare e cucire in generale. Lavoro all’uncinetto,disegno e un po’ dipingo.
Adoro il decoupage,il brocantage, i deballage, e i vernissage.
Anche i collage e il maquillage.Meno il bricolage, i dérapage ,il bondage ed il vintage.
Lo so,le mie preferite sono tutte attività veramente poco tecnologiche,ma sono convinta che la troppo dipendenza dalle diavolerie hi-tech diminuisca la nostra personale capacità di interagire con noi stessi.
I miei figli dicono che non so usare nessun apparecchio che abbia più di due tasti. È vero: il computer non so nemmeno accenderlo e non riesco mai a sintonizzare i canali TV.
I miei hobby sono un po’ retrò,lo ammetto,ma mi consentono di essere impegnata a realizzare piccole cose con grande soddisfazione anche in questo periodo di pensionamento dai figli,adesso che entrambi sono accasati anche se non sposati, e vivono in piena autonomia.
Ora amo molto le attività,come dire,domestiche,ma vi confesso che da bambina sognavo di calcare le scene e mi sarei accontentata anche di fare la ballerina di fila al Ristori,il tempio veronese dell’ Avanspettacolo degli anni 50.
Dopo il diploma invece,per 16 anni ho svolto mansioni di corrispondente nel Marketing di una grande Azienda Farmaceutica ( ma di quel periodo mi piace dire semplicemente che lavoravo in fabbrica) e successivamente,dopo un intervallo di una decina di anni vissuti in campagna ( fra feste in giardino,arcobaleni fatti con la pompa per innaffiare,tulipani,gatti indipendenti e zucchine che crescevano esageratamente in fretta) ho aperto e gestito un primo e poi un secondo negozio,passando dal Sindacato all’imprenditoria con un discreto successo,nonostante abbia avuto anche una commessa che per contare fino a 20 si doveva sfilare le scarpe.
Insomma,mi sono misurata in ambiti diversi senza troppi timori,con determinazione,divertimento e una grande fiducia nel destino. E questo devo dire che l’ho imparato da mio padre,che era un romantico fatalista, oltre che un arguto epicureo.
Alla fine ho perfino coronato il sogno di salire sul palcoscenico:ho partecipato per anni allo Spettacolo Ospiti settimanale dei Villaggi Valtur, nelle indimenticabili estati con Gabriella e Guido,Melina e Carlo,Carlo e Ornella (i Carlo erano due non uno solo bigamo) ed è stato bellissimo e gratificante.

Mia figlia Lisa sì che fa sul serio quanto a teatro. Si è laureata con una tesi sulla Storia del Fumetto ed è dipendente di una Compagnia Aerea, ma da anni canta, balla e recita con una compagnia amatoriale di Musical che porta in scena spettacoli assolutamente stupendi tipo Bulli e Pupe, Chorus Line, Hair.

Quando è andata a vivere con Alberto, le ho preparato un piccolo quaderno di ” Cucina per dummies ” con tanto amore e altrettanto divertimento, sperando così che non morissero di fame.

Quanto divagare mentre scrivo. Me ne accorgo anch’io: dipende dal fatto che non ho una scaletta, ne seguo un brogliaccio. O ve lo aspettavate? Allora non mi conoscete affatto.

Dicevo prima che per un certo periodo ho vissuto in campagna si, in una Villa Veneta sulle colline del Garda, alle spalle di Bardolino.

Era una casa così grande che a volte gli ospiti si perdevano cercando il bagno e bisognava organizzare i soccorsi per ritrovarli.

Era una casa adatta alle feste e ai ricevimenti, ma quando gli ospiti erano più di quattordici, nonostante le dimensioni della sala da pranzo e del tavolo da osteria dell’Ottocento recuperato alla Prada’ , le cene dovevano essere necessariamente a buffet.

E non storcete il naso per favore, ma datemi credito: di solito preparare un buffet da una grande soddisfazione alla padrona di casa, perché il colpo d’occhio è formidabile e le possibilità sono praticamente infinite.

Ricordo ancora con piacere certi anniversari, compleanni e ricorrenze speciali,alcune feste di Carnevale e qualche Capodanno organizzati come cene in piedi.

Non fate l’errore di associare l’idea di un buffet a un piatto di roast beef o di vitello tonnato,di cui generalmente si trangugiano le fette intere perchè nessuno riesce a tagliarle mentre sta reggendo il piatto, o alle torte salate già a spicchi, che trovo più adatte alle scampagnate, ma pensate in libertà e con fantasia! 

Per cominciare ci vuole un tavolo bello grande,comunque grande anche se non bello, coperto da una tovaglia che arrivi fino a terra, beh quasi a terra, perché gli ospiti non ci devono inciampare.

Sopra va sistemata una ciotola centrotavola di fiori, frutta e foglie di stagione con accanto, per esempio,altre due ciotole più piccole piene di verdure,quelle classiche per il pinzimonio.Disponetele con grazia e tenete conto dei colori,saranno molto carine.Può succedere che a volte gli ospiti si mangino anche i frutti del centrotavola….lasciateli fare,ma non ditegli che li avevate spruzzati con la lacca per capelli per renderli belli lucidi.

Procuratevi poi due forme di pane di Altamura, tagliate le calotte e delicatamente svuotatele della mollica.

Una la riempirete di insalata di pollo e l’altra di insalata Nizzarda. Sono solo due esempi,ma collaudati, quindi mi sento di suggerirveli. Preparate anche alcune ciotole di gamberetti lessati in salsa rosa, insalata russa, champignon crudi affettati sottili e irrorati con una salsina all’aglio e altre più piccole con diversi tipi di olive.

Ci vogliono anche un vassoio con grosse scaglie di grana e gherigli di noce  e uno con cubetti di gorgonzola cosparsi di miele,oltre ad un tagliere con dei cacciatorini, un salamino piccante Napoletano o Calabrese,mezzo Felino e la parte finale (o iniziale se siete ottimisti,come nella faccenda del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto) di una soppressa – circa 30 cm –  con uno o due coltelli che affettino molto bene.

E avanti così,in scioltezza ed allegria, come diceva sempre un rubizzo maestro di sci al Passo di Costalunga.

Naturalmente dovrete sistemare anche cracker,grissini,e fettine di pane in tovaglioli piegati a triangolo come una cornucopia o in graziosi cestini e impilare lì vicino un’infinità di piatti,meglio quelli da dessert naturalmente e disporre altrettante forchettine e dei tovagliolini,tantissimi bicchieri,le caraffe dell’acqua,le bottiglie del vino e qualche bibita gassata.

Alla fine,quando gli ospiti si saranno spazzolati tutto, servirete una macedonia, tirerete fuori i liquori e preparerete anche il caffè. È chiedere troppo? E sono stata buona: non vi ho nemmeno suggerito un piatto caldo tipo uno spaghetto aglio e olio, un risottino alla parmigiana, o due tortellini alla panna, da offrire prima della macedonia.

Siete voi che pensavate che una cena in piedi fosse una soluzione di ripiego!

INSALATA DI POLLO

400 gr di petto di pollo, 2 coste di sedano,50 gr di mandorle a filetti, 1/2 vasetto di maionese,qualche cucchiaiata di olio,succo di limone,salsa worcester,prezzemolo tritato,sale e pepe.

Qui ci sono due scuole di pensiero: alcuni prelevano il petto da un pollo cotto allo spiedo,altri lo fanno lessare con i classici odori,  così resta anche un buon brodo.

Qualunque sia la vostra scelta – e io non deciderò per voi- l’importante è che la carne sia fredda.

Personalmente,preparo per primo il condimento unendo alla maionese il succo di limone, l’olio, il prezzemolo, un cucchiaio di salsa Worcester, un pizzico di sale e un po’ di pepe.

Lavo il sedano,lo libero dei filimenti e ne ricavo dei cubetti. Affetto il petto di pollo abbastanza sottilmente, lo sistemo in una ciotola, copro con la salsa che ho preparato,aggiungo i filetti di mandorle leggermente tostati – ma anche no- e la dadolata di sedano. Mescolo con cura ma con delicatezza e se l’insalata è destinata ad un buffet, la verso in una forma di pane di misura adeguata foderata di foglie di lattuga.

Quando opto per il pollo bollito, il brodo che ne ricavo lo surgelo, perché nella vita non si sa mai quando può’ tornarti utile. 
INSALATA DI GAMBERETTI

350 gr di gamberetti lessati e sgusciati,1/2 vasetto di maionese ( così non butto via quella della ricetta precedente), il succo di una arancia, 2 cucchiai di ketchup, 2 cucchiai di brandy, 1 cucchiaio di salsa Worcester .( che ho aperto sempre per la ricetta precedente) sale e pepe

Si fa prestissimo se si compra una confezione di gamberetti al naturale già’ lessati al Supermercato. Se volete, potete comunque lessare voi stessi dei gamberetti freschi o surgelati e sgusciarli con pazienza, ma in questa circostanza semplificherei per non rubare troppo tempo alle altre preparazioni.

Come sempre comincio dal condimento semplicemente mescolando insieme tutti gli  ingredienti esclusi i gamberetti, che invece scolo,risciacquo, metto in una ciotola e incorporo alla salsa.Fatto.

Su un tavolo da buffet vanno bene in una ciotola,ma come antipasto in una cena place’,  a me piace servire questi semplicissimi gamberetti in salsa rosa sistemandone qualche cucchiaiata in mezze arance svuotate, che fanno da contenitore, sopra alcune striscioline di lattuga.

Nella stessa occasione, utilizzo anche dei mezzi limoni ben svuotati per servire una mousse di tonno,appoggiandone una cucchiaiata sopra una julienne di radicchio rosso o della valeriana.

Tradizione e fantasia

da “I tempi andati e i tempi di cottura ( con qualche divagazione)

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Mi piace pensare di essere figlia d’arte e un po’ anche nipote.
Più per le caratteristiche culinarie del ramo materno ,che per quelle legate allo spettacolo del ramo paterno. Anche se in fondo, sotto certi aspetti, non mi manca una piccola dose di teatralità.
La mia nonna materna, l’indimenticabile nonnina Virginia, entusiasta esempio di come si possa trarre gioia anche dalle cose più semplici, era una persona straordinaria, piena di calore umano e quando era felice manifestava la sua gioia battendo le mani come una bambina.
È vissuta con noi per lunghi periodi,prima a Cisano e poi a Cavaion,aiutandomi a tirare su i bambini con amore infinito e a tenere in ordine il giardino con indomabile entusiasmo, in cambio di una ospitalità affettuosa e di una grande considerazione per la sua esperienza, la sua saggezza, il suo calore e la sua umiltà.
Cucinava benissimo,come del resto la mia mamma, che però non ci metteva la stessa dose di allegria, ma piuttosto considerava la fantasia in cucina un po’ una perdita di tempo,uno sforzo inutile e non amava sperimentare di persona nuove ricette.
Era una persona pragmatica e volitiva, di grande rigore, poco incline ad accettare la ” diversità” in qualunque campo, quindi anche in cucina.
In questo non le somiglio affatto: io mi butto nelle novità come Tania Cagnotto si tuffa dal trampolino e m’ingarello come Valentino Rossi se si tratta di provare un piatto nuovo. E mi ci diverto.So di essere una persona complessa, non complicata,ma con qualche contraddizione.
Esempio: una volta l’anno-più spesso non si potrebbe- faccio i sugoli seguendo esattamente la ricetta di mia suocera Dina,che faccio di tutto per non dimenticare nonostante non ci sia più da così tanti anni, e anche la bole,ossia il castagnaccio,proprio come lo facevano la mia mamma, mia nonna e prima ancora probabilmente la mia bisnonna Libera,che ho conosciuto prima che morisse,alla fine degli anni ‘ 40. Faccio inoltre la crema fritta a rombi,impanati nel semolino come mi ha insegnato la zia Celina.
Insomma ,nel mio piccolo, salvo le ricette tradizionali,quelle di famiglia, perché non vadano perdute e perché la vita non è tutta nouvelle cuisine in fondo.
Ecco volevo dire questo accennando alla mia indole complessa: faccio il ragù che resta sul fornello almeno tre ore,proprio come lo faceva la mia mamma, ma anche degli amuse bouche di granchio, che le sarebbero piaciuti per raccontarlo alle amiche e degli antipasti insoliti e diversi ogni Natale, che la stupivano sempre.Ma del Natale parliamo un’altra volta perché questa si che è una faccenda complessa e complicata!
Quando ancora lavoravo e avevo veramente poco tempo da dedicare alla cucina, oltre che dei sughi per la pasta assolutamente squisiti (di funghi, di tonno e di piselli), la mia mamma ci faceva un pollo al limone che era una delizia, quello che mio figlio,verso i tre,quattro anni chiamava il “pollo zoppo” .E con ragione.
Si trattava di cucinare per noi mezzo pollo, a quarti, con l’aggiunta di un petto per il bambino e tre patate sbucciate ma intere:una a testa perché in quel tegame pesante, basso e un po’ ammaccato che usava per il pollo e che ho sempre visto per casa, di più non ce ne stavano.
Un bambino intelligente e precoce come il mio Simone,guardando nel tegame,non poteva non chiedersi perchè ci fosse un’unica coscia,giungendo quindi alla conclusione che il pollo della nonna, prima di finire in pentola, doveva aver avuto grossi problemi di deambulazione.
Abbiamo continuato a chiamare questo particolare pollo arrosto “pollo zoppo” anche dopoché la famiglia è cresciuta e il pollo veniva cucinato intero e non piu “mutilato” e questa definizione è nostalgicamente diventata parte del nostro lessico familiare.
È una ricetta che non ho mai replicato da quando la mia mamma non c’è più. La sua voce, il suo sguardo, i suoi gesti, i profumi e i sapori che continuo a considerare ” di casa” nonostante abbia una mia famiglia da più di quarant’anni , mi mancano ancora dolorosamente.
L’elaborazione di un lutto è un processo lungo e penoso, me ne sono accorta, ma sto cercando di metabolizzare immagini e ricordi per arrivare ad una serena accettazione di quello che considero ancora un abbandono. E quando ci sarò riuscita ,allora forse potrò cucinare anche il pollo al limone in modo che le lacrime dipendano solo dalla cipolla.

CREMA FRITTA

1 litro di latte intero,4 uova,4cucchiai di zucchero, 4 cucchiai di farina,buccia grattuggiata di 1 limone, 1 pizzico di sale,semolino per impanare,burro per friggere ,zucchero a velo per completare.

In una casseruola mescolo insieme farina,zucchero,buccia di limone e sale.Poi poco alla volta diluisco col latte,attenta a non fare grumi. Aggiungo le uova una alla volta,incorporandole bene al composto e lo metto sul fuoco.
Aspetto che si alzi il bollore e lascio cuocere per una decina di minuti a fuoco dolcissimo,mescolando continuamente.
Quando la crema è cotta ,la verso in una pirofila larga in uno strato alto circa 2 cm. e la lascio raffreddare completamente, poi la passo in frigorifero per almeno 3-4 ore.
La taglio quindi a rombi regolari non troppo grandi,li impano con il semolino e li friggo nel burro spumeggiante pochi alla volta, rigirandoli una sola volta.
A mano a mano che sono pronti li tolgo dal tegame e li cospargo con zucchero a velo setacciato col colino fine.

Giuro che non ricorda per niente quella che si mangiava in Piazza Erbe al banchetto dei bomboloni. Quella di “casa Martini” è buonissima.

AMUSE BOUCHE DI GRANCHIO

200 gr di polpa di granchio in scatola, 1 cipollotto fresco, 2 cucchiaiate di mascarpone,il succo di 1/2 lime,qualche goccia di Tabasco,1 cucchiaiata di prezzemolo tritato, 2 cucchiaiate d’olio,sale e pepe.

Tolgo la polpa di granchio dalla scatoletta,la sgocciolo bene e la metto in una ciotola.
Con la punta delle dita spezzetto ed elimino le eventuali cartilagini (che ci sono sempre).
Affetto molto sottilmente la parte bianca del cipollotto e lo unisco alla polpa di granchio,aggiungo anche il mascarpone e l’olio,il succo di lime, il Tabasco (qui regolatevi voi: la quantità dipende da quanto vi piace il piccante) e il prezzemolo.Salo appena e pepo abbondantemente.
Mescolo con delicatezza per amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti e suddivido questo composto sui cucchiaini da tè che poi posiziono a raggiera su un bel piatto.

Servo i cucchiaini di granchio in salotto,prima di andare a tavola: sono uno sfiziosissimo accompagnamento all’aperitivo che precede,per esempio, una cena a base di pesce.

POLLO ZOPPO

1 pollo tagliato in quattro,1 piccola cipolla,1 foglia di alloro,2-3 foglie di salvia,1 spicchio di aglio, 1 limone non trattato, 1/2 bicchiere di vino bianco, 4 patate non troppo grosse,olio e burro,sale e pepe.

La mia mamma tritava la cipolla e la faceva imbiondire appena in olio e abbondante burro,poi accomodava nel tegame i pezzi di pollo,li irrorava col succo di limone,salava, pepava pochissimo e aggiungeva salvia,aglio e alloro.
Rigirava la carne un paio di volte per farla leggermente rosolare , metteva il coperchio e proseguiva la cottura.
Trascorsa la prima mezz’oretta spruzzava col vino e aggiungeva le patate lavate e sbucciate ,accomodandole tra i pezzi di pollo.
Ogni tanto controllava che il sugo restasse abbondante e la carne morbida. Se occorreva aggiungeva un mestolino d’acqua calda in cui scioglieva una punta di Legorn.
Quando il pollo e le patate erano pronti li toglieva dal tegame e filtrava il sugo con un colino eliminando gli odori.Poi rimetteva tutto nella pentola e ce lo faceva avere.
A me non restava che spruzzarlo con dell’altro vino bianco e dare una scaldatina prima di servirlo.

È un piatto semplice e gustoso,un sapore perduto di famiglia che mette sempre un po’ di malinconia.

Pennino

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