Il blog

É ferragosto,ma per me é un giorno come tutti gli altri, vuoto e inutile.

Sono finalmente riuscito, grazie all’aiuto tecnologico di mio figlio e alla disponibilità di una stamperia amica , ad avere su libro tutti i post di Silva, stanotte ho terminato di leggere il primo, il 2013, e forse  é per questo che oggi scrivo qui a invece che mandare la solita e -mail di buongiorno a mia m0glie.

Non sono tecnologico e avevo sempre timore che un giorno dal web potessero sparire le ricette, i racconti, i vostri commenti..e cosi ora ho i miei libri, le foto, me li stringo e rivivo gli attimi in cui Silva scriveva.

É bellissimo, é tristissimo e devo stare a ttento a non bagnare di lacrime i fogli.

Quante ricette che non ricordavo, quanti pensieri stupendi, é impossibile trovarle sul sito perché hanno titoli strani, sapete Silva quanta fantasia e ironia usava per i suoi racconti.

Ecco, scusate, volevo condividere le mie emozioni..i miei gatti prima , a cui ho parlato,  non mi hanno risposto anche se girano attorno a Silva facendo le fusa..

Buongiorno amici del blog

Lino


UNA ZUPPA ECCEZIONALE

Tratto da “La Cucina Francese e la Cugina Francese” di Silva Avanzi Rigobello


Abbiamo viaggiato tanto e ci sono cittá che non si possono scordare, mai, per mille motivi.
Alcune si amano incondizionamente, da altre si resta affascinati, colpiti, rapiti.

Silva diceva che Parigi era tra le sue preferite, perchè era una  città speciale, forte, per spiriti liberi, voluttuosa, seducente, a volte dispettosa e provocatoria, ma cosi avvincente che, una volta coltane l’essenza, ti legava per la vita.

Questo amore,condiviso, ci faceva scordare il caos del suo traffico, i problemi di recupero bagagli nel suo aereoporto, l’atteggiamento di superiorità un po’ spocchiosa dei suoi abitanti.

Ci portava , felici ed entusiasti, alla scoperta di avventure gastronomiche e di luoghi bellissimi e incantati.

Abbiamo gustato il foie gras, la chocoutre alsaziana, il roti de porc aux apricot,la  millefoglie di gamberi con mousse di spinaci e la soupe à l’ognon in bistrot dal pavimento a mosaico con !e sedie thonet e il bancone di zinco , col menù   sulle ” ardoise” fuori dalle porte di ingresso.

Abbiamo visto Montmartre, Notre Dame,i lungo Senna.

Abbiamo percorso,  tenendoci per mano, i boulevards, ammirato il mercatl dei fiori e degli uccelli ricordando le poesie di Prevert, abbiamo….abbiamo…abbiamo…

Una sera di aprile, in viaggio di  nozze, Silva mi ha coinvolto in una esperienza culinaria nuova, mai provata prima, che poi nel tempo ha ovviamente riproposto ai suoi ospiti e amici.

Ve la regalo


Bisque aux torteaux

Cap 9


4 grossi gamberi rossi interi, 3 scatole di polpa di granchio, 2 confezioni di panna da cucina, 1/2 litro di vino, 1 bicchierino di  Cognac, 125 gr di burro, 50 gr di farina, 2 uova, 2 carote, 3 cipolle, 1 costa di sedano, 1 spicchio di aglio, 2 rametti di timo, 1 foglia di alloro, 1 ciuffo di prezzemolo, 2 chiodi di garofano, sale e pepe.


Sguscio i gamberi e li metto da parte. Conservo teste e carapaci.

Preparo un court bouillon con 1 cipolla steccata con i chiodi di garofano, l’alloro, le carote, il sedano, il timo, il prezzemolo, il vino e circa 1 litro d’acqua. Lascio sobbollire per una ventina di minuti.

Intanto faccio appassire l’aglio grattugiato e l’altra cipolla tritata in 50 gr di burro, aggiungo i carapaci e le teste dei gamberi triturate, li faccio tostare, li sfumo con il Cognac, e li rosolo schiacciandoli con un mestolo di legno.

Li frullo e passo il colino ottenendo un sugo denso e saporito.

Faccio soffriggere il rimanente burro in una casseruola, unisco la farina e la faccio imbiondire mescolando continuamente.

Unisco poco alla volta il court bouillon filtrato {circa 1 litro) e lascio cuocere brevemente. Unisco il sugo di gamberi, i gamberi sgusciati tagliati a pezzettini, la polpa di granchio scolata e il prezzemolo tritato.

In una ciotola diluisco con la panna tiepida i due tuorli, poi li verso nella zuppa con sale e pepe, faccio leggermente addensare e servo con dei crostini fi pane di segale fritti.

È una zuppa eccezionale, senza discussioni, che vi farà fare veramente un figurone. Ci vogliono un pó di tempo e di pazienza, oltre a una certa abilità ,  ma sarete ripagati. JE JURE.




Petti di pollo in salsa Mireille

Tratto da ” La Cucina Francese e la Cugina Francese” di Silva Avanzi Rigobello

Della Provenza Silva adorava i ”  villages perchés” , borghi fortificati arroccati sulle colline, cinti da mura imponenti, ricchi di scalinate, fontane  e romantici passaggi a volta.

Grasse con i suoi profumi, Biot con i bellissimi oggetti in vetro soffiato dai colori incredibili, vivaci e luminosi come i tramonti, il mare, i campi coltivati, e poi Saint Paul de Vence, il piú incantevole e suggestivo, dove persino il selciato è di una bellezza rara con i ciotoli arrotondati che formano il disegno di mille corolle di fiori.

Qui, fuori le mura, si trova una delle locande dal fascino senza tempo che ha ospitato. Picasso, Matisse, Utrillo, Miró, Chagall.
In un giardino di grande charme abbiamo gustato terrina di caviale, casseruola di lumache, filetti di manzo al vino e soufflè al Grand Marnier e torta di mandorle.

Il giorno dopo  abbiamo visto gli anziani del paese che giocavano a  ” petanque”, abbiamo passeggiato tra viuzze romantiche e piene di colori e in un  piccolo locale dall’atmosfera fatata Silva ha assaggiato un piatto particolare, semplice ma sfizioso, che poi mi ha riproposto a casa, una sera di autunno su una tovaglia provenzale fiorita con l’amore che solo lei poteva darmi.

Blanc de Volaille miréille

1 petto di pollo intero,4 pomodori maturi, 100 gr di olive denocciolate, 1 peperone verde, 2 cipolle, 2 scalogni, 2 spicchi d’aglio, 1 bicchiere di vino bianco, prezzemolo, 50 gr di burro, sale e pepe


Ricavo dal petto di pollo 8 scaloppine e le faccio dorare nel burro, le salo, le pepo, le tolgo dal tegame e le tengo al caldo.

Nello stesso tegame faccio stufare la cipolla e lo scalogno tritati con il peperone a cubetti piccolissimi. Aggiungo il pomodoro spellato, privato dei semi e tagliato a filetti, le olive, l’aglio grattugiato e il vino.

Faccio restringere la salsa a fuoco dolce per circa 20 minuti mescolando ogni tanto.

Rimetto il pollo nel tegame, lo faccio insaporire, lo cospargo con un trito di prezzemolo e lo servo caldissimo.




Tvb

Lino


BRANZINO IN SALSA DI CARCIOFI

Tratto da “La Cucina Francese e la Cugina Francese” di Silva Avanzi Rigobello



Silva amava la Costa Azzurra, i suoi colori, gli odori, i sapori.

Di molte vacanze ho i ricordi piú intensi: le lunghe ore ad abbronzarci al sole in riva al mare, il più blu mai visto, i pranzi e le cene ” pieds dans l’eau” nei ristoranti sulla spiaggia, le gite nei borghi in collina, le ore incantate a parlare della nostra vita.

C’era un piccolo locale a Juan Les Pins ,sul mare, chiamato” les Paradis”, dove molte sere abbiamo visto calare il sole tenendoci per mano e gustando piatti deliziosi.

Uno di questi era 


LOUP A LA BARIGOULE

Cap. 8   Silva scrive:

4 filetti di branzino,6 fondi di carciofo, 1 cipolla, 1 carota, 3 spicchi d’aglio, 1 dl di vino bianco, 1 rametto di timo, 1 foglia di alloro,olio sale e pepe

Taglio in 4 i fondi di carciofo. Faccio appassire con qualche cucchiaiata di olio la carota e la cipolla, poi unisco i carciofi, l’alloro , il timo, 2 spicchi d’aglio,sale , pepe e il vino.

Faccio cuocere coperto per circa 15 minuti, poi frullo.

Intanto trito basilico, prezzemolo e l’ultimo spicchio d’aglio.
Cuocio in forno o a vapore i filetti di branzino, li impiatto, li copro con la salsa di carciofi e li cospargo con il trito provenzale.



Sapeste quanto mi mancherà questo piatto delizioso! Mi toccherà  farlo più spesso a casa,per non perdere il sapore e il ricordo.

Di me ormai sapete un sacco di cose, quindi anche come mi sia insopportabile l’idea  che finiscano.



Tvb 

Lino

ESPERIENZE DI VIAGGIO E DI CUCINA A ORLANDO U.S.A

Tratto da “U.S.A  E JET  ovvero: Come sopravvivere ai viaggi fai da te in America” di Silva Avanzi Rigobello.

Le prime volte andavamo quasi sempre in America con almeno un’altra famiglia di amici ; un po’ per sicurezza, in caso si fosse incorsi in qualche banale imprevisto o per un eventuale cambio alla guida e un po’ perché pensavamo che durante i lunghi tragitti in auto i nostri figli non si sarebbero annoiati viaggiando con altri bambini.

Infatti gli spostamenti, soprattutto in California e in Nevada , più che in altri Stati, sembrano interminabili. La prima volta li avevamo davvero  sottovalutati .

Uni dei problemi era stato il leggendario limite di velocità in Autostrada di 55 miglia orarie  (circa 80 km) imposto dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, con l’intento di ridurre il consumo di benzina e che fu abolito solo verso la metà degli anni novanta.Adesso si può viaggiare quasi dappertutto a 65/75 miglia orarie e va molto meglio.

Comunque, nel programmare il nostro terzo viaggio negli U.S.A. nella primavera del 1989, ci sentivamo molto sicuri di noi, tanto da decidere di partire da soli.  Ai bambini avevamo fatto una sorpresona.

Quello che non sapevano era che per le vacanze Pasquali non saremmo andati per la prima volta in Sardegna, come gli avevamo fatto credere, ma per la prima volta a Orlando, che è nella Orange County della Florida, la cui targa sulle auto è OCo, mentre OC è la targa della Orange County della California.

Quello che non sapevamo noi era che il viaggio sarebbe cominciato con qualche inconveniente.

Per la prima volta, accogliendo il pessimo suggerimento della nostra abituale Agenzia Viaggi, avremmo volato Pan Am anzichè Air France come in precedenza. Però appena arrivati alla Malpensa ci fu comunicato che il nostro volo era in overbooking e che saremmo partiti solo nel pomeriggio, perdendo così la coincidenza al JFK con il volo per Orlando.

Una volta a New York , la Compagnia Aerea ci ha offerto il pernottamento al Ramada e la cena, ma avevamo comunque sprecato uno dei giorni che avremmo destinato ai Parchi Disney, l’obiettivo principale del nostro viaggio.

Di conseguenza abbiamo dovuto anche cambiare telefonicamente la prenotazione all’Howard Johnson di International Drive e non senza difficoltà. Ho fatto non so quante volte lo spelling del nostro cognome prima di ottenere che fosse modificata. Non smettevo di discutere a rotazione con la Direzione e la Reception , che si palleggiavano la decisione circa il rimborso della notte non usufruita  e l’orario in cui saremmo dovuti arrivare il giorno successivo, per trovare la stanza libera.

Il viaggio insomma non era cominciato granché bene per colpa della Pan Am, la compagnia aerea che pur essendo stata una leggenda  dell’Aviazione Americana, è fallita nel 1991….

Si dice che il suo crollo sia stato determinato da una combinazione di cattiva gestione Aziendale, mancanza di interesse da parte del Governo nel proteggere il suo principale Vettore Internazionale e una sorta di regolamentazione molto simile alla Legge di Murphy. Ma forse non sono solo questi i motivi….

Il presidente John Fitzgerald Kennedy è ricordato per molte cose : Marilyn Monroe, la Baia dei Porci, l’omonimia con l’Aereoporto di New York, il Vietnam, Dallas e gli aforismi.

Il mio preferito è “Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi”.

Ed è quello che ho fatto anch’io con la Pan Am . Magia bianca. 

Orlando si è rivelata una città fantastica , proprio come ce l’eravamo immaginata. A differenza di Los Angeles, lì non sei distratto dalle vicinanza dell’Oceano e dei deserti, dalle Freeway esageratamente trafficate, dalla Walk of Fame e da Malibu e quindi ti puoi concentrare sui parchi a tema è goderteli come un bambino, se sei quel tipo di persona. Noi lo siamo. Ma lo sapevate già.

L’MCO è un  aeroporto bellissimo. Quando si sbarca a Orlando, non ci si reca al Baggage Claim attraverso interminabili e asettici corridoi blindati, ma si sale subito su una Monorail che attraversa palmeti, laghi pieni di ninfee dove nidificano i fenicotteri e bayou fitti di mangrovie da cui pende il muschio spagnolo. Il bagaglio si ritira alla fine della corsa e una volta passati indenni  attraverso le maglie dell’Immigration, si può raggiungere l’atrio dell’Aereoporto, dove vistosi cartelli indicano i banchi delle Società di Autonoleggio.

È qui comincia il tira e molla con l’impiegato di turno.Per prima cosa, con il pretesto di non avere a disposizione il tipo di auto che hai prenotato e pagato dall’Italia, ti verrà offerta una vettura di categoria superiore, con un incremento di spesa a volte anche modesto, ma assolutamente ingiustificato. Ti saranno inoltre proposte un’infinità di assicurazioni aggiuntive, sempre con  un sovrapprezzo, oltre al navigatore satellitare, il telefono vivavoce e la possibilità di scegliere se partire con il pieno di benzina e riconsegnare l’auto col serbatoio vuoto oppure no. 

Questa sorridente insistenza dipende dal fatto che gli impiegati ricevono una provvigione sui contratti che stipulano e quindi ci provano sempre. Tenete duro, nonostante l’appannamento da jet-lag e rifiutate tutto. L’unica a volta che abbiamo acconsentito con entusiasmo ad una proposta di sostituzione dell’auto prenotata è stato alle Hawaii, dove ci hanno offerto senza sovrapprezzo una lussuosissima Cadillac Eldorado: è quando ci ricapitava un’occasione così? Comunque,alla fine di questa manfrina burocratica, vi verranno finalmente consegnate la copia firmata del vostro sudato contratto , un’utilissima piantina della città e dei dintorni ed un appunto scritto a mano con le coordinate per raggiungere la macchina , che troverete con la chiave inserita. 

A Orlando il parcheggio delle auto a noleggio di tutte le Società è proprio di fronte al Terminal degli arrivi e si raggiunge attraverso un comune passaggio pedonale (megli tenerl0 a mente), mentre in altre città si prende la navetta. Si tratta praticamente di una sorta di self service dove si potrà semplicemente  scegliere l’auto del modello è colore preferiti, nell’area della categoria concordata e partire. 

Delle cinque volte che siamo andati a Orlando, solo una abbiamo dormito a Kissimmee e quattro in un hotel di International Drive. Prenotando in quest’ultima zona si possono trascorrere tutte le serate della settimana  alla scoperta delle attrazioni di questa strada lunghissima. Ci sono il McDonald’s più grande dl mondo , le bizzarrie del Ripley’s Belive it or not e l’edificio capovolto che ospita lo stravagante Wonder Works, il Wet ‘n Wild che è restrittivo chiamare piscina, il banchetto medievale animato del king Henry’s Feast, The Pirate’s Dinner Theatre dove si cena su un galeone circondati e serviti da corsari e the Mercado, con le sue boutique e i ristoranti tipici, come The Butcher Shop, in cui scegli personalmente il tuo taglio di carne , dal più piccolo che è il filet mignon da 8 once alla sterminata costata da 30 once, che puoi arrostire da solo, il Texano Austi’s dove le braci per il barbecue sono di legno di hickory e mesquite e The Crab House, che propone immensi vassoi di frutti di mare in diverse varianti e combinazioni.

Inoltre, essendo la zona prettamente turistica è molto animata e assolutamente sicura e divertente, addirittura idilliaca. Ci si sente subito a proprio agio, ma per poter continuare ad essere rilassati é meglio non allontanarsi troppo. In ogni paese del Mondo, e quindi anche negli Stati Uniti, esistono quartieri che il buon senso invita a non frequentare.

Non è detto tuttavia che ogni volta che ci si passa si finisca col diventare sistematicamente oggetto della criminalità urbana. Vediamo di evitare gli isterismi per favore…ma comunque anche quei luoghi mai citati sulle Guide, se si può .

A noi è capitato due volte di smarrirci nel Downtown di Los Angeles dopo il tramonto e di ritrovarci in mezzo a tossici  e homeless radunati intorno a grossi bidoni che fungevano da bracieri, con accanto un carrello del supermercato contenente tutti i loro beni terreni.

La prima volta, nel 1987, pareva proprio un film di Tim Burton: in cinque su una station wagon Oldsmobile, seguiti dai restanti otto del gruppo in un minivan  della Ford, vedevamo sopra le nostre teste i cavalcavia che avrebbero dovuto riportarci sulla Interstate I-405, ma che non riuscivamo ad imboccare. I guidatori erano piuttosto allarmati, i bambini nervosi, le mogli ammutolite, la nonna soprattutto preoccupata per i souvenir degli Universal Studios. Impossibile fermarsi a chiedere indicazioni per non rischiare che durante la sosta ci smontassero i cerchioni, ci obbligassero a consegnargli gli Swatch e ci offrissero di condividere uno spinello, rischiando che si offendessero se rifiutavi.

La seconda volta, diciotto anni dopo, ci siamo smarriti più o meno nella stessa area, ma con più disinvoltura: eravamo solo noi due, quindi non sentendoci responsabili  nei confronti di nessun altro, siamo passati e ripassati attraverso la jungla metropolitana degli emarginati fingendo noncuranza, fino a quando non ci siamo casualmente immessi nel Wilshire Boulevard, che ci ha miracolosamente portati fuori dalla zona a rischio. Ricordate sempre che quei pazzeschi incroci a doppio quadrifoglio che vediamo nei film ambientati a L.A. non sono degli effetti speciali!

A Orlando non ci é mai successo. O meglio, ad essere sinceri, una sera ci siamo persi anche a Orlando(tornando dal Downtown), ma in una zona  industriale che a quell’ora, con le fabbriche chiuse, era assolutamente deserta e perciò sicurissima . Abbiamo girato  a vuoto per un bel po’, ma poi siamo riusciti a raggiungere l’Orange Blossom Trail, che ci avrebbe praticamente riportati in hotel in quattro e quattr’otto….se non l’avessimo imboccato nel senso opposto. Abbiamo dovuto percorrere non so più quante miglia per poter effettuare l’invenzione di marcia su una rampa di uscita autorizzata, ma piccole disavventure come questa, le abbiamo sempre prese come folkloristiche esperienze di viaggio.

Di Orlando  ricordiamo (chi più ,chi meno) con sorridente tenerezza e un velo di malinconia: gli acquazzoni improvvisi, gli impermeabili gialli, il caldo tropicale, la volta della vetrata uscita dai cardini nella camera dei ragazzi, la spensierata vicinanza dei personaggi Disney, il bagno in piscina con la mia mamma al ritorno da Epcot, i piatti pantagruelici di Sizzler,che assomiglia un po’ a Denny’s ma in più offre un salad bar notevole, le ” ultimate ” colazioni di Perkins, che mio marito digeriva con difficoltà dando la colpa alla troppa spremuta di arancia…, le costate , i filetti e le costine ai ferri di Charley’s, Darryl’s e Damon’s, dove il barbeque detta legge e i leggendari combo di gamberi e aragoste di Red Lobster. É stato a Orlando che ho mangiato per la prima volta il Pane all’aglio, il Prime Rib, le Crab Cakes, la Cobb Salad, le Seafood Linguine e la Key lime Pie

La volta del volo con la Pan Am, prima di rientrare in Italia, era in programma che passassimo gli ultimi tre giorni a New York per un po’ di shopping e per scrollarci di dosso la polverina magica di Peter Pan. Una full immersion nelle mondane ed eleganti vie di Manhattan era quello che ci voleva per riprendere contatto con la realtà e tornare a vestirci, a pensare e a muoverci in modo urbano.

Quindi, la Domenica di Pasqua , tutti eleganti, siamo andati alla Messa officiata dal Cardinale John O’Connor nella cattedrale di San Patrizio sulla Fifth Avenue, a due passi dal Rockfeller Center e poi proprio sotto la statua di Prometeo, dove d’inverno pattinano sul ghiaccio e la Vigilia di Natale accendono le luci di un immenso abete, al celebre American Festival Café abbiamo sperimentato il nostro primo brunch, accompagnato da un mediocre Champagne della Napa Valley.
PANE ALL’AGLIO

Di Sizzler

1 filone di pane , 100 gr di burro, 2 spicchi d’aglio,  4 cucchiai di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaino di origano, 1 cucchiaino di prezzemolo tritato
Si pela l’aglio, lo si priva del germoglio interno e lo si riduce a crema. Si fa fondere il burro a fiamma bassa , fuori dal fuoco si aggiungono l’aglio, l’origano, il prezzemolo e il parmigiano. Si taglia il pane a fette, si ricompone il filone sulla placca del forno e si cosparge col burro fuso aromatizzato, facendolo colare negli spazi fra le fette.Si inforna sotto il grill fino a che sarà ben dorato.

Il pane all’aglio é fantastico, profumato, caldo, croccante. Vi consiglio però di non mangiarlo se poi avete in previsione un incontro galante, a meno che non lo condividiate con il vostro partner.

Quelli bravi possono farsi in casa del pane soffice a cassetta;  io compro una forma grande di quello che una volta si chiamava ” pane piuma” .Lo trovo lo stesso  paradisiaco.
COBB SALAD

Del Brown Derby

1/2 cespo di lattuga tagliata a listarelle , 1/2 cespo di insalata gentile tagliata finemente, 1/2 cespo di insalata iceberg tagliata finemente, 1/2 cespo di insalata romana tagliata a listarelle, 2 pomodori sbucciati , privati dei semi e tagliati a dadini, 2 petti di pollo grigliati e tritati ,  6 fette di bacon croccante tritate , 1 avocado tagliato a cubetti di circa 1 cm, 3 uova sode schiacciate con una forchetta , 2 cucchiai di erba cipollina tritata, 200 gr di blue cheese ( o gorgonzola piccante), una vinaigrette classica.

Si riuniscono tutte le verdure in un’insalatiera. sopra si distribuiscono i frammenti di pancetta e il pollo tritato, si dispongono i cubetti di avocado tutto intorno, verso il bordo. Si guarnisce l’insalata spargendo sopra le uova, l’erba cipollina e il formaggio a pezzetti. Si distribuisce il condimento, ma si mescola solo dopo averla portata in tavola per non sciupare l’effetto cromatico.
Questa è una di quelle ricette che si fa prima a farle che ad elencarne gli ingredienti. Valeva la pena che ne parlassi però perché il Brown Derby è lo storico locale dove,per esempio, Clark Gable ha chiesto la mano di Carole Lombard e dove Marylin Monroe ha conosciuto Joe Di Maggio, che poi ha sposato. Ci trovo quel tocco di antiquato romanticismo hollywoodiano che fa bene al cuore, nonostante i successivi divorzi dei personaggi citati.

Devo precisare che l’insalata Cobb ( dal nome di uno dei proprietari) si mangia,  oltre che nel Ristorante icona della Golden Age di Hollywood, anche nell’esatta  replica dell’originale, all’MGM di Lake Buena Vista. Ottima anche lì. L’ho ordinata di nuovo nel 2000.

SEAFOOD LINGUINE ( si legge linguini)

Del Red Lobster 

1/2 chilo di vongole veraci, 4 cucchiai di olio, 3 cucchiai di burro, 2 spicchi d’aglio grattugiati, 2/3 scalogni affettati sottili, 1 ciuffo di prezzemolo tritato, 1 bicchiere scarso di vino bianco secco, 450 gr di linguine cotte al dente, 1 peperoncino piccante   privato dei semi e tagliato a pezzettini, sale e pepe.

Si fanno aprire le vongole nel solito modo, si sgusciano e si tengono da parte. Si scaldano in una padella larga l’olio e il burro e si fanno dorare a fuoco basso l’aglio e lo scalogno, si aggiungono il vino, il liquido delle vongole filtrato e metà del prezzemolo. 

Si porta a ebollizione , si aggiusta eventualmente di sale e si lascia sobbollire per 15 minuti. Si uniscono i molluschi e si fanno cuocere per circa 5 minuti poi si versa nella padella la pasta scolata al dente e si mescola con cura. Si serve cosparsa di prezzemolo, peperoncino e pepe nero appena macinato.
Ok, in pratica non sono altro che spaghetti con le vongole, ma assaggiateli almeno, prima di  protestare . La ricetta non è esattamente quella che conoscete già , dai,  non bluffate!