Chicken fingers: strisce di petto di pollo quasi come al Mel’s Drive-in

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Giovedì sera sono rimasta in piedi fino a tardi per rivedere i film della trilogia di Ritorno al Futuro.
Sono film che da tanti anni mi piacciono moltissimo e non mi annoiano mai: per la bravura di Michael J. Fox e di Christopher Lloyd, perché per l’epoca in cui sono stati girati sono geniali e soprattutto perché amo il cinema, amo Hollywood e amo ricordare quando ho visitato per la prima volta gli Universal Studios, dove ho visto tra i molti set di film famosi, anche il Municipio con la torre dell’orologio e la mitica DeLorean, accanto alla quale ci si poteva far fotografare con un sosia di Doc.

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Se Hollywood è il luogo dove vi piacerebbe che i vostri sogni diventassero realtà, gli Universal Studios sono l’occasione per entrare e divertirsi in questo mondo di celluloide.
Visitare questo enorme studio cinematografico, che si sviluppa nella parte orientale delle colline di Hollywood, e tutto il parco a tema che lo compone, significa immergersi in una bellissima esperienza. Sempre che siate appassionati di cinema, conserviate lo spirito e l’entusiasmo dei ragazzi e siate disposti a divertirvi.

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Tra i tanti ristoranti di questo che a tutti gli effetti è diventato un Parco a tema, quello che forse mi è piaciuto di più è Il Mel’s Drive-In, bellissimo locale arredato in perfetto stile anni ’50 al cui esterno sono parcheggiate permanentemente delle stupende auto d’epoca proprio dello stesso periodo, che fanno parte dell’immenso parco macchine degli Universal Studios, pronte a farvi rivivere l’atmosfera del periodo di Happy Days, American Graffiti, Greese e non solo.

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Oltre ad ascoltare dai favolosi jukebox posizionati sui tavoli di questo locale perfetta musica anni Cinquanta, ci si può sedere sui divanetti rossi e ordinare frullati in stile Milk Shake, Anelli di cipolla fritti, Hamburger e patatine, Sandwich di pollo e deliziosi Chicken Fingers, strisce di petto di pollo impanate e cotte al forno, quasi come queste.

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Se pensate che vi possano piacere, vi racconto subito come le preparo.
Taglio a fette e poi a listarelle un petto di pollo ben pulito da grasso e filamenti. Lo sistemo in un sacchetto gelo a chiusura ermetica, quelli che compro all’Ikea e funzionano benissimo per molti e diversi usi.
Preparo una marinata con un vasetto di yogurt bianco, il succo di 1/2 limone, un cucchiaio di olio, sale, pepe, uno spicchio d’aglio schiacciato e peperoncino in polvere in quantità variabile a seconda del gusto personale
Mescolo bene e verso questa miscela sul pollo, che lascio insaporire in frigorifero nel sacchetto sigillato, anche tutta la notte.
Pesto con il mattarello o nel mortaio una scatola di crackers Ritz e verso le briciole in un piatto largo e profondo.
Sgocciolo le listarelle di pollo e le passo una alla volta nella panatura di cracker avvolgendole completamente, poi le allineo sulla placca del forno coperta di alluminio e le inforno a 200° per 15-20 minuti.
Nonostante manchi il tradizionale passaggio nell’uovo sbattuto, questa panatura risulta comunque dorata e croccante.

Non posso dire che questo pollo marinato e “fritto” in forno ricrei proprio l’atmosfera degli Universal Studios, ma serve almeno a farmici ripensare e a godere di nuovo di bellissimi ricordi, di esperienze entusiasmanti e di voglia di rifare tutto di nuovo.

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Curry di pollo con anacardi

Di tanto in tanto, ma davvero molto raramente, mi azzardo ad entrare nel mondo della cucina etnica, pratica del tutto disdicevole secondo mio marito, che ha gusti molto filo-europei.
L’occasione è la visita di uno dei figli per esempio, che mi consente di preparare e gustarmi una porzione di profumato, ricco, cremoso e pungente pollo al curry, visto che solo per me non lo faccio di certo.
Nonostante, come dicevo, sia un piatto che cucino raramente, mi piace comunque variarlo sempre un po’, soprattutto per divertirmi.
L’ultima volta, come innovazione, l’ho arricchito con gli anacardi e la consistenza croccante della frutta secca è stata una carta vincente.

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Metto in tegame un po’ d’olio e 1 bella cipolla bianca tritata, la faccio leggermente imbiondire, unisco 1 petto di pollo a cubetti e lo faccio rosolare.
Aggiungo 1 foglia di alloro, 1 manciata di uva sultanina fatta rinvenire in acqua tiepida e poi strizzata, una manciata di anacardi, 1 cucchiaio di curry forte in polvere sciolto in una tazza di brodo vegetale, sale, pepe, 2 chiodi di garofano e del prezzemolo tritato.
Dopo qualche minuto aggiungo 1 confezione di panna da cucina e porto a cottura. Ci vorranno 20 minuti circa, se i bocconcini di petto di pollo sono piuttosto piccoli. Mescolo delicatamente di tanto in tanto.
Se nel frattempo la salsa si è addensata troppo, unisco del latte.
Quando il piatto è pronto lo servo su un letto di rucola.

Questo delizioso piatto vagamente esotico si può servire con un riso pilaf cotto in brodo vegetale arricchito con qualche spezia, come il cardamomo, la cannella, i chiodi di garofano e l’anice stellato, oppure appoggiato su una focaccia di pane azzimo.

Lasagne al forno con ragù di pollo all’Alfredo

Se qualcuno, forse stimolato dalla lettura del mio libro “U.S.A. e Jet Ovvero: come sopravvivere ai viaggi fai da te in America”, sta programmando o magari solo pensando a una vacanza indimenticabile negli Stati Uniti, si ricordi di documentarsi anche sulle diverse e squisite possibilità di nutrirsi nel Paese degli hamburger, degli hot dog e della Apple pie, perché il cibo in America non si ferma certo lì.
Ho postato già molte ricette assolutamente adatte al gusto italiano, alcune raffinate, altre insolite, ma tutte da assaggiare per potersi ricredere se si è degli scettici, stupire se si è diffidenti, gioire se si è dei curiosi.
Lo so che a molti di voi sembrerà impossibile, ma anche in America si mangiano le lasagne al forno e sono piuttosto buone.
In genere si trovano nei ristoranti eleganti e vengono servite come piatto principale insieme a un’insalata.
Le mie preferite, piuttosto che con la “Salsa Marinara” sono quelle condite con una delicata “Salsa Alfredo” e un morbido ragù di petto di pollo.
Se vi va di provarle, sono queste, se no considerate la ricetta una semplice curiosità: un ricordo di viaggio che condivido volentieri.

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Si lessano brevemente 300 gr di lasagne all’uovo, si scolano su un canovaccio e si conserva l’acqua di cottura.
Si fa il solito battuto base con cipolla, carota e sedano e si fa appassire a fuoco lento con 30 gr di burro.
Si taglia a cubetti 1 petto di pollo privato della pelle e delle cartilagini e si versa nello stesso tegame.
Si sala, si insaporisce con pepe bianco e 1 pizzico di aglio in polvere, si aggiunge 1 bicchiere di latte per mantenerlo morbido e si prosegue la cottura a fuoco dolce. Verso la fine si spolverizza con 30 gr di farina setacciata e si amalgama al sugo.
Si prepara la salsa Alfredo facendo fondere in un pentolino a fuoco dolcissimo 80 gr di burro. Fuori dal fuoco si aggiungono 250 ml di panna da cucina con 1 pizzico di sale, 100 gr di parmigiano grattugiato e una generosa grattugiata di noce moscata.
Si mescola con una piccola frusta perché la salsa resti cremosa e si allunga con 1 mestolino di acqua di cottura delle lasagne.
Si aggiunge il petto di pollo con il suo sugo e il condimento “all’Alfredo” è pronto.
Si distribuisce sulle lasagne, alternando gli strati e si inforna a 180 gradi per una ventina di minuti eventualmente coprendo la teglia con un foglio di alluminio perché la gratinatura resti delicata.

Nei fornitissimi Supermercati degli Stati Uniti, naturalmente la Salsa Alfredo si trova già pronta in lattina, ma prepararla è semplice e divertente.
Per cucinare invece le vere “maestosissime” Fettuccine Alfredo vi rimando al mio post https://silvarigobello.com/2014/11/18/le-fettuccine-alfredo/ sempre se vi va di saperne di più sui gusti degli Americani in fatto di cucina.
Se poi la vostra curiosità va oltre questi piatti, suggerisco l’acquisto del mio libro tramite Amazon, per esempio, oppure ordinandolo nelle librerie Feltrinelli.

Parmigiana di pollo e melanzane

Sebbene il petto di pollo sia versatile, abbia un costo ragionevole, sia adatto a chi conta le calorie, si presti a molte interpretazioni e piaccia veramente a tutti, bisogna inventarsi qualcosa di nuovo ogni volta per non banalizzarlo ma renderlo un piatto veramente goloso.
Ho già cucinato e postato molte ricchissime ricette a base di petto di pollo, questa però è nuova e stuzzicante, nonostante si tratti di un piatto classico della nostra cucina: la parmigiana.
La più nota è probabilmente quella di melanzane ed è anche la base della mia ricetta, che però ho arricchito anche con sottili scaloppine di petto di pollo cotte alla griglia.

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Ho spuntato e lavato 3 belle melanzane tonde. Le ho affettate, salate e lasciate nel colapasta con sopra un piatto appesantito dal batticarne per un’oretta.
Nel frattempo ho preparato la salsa di pomodoro facendo sobbollire piano 1/2 litro di passata di pomodoro con 1 ciuffo di basilico, 1 piccola cipolla intera, 1/2 cucchiaino di sale grosso e 1 cucchiaino di zucchero. Dopo circa 20 minuti la salsa si è addensata e fuori dal fuoco l’ho completata con un giro di olio crudo.
Ho affettato una bella scamorza di circa 300 gr e l’ho tenuta da parte, ho sciacquato un altro ciuffo di basilico e ho prelevato le foglie.
Ho grattugiato circa 150 gr di parmigiano.
Ho grigliato 1 petto di pollo tagliato a fettine sottili dal macellaio, l’ho salato e pepato.
Ho sciacquato, liberandole dal sale, e asciugato con cura le melanzane. Le ho fritte in olio di oliva, scolate, deposte su un foglio di carta da cucina e salate.
A questo punto, in una pirofila, ho assemblato la mia parmigiana facendo i soliti strati di pollo, passata, basilico, parmigiano, scamorza, melanzane fino ad aver esaurito tutti gli ingredienti.
Sull’ultimo ho spolverizzato abbondante parmigiano e infornato a 200 gradi per circa 20 minuti e si è formata sopra un’invitantissima crosticina.

Goloso, vero, questo piatto? Con il petto di pollo credo proprio di saperci fare.
Se avete voglia di dare un’occhiata alle altre ricette di petto di pollo che ho già postato, cliccate su https://silvarigobello.com/tag/petto-di-pollo/ giusto per avere qualche suggerimento in più.

Patè di fegatini e non solo

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Quando organizzo una cena, uno degli antipasti che non manca mai è il paté di fegato.
Ne faccio di diversi tipi: più spesso con il fegato di vitello (molto chiaro) oppure con i fegatini di pollo.
Variano spesso in base ad alcune sfumature e all’utilizzo di ingredienti lievemente differenti di volta in volta.
Quello di oggi è ingannevolmente semplice e può apparire perfino rustico quando in realtà è sofisticato ed elegante al pari di altri di cui abbiamo già parlato.
In questa ricetta utilizzo i fegatini, ingentiliti dal petto di pollo ma insaporiti con le alici, insomma un insieme molto interessante.

Si fa consumare a fuoco bassissimo una piccola cipolla bianca tritata con 30 gr di burro, senza farla colorire.
Si tagliano a striscioline 1/2 petto di pollo e a pezzettini 250 gr di fegatini di pollo e si aggiungono alla cipolla. Si cuociono a fuoco vivo per qualche minuto, si bagnano con 1/2 bicchiere di Vin Santo e si prosegue la cottura abbassando la fiamma.
Si bagna la mollica spezzettata di 1 panino con poco aceto di vino rosso, si strizza e si aggiunge al composto che sta cuocendo, insieme a 4-5 alici sott’olio sminuzzate.
Si battono 2 tuorli con 1 tazzina di brodo di pollo e si versano a filo nella casseruola mescolando con cura.
Si prosegue la cottura ancora per una decina di minuti, finché il pollo non diventa tenero.
Si toglie dal fuoco, si completa con altri 100 gr di burro a pezzetti, si fa intiepidire e si frulla.
Si versa in uno stampo di porcellana e si conserva in frigorifero.

È un paté senz’altro insolito e appetitoso, adatto anche a questa stagione perché spalmato sui crostini, con qualche sottaceto, è già un vero pranzo estivo, che vale la pena di provare. Gli si può accostare anche una fresca insalata di ortaggi e frutta, che completa il tutto con gusto.

Petti di pollo in salsa alla paprika

Il petto di pollo è il taglio di carne più versatile che mi venga in mente.
Infatti è elegante, neutro a sufficienza per essere abbinato a moltissimi ingredienti, facilissimo da reperire, relativamente economico e senza scarti. Non è granché saporito, d’accordo, ma per quello ci siamo noi!
Sia le ricette regionali, che quelle di famiglia, internazionali, di grandi chef o di pura fantasia a base di petto di pollo sono infinite e suscettibili di molte varianti.
Lo so, in genere finisce che facciamo sempre gli stessi piatti, per pigrizia, per abitudine o per tranquillità, ma variare un po’ i menù di casa serve anche a vivacizzare i pasti, a mostrare la nostra creatività e a divertirsi un po’.
Un esempio può essere questa ricetta dove il “solito” petto di pollo diventa insolito perché è arricchito da una densa e invitante salsa alla paprika. A me ricorda certi piatti che si possono ordinare un po’ in tutta l’Europa dell’Est e infatti questa ricetta specifica arriva più o meno da una delle isole della Croazia.

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Si inizia arrostendo 2 peperoni rossi, privandoli dei semi e della buccia e mettendoli da parte.
Si condiscono con sale, pepe, 1 pizzico di peperoncino e 1 cucchiaio di paprika dolce circa 600 gr di petto di pollo fatto tagliare dal macellaio a fette non troppo sottili.
Si infarinano leggermente e si fanno rosolare in un tegame con olio e burro.
Quando sono ben dorate si tolgono e si tengono al caldo avvolte in un doppio foglio di alluminio.
Al loro fondo di cottura di aggiungono 1 spicchio d’aglio, 2 scalogni tritati e 2 cipolle dorate affettate molto sottili.
Si fanno stufare per una decina di minuti a fuoco dolce poi si uniscono 1 cucchiaino di semi di cumino in polvere, 2 cucchiai di paprika dolce, 2 pomodori pelati e privati dei semi a cubetti, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, 1 foglia di alloro, timo e maggiorana tritati.
Si sala appena, si sfuma con 1 bicchiere di vino bianco.
Si aggiungono 2 mestoli di brodo e si porta a ebollizione.
Si rimettono nel tegame i petti di pollo e si cuociono a fuoco dolce per almeno altri 20 minuti, mescolando ogni tanto.
Si versa una confezione di panna da cucina e si prosegue la cottura per un’altra decina di minuti: il pollo deve risultare morbido.
Si sgocciola dalla salsa, si trasferisce sul piatto da portata e si aggiunge al sugo circa metà dei peperoni arrostiti, si frulla con il minipimer, si completa con il secondo peperone tagliato a cubetti e 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, si aggiusta eventualmente di sale e si versa sul pollo.
Questo succulentissimo petto di pollo si serve con il riso, ma è perfetto anche con il purè o le patate bollite.

La mia prozia Albina, a cui dobbiamo questa ricetta, era vissuta per diversi anni sull’isola di Cherso, che fino al 1947 era italiana, come la vicina Istria, e che ora fa parte della Croazia.
Quando era tornata in Italia si era riportata a casa questa ricetta che ha condiviso con le sorelle e così è arrivata fino a me, insieme a quella dei “Subioti” (che in dialetto veneto significa “maccheroni”) di Cherso, ma di questi magari parliamo un’altra volta.

Pranzo a base di insalata sul terrazzo fiorito di bianco

Il titolo del post di oggi sembra quello di uno dei film di Lina Wertmuller, ma non saprei come altro descrivere questo angolo del nostro terrazzo.

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Sul nostro terrazzo i glicini dal delicato profumo hanno ormai solo foglie e le azalee sono quasi tutte sfiorite: il caldo arrivato troppo presto e tutto in una volta le ha fatte durare pochissimo quest’anno. Peccato perché i colori erano straordinari, abbellivano le ringhiere e incorniciavano le colline regalandoci una vista che faceva dimenticare che viviamo in un quartiere di città, circondati da altri condomini, fortunatamente con un piano in meno del nostro.
Adesso comincia però la stagione dei fiori bianchi dai profumi inebrianti che caratterizzano la nostra estate in città.
Le roselline tappezzanti sono già cuscini rigogliosi, i gelsomini e i rincospermi hanno iniziato le fioriture, che dureranno tutta l’estate, e a breve sbocceranno le gardenie, vero orgoglio di mio marito e legittimazione sia della sua passione che dell’intensa tonalità di verde del suo pollice.
Pranzare all’ombra sul terrazzo anche con una semplice insalata è molto piacevole quando l’acuto profumo dei fiori bianchi, che quasi stordisce, fa sognare di essere in altri luoghi…

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Magari “semplice insalata” può sembrare un po’ riduttivo per questa coperchiona* colorata e golosa, ma in realtà è proprio un modo veloce e simpatico di preparare una cena estiva.

Si mette sul fondo di una coppa (o di una ciotola) di vetro trasparente uno strato di lattuga spezzettata con le mani.
Si copre con un petto di pollo affettato e cotto alla griglia, salato, pepato e tagliato a bocconcini.
Si versa sul pollo un barattolo di fagioli neri (oppure rossi) sgocciolati e sciacquati, conditi con sale, olio e limone.
Si coprono con una dadolata di pomodori sodi e maturi insaporiti con origano fresco o maggiorana tritati e si completa con un mango a cubetti per un tocco esotico più accentuato.
Dopo una sosta in frigorifero, si porta in tavola l’insalata con il condimento a parte, per non sciupare l’effetto coperchiona*.
Il condimento che mi piace per questa che in fondo è una fresca e briosa insalata di pollo è una salsa che giudico stia bene con tutti gli ingredienti che compongono questo piatto, ma può essere variata o semplificata a piacere secondo il gusto personale.
Preparo la salsa semplicemente frullando 1 peperoncino, 1/2 spicchio d’aglio, 1 cipollotto fresco, 1 pezzetto di gambo di sedano, il succo di 1 lime, 1 ciuffo di menta, 2-3 cucchiai di olio, 1 vasetto di yogurt magro, 1 spruzzo di ketchup, sale e pepe.
La verso in una salsiera e la servo accanto all’insalata.

Se come in passato vi fidate di me, assaggiate insalata e condimento e poi ne parliamo.

* La vera storia della coperchiona la trovate su https://silvarigobello.com/2014/05/20/la-coperchiona/

Straccetti di pollo agli asparagi

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La ricetta degli Straccetti di pollo agli asparagi è semplice quanto succulenta, è ancora stagionale e vale la pena di provarla finché ci sono gli asparagi perché la sua realizzazione è facile e saporita.
L’idea di cucinare questo piatto viene da un goloso assaggio fatto durante la recente Mostra dell’Asparago di Badoere, che è uno stupendo paese della provincia di Treviso che ospita anche il mercatino dei Trovarobe.
Entrambe le manifestazioni si svolgono sotto i portici e nella piazza della Rotonda, che è la piazza principale del paese.
I portici in realtà possono essere scambiati per le barchesse del vasto complesso di villa Badoer, di cui fa parte anche una deliziosa chiesetta del’600, mentre si tratta di una struttura autonoma in cui sotto le eleganti arcate di ponente avevano sede le botteghe di artigiani e mercanti, mentre i portici di levante, decisamente più spartani, delimitavano lo spazio dedicato al mercato vero e proprio.

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L’insieme è molto affascinante e le manifestazioni che ho citato attirano una volta al mese gli appassionati di antiquariato e collezionismo e una volta l’anno i golosi interessati all’assaggio di infinite interpretazioni di antiche o creative ricette con gli asparagi.
Come dicevo, in uno dei banchi di gastronomia abbiamo gustato questo piatto davvero delizioso.

Si fa un trito di scalogno e si soffrigge con una noce di burro, si aggiungono le punte di un mazzetto di asparagi verdi e si cuociono aggiungendo eventualmente un goccio d’acqua. Si sala e si pepa a piacere.
Nel frattempo si taglia a striscioline 1 petto di pollo, si infarina, si sala, si cosparge di curcuma e si cuoce in padella con olio e burro sfumandolo a metà cottura con 1/2 bicchiere di vino bianco.
Quando è pronto, tenero e dorato, si unisce agli asparagi e si fa insaporire tutto insieme.
Si serve caldo con una grattugiata di pepe.

Naturalmente le degustazione che si possono fare presso i banchi al centro dell’emiciclo della Seicentesca piazza della Rotonda sono infinite e tutte squisite, a partire dai classici risotti, alle crespelle, agli involtini di prosciutto, tutte a base di asparagi.
Se ne possono anche acquistare dei bellissimi e freschissimi mazzi da portare a casa per ricreare i sapori stuzzicanti di questa bella manifestazione.

Chicken piccata (scaloppine di pollo al limone Manhattan style)

Volete sapere come servono le scaloppine al limone a Manhattan?
Be’, trattandosi di un piatto italiano gli Americani pensano che la pasta non debba mancare…
Dopo qualche settimana negli Stati Uniti una delle prime volte, forse addirittura la prima, ci siamo azzardati ad ordinare un piatto che ci pareva di gusto così italiano che pensavamo non avremmo avuto problemi. Si trattava delle scaloppine al limone, amate da tutta la famiglia.
Allora non eravamo ancora preparati alle dimensioni delle portate principali, che sono da sole un vero pasto e anche piuttosto abbondante, né agli immancabili due contorni di cui uno è spesso il riso ma qualche volta la pasta.
Quindi è stato con una certa diffidenza che abbiamo affrontato queste Chicken piccata, ma se si scarta la pasta, le scaloppine risultano sorprendentemente saporite e succulente. I bambini le hanno trovate troppo piccanti e si sono limitati a mangiare invece solo la pasta, anche la nostra. Con le patatine fritte, naturalmente anche le nostre.

20150220-022212.jpgLe scaloppine al limone più o meno mi sa che le fate tutti, mi limito quindi a citare la vecchia ricetta dell’Angelina Café dell’Est End di Manhattan.

Si taglia a fettine 1 petto di pollo. Le scaloppine così ottenute si infarinano e si passano in padella con un pezzetto di burro, si rigirano quando un lato è dorato, si salano e si coprono di succo di limone.
Si aggiungono anche alcune zeste e qualche cucchiaiata di capperi sott’aceto sciacquati.
Si portano a cottura aggiungendo se occorre un goccetto di brodo di pollo perché devono restare morbide.
Si cospargono di prezzemolo tritato, si decorano con un’alice arrotolata e si servono con verdura cotta e pasta condita col loro sugo… Ecco questa parte la eviterei, ma per il resto la ricetta è assolutamente conforme all’originale.

Le volte successive abbiamo imparato ad ordinare in certi ristoranti solo per due e a cedere ai bambini la pasta che accompagnava il piatto. Le patate fritte completavano il loro poco salutare ma appagante pasto.
L’abbiamo fatto una volta da Tarantino’s al Fisherman Warf di San Francisco dove il maître di origine italiana ci aveva consigliato l’astice grigliato con linguine al pomodoro e basilico e la seconda volta a Epcot, in quello che adesso si chiama Tutto Italia Ristorante, dove abbiamo felicemente ordinato Fettuccine Alfredo con a fianco una cotoletta di pollo. Queste le abbiamo equamente divise.

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Riso fritto all’Hawaiana (si fa per dire)

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Questo è uno degli splendidi panorami che offre l’isola di Maui.
Come racconto in entrambi i miei libri, con argomentazioni diverse, ci ho passato una settimana durante il mio unico viaggio alle Hawaii.
Oggi vi regalo una ricetta tratta da U.S.A. e Jet, che spero apprezzerete, anche se non l’ho assaggiata a Ka’anapali Beach.
Vi voglio parlare del Riso fritto come mi par di ricordare lo facesse la mamma di un’amica Hawaiana che è vissuta a Verona per tre anni quando eravamo ragazzine, che come racconto nel primo capitolo del libro è stata il mio primo vero mentore nell’apprendimento della lingua Inglese.
Certo “lingua Inglese” è un eufemismo perché l’American English è tutta un’altra cosa!
Questo riso è molto simile al riso alla Cantonese, d’accordo, ma a me piace ricordarlo come Riso fritto all’Hawaiana. Sono una sentimentale.

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Per ottenere questo goloso risultato si comincia facendo bollire 300 gr di riso parboiled, quello a chicco lungo che non scuoce facilmente, e si scola al dente.
Nella wok o in una padella si fa saltare la parte bianca affettata a rondelle di 2 cipollotti con qualche cucchiaiata di olio, appena sono appassiti si aggiungono 100 gr di piselli e si prosegue la cottura per qualche minuto, finché diventano teneri.
Si versano nella wok anche 100 gr di prosciutto cotto a cubetti e 1 petto di pollo già cotto tagliato a dadini. Si mescola velocemente e, sempre a fuoco medio/alto, si aggiungono il riso ben sgranato e 100 gr di gamberetti al naturale sgocciolati (oppure le solite code di gambero multiuso!).
Si battono 2 uova con un pizzico di sale e pepe e si versano a filo nel wok, si unisce 1/2 tazzina di salsa di soia e, mescolando, si fanno rassodare leggermente le uova.
Si spolverizza di prezzemolo tritato e si serve tiepido.

Forse la ricetta non è proprio quella esatta, ma è così che cucino oggi questo riso, chiamatelo anche voi all’Hawaiana per farmi contenta.
Ho delle giustificazioni oggettive per le varianti che ho inconsciamente apportato: sono passati poco meno di sessant’anni da quando l’ho visto preparare anche se ne ho “parlato” per lettera con la mia amica più di recente… tipo una quarantina d’anni fa!

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