Chicken piccata (scaloppine di pollo al limone Manhattan style)

Volete sapere come servono le scaloppine al limone a Manhattan?
Be’, trattandosi di un piatto italiano gli Americani pensano che la pasta non debba mancare…
Dopo qualche settimana negli Stati Uniti una delle prime volte, forse addirittura la prima, ci siamo azzardati ad ordinare un piatto che ci pareva di gusto così italiano che pensavamo non avremmo avuto problemi. Si trattava delle scaloppine al limone, amate da tutta la famiglia.
Allora non eravamo ancora preparati alle dimensioni delle portate principali, che sono da sole un vero pasto e anche piuttosto abbondante, né agli immancabili due contorni di cui uno è spesso il riso ma qualche volta la pasta.
Quindi è stato con una certa diffidenza che abbiamo affrontato queste Chicken piccata, ma se si scarta la pasta, le scaloppine risultano sorprendentemente saporite e succulente. I bambini le hanno trovate troppo piccanti e si sono limitati a mangiare invece solo la pasta, anche la nostra. Con le patatine fritte, naturalmente anche le nostre.

20150220-022212.jpgLe scaloppine al limone più o meno mi sa che le fate tutti, mi limito quindi a citare la vecchia ricetta dell’Angelina Café dell’Est End di Manhattan.

Si taglia a fettine 1 petto di pollo. Le scaloppine così ottenute si infarinano e si passano in padella con un pezzetto di burro, si rigirano quando un lato è dorato, si salano e si coprono di succo di limone.
Si aggiungono anche alcune zeste e qualche cucchiaiata di capperi sott’aceto sciacquati.
Si portano a cottura aggiungendo se occorre un goccetto di brodo di pollo perché devono restare morbide.
Si cospargono di prezzemolo tritato, si decorano con un’alice arrotolata e si servono con verdura cotta e pasta condita col loro sugo… Ecco questa parte la eviterei, ma per il resto la ricetta è assolutamente conforme all’originale.

Le volte successive abbiamo imparato ad ordinare in certi ristoranti solo per due e a cedere ai bambini la pasta che accompagnava il piatto. Le patate fritte completavano il loro poco salutare ma appagante pasto.
L’abbiamo fatto una volta da Tarantino’s al Fisherman Warf di San Francisco dove il maître di origine italiana ci aveva consigliato l’astice grigliato con linguine al pomodoro e basilico e la seconda volta a Epcot, in quello che adesso si chiama Tutto Italia Ristorante, dove abbiamo felicemente ordinato Fettuccine Alfredo con a fianco una cotoletta di pollo. Queste le abbiamo equamente divise.

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23 thoughts on “Chicken piccata (scaloppine di pollo al limone Manhattan style)

  1. All’estero, non solo in America ma anche nell’Europa dell’Est, è facile che abbinino la pasta semplicemente bollita (e scotta) al secondo. La usano al posto del pane. Mia madre ancora ricorda (con orrore) dopo più di 40anni dei bucatini croati che dire incollati era fargli un complimento 😛
    Ma la vera chicca è stata la pizza agli spaghetti che ho visto preparare in Germania in una pizzeria italoamericana…
    Mchan

  2. Che succulenta immagine! 😀
    Adoro la scaloppina al limone ma allontanerei anch’io dal piatto la pasta.
    Bel racconto ci hai regalato, un abbraccio Silva
    Affy

  3. E’ da un po’ che non preparo le scaloppine, queste mi sembrano semplicissime ed anche succulente. La pasta all’estero è meglio non mangiarla mai. Non capiscono cosa voglia dire mangiare un bel piatto di pasta al dente. Magari a noi verrebbe meglio affiancare anche la pasta. Un abbraccio Bea

  4. La pasta come contorno è un classico.
    Ricordo che nel film “big night” (consigliatissimo) si chiedeva un contorno di spaghetti (con polpette) per il risotto…
    Certo, bisogna dire che i nostri “illustri” rappresentanti d’oltremare fanno molto poco per promuovere la “vera” cucina italiana, quella che dosa l’aglio e che non usa la panna se non è necessario…

  5. Evviva la semplicità! Mia moglie si limita a soffriggere pezzetti di pollo infarinati e, quando sono dorati, ci butta su del limone e stop. Cena veloce e gradevole, accompagnata da un’insalata. Sarà che a me il pollo con altre aggiunte non piace. Il rischio è quello di lessarlo e il pollo lesso mi ricorda troppo i menù delle giornate a letto a smaltire l’influenza. 😀
    Ciao Silvia.
    Nicola

  6. STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA
    Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in una via del centro di Roma, ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. http://www.ilveroalfredo.it).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono alla mia tradizione familiare.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza – sezione Attività Storiche di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
    Ines Di Lelio

    • La ringrazio, gentile signora Ines, per le precisazioni relative alla sua storia familiare legata al ristorante “Il Vero Alfredo”, ossia “Alfredo di Roma” che anch’io ho conosciuto negli Stati Uniti.
      In questo post ho citato solo marginalmente le leggendarie Fettuccine Alfredo, ma il 18 novembre 2014 ho dedicato loro un intero post intitolato appunto “Le Fettuccine Alfredo” che sono certa lei apprezzerà se avrà la pazienza di andare a leggerlo nel mio blog (https://silvarigobello.com/2014/11/18/le-fettuccine-alfredo/).
      Le informazioni e la ricetta credo siano coerenti con quanto mi ha raccontato lei nel suo cortese e gradito intervento.
      Per me è stato un grande piacere e un onore ospitarla nel mio blog, oltre a un innegabile motivo di orgoglio aver suscitato il suo interesse.
      Nella nostra prossima, non ancora programmata, visita a Roma, sarò felice di venire a conoscerla personalmente e a gustare le vostre “maestosissime fettuccine”.
      Cordialmente
      Silva

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