A proposito di polpette

In ogni blog di cucina, che io ricordi, si è parlato almeno una volta di polpette.
Possono essere ricette della memoria, ricette che molti chiamano “vuota frigo”, oppure ricette creative, sfiziose, a base di carne, pesce, verdure, pane, formaggi. Insomma lo sapete anche voi: ciascuno ha un suo segreto per la polpetta perfetta.
Io ho sempre considerato perfette quelle della mia mamma, quelle che ho postato il 20 gennaio, ma naturalmente ho condiviso anche molti altri tentativi e imitazioni e alcune innovazioni, anche a base di pesce.
Queste, di salmone e zucchine sono nuove, proprio le ultime che ho cucinato, in ordine di tempo e sono insolite e molto appetitose.

20141022-011653.jpgSi liberano dalla pelle e da eventuali lische 400 gr di salmone e si spezzettano in una ciotola.
Si aggiungono 200 gr di patate bollite schiacciate con la forchetta, 200 gr di zucchine affettate sottilissime, 100 gr di pancarrè fresco frullato, 1 uovo, 1 cipollotto tritato oppure 1-2 scalogni, la buccia di 1 arancia, 1 cucchiaino di prezzemolo tritato, 1 cucchiaino di aneto o finocchietto selvatico, 2 cucchiai di burro fuso, 1 cucchiaio di maizena, sale e pepe.
Si mescola con una spatola o con un cucchiaio di legno e quando il composto è ben amalgamato si formano delle polpette schiacciate che si passano nella farina e poi si fanno rosolare nel burro, oppure si cuociono in forno a 180 gradi finché non si è formata una bella crosticina dorata.

Naturalmente si servono con un’insalatina e una cucchiaiata di salsa tartara. Io le trovo proprio eccellenti, adesso ditemi voi se vi sono piaciute.

Fusilli integrali con scampi e pomodorini, come d’estate al mare

Quest’anno l’estate sta rimanendo aggrappata all’autunno strappando giorni tiepidi e luminosi alle date del calendario.
Nel periodo in cui dovrebbero farla da padroni la polenta col brasato, i bolliti con la pearà, gli arrosti farciti, i tortellini in brodo, ecco che mentre stai in cucina con la portafinestra aperta, ti arriva il profumo del basilico e della menta. A fine ottobre.
Questa estate sembra non voler cedere il passo: ci sta regalando un sole caldo e un cielo terso che avremmo voluto avere ad agosto, e ti induce a recuperare quel po’ di menta che è voluta germogliare di nuovo e quei tre steli di basilico lunghi e pallidi che orgogliosamente resistono all’escursione termica sul terrazzino della cucina. Ancora non lo sai come finirai con utilizzarle, ma mentre sciacqui le foglioline tenere e fragili sai già che uscirà un gran piatto e che ti torneranno in mente il mare e le vacanze.
Sarebbe bello poter dire che sono bastati menta e basilico, sarebbe una magia, ma hanno contribuito a creare questo eccellente primo piatto anche tecnica, ottimi ingredienti e una sottile nostalgia.

20141026-011811.jpgSi sgusciano 300 gr di code di scampi, si liberano del filo intestinale, si sciacquano e si dispongono su un piatto.
Si prepara un’emulsione con succo di limone, curry in polvere, un pizzico di sale, uno spruzzo di Cognac e si sparge sugli scampi lasciandoli in infusione per qualche ora.
Si cuociono al dente 300 gr di fusilli integrali e nel frattempo in un tegame largo si fa imbiondire uno spicchio d’aglio in due cucchiai di olio, si elimina, si aggiungono gli scampi sgocciolati e si fanno saltare rapidamente.
Si versa nel tegame qualche cucchiaiata di passata di pomodoro, poca panna da cucina e i fusilli con un filino di acqua di cottura.
Si spadellano aggiungendo pepe nero macinato al momento, una decina di pomodorini tagliati a metà, un battuto di prezzemolo, menta e basilico e (sembrerà strano) una cucchiaiata di parmigiano grattugiato.
Si serve subito, finché il profumo delle erbe si sente ancora intenso e fragrante. Come d’estate al mare…

Questa ricetta non aveva una storia, non è stata ereditata dalla nonna, non è stata assaggiata in luoghi esotici, non è un piatto tipico regionale, ma è venuta così bene che meritava una piccola introduzione che la rendesse, oltre che squisita come si è rivelata, anche interessante.
Questione di abitudine…

Gelatine ai frutti di bosco

Le gelatine di frutta sono dolcetti deliziosi da offrire dopo cena con caffè e liquori su un vassoietto o un’alzatina insieme a tartufini al cioccolato, piccole castagnole al rum, scorzette di arancia candite. Per esempio.
Sono veramente semplicissime da preparare e sono anche un’idea molto carina per un regalo di Natale non impegnativo ma sentito, come tutti quelli che si preparano con le nostre mani: mancano solo due mesi a Natale, ci pensate?!
Questa volta le ho fatte ai frutti di bosco perché avevo da utilizzare questi due tipi di confettura, mirtilli e lamponi, ma si possono scegliere molti altri gusti, a seconda delle proprie preferenze: ciliegie, pesche, fragole, albicocche, arancia e così via.

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Si frullano e poi si setacciano 350 gr di confettura e si ottiene un composto dalla consistenza liscia e uniforme.
In una casseruola si riuniscono 100 gr di zucchero, 150 ml d’acqua, il succo di 1 limone e si aggiungono 30 gr di maizena stemperandola con una frusta.
Si cuoce a fiamma dolce finché lo sciroppo appare vellutato, si unisce ora la confettura e si mescola senza interruzione fino a che non si alza il bollore.
Dopo un minuto si toglie dal fuoco e si aggiungono 30 gr di fogli di gelatina ammollati e strizzati mescolando bene fino al loro completo scioglimento.
Si fodera con la carta forno ritagliata perfettamente a misura uno stampo rettangolare piuttosto basso e vi si trasferisce il composto livellandolo con una spatola. L’ideale è ottenere un’altezza di 1,5 cm.
Si lascia rassodare all’aria per almeno 12 ore e quando il composto diventerà della consistenza ottimale si potrà ritagliarlo con un coltello affilatissimo oppure con gli stampini sagomati.
Con queste dosi ne dovrebbero venire una ventina di pezzi.
Si lasciano asciugare ancora qualche ora, poi si passano nello zucchero semolato facendolo aderire bene.

Le gelatine si conservano bene nelle scatole di latta foderate di carta forno, lontano dall’aria.

Caesar Salad con gamberetti

Faccio spessissimo la Caesar Salad e come succede di tanto in tanto a casa nostra, essendo un piatto unico, diventa il nostro pranzo.
Ci sono due modi tradizionali per arricchirne la base: aggiungere un petto di pollo alla griglia tagliato a listarelle o una tazza di gamberetti cotti al vapore.
Qualunque versione scegliate, andrete sul sicuro perché la Caesar è un’insalata eccellente e invito chi non l’ha ancora provata a farci su un pensierino.
Quella originale, che può essere considerata un contorno, l’ho postata il 27 marzo, ma se vi fa piacere possiamo darle una ripassatina, così siamo tutti tranquilli.

20141017-013525.jpgRiduco a crema 1 spicchio d’aglio e lo lavoro con 1 cucchiaio di senape, 2 cucchiai di succo di limone e 1 cucchiaio di salsa Worcester. Un po’ alla volta, mescolando con una piccola frusta, unisco 3-4 cucchiai di panna da cucina e 1 tazzina d’olio.
Aggiungo 1 pizzico di sale e ottengo un’emulsione ben montata con la quale condisco 1 piccolo cespo di lattuga romana spezzettata con le mani.
Mescolo delicatamente e poi cospargo di pepe nero appena grattugiato e di scaglie di parmigiano.
Sguscio e privo del filo intestinale 300 gr di gamberetti e li lascio nel cestino della vaporiera solo finché non cambiano colore e diventano rosa intenso.
Li verso ancora tiepidi sull’insalata, mescolo delicatamente e aggiungo una manciata di cubetti di pancarrè fritti in padella con un filo d’olio.

Mentre a Las Vegas, per esempio, l’hotel Caesars Palace (che non è più così strabiliante come anni fa, ma è stato surclassato da hotel-casinò più recenti e spettacolari) si ispira all’antica Roma, “l’insalata di Cesare”, non c’entra per niente con Giulio Cesare.
Il nome lo si deve invece al suo creatore, lo chef italiano Cesare Cardini che creò questa ricetta nel 1924 per la Festa del 4 Luglio.

Torta di pere e gocce di cioccolato: post n. 500!

Sì. Questo è il mio cinquecentesimo post e a me sembra proprio un traguardo importante.
Dunque a questa sorta di evento, o anniversario, o ricorrenza che sia, pensavo di dare un certo rilievo.
È qualche giorno che ci penso su, ma ho dovuto faticare a trovare un articolo e una ricetta che avessero un significato. Quindi ho abbandonato la ricerca di un post che facesse sensazione.
Siamo abituati a sentirci praticamente ogni giorno, anche se da qualche tempo mi tengo libera per una parte del week end, dunque ormai perfino i famosi “segreti dello chef” o le ricette catalogate come “fumo negli occhi” sembra si stiano riducendo.
Ma il bello di una passione è proprio questo: quando pensi di aver quasi esaurito la fantasia o le esperienze da cui trarre ispirazione, proprio mentre apri il frigorifero, o il cassetto delle spezie, o un’anta della dispensa, oppure riprendi in mano uno dei tuoi vecchi e rattoppati quaderni di ricette o un album di fotografie, ecco che nuovi stimoli vengono a solleticarti l’immaginazione e a rimettere in moto la tua creatività.
E di getto metti insieme una ricetta che non vedi l’ora di condividere. Come quella di oggi.
Ma più di tutto mi piacerebbe davvero condividere con voi una tazza di caffè e una fetta di questa Torta di pere e gocce di cioccolato con semplicità, seduti da buoni amici o vicini di casa al tavolo di cucina, senza formalismi, discorrendo rilassati e sorridenti, felici di esserci incontrati casualmente e di esserci piaciuti.

20141016-004726.jpgÈ un dolce facilissimo, proprio uno di quelli che si cucinano senza affanno, per una piccola riunione in casa, per un incontro con persone con cui si è in confidenza.
Si sbucciano 1 kg di pere Kaiser o Abate, si tagliano a quarti e si affettano sottili sottili.
Si miscelano 100 gr di farina 00, 100 gr di zucchero semolato, 100 gr di burro sciolto, 1 uovo intero, 1 pizzico di sale, 1 bicchiere di latte e 1 bicchierino di liquore alla pera (o di grappa). Da ultimo si aggiunge 1 bustina di lievito per dolci e si mescola con cura attenti a non lasciare grumi.
Si incorporano le pere affettate, 75 gr di gocce di cioccolato fondente e si versa in una pirofila imburrata.
Si inforna a 180 gradi per 45-50 minuti.
Si sforna, si lascia intiepidire, si cosparge di zucchero a velo e intanto si prepara il caffè…

Vi aspetto, venite quando volete: stamattina resto a casa.

La Carbonada di filetto

Quando avevo il negozio, cioè fino al 2000, ero concessionaria anche di alcuni prestigiosi marchi di orologi, quindi una volta l’anno andavamo all’esposizione delle eccellenze Svizzere in fatto di orologeria che si tiene in aprile a Ginevra, per visionare le novità e fare un programma di acquisti.
Per raggiungere Ginevra si attraversa la Valle d’Aosta, si imbocca il Traforo del monte Bianco e dopo un breve tratto in territorio Francese si entra in Svizzera.
Mi pare fino al 1994 non era ancora stato completato il raccordo autostradale e si doveva quindi necessariamente attraversare la città di “Augusta Pretoria”.
Quindi ci fermavamo a pranzo nel centro storico di questa colonia militare fondata dai Romani nel 25 a.C. e ancora oggi considerata la “Roma delle Alpi”, per i numerosi monumenti augustei tuttora presenti.
Per qualche anno dunque per raggiungere il prestigioso Salon International de la Haute Horlogerie ci siamo fermati ad assaggiare le specialità di una eccellente cucina semplice e rustica, spesso a base di polenta, tipica della Valle d’Aosta.
Uno dei miei piatti preferiti era la Carbonada di filetto.

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Non è difficile replicare la ricetta e il risultato è eccellente, il sapore robusto, il profumo stuzzicante.
Ogni tanto la preparo, in ricordo dei vecchi tempi!

Trito 1 carota e 1 gambo di sedano, taglio a grossi pezzi 2 scalogni e li faccio bollire piano con qualche grano di pepe, 1 pizzico di sale, 2 bacche di ginepro e 2 chiodi di garofano in 1/2 litro di vino rosso fino ad ottenere una salsa piuttosto densa e profumata.
Trito grossolanamente anche 1 cipolla e la faccio stufare a fuoco molto dolce con due cucchiai di olio e un pizzico di sale. La aggiungo alla salsa al vino.
Faccio saltare in padella 4 filetti di manzo con circa 30 gr di burro insieme a 1 rametto di rosmarino e 1 spicchio d’aglio, li salo e li pepo abbondantemente. Raggiunto il grado di cottura preferito, elimino gli odori e verso nella padella la salsa al vino.
Scaldo tutto rapidamente e appoggio ciascun filetto su un piatto, coprendolo con la salsa.

Ad Aosta questo piatto l’ho mangiato servito su un disco di polenta abbrustolita: una presentazione molto elegante e un sapore molto intenso.

Tarte aux Mirabelles (Torta di susine gialle)

Dopo la Luna di Miele sono passati quindici anni prima che tornassimo a Parigi.
A quell’epoca abitavamo già in campagna e siamo stati ospiti per qualche giorno del fratello di quell’amica francese che preparava il pollo “in quatrequatrot”, ve la ricordate? Ho postato la sua ricetta l’11 luglio.
Il fratello e la cognata vivevano a Parigi, quasi all’ombra della Tour Eiffel.
La mattina appariva sul tavolo della colazione sempre una piccola torta alla frutta che veniva preparata la mattina stessa, piuttosto presto ovviamente, dalla deliziosa padrona di casa.
Ho assaggiato un clafoutis di lamponi il primo giorno e una crostata di susine Mirabelle il secondo.
Le susine le avevamo comprate insieme la prima mattina passata a Parigi, al pittoresco mercato all’aperto più chic della città, quello di Rue Cler, nel Settimo Arondissement, vicinissimo alla Tour Eiffel, come dicevo.
Sono stati tre giorni bellissimi, vissuti da veri residenti e non da turisti, durante i quali abbiamo frequentato anche botteghe e ristoranti conosciuti solo dai parigini.
Tornando alla colazione in casa, nonostante sentissimo molto forte la mancanza del caffè fatto con la moka, ci siamo dovuti accontentare di quello preparato con i filtri di carta all’americana, perché questa era l’abitudine della famiglia.
La bontà della Tarte aux Mirabelles comunque ha mitigato in parte il desiderio inappagato di caffè ristretto.

20141020-015800.jpgSi prepara una brisè, la pasta più caratteristica della pasticceria francese, con 200 gr di farina, 100 gr di burro, 75 ml di acqua molto fredda e 1 pizzico di sale.
Mentre riposa in frigorifero si frullano insieme 1 uovo, 50 gr di farina, 50 gr di zucchero a velo vanigliato e 100 ml di panna fresca.
Si tagliano a metà e si privano del nocciolo 500 gr di susine gialle, quelle piccole dette Mirabelle.
Si stende la pasta in uno stampo rettangolare imburrato, si accomodano sopra le mezze susine una accanto all’altra, si versa su tutte la crema di uovo, panna, zucchero e farina e si inforna a 180 gradi per circa mezz’ora.
La pasta deve risultare dorata e la frutta leggermente caramellata.

Credetemi, è irresistibile.

La luganega nel nido

L’abitudine ai piatti unici è piuttosto recente nella nostra famiglia, nel senso che alla mia mamma per esempio non sarebbe mai venuto in mente di portare in tavola un solo piatto che fosse un compendio di primo e di secondo.
Come ho già detto invece spesso il nostro pranzo è proprio un piatto unico, come questo risotto alla milanese arricchito da una succulenta luganega.

20141018-012256.jpgSi parte preparando un risotto alla Milanese classico, quello davvero squisito, col midollo se possibile, la cipolla tritata, il vino bianco, il brodo buono, lo zafferano, il burro, il parmigiano e il riso Carnaroli.
Mentre il riso cuoce, si taglia a tocchetti una salsiccia a testa, più un’altra ogni due, tre persone giusto perché il piatto sia davvero ricco.
Si fa rosolare con una noce di burro e un rametto di salvia, si spruzza con lo stesso vino usato per il risotto, si lascia evaporare e si completa la cottura.
Quando il risotto è pronto si fanno le porzioni e al centro di ognuna si crea una piccola depressione nella quale si accomodano le salsicce a pezzetti con il loro sughetto, che ad ogni forchettata di miscelerà al riso insaporendolo ulteriormente.

Io credo non si possa desiderare niente di più da un piatto unico, o da un risotto, se non forse qualche caloria in meno…

Hamburger alla Bismarck

Questa è un’idea che mi ha dato mio figlio la settimana scorsa: un’alternativa eccellente ma più economica della famosa ricetta cucinata con il filetto.
Si tratta di un sostanzioso e saporitissimo hamburger “alla Bismarck”, una variante che si prepara cuocendo per ciascun commensale un hamburger di manzo che si completa con una serie di ingredienti stuzzicanti e ahimè nutrienti.

20141016-180233.jpgPrima di tutto si taglia una cipolla bianca a fette non troppo sottili e si fa stufare a fuoco molto dolce con un cucchiaio di olio e un pizzico di sale.
Intanto si cuociono in tegame con una noce di burro due hamburger di manzo.
A cottura ultimata si spostano sul bordo, si aggiustano di sale e pepe e si rompono nello stesso tegame due uova che vanno cotte all’occhio di bue, con l’albume bello rappreso e il tuorlo morbido e cremoso.
Si tagliano a metà due classici panini da hamburger e si fanno scaldare sulla piastra dalla parte tagliata.
Su metà si appoggia una foglia di lattuga, sopra si dispongono l’hamburger e l’uovo e per dargli un tocco personale tra l’uno e l’altro si aggiunge una cucchiaiata di salsa di avocado.
Per ultimo si sistemano le cipolle e l’hamburger è pronto, con buona pace del Cancelliere di Ferro Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen a cui dobbiamo la versione originale del piatto.

La salsa di avocado, che è fantastica per dare una botta di vita anche a un petto di pollo ai ferri o a un filetto di pesce al vapore, si fa semplicemente schiacciando un avocado maturo, sbucciato e affettato, con la forchetta e condendolo con sale, pepe, una spruzzata di lime, 1 cipollotto tritato finemente, qualche goccia di Tabasco e un cucchiaio di yogurt.
Se non vi piace, c’è sempre la ketchup.

Le crêpes

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Credo di essere stata una delle prime fruitrici di tutta una serie di apparecchi elettrici fin dagli anni Settanta: friggitrice, gelatiera, coltello elettrico, macchina per i pop corn e apparecchio per fare le crêpes.
E proprio di crêpes volevo parlare oggi e forse anche domani, perché quando tiro giù dallo scaffale più in alto del mobile “Dispensa & Co” la Kruppiera (crepiera elettrica della Krupp), che possiedo dagli anni Settanta, faccio davvero un’infinità di crêpes e bisogna quindi trovare il modo di utilizzarle.
Scherzo: quelle che non utilizzo, di solito le surgelo.
È una questione di praticità: per recuperare l’apparecchio, devo salire sulla scaletta a tre gradini, spostare la wok professionale, il trita frutta secca, l’apparecchio per la passata di pomodori, la grattugia elettrica, il tostapane, la piastra per scongelare, lo sbuccia mele della L.L.Bean (arrivato direttamente dal Massachusetts) e fornelletto, pentola e forchette/spiedino per la fondue bourguignonne.
Una volta insomma che me ne sono impossessata, sfrutto l’apparecchio al massimo.
Le dosi per fare le crêpes “a macchina” sono impresse tutto intorno al piatto in dotazione, quindi non si può sbagliare.

Per 8 crêpes occorrono: 2 uova, 50 ml di latte, 50 gr di farina, 1 cucchiaio di burro fuso e 1 pizzico di sale. Consiglio di frullare così si evitano i grumi.
Si versa il composto nel piatto in dotazione, oppure se si prevede di fare moltissime crêpes in un largo piatto tondo da portata.
Si infila la spina dell’apparecchio in una presa di corrente e quando la spia si spegne si appoggia con delicatezza la parte Teflonata sul composto, si aspetta qualche secondo, poi con un deciso movimento del polso si solleva e si capovolge la crepiera, che è dotata di un supporto circolare perché possa reggersi in questa posizione.
Ovviamente non occorre rigirare la crêpe, che si stacca delicatamente con l’apposita spatola e si appoggia su un piatto.
Si prosegue così fino a che non finisce tutto il composto, impilando le crêpes a mano a mano che sono pronte, una sull’altra.
A questo punto, come dicevo, si possono surgelare o utilizzare subito farcendole secondo le necessità o la propria fantasia.

20141002-150505.jpgLa farcia di queste per esempio si ottiene denocciolando e affettando delle susine goccia d’oro e facendole saltare in padella con burro, zucchero e Grand Marnier.
Quando sono leggermente caramellate, si accomodano al centro delle crêpes e si arrotolano.
Si spolverizzano di zucchero a velo e si decorano con lamponi freschi e qualche rametto di menta.
Ovviamente questa non è che un’idea… però è proprio una buona idea!