Crumble di nettarine

Strana cosa i ricordi… io dico spesso che sono come le ciliegie: uno tira l’altro.
Il post di ieri sull’insalata Cobb, anziché farmi semplicemente ricordare le molte volte in cui siamo stati a Hollywood, grazie a un commento di Manu (Il Mondo di Ortolandia), mi ha fatto pensare al periodo in cui seguivamo con grande passione il Baseball.
Naturalmente adesso vi racconto qualcosa di più.
Ho un’amica Texana, che vive ancora in Italia ma vedo ormai molto di rado.
Ci siamo perse di vista, come spesso succede, quando gli impegni familiari e professionali non ci hanno più consentito di incontrarci liberamente come quando si era più giovani, ma ho conservato ricordi e ricette di quegli anni spensierati e felici.
Questa amica ha una storia affascinante e lei stessa è una persona molto attraente.
Prima di venire in Italia è vissuta a San Antonio, la città di Fort Alamo e Davy Crockett, e con suo nonno andava a caccia di armadilli, era stata cheerleader nella Squadra di Football (Americano ovviamente) del suo liceo, ha sposato un nostro amico d’infanzia che giocava a Baseball, aveva all’epoca un fratello in Vietnam, cantava canzoni folk con una stupenda voce da contralto e faceva dei dolci straordinari: il Pane di banane, la Torta di noci al cioccolato, i Brownies con le noci e questo Crumble di nettarine, che raccomando vivamente.

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Lavo 1 kg di nettarine (pesche noci), le taglio a metà ed elimino il nocciolo.
Le affetto sottili in maniera regolare, le allineo e le impilo in una pirofila imburrata.
Preparo una miscela con 100 gr di zucchero di canna, 120 gr di farina, 60 gr di burro fuso, 60 gr di biscotti frollini pestati e 80 gr di nocciole tritate.
Distribuisco questo “crumble” sulla frutta e inforno a 200° fino a che non si è formata una ricca crosticina dorata.

È un dessert stagionale davvero squisito. Non occorre che la frutta cuocia a lungo, anzi è sufficiente che il crumble sulla superficie sia dorato e il dolce è pronto.
Lo so, anche oggi vi sto chiedendo di accendere il forno, ma pare che con questa estate impossibile, la cosa non richieda poi un grosso sacrificio.

Bavette al limone con gamberi e zenzero

Ho già detto che mio marito gioca a golf, ma non si iscrive alle gare.
Non è un giocatore competitivo, si gode piuttosto la passeggiata da una buca all’altra con serena tranquillità, osservando oltre al volo della pallina, i cigni nel laghetto della Buca 3, la lepre che deve avere la tana verso la 8 e di tanto in tanto sfreccia sul green, i progressi dei piccoli del fagiano, qualche scoiattolo che schizza su per un cipresso, le carpe dorate a guardia delle palline che spesso finiscono nel laghetto.
Le uscite sui campi da golf di mio marito hanno una durata variabile, quindi non posso mai contare su un orario fisso per mettere in tavola.
Se siamo a Verona, si ferma alla Club House in genere per un toast, così io mi faccio una di quelle insalate improbabili e sfiziose che detesta, mentre quando siamo al Lago anche se rientra per pranzo a un’ora variabile, gli preparo quasi sempre la pastasciutta, che adora.
Scelgo una pasta veloce, in pratica un piatto unico che porti via poco tempo e mi consenta insomma di cucinare un signor piatto lasciandomi libera tutta la mattina a curare l’abbronzatura, seguire il blog e andare avanti con la stesura dell’ultimo libro. Per esempio.

20140723-143504.jpgQueste sono semplici bavette al limone arricchite da gamberi spadellati con burro e vermut.
Mentre cuociono le bavette si fanno saltare rapidamente le code di gambero, sgusciate, con un pezzetto di burro, si sfumano con 1 bicchierino di vermut bianco, si insaporiscono con sale, pepe e un pezzetto di zenzero grattugiato al momento, oppure 1/2 cucchiaino di quello secco.
Si scola la pasta, si versa nella padella dei gamberi, si aggiunge il succo di 1 limone e si amalgama con cura.
Si spolverizza con un trito di basilico e menta. Molto fresco.

Fatto. Ecco un piatto che dà veramente una grande soddisfazione e si prepara davvero in “catrecattrot” come direbbe la mia amica francese.

Quasi una crostata di albicocche

Martedì 8 luglio ho postato una ghiotta torta di pesche la cui ricetta è piaciuta tanto da indurre anche la mia consuocera Luisa Anna a prepararla, come ha riferito il marito Giorgio “in tempo reale” e l’amico Giovanni (http://giovannileo.wordpress.com) mi chiedeva se è un dolce che faccio anche con le albicocche.
La sua domanda mi ha fatto ripensare ad una non-proprio-crostata con le albicocche fresche che non facevo da un po’.
Eccola qua.

20140708-231921.jpgInizio preparando una pasta frolla alle mandorle che darà al dolce una certa nota di fragrante personalità già dall’inizio.
Metto nel vaso del food processor 150 gr di burro, 120 gr di zucchero, 2 uova, 1 pizzico di sale, 200 gr di farina, 50 gr di fecola di patate e 100 gr di farina di mandorle.
Aziono l’apparecchio e quando il composto fa la palla, lo prelevo, lo lavoro velocemente, lo divido in due e lo metto a riposare in frigorifero.
Preparo nel frattempo una crema pasticciera con 1/2 litro di latte, 4 tuorli, 100 gr di zucchero e 40 gr di farina e poi la lascio intiepidire e aggiungo 4 cucchiai di marmellata di albicocche.
Riprendo la pasta, ne stendo metà e fodero una piccola tortiera quadrata. Distribuisco sul fondo 120 gr di amaretti sbriciolati (che raccoglieranno il succo della frutta) e accomodo sopra 400 gr di albicocche lavate, tagliate a metà e private del nocciolo con la parte tagliata a contatto dei biscotti.
Copro con la crema mescolata alla marmellata e la livello.
Tiro con il mattarello l’altra metà della pasta e ne ricavo le classiche strisce che intreccio sulla superficie del dolce.
Inforno a 180 gradi per circa 40 minuti.

Non è la solita crostata anche se l’aspetto può trarre in inganno. È un dolce squisito con un ripieno morbido e goloso.
Se vi è piaciuta la ricetta suggerisco di provarla, finché ci sono ancora le albicocche.

Fresca e insolita: la mia torta di mirtilli

Noi abbiamo la fortuna di abitare in una città che quando ci viene voglia di montagna ci si può arrivare con un viaggio che dura da mezz’ora a un’ora e mezza sui nostri Lessini, le Prealpi Venete, o nel Trentino e godere di un clima più fresco di quello cittadino, di panorami rilassanti e di aria più pulita.
Che si scelgano le località più lontane o quelle della nostra provincia, la gita di un giorno in montagna ci attrae sempre.
In particolare amiamo Baselga di Pinè, un paese di cui vi ho parlato anche un anno fa (il 30 luglio ho pubblicato la ricetta delle Farfalle nel bosco mangiate là), dove mio marito trascorreva l’estate da bambino e dove la nostra passeggiata attorno al lago, nutrendo gli uccelli acquatici che lo popolano, ci porta ad una rivendita di frutti di bosco, o piccoli frutti, a ridosso delle serre dove vengono coltivati e colti al momento.
L’ultima volta non abbiamo acquistato frutti rossi, ma solo more e mirtilli.
Con le more faccio un dessert minimalista con il gelato alla crema e con i mirtilli una torta insolita e golosa che adesso vi racconto.

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Riunisco insieme in una ciotola 175 gr di farina, 120 gr di burro a pezzettini, 2 cucchiaini di estratto di vaniglia, 1 pizzico di sale, la buccia grattugiata di 1/2 arancia e diluisco questo mix con il succo dell’arancia. Bisogna aggiungerne poco per volta perché si deve ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso.
Faccio una palla e la metto a riposare in frigorifero.
Stendo la pasta col mattarello e fodero una tortiera imburrata, la copro con un foglio di alluminio, verso qualche manciata di fagioli secchi e inforno a 200 gradi per 10-12 minuti.
Elimino i fagioli e l’alluminio e proseguo la cottura per altri 5-6 minuti finché la pasta non assume un bel colore dorato.
Mentre la pasta cuoce, porto a bollore in un pentolino 150 ml di acqua, 150 gr di zucchero, 2 cucchiai di maizena e 200 gr di mirtilli. Lascio sobbollire, mescolando spesso, per circa 15 minuti.
Quando questo composto si è addensato, fuori dal fuoco aggiungo 30 gr di burro e il succo dell’altra mezza arancia. Profumo con 1 bicchierino di Cointreau e lascio raffreddare completamente.
Aggiungo quindi altri 200 gr di mirtilli freschi, mescolando delicatamente.
Sformo il guscio di pasta ormai freddo e lo riempio con questo composto.
Faccio riposare in frigorifero questa insolita torta almeno per un’ora, perché va mangiata fredda.

Non è la solita crostata ai frutti di bosco ed è fantastica, fresca e profumata, quindi adatta alla stagione e molto piacevole grazie alle due consistenze dei mirtilli.
Secondo me, quando sarà il momento si potrà fare anche con l’uva. Cercherò di ricordarmelo.

Pollo “in catrecatrott”

Quando abitavo in campagna avevo un’amica francese che faceva un eccellente pollo al forno in “catrecatrott” come diceva lei quando parlava in italiese.
È un pollo a pezzi molto ghiotto che si infila in forno con ingredienti dal sapore robusto e non richiede alcuno sforzo, ma il risultato è davvero sorprendente.
Quando con altri amici e vicini di casa, alternativamente facevamo dei pranzi all’aperto nei nostri giardini, era il suo contributo al menù. L’ha sempre portato, in un’elegante pirofila avvolta in un asciugapiatti annodato con le cocche, esibendolo con un grazioso “voilà” e noi tutti non vedevamo l’ora di avere la nostra porzione.
La ricetta è semplice, da fare anche in estate proprio per quel suo gusto particolare, asprigno, forte e grato al palato nonostante l’afa.

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In una grossa ciotola, tipo insalatiera, si spremono 2 limoni, si aggiungono 50 gr di burro fuso, 1 cucchiaio di curry, 1 pezzetto di zenzero grattugiato, 1 bicchiere di Champagne (o Prosecco oppure spumante), sale e pepe.
Si immergono in questa marinata 2 bei polli tagliati in 8 pezzi ciascuno in modo da avere piccole porzioni e potersi servire più volte.
Si fa riposare in frigorifero per un paio d’ore, poi si versa tutto il contenuto della ciotola in una teglia da forno unta con 2 cucchiai di olio.
Si aggiungono 2 limoni non trattati tagliati a fette rotonde, 200 gr di olive verdi snocciolate e una decina di scalogni tagliati in 4 per il lungo.
Si mescola tutto e si inforna a 180 gradi per 45-50 minuti. Il pollo si deve presentare bello dorato, mentre gli scalogni e le fette di limone devono avere un aspetta appassito.
Si completa con un trito di basilico fresco e menta, si controlla di sale e… c’est tout!

Si travasa tutto su un piatto da portata e si serve con le patate al prezzemolo.
Consiglio di ostentare uno charme e un accento che facciano venire in mente la douce France.

La mia torta di pesche

La storia di questa torta è piuttosto buffa e nasce da un errore di lettura della ricetta.
Fatto sta che questa che sarebbe dovuta essere una tarte tatin di pesche, non è mai stata capovolta sul piatto di portata, ma orgogliosamente servita direttamente dalla bellissima tortiera di ceramica, regalo di nozze…
Ero proprio convinta che così fosse perfetta. E in realtà era sul serio deliziosa, per cui da più di 40 anni, pur essendomi accorta da tempo dell’errore, la faccio in questo modo e prima di adesso non l’avevo mai detto a nessuno.

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Si sbucciano 6 pesche gialle e si tagliano a fette non troppo sottili. Si uniscono a 120 gr di zucchero di canna, 50 gr di burro fuso, 2 cucchiai di farina e 70 gr di mandorle a filetti prima tostate in forno. Si trasferiscono in una tortiera quadrata ben imburrata.
Si prepara la pasta mescolano nel food processor 150 gr di farina, 75 gr di burro a pezzetti, 75 gr di zucchero, 1 uovo, 1 pizzico di sale, 1/2 cucchiaino di cannella e 4 cucchiai di latte.
Si ottiene un impasto liscio e omogeneo che quando si raccoglie non si deve appiccicare alle dita.
Si stende con il mattarello e si trasferisce sul composto di pesche rimboccando e premendo bene i bordi per farlo aderire.
Si inforna a 200° per circa 45 minuti facendolo colorire uniformemente.

La mia bella tortiera decorata non ce l’ho più, quindi cuocio la torta di pesche in una teglia di Pyrex e servo le porzioni già fatte nei piattini da dessert.
Se la offrite ancora tiepida, accanto ci sta benissimo una pallina di gelato alla vaniglia. Vi fidate di me?!

4 luglio: negli U.S.A. è la festa dell’indipendenza

Come l’anno scorso, dedico questo post alla celebrazione del Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti e faccio i miei auguri agli amici blogger (e non) che mi seguono dal Paese “where the sky is full of sunlight and the flag is full of stars”.

20140620-194620.jpgSiccome per noi ogni scusa è buona, oggi facciamo questo dolcetto decorato come la bandiera degli Stati Uniti.
Si comincia col preparare una pasta frolla con 300 gr di farina, 175 gr di burro, 200 gr di zucchero, 1 uovo e 1 tuorlo, 1 pizzico di sale e l’aggiunta di 1/2 cucchiaino di bicarbonato.
Si tira la pasta col mattarello dandole una forma rettangolare e si inforna per 20 minuti a 180 gradi in una semplice teglia da lasagne.
Mentre cuoce e poi si raffredda completamente si prepara la crema detta Chantilly: una crema pasticcera (500 ml di latte, 200 gr di zucchero, 80 gr di farina, 4 uova, 1 pizzico di sale, la buccia grattugiata di 1 limone) alla quale si aggiungono 500 ml di panna montata.
Si spalma la crema su tutta la superficie della torta e si decora con mirtilli e fettine di fragole e banane.
Credo che per la guarnizione non servano spiegazioni più dettagliate, basta guardare la fotografia.
Se avete voglia di dare un’occhiata a quella che ho proposto l’anno scorso, magari ne vale la pena: era diversa, ma altrettanto buona.

Happy Independence Day to Ann, John, Shanna, Sylvia, Judy, Alma, Bob, Anna.

Crema di crostacei e patate

Difficilmente quando offro una cena, servo come primo piatto la pasta, a volte preparo un risotto, ma più spesso cucino una vellutata o una crema. Lo dicevo proprio nel post di ieri.
Quando la cena è particolarmente importante, come ingrediente principale scelgo i crostacei, che sono eleganti, saporiti e raffinati e consentono di preparare una crema delicata e squisita.
Per questa ricetta, che mi ha illustrato uno chef di San Diego, California e vi assicuro è straordinaria, utilizzo crostacei surgelati che lascio decongelare in frigorifero: sono sempre disponibili e meno costosi.

20140617-224327.jpgPreparo prima di tutto un court-bouillon con 2 litri d’acqua, 1/2 bicchiere di vino bianco, 1 foglia di alloro, 1 carota, 1 gambo di sedano, alcuni gambi di prezzemolo, 1 pezzetto di buccia di limone, 1/2 cucchiaino di sale grosso e 2-3 grani di pepe.
Quando è ridotto della metà immergo nella pentola 800 gr di code di scampi, oppure di gamberi, mazzancolle o cicale, sciacquate e private del filo intestinale.
Non appena cambiano colore, le raccolgo con il ragno, le lascio leggermente intiepidire, le sguscio e le tengo da parte.
Affetto sottili 300 gr di porri e li faccio appassire a fuoco dolcissimo con 40 gr di burro.
Li salo appena e aggiungo 500 gr di patate sbucciate e tagliate a cubetti, circa 1 litro di brodo dei crostacei filtrato, le foglioline di 1 rametto di timo, 250 ml di panna e faccio sobbollire piano per 30-40 minuti.
Aggiungo 1 bustina di zafferano, i crostacei che ho lessato, una macinata di pepe bianco, lascio sul fuoco qualche minuto e poi frullo tutto col mini pimer.
Questa minestra deve avere proprio la consistenza di una crema, ma se dovesse risultare troppo densa, si può aggiungere 1/2 bicchiere di latte.

Si può completare con del prezzemolo tritato oppure con un’emulsione insolita e piccantina che a me piace molto perché vivacizza un po’ la dolcezza dei crostacei.
Miscelo 1/2 tazzina di ketchup con 2 cucchiai di whiskey, 1 cucchiaio di panna, qualche goccia di Tabasco e ne metto una cucchiaiata al centro di ogni porzione, creando una piccola spirale saporita e molto carina.

Plumcake al limone

Faccio raramente dei dolci tradizionali, lievitati o meno, ma avevo questi limoni fantastici e ne ho utilizzati due per un plumcake davvero delizioso.

20140629-142501.jpgSi sbattono 2 uova, si aggiungono la buccia grattugiata e il succo di 1 limone non trattato e 1 pizzico di sale.
Si incorporano 200 gr di farina setacciata, 1 bustina di lievito per dolci, 100 gr di burro fuso, 200 gr di zucchero semolato e 1 bicchierino di limoncello.
Si mescola fino ad ottenere un composto morbido e liscio.
Si fodera con la carta forno imburrata un classico stampo da plumcake. Si versa il composto e si inforna a 180 gradi per circa 40-45 minuti.
Si sforna. Quando si è raffreddato si sforma aiutandosi con la carta forno, si appoggia su un piatto e si spalma con una miscela tiepida di marmellata di albicocche setacciata con l’aggiunta di altri 2 cucchiai di limoncello.
Si prepara la glassa di copertura diluendo 150 gr di zucchero a velo col succo di 1 altro limone. Si mescola e si versa sulla superficie del plumcake facendola colare anche sui lati.
Quando la glassa si è solidificata e fissata, si può tagliarlo a fette e servirlo.

Piccolo segreto dello chef: quando i limoni non trattati sono perfetti come gli ultimi che ho utilizzato, anche se non mi serve tutta la buccia per realizzare la ricetta del momento, la grattugio comunque e la conservo in piccoli contenitori nel freezer così ce l’ho pronta e profumata quando mi serve, per l’impasto della frolla, per la crema pasticciera e così via.

Spezzatino di pollo ai funghi

Un altro piatto dell’infanzia di mio marito è un pollo in umido con i funghi che nonostante tutte le ricette che ho tentato, manca sempre di qualcosa per essere esattamente come quello che ricorda.
A questo punto dunque, vi parlerei della versione di questa specie di pollo alla cacciatora che pare avvicinarsi più delle altre alla ricetta originale di mia suocera Dina.
Anche chi non ha un ricordo particolare da inseguire, secondo me la troverà squisita.

20140608-002425.jpgIn questa ricetta preferisco utilizzare solo il petto, ma si può cucinare anche tutto il pollo tagliandolo in 8 pezzi.
Metto subito a bagno in acqua tiepida 40 gr di porcini secchi, così si ammorbidiscono.
Faccio appassire a fuoco molto dolce con olio e burro: 1 cipolla affettata sottile, 1 carota e 1 gambo di sedano tritati.
Taglio in 6 porzioni della stessa dimensione un bel petto di pollo intero di circa 8-900 gr, le infarino leggermente e le accomodo nel tegame del soffritto. Alzo la fiamma, le rigiro, le spruzzo di vino bianco, insaporisco con sale e pepe e lascio sfumare.
Quindi aggiungo 1 foglia di alloro, 2 chiodi di garofano, 1 rametto di rosmarino tritato molto fine, 1 pezzetto di buccia di limone, 1 spicchio d’aglio schiacciato e privato del germoglio, 1 cucchiaiata di prezzemolo tritato, 6-7 foglie di basilico spezzettato con le mani, i funghi strizzati e tritati grossolanamente, 400 gr di pomodori pelati tagliati a tocchetti e 4 patate sbucciate e tagliate in grossi pezzi.
Copro e lascio sobbollire piano per 30-35 minuti, fino a cottura ultimata.

Se non lo servite con la polenta ma con delle belle fette di ciabatta croccante e anziché i pelati usate i pomodori freschi, lo potete fare anche adesso perché ha uno di quei sapori senza stagione che piacciono sempre.
A questa ricetta facevo cenno anche quando il 24 gennaio ho pubblicato il “Polastro in tecia”, un’altra versione di pollo in umido davvero squisita.
Se amate il pollo, non avete che l’imbarazzo della scelta!