Gamberi al bacon

Vi ho raccontato vero, che con lo scambio della nostra Multiproprietà al Lago di Carezza, una volta siamo approdati anche in un residence appena a nord di San Diego?
Direi di sì e ci è piaciuto così tanto che ci siamo tornati anche alcuni anni dopo, per due volte, prendendo semplicemente in affitto uno Studio nello stessa struttura.
Adoravo fare la spesa al Supermercato Albertsons, passeggiare lungo l’Oceano, nutrire gli scoiattoli, cenare al Vera Cruz, dove dal Residence si poteva arrivare anche a piedi… solo che in California nessuno va a piedi a meno che non stia facendo jogging!
Comunque, che ci si vada con la Station Wagon o con la Cabriolet, in questo rinomato ristorante unicamente di pesce, che all’ingresso ha anche una vetrina con prodotti freschi da asporto, si viene accolti dal profumo dei gamberi avvolti nel bacon, degli astici insaporiti con la paprika affumicata, degli spiedini di scampi con una delicata salsa al limone e un leggero profumo di aglio, dei tranci di salmone grigliati con l’alloro…
Insomma avete capito come si mangia alla Fish House Vera Cruz di Carlsbad, nel Sud della California, vero?!
Quando rientro a casa, per non essere presa dalla quella “nostalgia gastrica” che ogni tanto mi assale, preparo alcuni dei cibi che ho scoperto in viaggio e se non ho le indicazioni dello chef, faccio un paio di tentativi per ottenere il sapore, il profumo e la consistenza del piatto così come lo ricordo.
Uno dei più semplici da replicare è quello dei gamberi al bacon.
Consiglio di prepararne un’infinità perché andranno a ruba!

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Si prepara un composto di pancarrè frullato, aglio (che si può anche omettere), prezzemolo tritato, parmigiano grattugiato, alici sott’olio ridotte a crema con la lama di un coltello e erba cipollina tagliata sottile. Si condisce con qualche cucchiaiata di olio e si mescola.
Si sgusciano e si puliscono le code di gambero, quelle belle grosse, lasciando solo le codine. Si passano nel composto facendolo aderire bene e poi si avvolgono una per una nelle fettine di bacon.
Sono pronte per essere cotte alla griglia, pochi minuti per parte: basta che il bacon sia ben rosolato e si possono portare in tavola.

Sono da provare accompagnate da una ciotola di peperoni e formaggio (Asiago, Gouda, fontina) a cubetti minutissimi, cipolla rossa affettata sottile, qualche oliva, origano, succo di lime, olio, sale e pepe.
È un’insalata insolita, ma… vi fidate di me?!

Insalata di spinaci e chevre: una vera ricetta New Age Angelena

La California è senza dubbio la mia meta preferita negli Stati Uniti.
È lo Stato che ho visitato più volte e in modo più approfondito, soprattutto lungo la Costa, da quella deliziosa zona a Nord di San Francisco oltre il Golden Gate, dove c’è un bel parco di sequoia giganti e cominciano i vigneti, giù a Sud fino San Diego, quasi al confine con il Messico, dove si sente già profumo di chili e tortillas.
La città della California che preferisco è forse Los Angeles. Lo dico sempre: è una città che mi toglie il fiato.
Non mi importa se dipende dall’emozione o dalla concentrazione di monossido di carbonio che si respira, la adoro. E la conosco ormai piuttosto bene. Ogni area mi offre qualcosa di divertente e diverso.
A Beverly Hills per esempio non faccio davvero shopping ma ci vado per comprare i profumi più esclusivi, come Bijan di Bijan nella boutique di Rodeo Drive, ma mi limito a questo!
Se in questa magica atmosfera, circondati da abbronzature permanenti, limousine e denti incapsulati, sotto un cielo che ricorda il color turchese delle imposte di Santorini, vi venisse fame, potreste scegliere di mangiare un’insalata a prezzi ragionevoli, servita il più delle volte da avvenenti e impeccabili aspiranti attori in uno dei tanti locali, magari al ristorante di un grande albergo.
Al Beverly Wilshire per esempio ci si può sfamare con questa elegante insalata, che non costa di più del calice di Chablis o Chardonnay che non avrete resistito alla tentazione di ordinare, da veri VIP…

Per rifarla a casa e continuare a sentirsi come Pretty Woman si procede in questo modo.
Si fanno marinare in frigorifero per qualche ora 250 gr di formaggio di capra (chevre) tagliato in quattro dischi con 50 ml di olio e le foglioline di 1 rametto di timo.
Si lavano e si asciugano 500 gr di foglie di spinaci piccole e freschissime.
Si prepara una salsa morbida, tipo maionese, sbattendo con la frusta 1 tuorlo, 1 cucchiaino di prezzemolo, 1 cucchiaio di aceto di vino rosso, 1 cucchiaino di senape e 100 ml di olio, si sala e si pepa abbondantemente. Si versa sugli spinaci e si mescola con delicatezza.
Si fanno scaldare sulla piastra i dischi di chevre sgocciolati dalla marinata giusto 30 secondi per parte e si dispongono sull’insalata di spinaci, che si cosparge con 50 gr di gherigli di noce.
Io aggiungo anche qualche pomodorino che nella versione originale non c’era.
Si fanno infine diventare croccanti 3-4 fette di bacon e se lo si desidera, si sbriciolano su questa insalata assolutamente chic.
Io lo faccio.

Spaghetti con sugo di pesce (di recupero)

Quando cucino i filetti di pesce (orata, branzino, merluzzo o cernia) “alla Mediterranea”, cioè semplici e piccantini con pomodori ed erbe, ne preparo sempre ben più delle due porzioni canoniche previste per una coppia che si siede a tavola mediamente affamata.
In famiglia nessuno ama mangiare il giorno dopo quello che è avanzato, così ormai ho acquisito una certa abilità nel camuffare i piatti che ripongo in frigo coperti di pellicola o sistemati nei contenitori a chiusura ermetica tipo Tupperware per riproporli il giorno successivo.
Dunque non faccio altro che scaldare i filetti di pesce cucinati in più e sminuzzarli con con la forchetta, poi con qualche piccola aggiunta, condisco un paio di porzioni di spaghetti.

20140628-011722.jpgFaccio tostare in una padella antiaderente 1 cucchiaio di pangrattato. Fuori dal fuoco aggiungo un cucchiaino di farina di mandorle e uno di parmigiano grattugiato.
Lesso al dente gli spaghetti, li verso nella padella con il sugo di pesce, li faccio brevemente saltare, li cospargo con la miscela di pangrattato, mandorle e parmigiano, li spolverizzo di prezzemolo tritato, li divido in due piatti e li condisco con un giro d’olio crudo.

È un “recupero” intelligente e saporito e se non lo raccontate in giro, pare che il sugo lo abbiate preparato al momento, proprio per il pranzo.

Pane all’aglio

Ho visto qualche tempo fa il delizioso pancarrè di Imma (immacucina.wordpress.com) che mi ha ricordato il favoloso pane all’aglio che mangio quando sono in vacanza negli Stati Uniti, che ho scoperto in uno dei ristoranti della catena Sizzler.
In America il pane in genere si paga a parte, è considerato infatti un contorno: normalmente la portata principale che si sceglie, di carne o di pesce, è sempre accompagnata da riso o patate, che lo sostituiscono.
In generale, ordinare un pasto negli Stati Uniti è una faccenda piuttosto complicata, che segue regole di ferro difficilissime da aggirare.
Solo nei Fast food è relativamente semplice perché si sceglie dai cartelli appesi alle spalle delle cassiere come qui in quei McDonald’s e Burger King che sono approdati anche nelle città della Pianura Padana, ma bisogna essere veloci perché gli Americani non sono un popolo paziente.
Se non ci si sbriga ad ordinare infatti, chi è in coda comincerà a rumoreggiare e la cassiera ad irritarsi. Un giorno magari vi racconto l’esperienza tipo che si vive ordinando il pranzo in un Family Restaurant, che è l’equivalente delle nostre trattorie. Riderete di sicuro e vi servirà come conoscenza acquisita di cui fare tesoro durante il vostro prossimo viaggio negli Stati Uniti.

20140720-183230.jpgSi pelano 2 spicchi d’aglio, si privano del germoglio interno e si riducono a crema.
Si fanno fondere 100 gr di burro a fiamma bassa senza farlo imbiondire.
Fuori dal fuoco si aggiungono l’aglio, 1 cucchiaino di origano secco, 1 cucchiaino di prezzemolo tritato e 4 cucchiai di parmigiano grattugiato.
Si taglia a fette una forma di pane a cassetta (comprato come faccio io o preparato in casa come fanno molte di voi), si ricompone il filone sulla placca del forno e si cosparge col burro fuso aromatizzato, facendolo colare negli spazi fra le fette.
Si inforna qualche minuto sotto il grill fino a che assume una bella colorazione dorata e poi si porta in tavola, preceduto dal suo aroma inconfondibile.

Io trovo il pane all’aglio fantastico: profumato, caldo, croccante, in grado di valorizzare della semplice carne ai ferri, per esempio, o un banalissimo pesce al vapore.
Un’unica esortazione: non mangiatelo da soli ma dividetelo col partner o astenetevene in caso abbiate in previsione un incontro galante… l’aglio non perdona!

Paccheri ai tre sapori

E i tre sapori sono: tonno, melanzane e pomodoro, che insieme stanno benissimo.
È un abbinamento che ho già più volte sperimentato e di cui abbiamo anche parlato lo scorso 21 ottobre. Stavolta però il tonno è in scatola.
Questa ricetta all’inizio potrebbe far pensare ad una derivazione della solita, squisita, sfruttata Pasta alla Norma, rivista e arricchita, perché in cucina io tolgo, aggiungo, modifico e completo, lo sapete, ma è decisamente differente.
Ho usato i paccheri perché per me significano vacanza, estate, sud assolato, voglia di sapori intensi, nonostante questa infame stagione che ci sta assillando. Come cantava Fred Bongusto? E la chiamano estate…

20140731-005433.jpgIn una padella bella larga faccio imbiondire con l’olio, 2 spicchi d’aglio. Li tolgo appena prendono colore e friggo 2 melanzane, quelle lunghe, a dadini.
Le scolo e le salo.
Pulisco la padella con la carta Scottex e faccio appassire 2 pomodori ramati sbucciati, privati dei semi e tagliati a cubetti in poco olio fresco, salo, insaporisco con una macinata di pepe e quando il sugo si è un po’ ristretto aggiungo 2 scatolette di tonno sott’olio sgocciolato.
Lo faccio insaporire e dopo qualche minuto unisco le melanzane, fritte in precedenza, per farle scaldare.
Nel frattempo ovviamente ho fatto lessare i paccheri. Li scolo al dente e li verso nella padella.
Aggiungo 1-2 cucchiaiate di acqua di cottura della pasta e amalgamo bene a fuoco vivace.
Servo spolverizzando i piatti con il prezzemolo tritato.

Avete visto? Con la pasta alla Norma non c’entra niente e in fondo nemmeno con la ricetta delle penne a cui accennavo all’inizio, ma è veloce e piuttosto appetitosa.

Spaghetti aglio, olio e peperoncino? Sì grazie, ma con una piccola variante

Gli spaghetti aglio, olio e peperoncino sono uno di quei piatti che consentono di cenare anche tardi al rientro da una gita o dal cinema o di sfamare con gusto amici e parenti che si presentano all’improvviso, perché si preparano velocemente, sono saporiti, economici e semplicissimi.

In un tegamino si scaldano 4 cucchiai di olio e, a fuoco dolce, si soffrigge 1 spicchio d’aglio affettato e 1 peperoncino tritato.
Quando l’aglio si è imbiondito si toglie il tegame dal fuoco, e si condiscono gli spaghetti lessati al dente e scolati.
Alla fine si aggiunge un ciuffo di prezzemolo tritato e si serve.

20140729-000738.jpgLi sapete fare tutti, no, che ci vuole?!
Ma questa è la ricetta basica, classica, sempre uguale… allora noi apportiamo una leggerissima variante, che non sconvolge la ricetta, ma dona al piatto una nota fresca che contrasta il piccante deciso del peperoncino e il profumo intenso dell’aglio.
Sostituiamo semplicemente il trito di prezzemolo con un trito di menta e basilico e lo saliamo anche leggermente.
Tutto qua, ma la differenza è sostanziale e si avverte già dal primo boccone.

È inutile che ne parliamo: non mi toglierò mai il vizio di modificare le ricette!
Nel mio piatto aggiungo anche un po’ di peperoncino secco per intensificare la piccantezza, voi potete regolarvi come credete.

Variante al forno delle polpette di granchio

Le polpette di granchio sono senza dubbio uno dei miei piatti preferiti, primo perché sono, appunto, polpette e le polpette sono il cibo degli dei, secondo perché l’ingrediente principale è la polpa di granchio, quella in scatola, d’accordo, ma si tratta pur sempre di uno dei miei adorati crostacei.
I granchi che mangio più di frequente, oltre appunto al granchio reale Chatka in scatola, sono le granseole o i granciporri (solo al ristorante) e le zampe di granchio dell’Alasca, che acquisto ovviamente surgelate e sono squisite anche se un po’ brigose al momento di recuperare la polpa, che va intinta in una ciotolina di burro all’aglio che è una sinfonia di puro gusto e colesterolo.
Il risultato finale però vale la fatica e il sacrificio!
Tornando alle polpette di granchio, vi do oggi una interessante variante della ricetta originale e poi lascio a voi scegliere se friggerle comunque come normali polpette o cucinarle al forno, che è un modo molto più sofisticato di prepararle e offrirle.

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Si miscelano in una ciotola 450 gr di polpa di granchio sgocciolata con 1 uovo, 2 fette di pancarrè frullate, 2 cucchiai di ricotta (o Philadelphia), il succo di 1/2 limone, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 cucchiaini di salsa Worcester, qualche goccia di Tabasco (o 1 pizzico di peperoncino in polvere) e 1 generosa macinata di pepe nero.
Si mescola con cura e a questo punto o si formano delle polpette leggermente schiacciate (che si friggono poche alla volta nell’olio facendole dorare su entrambi i lati e si servono con la Salsa Tartara) oppure si riempiono i soliti stampini da muffin imburrati e infarinati e si infornano a 200 gradi per 10-12 minuti.
Sono pronte quando la superficie è bella dorata.

Si servono come antipasto ma diventano un piatto unico con vicino magari una piccola insalata di capesante e agrumi… ma di questa parliamo un’altra volta.

Moules à la crème (cozze alla panna)

La volta che siamo andati in Normandia era la fine di maggio.
Secondo noi, la primavera inoltrata ci avrebbe garantito temperature miti e assenza di pioggia, ma ci eravamo scordati dei problemi incontrati dagli Alleati al momento dello sbarco a Omaha Beach in quell’uggiosa, gelida alba del 6 giugno 1944…
È finita che ci siamo comprati chi un maglione blu da pescatore bretone (come quello del tonno Nostromo), chi uno scialle in lana ricamato molto chic e abbiamo mangiato sempre piatti caldi.
Come base avevamo scelto l’elegante e mondana Deauville. Però, forse perché non era la stagione delle corse ippiche, o dei tornei di polo, né quella del Festival del Cinema Americano, non l’ho trovata poi così movimentata come promesso (o minacciato) dalle Guide, ma anzi piuttosto intima e riservata.
Indossando dunque scialli e maglioni un giorno all’una abbiamo percorso le “planches” di duro legno tropicale, fiancheggiate dalle cabine ognuna con il nome di una star, che delimitano l’immensa spiaggia dai caratteristici ombrelloni blu, gialli e rossi. Una spiaggia molto pittoresca.
Camminando su questa celebre passerella di buon passo perché un vento gelido spazzava la spiaggia creando fastidiosi e accecanti mulinelli di sabbia, abbiamo raggiunto il celebre Bar du Soleil per un pranzo tipico al sole, fortunatamente dietro le vetrate.
Ho ordinato lì per la prima volta le Moules à la crème e le ho trovate sorprendenti. Squisite.
Le cozze in Francia le avevo mangiate spesso, ma mai cucinate in questo modo e naturalmente ho imparato a farle anche a casa.
Non ci vuole niente ma sono molto chic la volta che si vuole fare scena…

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In un tegame largo dai bordi alti faccio stufare a fuoco molto dolce 2 cipolle bianche affettate sottili.
Dopo aver lavato e spazzolato 2 kg di cozze, privandole delle barbe, le verso nel tegame con le cipolle stufate, unisco 1/2 bicchiere di vino, abbondante pepe nero appena macinato e 1 ciuffo di prezzemolo tritato in modo molto grossolano, incoperchio, alzo la fiamma e scuoto di tanto in tanto il tegame.
Non appena tutte le cozze sono aperte, le tolgo con un mestolo forato e le tengo al caldo.
Filtro il liquido, lo faccio restringere a fuoco vivace, unisco 400 ml di panna da cucina, faccio ridurre ulteriormente a fuoco moderato, rimetto le cozze nel tegame, le faccio saltare proprio un attimo e le servo subito.

Sono squisite, in Normandia le ho gustate in due ristoranti diversi. In uno erano complete, nell’altro servite dopo che era stata eliminata la valva vuota. In entrambi i casi, nei gusci resta un po’ di sughetto alla panna che trovo delizioso.
Sono una variante delle “moules marinière” che in genere vengono servite con le frites, sia in Normandia che nel resto della Francia, che io però preferisco senza contorno di patatine.
Le dosi che vi ho suggerito sottintendono che si tratta di un piatto unico. Se le volete servire come antipasto, riducetele drasticamente.

Sandwich di pollo

L’insalata di pollo è un piatto che faccio abbastanza spesso d’estate perché si prepara in anticipo e si gusta quando si rientra da una mattina, un pomeriggio o una giornata intera fuori casa, che si sia passata al mare, in un Centro Commerciale, al lago, al cinema, ai monti, in palestra o in piscina.
Come molte altre “insalate” anche questa senza dubbio da il meglio di sé in un panino… era inutile dirlo, ormai mi conoscete!

20140720-232352.jpgPer quanto riguarda questa preparazione, ci sono due scuole di pensiero: alcuni prelevano il petto da un pollo cotto allo spiedo, altri lo fanno lessare con i classici odori, così resta anche un buon brodo da surgelare negli stampi dei cubetti del ghiaccio e utilizzare quando serve.
Qualunque sia la vostra scelta, l’importante è che quando la utilizzate, la carne sia fredda.

Preparo per primo il condimento unendo a una tazza di maionese il succo di 1/2 limone, un cucchiaino di prezzemolo tritato, un cucchiaio di salsa Worcester, un pizzico di sale e una bella macinata di pepe.
Lavo un gambo di sedano, lo libero dei filamenti e ne ricavo dei cubetti.
Taglio un petto di pollo già cotto a dadini, lo sistemo in una ciotola, copro con la salsa che ho preparato, aggiungo 50 gr di filetti di mandorle leggermente tostati e la dadolata di sedano.
Mescolo con cura ma con delicatezza.
Faccio tostare sulla piastra 8 fette di pancarrè, ne copro 4 con alcune belle foglie di lattuga e distribuisco sopra l’insalata di pollo.
Copro con le altre 4 fette di pane e taglio a metà i sandwich per facilitarne il primo morso.
Il resto è come andare in bicicletta: viene da sé!

“Insalata” di tonno al formaggio

Quella che chiamo Insalata di tonno (tuna salad), è in realtà una specie di mousse, o poco più, che d’estate è molto appagante e si può mangiare a scelta con la forchetta, oppure tra due fette di pane.
Mi piacciono entrambe le versioni, ma il sandwich mi da più soddisfazione. Oggi parliamo di questo.

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Si sgocciolano 2 scatolette di tonno al naturale, si trasferisce la polpa in una ciotola, si spezzetta con la forchetta e si condisce con 1/2 tubetto di maionese, 1 cucchiaio di salsa Worcester, 1 cipollotto tritato finemente, 1 cucchiaio di succo di limone e 1 cucchiaino di prezzemolo. Si mescola e si insaporisce con sale e pepe.
Si fanno tostare leggermente 4 fette piuttosto spesse di pane ai cereali, se ne coprono due con un ciuffo di misticanza o alcune foglie di lattuga e, se piace, qualche fetta di pomodoro, ci si divide sopra il tuna salad e si cosparge con 80 gr in totale di formaggio emmental, o gruviera, grattugiato o tagliato a julienne.
Si passano le fette nappate con la salsa di tonno e guarnite col formaggio sotto il grill giusto un minuto, per farlo fondere e poi si coprono con le rimanenti due fette di pane già tostato.
A questo punto il nostro sandwich è pronto.

Questa in realtà è la ricetta originale del “melted tuna sandwich”, mentre nella semplice “tuna salad” ometto il formaggio e faccio altre variazioni.
Magari la prossima volta che me la preparo ne parliamo.