Filetti di orata gratinati all’arancia con fondi di carciofo e pomodorini confit

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La ricetta di oggi è complessa ma non complicata. Si divide in realtà nella preparazione del pesce e a parte in quella dei fondi di carciofo e dei pomodorini confit.
I fondi di carciofo li acquisto così, già mondati dalle foglie e dai gambi. Li sciacquo e li cuocio in tegame con qualche spicchio d’aglio, prezzemolo tritato, olio, sale e pepe. Aggiungo 1/2 bicchiere d’acqua e quando è consumata i cuori di carciofo sono cotti alla perfezione.
Per i pomodorini confit vi rimando al mio post https://silvarigobello.com/2014/05/31/i-pomodorini-confit/ perché fatti così vengono sempre una meraviglia.
Non resta dunque che parlare di come semplicemente gratinare dei bei filetti di orata con una panatura delicata e aromatica.

Preparo una panure miscelando insieme 2-3 cucchiaiate di pangrattato con la buccia grattugiata di un’arancia, 1 pizzico di peperoncino, 1 pezzettino di aglio ridotto a crema, 1 cucchiaino di prezzemolo tritato, sale e pepe, 1 filo d’olio e 1/2 cucchiaino di origano.
Copro di carta forno una teglia, la ungo con un goccio d’olio, appoggio 4 filetti di orata e distribuisco sopra la panure aiutandomi con un cucchiaino.
Inforno a 200 gradi per circa 1/4 d’ora. Naturalmente ognuno sa come gestire il proprio forno, l’importante è che il pesce non si asciughi troppo ma resti morbido sotto la panatura che sarà invece leggermente croccante.

Si impiatta con le verdure preparate anche in anticipo volendo e si serve con un sorriso, perché anche oggi si è portato in tavola un piatto delizioso e ghiotto senza troppa fatica!

Filetti di pesce bianco gratinati al forno

Come sapete, nella categoria del pesce azzurro rientrano: sardine, alici, sgombri, acciughe, perfino il pesce spada e il tonno.
Mentre si definiscono pesce bianco: orata, branzino, merluzzo, platessa, sogliola, rombo, nasello, coda di rospo, eccetera.
Quindi per questa ricetta potete scegliere liberamente i filetti di uno di questi ultimi: quello che preferite, che trovate, che vi ispira, non c’è nessun limite.
Io ho utilizzato il merluzzo questa volta e l’ho cotto al forno.

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Ho preparato una panure con 2-3 cucchiai di pangrattato, 1 puntina di aglio ridotto a crema, pepe nero, 2 acciughette sott’olio tritate con un cucchiaino di capperi sciacquati con molta cura, la buccia grattugiata di 1/2 limone e 1 cucchiaino di foglioline di timo fresco, ma si può usare anche un pizzico di timo secco
Ho appoggiato su una teglia un foglio di carta forno e sopra ho sistemato 2 filetti di merluzzo di circa 300 gr l’uno.
Ho sparso su entrambi la panure e ho completato con un giro d’olio. Ho infornato a 200 gradi per 15-20 minuti.
A metà cottura ho appoggiato accanto al pesce alcuni rametti di pomodorini, li ho cosparsi di olio, pepati e salati, ho aggiunto un pizzico di zucchero e ho infornato di nuovo.
Se utilizzate un filetto di pesce meno spesso del mio trancio di merluzzo, bastano 10 minuti di cottura, quindi si possono infornare insieme pesce e pomodori.

Ricetta semplice e molto gustosa.

I leggendari Scampi al limone di U Batti

Nel corso di quei molti viaggetti in Liguria per festeggiare i nostri primi anniversari di matrimonio, avevamo scoperto a Portofino il Ristorante da U Batti, piccolo e molto ricercato, e goduto delle sue specialità di pesce cucinate con amore e attenzione, soprattutto i suoi Scampi al limone, ricetta segretissima e custodita gelosamente come un vero segreto di famiglia.

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Io sono appassionata, oltre che di mille altre cose, anche di letteratura gialla (che molti snobbano considerandola di serie B) e ho scoperto che Manuel Vázquez Montalbán, giornalista e scrittore catalano scomparso nel 2003, è riuscito a trasmettere al personaggio di Pepe Carvalho, protagonista di una serie di romanzi (quelli che ho letto non mi sono piaciuti) le sue personali conoscenze e curiosità culinarie.
Ci raccontò il proprietario che verso la fine degli anni Novanta Montalbán partecipò a Genova al Festival della Poesia e mentre era in visita a Portofino si infilò nella cucina del ristorante e nelle vesti del suo investigatore gourmet cercò scoprire la ricetta segreta degli scampi alla Batti.
Non ci riuscì, pare, ma (restate di stucco): io sì!
Ho dovuto mangiarli più volte, e francamente non è stato un gran sacrificio, ma ho scoperto tutti gli ingredienti e soprattutto il modo giusto per cucinarli perché si mantengano morbidi e assorbano tutti i profumi dei suoi raffinati ingredienti.
Dunque adesso, solo per ospiti molto speciali cucino ogni tanto gli Scampi al limone alla maniera di Batti.

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Sciacquo sotto l’acqua corrente 16 scampi freschi di medie dimensioni, incido i dorsi con una forbice ed elimino il filo intestinale.
In un tegame molto largo faccio sciogliere a fuoco dolcissimo 100 gr di burro con 1 bicchierino di Cognac, 1/2 bicchiere di vino bianco nel quale sciolgo 1 cucchiaio di curry in polvere, il succo di 1 grosso limone, 1 pizzico di sale e una macinata di pepe bianco.
Rimescolo con un cucchiaio di legno tutti gli ingredienti e appena sono amalgamati, all’alzarsi del bollore vi adagio gli scampi in un solo strato.
Alzo un po’ la fiamma e li cuocio con il coperchio per qualche minuto, poi li giro e proseguo la cottura per altri 5 minuti.
Vi accorgerete da soli quando sono pronti perché il grasso diventerà trasparente e gli scampi assumeranno un bel colore acceso.

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Gli scampi alla Batti si servono caldissimi e si mangiano rigorosamente con le mani per non perdere il sapore paradisiaco del condimento che resta sulla punta delle dita quando si sgusciano.
Consiglio di condividere questo piatto unicamente con i familiari o comunque con persone con cui si è molto in confidenza, così si sarà liberi di leccarsi le dita.
E anche i baffi.

Filetti di spigola come a Rapallo

I nostri primi anniversari di matrimonio li abbiamo quasi sempre festeggiati con un lungo week end a Santa Margherita Ligure.
La Riviera di Levante è stata la nostra meta preferita per moltissimi anni: ci sentivamo per qualche strana alchimia come a casa.
Negli anni successivi ci siamo andati meno spesso, scegliendo mete diverse, ma negli anni Novanta ci siamo tornati più volte, trovandola inaspettatamente molto poco cambiata, sempre affascinante e accogliente come era nei nostri ricordi.
Tornare in Liguria è stata un’esperienza magica, mangiare di nuovo in Liguria un’esperienza altrettanto affascinante.
La cucina Ligure è straordinariamente semplice e saporita. Con pochi, eccellenti ingredienti si creano piatti leggeri e squisiti, come questi Filetti di spigola, apprezzatissimi in famiglia come quelli gustati a Rapallo, cittadina più grande e più elegante di Santa Margherita, ma vicinissima a tutti i luoghi tanto amati dei nostri ricordi di gioventù.

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In un largo tegame faccio rosolare a fuoco dolcissimo 2 spicchi d’aglio e 1 rametto di rosmarino con 4 cucchiai di olio leggero (Ligure, ovviamente, o del Lago di Garda).
Quando l’olio si è insaporito li elimino e butto nel tegame una cucchiaiata di pinoli. Dopo qualche minuto aggiungo i filetti di due spigole (branzini), li sfumo con 1/2 bicchiere di vino bianco e quando è evaporato unisco qualche oliva taggiasca, 1 foglia di alloro e un paio di patate lessate a metà e tagliate a rondelle.
Salo, insaporisco con pepe e prezzemolo tritato e cuocio 5 minuti col coperchio, poi termino la cottura a tegame scoperto.
Non occorre girare il pesce, né le patate, basta scuotere il tegame un paio di volte perché non si attacchino al fondo.
Naturalmente è una preparazione che si può fare anche al forno, ma quando le cotture sono così brevi, trovo un inutile spreco tutto il tempo che ci vuole a portarlo in temperatura prima di infornare il pesce.

È un piatto che per noi ha il senso dei ricordi di gioventù, uno di quelli che risvegliano quella che chiamo ironicamente “nostalgia gastrica”, ma che piace più o meno a tutti ed è molto gradevole in tutte le stagioni… anche le stagioni della vita.

Filetto di maiale alle nocciole

Per il pranzo di Pasqua, dopo una teglia di delicate crespelle agli asparagi (https://silvarigobello.com/2015/03/13/crespelle-con-gli-asparagi), porterò in tavola un filetto di maiale al forno, che non richiederà molti sforzi, ma avrà senz’altro l’accoglienza che si merita.

20150310-114553.jpgOccorrono 1 o 2 filetti di maiale, dipende da quanti commensali siedono alla vostra tavola, di circa 6-700 gr l’uno.
Per 1 filetto si tritano grossolanamente nel mortaio 30 gr di nocciole e si distribuiscono su un foglio di carta forno.
Si versano in una ciotola 1 cucchiaino di senape antica (quella con i grani della Maille, che per me è la migliore), 1 cucchiaio di miele, 1 spruzzo di Cognac, 1 pizzico di sale, 1 macinata di pepe e si mescola con cura.
Dopo averlo spennellato da tutti i lati si fa rotolare il filetto nelle nocciole, facendole aderire bene, e lo si appoggia in una pirofila dove sul fondo sono stati sistemati 3 scalogni a pezzi, 1 arancia con la buccia, a fette, e 2 foglie di alloro.
Si aggiungono, ai lati della carne, 50 gr di burro a pezzetti, 1 bicchierino di Cognac e si inforna a 200 gradi coprendo la pirofila con un foglio doppio di alluminio per 20 minuti.
Si passa quindi alla funzione grill per qualche minuto, dopo aver eliminato l’alluminio, per ottenere un leggera gratinatura.
Come sempre, è meglio aspettare 10 minuti prima di affettare il filetto. Nel frattempo si filtra il fondo di cottura che è stato deglassato con 1/2 bicchiere di vino bianco e si passa a parte in salsiera.

So che alcuni non gradiscono la senape: si può semplicemente ometterla o sostituirla con 1/2 cucchiaino di pepe alla Creola pestato nel mortaio.

Continuate pure a chiamarli bignè di sardine…

Quando il 16 marzo ho postato le verdure ripiene al forno tipiche di Nizza, avevo quasi promesso a Crendina e a The Master of Cook, che avrei fatto anche i “bignè di sardine” alla Provenzale appena si fossero potute tenere le finestre aperte per arieggiare la cucina, perché queste sardine fritte in pastella puzzano un bel po’.
Il risultato sarebbe dovuto essere come quello della foto: delle vere frittelle gonfie e croccanti di sardine diliscate e private della testa, avvolte nella pastella che mi ha suggerito lo chef.

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In realtà nonostante avessi preparato la pastella secondo le sue indicazioni, a me sono venute così diverse che sono stata in forse per giorni prima di decidere se mostrare il mio risultato, poi ho deciso di prendermi le mie responsabilità…

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Eppure mi pareva di aver seguito tutti i passaggi per bene.
Ho mescolato in una ciotola 100 gr di farina 00, 50 gr di maizena e 1 pizzico di sale.
Ho aggiunto 1 bicchiere di birra e 2 albumi montati a neve. Li ho incorporati con delicatezza e ho fatto riposare la pastella per mezz’ora al fresco.
Ho sciacquato le sardine che il pescivendolo aveva già eviscerato e privato della lisca centrale e della testa, le ho asciugate e le ho immerse nella pastella una per volta (erano circa 400 gr all’acquisto) per poi tuffarle nell’olio di arachidi e toglierle col ragno non appena erano dorate.
L’errore in parte è stato mio che non ho richiuso le sardine prima di passarle nella pastella ma le ho fritte aperte, d’accordo, ma la pastella come mi è stata suggerita non è la stessa di quelle nizzarde.

Buonissime comunque anche la mie se le mangiate calde, bisogna infatti tenerle nel forno tiepido a mano a mano che sono fritte, e una volta tanto perfino spruzzarle di limone, però… ho comunque un’altra ricetta per una pastella favolosa con cui preparare i bignè di gamberi.
Vedrete che mi farò perdonare!

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Chicken piccata (scaloppine di pollo al limone Manhattan style)

Volete sapere come servono le scaloppine al limone a Manhattan?
Be’, trattandosi di un piatto italiano gli Americani pensano che la pasta non debba mancare…
Dopo qualche settimana negli Stati Uniti una delle prime volte, forse addirittura la prima, ci siamo azzardati ad ordinare un piatto che ci pareva di gusto così italiano che pensavamo non avremmo avuto problemi. Si trattava delle scaloppine al limone, amate da tutta la famiglia.
Allora non eravamo ancora preparati alle dimensioni delle portate principali, che sono da sole un vero pasto e anche piuttosto abbondante, né agli immancabili due contorni di cui uno è spesso il riso ma qualche volta la pasta.
Quindi è stato con una certa diffidenza che abbiamo affrontato queste Chicken piccata, ma se si scarta la pasta, le scaloppine risultano sorprendentemente saporite e succulente. I bambini le hanno trovate troppo piccanti e si sono limitati a mangiare invece solo la pasta, anche la nostra. Con le patatine fritte, naturalmente anche le nostre.

20150220-022212.jpgLe scaloppine al limone più o meno mi sa che le fate tutti, mi limito quindi a citare la vecchia ricetta dell’Angelina Café dell’Est End di Manhattan.

Si taglia a fettine 1 petto di pollo. Le scaloppine così ottenute si infarinano e si passano in padella con un pezzetto di burro, si rigirano quando un lato è dorato, si salano e si coprono di succo di limone.
Si aggiungono anche alcune zeste e qualche cucchiaiata di capperi sott’aceto sciacquati.
Si portano a cottura aggiungendo se occorre un goccetto di brodo di pollo perché devono restare morbide.
Si cospargono di prezzemolo tritato, si decorano con un’alice arrotolata e si servono con verdura cotta e pasta condita col loro sugo… Ecco questa parte la eviterei, ma per il resto la ricetta è assolutamente conforme all’originale.

Le volte successive abbiamo imparato ad ordinare in certi ristoranti solo per due e a cedere ai bambini la pasta che accompagnava il piatto. Le patate fritte completavano il loro poco salutare ma appagante pasto.
L’abbiamo fatto una volta da Tarantino’s al Fisherman Warf di San Francisco dove il maître di origine italiana ci aveva consigliato l’astice grigliato con linguine al pomodoro e basilico e la seconda volta a Epcot, in quello che adesso si chiama Tutto Italia Ristorante, dove abbiamo felicemente ordinato Fettuccine Alfredo con a fianco una cotoletta di pollo. Queste le abbiamo equamente divise.

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“Polpette” di pesce

Non ditemi che a voi non succede mai, che le vostre porzioni sono sempre perfettamente corrispondenti al numero e all’appetito dei commensali. Insomma che non avanzate mai del pesce al forno, per esempio qualche filetto di branzino al sale o un’orata al cartoccio.
Quando succede si può il giorno dopo servirli con maionese, qualche sottolio, una salsina alle acciughe, una falda di peperone, due pomodorini a dadini e magari una patata bollita.
Oppure si possono fare le polpette, sì, delle belle polpette che anziché friggerle si passano al forno ma danno comunque più soddisfazione di un’insalata fredda. O no?!

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Queste “polpette” si cuociono negli stampi da muffin che sono perfetti per queste preparazioni.
In una ciotola si spezzetta con la forchetta il pesce avanzato, mettiamo 300 gr di branzino al sale, ma anche di merluzzo semplicemente bollito.
Si lessa 1 patata, si sbuccia, si taglia a dadini e si unisce al pesce.
Si aggiunge 1 uovo, il succo di 1/2 limone, sale, pepe, qualche goccia di Tabasco o 1 pizzico di peperoncino, 1 gambo di sedano pulito dai filamenti e tagliato a cubetti e qualche foglia di basilico spezzettata con le mani.
Si mescolano tutti gli ingredienti e si riempiono fino a 3/4 gli stampi da muffin spennellati con l’olio.
Si spolverizzano di pangrattato e si passano in forno a 200 gradi.
Quando sono dorati si possono sfornare e dopo qualche minuto sformare e servire con un’insalata di patate e dei pomodori all’origano per esempio.

Naturalmente chi volesse friggere queste polpette, lo può tranquillamente fare e saranno ovviamente squisite.
Ricordatevi di servirle con la salsa tartara (post del 4 marzo).

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Pollo disossato ripieno (versione vitello e pane)

Il secondo arrosto di pollo disossato, specialità della mia consuocera Giulietta, di cui vi ho già accennato, è farcito con un composto morbido e delicato, molto gradevole e stuzzicante. La ricetta è sua e questo è il risultato: appetitoso anche questo, vero?

20150217-194124.jpgCi si fa disossare un bel pollo dal proprio macellaio o, come abbiamo già stabilito, ci si arrangia da soli.
Si prepara un composto con 300 gr di polpa di vitello macinata due volte, 1 panino raffermo privato della crosta, ammollato nel latte e poi strizzato, 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato, sale, pepe e 1 grattata di noce moscata.
Si appoggia il pollo con la pelle a contatto del piano di lavoro e si copre completamente con 120 gr di prosciutto crudo affettato sottile.
Si forma un “salsicciotto” con il composto di vitello e pane e si accomoda al centro. Gli si avvolge attorno la carne di pollo racchiudendolo bene al suo interno e si cuce l’apertura (come abbiamo fatto giovedì scorso col pollo disossato farcito di prosciutto e formaggio), oppure si lega con più giri di spago, come siete abituati e vi trovate più a vostro agio.
Si fa rosolare in olio e burro con scalogno, salvia e rosmarino, si aggiusta di sale e pepe, si sfuma con il vino bianco, si aggiunge il nostro consueto mestolo di brodo e si porta a cottura a tegame coperto, rigirandolo perché prenda un bel colore dorato su tutti i lati. Dopo un’oretta circa è pronto.
Si eliminano gli odori, si lascia intiepidire per non rischiare di disperdere il ripieno nel taglio e si affetta con attenzione e un coltello ben affilato. Si serve con il suo sugo e si ammette che i commensali facciano scarpetta.

Un amico chef mi dice che l’ideale per ottenere fette perfette sarebbe usare il coltello elettrico. Be’ io ce l’ho, ma non lo uso mai, lo tengo dove c’è anche l’apparecchio delle crêpes, ricordate? In un punto della cucina non così facilmente accessibile, quindi con gli arnesi quasi obsoleti. Magari gli do una spolverata e controllo se funziona ancora…

La cotoletta di asià: un altro retaggio dell’infanzia

La cotoletta di asià è un altro retaggio della mia infanzia. È un secondo croccante e delizioso che il venerdì era spesso presente sulla nostra tavola.
Quello che nel Veneto chiamiamo asià è lo spinarolo, un pesce simile al palombo, senza spine, dal sapore delicato, che si vende esclusivamente a fette.
In Venezia Giulia se ne fa anche un gustoso brodetto, ma io l’ho sempre e solo impanato e fritto.
È una ricetta basica, semplice e gustosa. È così buona che di tanto in tanto conviene davvero rifarla.

20150114-014114.jpgSi infarinano leggermente le fette di asià private della pelle e dell’osso/lisca centrale e si lasciano “a bagno” nelle uova battute per tutto il tempo che si impiega a grattugiare abbondante pane raffermo… insomma io ce le lascio 15-20 minuti.
Si prepara la padella dei fritti con almeno 1 bicchiere di olio.
Si sollevano le fette di pesce dall’uovo e si impanano premendole bene col palmo delle mani, si rigirano un paio di volte nel pangrattato che deve assorbire tutto l’uovo e si friggono velocemente.
Si sgocciolano sulla carta da cucina e si salano subito prima di servirle.

Io le trovo sempre deliziose, così croccanti, calde e saporite: insomma fritte!
Chi lo desidera può spruzzarle con succo di limone.