Budino di pane con le uvette

Di pane raffermo si parlava pochi giorni fa con Marina di Le ricette di Baccos. Per quanto poco se ne compri, di pane se ne avanza sempre.
Personalmente spesso mi trovo con il freezer intasato di sacchetti gelo con dentro diversi panini interi che prima o poi vengono buoni e con un sacchettone di pane appena sbocconcellato che conservo per grattugiare, per fare i crostini per le minestre, per sfamare le anatre del Lago. Ma me ne resta sempre un bel po’.
Quando erano piccoli i ragazzi facevo spesso un dolce morbido e profumato, adatto alla merenda, ma poi loro sono cresciuti e l’ho abbandonato.
Mi è tornato in mente adesso che questo tempo e il vento mi mettono a disagio, mi fanno accelerare il ritmo cardiaco e acuiscono la malinconia.

20140209-173602.jpgSi mettono a scaldare 750 ml di latte a cui si mescolano i semini di 1 baccello di vaniglia (oppure 1 cucchiaino di estratto).
Si affettano molto sottili 400 gr di pane raffermo, si coprono con il latte tiepido aromatizzato e si lasciano riposare per un paio d’ore.
Di tanto in tanto si mescola e si schiaccia con una forchetta e quando il composto è morbido e omogeneo si aggiungono 100 gr di zucchero, 50 gr di burro fuso, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 2 uova intere e 50 gr di uvette ammollate in acqua tiepida.
Sul fondo di una teglia quadrata si versa, spandendola uniformemente, una miscela di 50 gr di noci tritate finemente, 75 gr di zucchero di canna e 50 gr di burro fuso.
Ci si versa sopra il composto, si livella e si inforna a 180 gradi per circa mezz’ora.
Trascorso questo tempo, si sforna e appena il dolce si è un po’ intiepidito si capovolge su un piatto.
Si serve tagliato a quadrotti. È buonissimo con il tè e si mangia con il cucchiaio: l’ho definito infatti un budino e non una torta.

Se non lo fate per la merenda dei bambini, le uvette le potete ammollare in 1 bicchierino di Marsala tiepido, versando nell’impasto anche quello che non è stato assorbito: avrà un sapore più stimolante!
Se non vi piace la vaniglia, la potete sostituire con la buccia grattugiata di limone, non cambia niente.
Oltre alle uvette, se volete potete aggiungere anche una mela affettata e una cucchiaiata di frutta mista candita oppure sostituirle con le gocce di cioccolato.
Voglio dire in sostanza che partendo dal pane raffermo potete creare una serie infinita di varianti del mio budino e dare sfogo alla fantasia, però mi aspetto che poi postiate anche la vostra ricetta!

La Apple Pie

Le mele sono frutti molto versatili e adatti ad essere utilizzati in un’infinità di preparazioni sia dolci che salate.
Grazie alle loro numerose varietà infatti, si possono cucinare con gli arrosti di maiale o farle entrare nella composizione di interessanti insalate come la Waldorf, per esempio.
Restando però nell’ambito dei dolci, so che pochi resistono di fronte ad una fetta di torta di mele.
Nel capitolo 22 (Il tempo delle mele) del mio libro cito Eva come esempio di una donna talmente privilegiata da vivere in Paradiso, che non ha saputo farselo bastare a causa di una mela.
D’accordo la sua vita non sarà stata proprio tutta rose e fiori: in fondo aveva sposato il primo venuto e non aveva uno straccio di amica con cui fare shopping, ma insomma poteva pensarci un po’ su prima di mandare tutto all’aria, no?
Non mi sento comunque di criticarla, perché anch’io ho qualche difficoltà a tirarmi indietro di fronte se non proprio ad una mela appena colta dall’albero, ad una fetta di fragrante, dolce, speziata Apple Pie.
Questa torta la faccio da talmente tanti anni che pensarci fa persino un po’ male. La potrei preparare persino bendata, tanto già la impasto con una mano sola.

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Per la pasta:
220 gr di farina
1 cucchiaino da caffè di sale fino
140 gr di margarina (potete usare il burro ma peggio per voi)
1 dl circa di acqua molto fredda
Per il ripieno:
6 mele Granny Smith
150 gr di zucchero
2 cucchiai di farina
30 gr di burro fuso (non di margarina eh)
1 cucchiaino da tè di cannella in polvere
Preparo il guscio di pasta tagliando a pezzetti la margarina ben fredda nella farina, aggiungo il sale e un po’ alla volta l’acqua, impasto velocemente con la punta delle dita, faccio una palla e la metto in frigorifero avvolta nella pellicola.
Intanto sbuccio e affetto le mele piuttosto sottili e le mescolo a farina, zucchero, burro fuso e cannella.
Riprendo la pasta, la divido in due e ne stendo metà col mattarello. La piego in quattro per non romperla mentre la sollevo e la trasferisco nella tortiera imburrata e infarinata.
Bucherello il fondo e la riempio con il composto di mele.
Stendo l’altra metà e copro la tortiera premendo bene i bordi per far aderire i due dischi di pasta, taglio l’eccedenza e decoro il bordo con i rebbi di una forchetta.
Questo gesto serve anche a sigillare il ripieno all’interno del guscio di pasta.
Pratico dei tagli simmetrici sulla superficie per far uscire il vapore durante la cottura, spennello con il latte e cospargo di zucchero.
Inforno a 180° per circa un’ora.

Se la Apple Pie viene servita a fette, tiepida, con una pallina di gelato alla vaniglia, come faccio io, negli Stati Uniti si chiama “à la mode”: un bizzarro francesismo americano per una torta di origine tedesca.

I churros

I primi churros della mia vita li ho mangiati al SeaWorld di San Diego, in una tiepida giornata di gennaio sotto un cielo di un turchese perfetto, in fila per vedere Shamu, l’orca che costituisce la principale attrazione del Parco.
Sulle mie scoperte gastronomiche negli Stati Uniti avremo modo di confrontarci ancora, perché le specialità della cucina U.S.A. sono tante e, sapendo scegliere, eccellenti.
E sono inoltre materia della mia prossima pubblicazione.
I churros sono dunque squisiti cilindri di pasta fritta, dorati e fragranti, di lunghezza variabile, spolverizzati di zucchero e cannella, e nonostante io li abbia assaggiati per la prima volta nel Sud della California, sono originari della Spagna* dove li gustano intingendoli nel cioccolato caldo, persino durante le loro torride giornate estive.
Se vi incuriosiscono vi dico come li faccio io, saltando il passaggio della preparazione della pate à choux.

20140130-154531.jpgIn una ciotola riunisco 125 gr di farina, 50 gr di zucchero di canna, 1 pizzico di sale e 1/2 cucchiaino di lievito per dolci, aggiungo 50 gr di burro fuso, 2 uova intere e un po’ alla volta 150 ml di acqua calda.
Mescolo energicamente il composto e lo inserisco in una sac à poche munita di una bocchetta grande scanalata.
Friggo in abbondante olio di semi i churros facendoli scendere dolcemente dal beccuccio direttamente nella padella e tagliandoli con un coltello affilato, a mano a mano che escono, in piccoli cilindri rigati di circa 6-8 cm di lunghezza.
Quando sono belli dorati li scolo sulla carta da cucina e li lascio leggermente intiepidire, poi li faccio rotolare in una miscela di zucchero e cannella e sono pronti da gustare, con o senza cioccolato.
In una giornata da lupi come questa comunque una tazza di cioccolata calda ci starebbe proprio bene.

*A San Diego probabilmente ci sono finiti attraverso il confine con il Messico, distante appena una ventina di chilometri, e lì ci erano sicuramente arrivati al seguito del conquistador Hernàn Cortéz…
Ma questa è solo una mia interpretazione.
Comunque gli Americani li hanno fatti propri, come la pizza!

La mia torta di mele Old Fashion

Ho già postato il 24 maggio una ricetta di torta di mele, una crostata in realtà, ma più morbida e ghiotta di quelle pallide e poco fragranti della mia infanzia.
Ho dedicato anche un intero capitolo del libro ai ricordi legati a questo frutto e ai dolci che ci si possono fare, che ho intitolato “Il tempo delle mele”.
Le mele mi piacciono molto. Meno crude, cotte invece letteralmente le adoro.
Le cucino al forno con le uvette il miele e la cannella, ma le faccio diventare anche un contorno per gli arrosti di maiale per esempio, o le inserisco nella preparazione del curry di pollo, ci faccio la mostarda insieme alle bucce di arancia o le metto a seccare in forno per le decorazioni Natalizie.
Ovviamente le sbuccio e le affetto anche per farne delle torte.
Relativamente spesso regalo a mio marito la gioia di fare colazione e merenda con lo Strudel o la Apple Pie, e ne ricavo sempre una gratitudine sconfinata, ma la mia preferita è la più semplice e tradizionale delle torte di mele, quella con appena quel tanto di farina che serve a tenere insieme la frutta e gli altri ingredienti.

Si sciacquano e si mettono a bagno in 1 bicchierino di grappa tiepida 50 gr di uvette.
Si sbucciano, si tagliano in quattro, si privano del torsolo e si affettano sottili 1200 gr di mele Golden Delicious.
In una grossa terrina si mescolano insieme 100 gr di farina, 100 gr di zucchero di canna, 2 cucchiaini di cannella in polvere, 2 uova leggermente battute, 1 pizzico di sale, 1 bustina di lievito vanigliato per dolci, 100 gr di burro sciolto in 1 bicchiere di latte caldo, le uvette (che intanto hanno assorbito tutta la grappa) e le mele affettate.
Si amalgama tutto e si versa in una teglia rettangolare piuttosto grande, la mia è 39×25, imburrata e infarinata.
Si livella e si spolverizza la superficie con altri 50 gr (2 cucchiaiate colme) di zucchero di canna.
Si inforna a 160 gradi per circa 1 ora e 1/4, anche 1 ora e 1/2. La superficie deve presentare una bella crosticina dorata.

20140126-151740.jpgIo non la sformo, perché è piacevolmente umida e morbida, quindi la taglio a quadrotti a mano a mano che mi servono e il resto lo conservo nella teglia.
L’unica concessione “moderna” rispetto all’originale, che si cuoceva nel forno della cucina economica a legna, è l’uso dello zucchero di canna anziché di quello semolato, che io trovo delizioso in questa torta in particolare, perché ha un lontano e delicato sentore di caramello che con le mele sta benissimo.

La torta di noci Pecan

Fin dagli anni Cinquanta Verona era stata una importante base Statunitense della “Southern European Task Force”, la SETAF.
Quando ancora ero alle elementari mi ero fatta un’amica Americana, una ragazzina Hawaiana, che per quasi tre anni ha abitato nella mia stessa palazzina.
Questa amica ce l’ho ancora: ora vive in Nevada e ci manteniamo in contatto con periodici aggiornamenti sulle rispettive famiglie, la salute, i nipoti, i viaggi.
Non ci siamo più riviste dopo la sua partenza dall’Italia, ma abbiamo sempre mantenuto un rapporto epistolare a volte scarno e carente, ma abbastanza regolare. E questa faccenda dura da, vediamo… ben più di 50 anni!
È con lei che è cominciata la mia conoscenza della lingua “Inglese” e del cibo made in U.S.A.
Sua madre preparava una torta con le noci Pecan che era una favola.
Preparo anch’io una torta con le noci Pecan che è una favola: all’americana come la sua.

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Si fa una pasta frolla nel solito modo con 220 gr di farina, 120 gr di burro, 1 uovo intero, 60 gr di zucchero e 1 pizzico di sale e si mette in frigo per una mezz’oretta.
Intanto si frullano insieme 3 uova, 75 gr di zucchero, 50 gr di farina, 200 ml di sciroppo d’acero, 50 gr di burro fuso e 1 tavoletta da 125 gr di cioccolato fondente spezzettato.
Si stende la pasta con il mattarello, si fodera una tortiera imburrata e infarinata e si bucherella il fondo con i rebbi di una forchetta.
Si tritano a coltello 120 gr di noci Pecan già sgusciate e si spargono sulla base di pasta (non usate il frullatore: si polverizzano troppo, invece si devono sentire).
Si versa il composto cremoso nel guscio di pasta e si dispongono sopra altri 150 gr di gherigli in cerchi concentrici.
Si inforna a 220° per 10 minuti, poi si abbassa la temperatura a 160° e si cuoce per altri 40 minuti.
La Pecan Pie, come la vendetta, va servita fredda.

Le difficoltà che si possono incontrare con questa torta sono:
– il reperimento delle noci Pecan (che però io trovo anche alla Esselunga), ma al loro posto si possono utilizzare le noci di Sorrento. Sono un po’ meno esotiche, ma altrettanto buone;
– la poca dimestichezza nell’uso dello sciroppo d’acero. Anche in questo caso si può rimediare: si sostituisce con 100 ml di miele e si usa lo zucchero di canna anziché quello semolato;
– non riuscire a smettere di mangiarla, ma a questo, purtroppo non c’é soluzione alternativa!

I biscottini al limone

C’è sempre un’occasione per offrire o mangiare un biscotto, bevendo un tè o durante una pausa caffè.
Non è che io ne faccia poi tanti di biscotti in realtà, ma questi sono veramente a prova di pigrizia e nonostante ciò anche piuttosto buoni.

Si versano nel vaso del frullatore o nella ciotola del food processor 200 gr di farina, 50 gr di fecola, 100 gr di zucchero di canna, 1 uovo intero e 1 tuorlo, 80 gr di burro morbido, la buccia grattugiata di un limone con il suo succo spremuto e 1 pizzico di sale.
Quando si forma la palla, si estrae la pasta, si lavora brevemente con le mani sul piano del tavolo, si stende con il mattarello e si ritagliano dei dischetti di circa 5 cm di diametro che si allineano in una teglia foderata di carta forno imburrata, leggermente distanziati fra loro.
Si infornano a 180 gradi per circa un quarto d’ora, ma si tengono d’occhio per farli colorire ma non bruciacchiare.
Nel frattempo si prepara la glassa di copertura mescolando 120 gr di zucchero a velo setacciato con l’albume avanzato e il succo di 1 limone.
Consiglio di mescolare con delicatezza e aggiungere il succo poco alla volta, fino ad ottenere un composto spalmabile non troppo fluido, che si fa riposare in frigorifero almeno una mezz’oretta.
Quando i biscotti si sono raffreddati completamente si spalmano con un leggero strato di glassa e si lasciano asciugare.
Fatto.

Adesso chiudo l’iPad e vado a sgranocchiarne uno o due con una tazzina di caffè.

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Generazioni a confronto

Faccio da un sacco di anni una squisita Key Lime Pie utilizzando una ricetta che viene da lontano, con un guscio di pasta brisè, albumi, latte condensato, buccia e succo di lime.
Si tratta di un dolce freschissimo ed anche evocativo di uno straordinario viaggio che abbiamo fatto in Florida, fino al punto più meridionale degli Stati Uniti, coi suoi colori e sapori caraibici.
Mia figlia di recente mi ha sfidato preparando una Key Lime Pie assolutamente diversa dalla mia, ma molto buona, tanto che quasi vi do la sua ricetta, anziché quella che era diventata una tradizione in casa nostra, come chiusura di una cena di pesce.

20140110-090441.jpgSi frullano 250 gr di biscotti Digestive e si mescolano a 80 gr di burro fuso e 50 gr di zucchero.
Si distribuisce questa miscela sul fondo e sui bordi di una tortiera compattando bene e si inforna a 180 gradi per 10 minuti, poi si fa raffreddare.
Nel frattempo si frullano 4 tuorli con 400 ml di latte condensato, la buccia grattugiata di 1 o 2 lime e 120 ml di succo.
Si ottiene una crema spumosa che si versa nel guscio di biscotti e burro e si inforna nuovamente per altri 15 minuti sempre a 180 gradi.
A cottura ultimata si fa raffreddare completamente e si conserva in frigorifero (meglio se fino al giorno successivo).
Si serve con panna montata zuccherata. Ed è squisita, lo ammetto.

Come vedete, nella nostra famiglia non si butta niente: mentre mia figlia prepara il ripieno della Key Lime Pie solo con i tuorli, io utilizzo gli albumi che scarta lei!

Crostatine a colazione

Oggi niente di speciale, di stravagante o di regionale: la ricetta è una delle più semplici, quella delle crostate alla marmellata… però mignon. Per la colazione. O per un tè. O per un momento di pausa da prendersi quando se ne ha bisogno.

20140103-113113.jpgOgnuno fa la pasta frolla a modo suo. Credo non esista un’unica ricetta ideale, le varianti sono senz’altro minime, ma ci sono.
Io stessa a seconda della preparazione che ho in mente, la cambio sempre un po’, come dicevo il 19 novembre, quando abbiamo parlato delle frolline di Santa Lucia.

La pastafrolla per queste crostatine la faccio con 220 gr di farina, 80 gr di zucchero, 120 gr di burro, 1 uovo intero, 1 pizzico di sale e la scorza grattugiata di 1 limone.
La impasto velocemente, faccio una palla e la metto in frigo una mezz’oretta. Quando la riprendo, la tiro con il mattarello e ritaglio con un coppapasta 12 dischetti con cui fodero gli stampini da muffin imburrati.
Io preferisco utilizzare anche i pirottini di carta al loro interno perché una volta cotte le crostatine si presentano meglio.
Bucherello il fondo con una forchetta e in ognuna metto 1 cucchiaiata di marmellata. Stavolta ho scelto quella di arance, ma poteva essere anche di limoni.
Rimpasto velocemente i ritagli e con un piccolo taglia biscotti ricavo 12 stelline. Le posiziono sulle crostatine e inforno a 180 gradi per 20 minuti.

Per queste tortine monoporzione ho preferito una marmellata di agrumi, ma sarebbe andata bene anche la confettura di susine Mirabelle o di fichi con le mandorle.
A me piacciono così, con un sapore non proprio solito come quello delle classiche crostate con la confettura di albicocche, ciliegie o pesche, ma è una scelta personale.

Ma dov’è finito Babbo Natale?

Lo so, già a Santo Stefano è una domanda che pochi si pongono.
Di Babbo Natale, una volta esaurito il suo compito la notte del 24 dicembre, di solito si perdono le tracce, ma pare non se ne preoccupi nessuno.
Tutti pensano si rintani al Polo Nord con le sue renne, a godersi un meritato riposo prima di ricominciare la sua frenetica attività l’anno successivo, invece ci sono un sacco di altri posti dove si può trovare Babbo Natale il 25 dicembre.
Basta guardarsi intorno…
A casa nostra ieri, per esempio, era sui quadrotti di torta al cioccolato insieme a tre renne, ad osservare la nevicata di zucchero a velo che copriva la superficie del dolce che ha chiuso il nostro pranzo di Natale. Un dolce molto suggestivo, con le figurine faticosamente reperite, disposte sulla cima, scenografico e assolutamente in tema con la giornata.
La difficoltà maggiore è stata proprio quella di procurarsi le renne, perché non fanno parte dei nostri presepi tradizionali.
Infatti si trovano con molta facilità pecore, agnelli, oche, galline, cani e perfino cammelli, ma non le renne.
Ci è voluta la pazienza di mio marito unita alla mia costanza per scovarle, ma quest’anno questo doveva essere il nostro dolce di Natale.

20131226-132003.jpgLa ricetta di questa torta al cioccolato, è quella del post “Cioccolato mon amour” che ho pubblicato il 13 giugno ed è una gioia per il palato perché è a metà tra una Caprese e una Sacher. E vi garantisco che il risultato è fantastico.
Non è che adesso avrei proprio tutta questa voglia di darvi di nuovo dosi e indicazioni per la sua esecuzione… non sareste così gentili da andare a guardarvele sfogliando all’indietro il blog?
Mi fareste proprio un favore, così ho il tempo per finire di riporre piatti, calici, posate, alzatine, vassoi, sottobicchieri, tazzine, coppette, ciotoline…
Grazie, sapevo di poter contare su di voi!
Una precisazione però è d’obbligo: la torta è stata cotta in una pirofila rettangolare per consentirmi, una volta raffreddata, di ritagliare dei quadrotti e ottenere l’effetto “impervio e accidentato” che mi piaceva tanto!
L’ho servita con un coulis di confettura di albicocche aromatizzato al Grand Marnier passato a parte.
Babbo Natale si è leccato i baffi. E probabilmente hanno fatto lo stesso anche le renne.

Rotolo di robiola e frutta secca

Ce l’avete fatta a pensare ad un prelibato dessert per concludere a Natale il vostro pranzo luculliano in modo insolito, gustoso ma delicato?
O avevate deciso di cavarvela col panettone e i mandarini?!
Ecco un dessert semplice di grande effetto: un fresco e saporito rotolo di robiola unita al mascarpone, arricchito dalla frutta secca.
In questa ricetta a farla da padrone è l’affascinante contrasto fra la morbidezza del formaggio e la croccantezza dei pistacchi che lo ricoprono.

20131221-085319.jpgPer prima cosa si sgusciano 200 gr di pistacchi e si fanno leggermente tostare in forno. Poi si tritano e si tengono da parte.
Si tagliano a pezzetti 60 gr di datteri, 60 di fichi secchi e 30 di ciliege candite.
In una ciotola si uniscono 200 gr di robiola e 200 gr di mascarpone e si lavorano con 75 gr di zucchero a velo e la frutta spezzettata.
Si versa il composto su un foglio di carta forno e con l’aiuto di questa si forma un rotolo che poi si passa nei pistacchi tritati facendoli aderire bene a tutta la superficie.
Si mette in frigorifero avvolto nella pellicola fino al momento di servire.
Si taglia a fette e si gusta con qualche cucchiaiata di miele e qualche biscotto secco tipo lingue di gatto, bevendo vino Passito.

Se volete rendere questo rotolo ancora più interessante, anziché la frutta secca e candita, unite ai formaggi qualche frutto di mostarda di Cremona ben sgocciolato e tagliato a pezzetti e servitelo passando a parte il suo sugo piccante trasparente e dei crostini.
Diventa così un vero “dessert”, a base di formaggi e frutta: eccellente e classico abbinamento a chiusura di un pranzo importante.
Cominciate a rifletterci su: la settimana prossima è Natale!