Semifreddo al caffè con cioccolato e marron glacé

Lo so che non siamo nemmeno a metà ottobre, ma secondo me non è mai troppo presto per cominciare a pensare ai menù delle Feste.
Se per voi è ancora troppo presto, suggerisco comunque di creare un’occasione di festa per fare un primo assaggio di quella che potrebbe essere la ghiotta conclusione di un banchetto, ma anche di uno spuntino.
Preferisco sempre sperimentare le ricette nuove prima di proporle in occasione di pranzi o cene con ospiti, così vado sul sicuro.
Il dessert che offro più spesso è il semifreddo. Ne ho postato già diverse versioni, ma questo goloso insieme di panna, rum, cioccolato, caffè e marron glacé è una novità.

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La prima operazione da fare è foderare uno stampo rettangolare con due strisce di carta forno lasciandole debordare, per facilitare l’estrazione del dolce dopo il riposo nel freezer.
Con le fruste elettriche si montano leggermente 500 ml di panna fresca con 150 gr di zucchero a velo senza farla diventare troppo densa: diciamo che deve avere la consistenza della schiuma da barba.
Si divide in due ciotole.
Sempre con le fruste elettriche a bassa velocità si incorpora a una metà 1 bicchierino di rum.
All’altra metà si unisce una tazzina di caffè ristretto, completamente freddo e non zuccherato, utilizzando sempre le fruste.
A questo secondo composto si aggiungono anche 6-7 marron glacé spezzettati e 120 gr di cioccolato fondente tritato grossolanamente.
Si mescola delicatamente con una spatola e si versa nello stampo. Si livella, si batte sul tavolo per eliminare i vuoti e di copre con la panna aromatizzata al rum distribuendola su tutta la superficie.
Si mette nel freezer per almeno 4/6 ore.
Al momento di servire, si sollevano i lembi di carta forno e si estrae il semifreddo dallo stampo. Si affetta e si serve.

Prevengo alcune delle vostre domande: se non vi piacciono i marron glacé, utilizzate le ciliegie candite, per esempio; se lo preparate anche per i bambini omettete il rum e il caffè e sostituiteli con il latte di cocco e il Nesquik. Però non garantisco la stessa riuscita.

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Scrigno di savoiardi

Voglio inaugurare il mese di ottobre con un dolce speciale.
Dei savoiardi ho parlato anche in altre occasioni (https://silvarigobello.com/2013/06/17/i-savoiardi-uninvenzione-generosa/) ma questo è il debutto di un dolce che sarà senz’altro il momento clou di qualsiasi invito.
Chi vuole cimentarsi, utilizzando i savoiardi preparati la settimana scorsa (https://silvarigobello.com/2015/09/23/savoiardi-home-made/) in un dolce esagerato, goloso da far invidia a quelli di Nigella Lawson, Csaba dalla Zorza e Lorraine Pascale, qui sotto troverà pane per i suoi denti!

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Prima di tutto preparo un cerchio di cartoncino, proprio come quello dei pasticceri quando confezionano la torta che abbiamo scelto, prima di incartarla e consegnarcela perché la portiamo a casa, e lo fermo con lo scotch.
La misura sarà quella che abbiamo deciso di fare a seconda delle porzioni che ci servono.
Le dosi che indico sono quelle adatte a un cerchio di circa 20-24 savoiardi, meglio se fatti in casa secondo la ricetta che vi ho dato, quindi per 10-12 persone direi, ma tutto dipende da quanto sono golosi i vostri ospiti…
Comincio spezzettando 120 gr di cioccolato bianco in una ciotolina e lo faccio fondere a bagnomaria.
Poi, sempre mantenendo la ciotola nell’acqua calda fino alla fine dell’operazione, incollo fra loro i primi due savoiardi, spennellando i lati a contatto e li appoggio al cerchio di cartoncino posizionato su un bel piatto da dolce.
Proseguo con pazienza, facendo attenzione ad incollarli tutti bene abbondando col cioccolato bianco fuso, fino a completare il cerchio.
La “palizzata” di savoiardi dovrebbe reggersi in piedi da sola una volta che il cioccolato si è solidificato.
Pesto quindi nel mortaio 250 gr di amaretti e li verso in una ciotola.
Trito 150 gr di scorzette d’arancia e le aggiungo agli amaretti.
Faccio tostare in forno 70 gr di mandorle spellate e trito anche queste.
Faccio sciogliere in un pentolino a fuoco dolcissimo 200 gr di cioccolato fondente e 200 gr al latte con 125 ml di panna.
Fuori dal fuoco unisco 1 bicchierino di Grand Marnier (o di Cointreau) e verso tutto sul composto di amaretti e scorzette.
Mescolo e appena si è intiepidito lo trasferisco all’interno del cerchio di savoiardi e lo livello.
Metto il dolce in frigorifero perché si solidifichi.
Preparo intanto i riccioli di cioccolato per completarlo.
Faccio fondere 120 gr di cioccolato amaro e lo verso su un foglio di carta forno spalmandolo con un coltello in uno strato sottile qualche millimetro.
Lo lascio raffreddare e poi, con la lama del coltello, lo stacco dalla carta forno creando dei riccioli irregolari che andranno a completare il dolce, tolto dal frigo.
Solo al momento di servirlo taglio il cerchio di cartoncino e lo tolgo con delicatezza: non fidatevi a sfilarlo dall’alto perché il disastro è in agguato.

Per sicurezza, se temete che possa aprirsi, potreste circondare i savoiardi con un bel nastro di un colore abbinato a quello della tovaglia, completandolo con un elegante fiocco, che toglierete in tavola prima di affettarlo.
Non succederà niente perché oltre al cioccolato bianco che ha incollato fra loro i savoiardi, il composto tiepido versato all’interno, solidificandosi sigillerà tutto alla perfezione.

Peccati di gola: la torta gianduia

Faccio raramente i dolci, ormai non è più un segreto, però la volta che mi ci metto… ci si accorge che valeva la pena di aspettare.

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Si fanno sciogliere a bagnomaria 250 gr di cioccolato fondente tagliato a piccoli pezzi con 200 gr di burro a temperatura ambiente, 1 tazzina di caffè ristretto e 1 bicchierino di rum.
Poi fuori dal fuoco si aggiungono 250 gr di nocciole pelate, fatte asciugare in forno per qualche minuto e ridotte in polvere finissima con il frullatore, 200 gr di zucchero di canna, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia e 6 tuorli d’uovo leggermente battuti.
Si montano a neve ferma i 6 albumi e gentilmente si incorporano al composto di cioccolato.
Si versa in una tortiera, meglio se a cerniera, foderata di carta forno inumidita, strizzata e ben imburrata e si inforna a 170 gradi per 45-50 minuti, dipende dal forno.
Quando è cotta, la superficie si presenta leggermente crepata, mentre il centro sarà ancora un po’ appiccicoso. È la caratteristica di questa torta.
Si sforna, si sforma e si lascia intiepidire. Intanto si prepara la copertura.
Si scaldano a fuoco dolce 120 ml di panna fresca, si uniscono 150 gr di cioccolato fondente grattugiato e mescolando si fa sciogliere completamente.
Si versa sulla torta e si spalma su tutta la superficie.
Si spargono sopra 50 gr di nocciole tostate come quelle utilizzate nell’impasto, premendole leggermente con la punta delle dita perché restino “intrappolate” nel cioccolato di copertura

A me piacciono intere, ma si possono anche spezzettare oppure usare le nocciole pralinate componendo un disegno ordinato su tutta la torta, soluzione molto chic. Scegliete voi.

Torta “svizzera” cioccolato e pistacchio

Questa è la ricetta di una torta farcita senza tempo e senza stagione.
L’origine è inconfondibilmente siciliana comunque, ma è talmente, assolutamente divina da essere diventata internazionale!! L’ho infatti assaggiata la prima volta ad una festa ai piedi dell’Etna e ritrovata con sorpresa e gioia in Svizzera.
Molti anni fa un amico catanese ci aveva accompagnati alla festa di San Rocco di Linguaglossa, dove sotto l’albero della cuccagna abbiamo assistito alla corsa con i sacchi e a molti altri giochi popolari, come se il tempo si fosse fermato qualche secolo indietro.
Abbiamo mangiato il falsomagro al sugo e insieme ai mastazzoli una fetta di incredibile torta al pistacchio, che nonostante le molte altre vacanze in Sicilia, non avevo più avuto occasione di gustare.
Molti anni dopo in occasione di una delle visite annuali per gli acquisti del negozio al Salon International de la Haute Horlogerie di Ginevra, mentre bevevo un delizioso café viennois ho riconosciuto, nella vetrina davanti al banco della pasticceria, la stessa torta di Linguaglossa.
È stato un po’ come partecipare a “Carramba che sorpresa” perché ho parlato con il proprietario e lui mi ha fatto conoscere suo padre, per scoprire che la famiglia era originaria di Zafferana Etnea e aveva portato in Svizzera molte delle deliziose tradizioni siciliane in fatto di dolci. Pensate che nonostante vivessero nel Paese del cioccolato, quello per i loro dolci se lo facevano mandare da Modica.
Incredibilmente, la ricetta l’ho rubata lì.

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Si prepara il guscio esterno del dolce con 250 gr di burro a temperatura ambiente, 175 gr di zucchero, 2 uova intere, 50 gr di farina di mandorle, 30 gr di cacao amaro, 350 gr di farina setacciata, 1 pizzico di sale.
Si impasta velocemente, si avvolge nella pellicola e si mette in frigorifero per almeno mezz’ora.
Intanto si prepara la crema al pistacchio per farcire la torta. Si può utilizzare il food processor inserendo nel vaso 150 gr di burro morbido, 150 gr di zucchero, 4 uova, 150 gr di farina di mandorle, 75 gr di pasta di pistacchio (oppure 100 gr di pistacchi pelati leggermente tostati in forno e tritati) e 30 gr di farina 00.
Si frulla finché il composto non diventa uniforme e omogeneo.
Si preleva la pasta al cacao dal frigorifero, si divide in due e con un po’ più di metà si fodera una tortiera, bordo compreso, leggermente imburrata.
Si bucherella con una forchetta e si farcisce con la crema al pistacchio.
Si stende con il mattarello l’altra metà scarsa di pasta e si copre la torta sigillando bene i bordi.
Si inforna a 180 gradi per 30 minuti, poi si abbassa a 160 gradi e si prosegue la cottura per altri 15 minuti.
Mentre cuoce, si prepara una golosa copertura setacciando in un pentolino 100 gr di confettura di lamponi per eliminare i fastidiosi semini, e si scioglie a fuoco dolce con 1 bicchierino di rum e una tavoletta di cioccolato fondente da 50 gr grattugiata.
Quando si sforna, mentre è ancora calda, si spennella la torta con lo sciroppo di confettura, cioccolato e rum e si copre tutta la superficie con granella di mandorle e pistacchi tostati.

È un dolce irresistibile: morbido, burroso, con una piacevole consistenza data dal ripieno e una golosa copertura al cioccolato.
Non posso dire che quello mangiato in Sicilia fosse uguale a quello di Ginevra, ma erano entrambi notevoli… come il mio!

Delizia ai marron glacé

C’è un dolce che faccio veramente una volta l’anno e neanche tutti gli anni!
L’abbiamo sempre chiamato Mattonella coi marron glacé, ma per il post di oggi è diventato Delizia ai marron glacé, che è più elegante.
Comunque, come diceva il Romeo di Shakespeare: “A rose by any other name would smell as sweet.”
E aveva ragione. Un nome differente non modifica il profumo di una rosa né la squisita consistenza di questo sontuoso dolce da riservare alle grandi occasioni, non tanto per la difficoltà di esecuzione, infatti è semplicissimo, ma per l’opulenza del risultato.

20141122-014916.jpgSciolgo 300 gr di cioccolato fondente con 70 gr di burro (fatelo a bagnomaria se siete persone prudenti o a microonde se vi sentite spericolati) e 2 bicchierini di Cognac.
Fuori dal fuoco aggiungo circa 200 gr di marronata e 200 gr di marron glacé a pezzetti.
Monto 250 ml di panna fresca e li unisco al composto.
Amalgamo tutto con cura, verso il composto in uno stampo rettangolare e lo metto in freezer per almeno 2 ore.
Quando lo devo servire, immergo il contenitore per qualche secondo nell’acqua calda e lo capovolgo sul piatto.
Lo cospargo con abbondantissimo cacao e lo decoro con altri marron glacé stavolta interi.
Quando le ho, aggiungo anche delle violette candite che sono raffinatissime, anche se vista la premessa iniziale si potrebbero azzardare dei petali di rosa!
A parte passo una ciotola di panna montata che mitiga il sapore molto intenso del cioccolato.

Torta al cioccolato col peperoncino

Per concludere in bellezza, e anche con un certo stile, una cena tipica Messicana si può prevedere di offrire un dessert che conservi l’impronta della patria di Pancho Villa e Speedy Gonzales: un dolce magnifico a base di cioccolato, con un tocco di peperoncino e alcune altre sfumature che si rivelano boccone dopo boccone e lasciano scoprire poco alla volta, come in un gioco di seduzione, i suoi segreti.

20141108-172012.jpgSi fondono a bagnomaria o a microonde, come siete abituati, 150 gr di cioccolato fondente spezzettato, con 200 ml di panna.
Si toglie dal fuoco e si aggiunge 1/4 di cucchiaino di peperoncino in polvere, 1 bicchierino di Tequila, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia e si lascia raffreddare.
Si aggiungono poi 100 gr di burro fuso e 1 uovo +1 tuorlo montati con 75 gr di zucchero di canna.
Si setacciano insieme 250 gr di farina 00, 1 bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di cacao amaro, 1 cucchiaino di cannella e 1 pizzico di sale e si amalgamano al composto a base di cioccolato, mescolando dolcemente.
Si versa in una tortiera ben imburrata e si inforna 170 gradi per 35-40 minuti.
Una volta sfornata si lascia raffreddare, si sforma, si copre di riccioli di cioccolato semi-dolce oppure si spolverizza con lo zucchero a velo e si decora con qualche peperoncino fresco, di cui sconsiglio l’assaggio.

Questa torta è una bomba. Il calore del peperoncino si percepisce solo dopo il primo boccone perché viene mitigato dal profumo persistente della cannella e dalla dolcezza intensa della vaniglia. Il tocco brioso del liquore si avverte appena ma è presente e resta in bocca anche dopo aver inghiottito.
Insomma personalmente ho trovato questa torta una rivelazione.
La dedico a mio marito, che ha in fondo le stesse caratteristiche.

La vera zuppa inglese (secondo mia nonna)

Era mia nonna Emma, quella che abitava a Garda, sul lago, la specialista della Zuppa Inglese.
Quando si pranzava da lei nelle ricorrenze più classiche, ne serviva generose porzioni anche a noi bambini, nonostante la robusta presenza dei liquori.
Sosteneva che questo dolce aiutasse la digestione.
In realtà qualcosa ci voleva proprio dopo che ci aveva rimpinzati con un antipasto che comprendeva tutti i salumi che riuscite ad immaginare, i riccioli di burro, i sottaceti, le alici (quello che oggi per noi costituisce in pratica un intero pranzo veloce), le lasagne col sugo, l’anatra arrosto o la tacchinella ripiena o il coniglio in umido, la trota o il coregone lessati e serviti con la maionese, minimo sei verdure diverse, la frutta cotta e infine il dolce. Per digerire.
Dopo un pranzo a casa della nonna Emma noi bambini andavamo sempre a fare un riposino nel suo lettone altissimo e scuro, con le lenzuola ruvide di lino spesso e i cuscini di piuma: non eravamo affatto stanchi ma secondo me piuttosto brilli. Ecco il motivo della sonnolenza…
Ma nonostante il leggero stato etilico, il ricordo della Zuppa Inglese mi ha accompagnato per anni e mi ha indotto a cercare di ricreare la magia e l’atmosfera di più di sessant’anni fa. Anzi, facciamolo insieme.

20140924-210858.jpgSi battono 5 tuorli con 150 gr di zucchero finché non diventano bianchi e spumosi. A questo punto di incorporano 100 gr di farina 00 sempre mescolando.
Si fa scaldare 1/2 litro di latte e si incorpora piano piano ai tuorli.
Si riversa nella pentola in cui si è scaldato il latte, si porta dolcemente a bollore e si cuoce per 7-8 minuti sempre mescolando.
Si versa metà di questa crema in una ciotola e si copre con la pellicola a contatto con la superficie così con si forma quell’antipatica pellicina.
All’altra metà si aggiungono 125 gr di cioccolato fondente grattugiato e si fa sciogliere finché la crema è ancora calda.
Si versa in un’altra ciotola, si copre con la pellicola e si fa raffreddare anche questa.
Si miscelano in un piatto fondo 150 ml di rum (o Cognac) con 150 ml di Alchermes e un paio di cucchiai di acqua.
Si immergono pochi alla volta una ventina di savoiardi e se ne utilizzano circa 1/2 per rivestire una ciotola di vetro o uno stampo da charlotte foderati di pellicola che ne faciliterà l’estrazione.
Si versa sopra la crema base, quella gialla per intenderci, e si copre con uno strato di savoiardi imbevuti nel mix di liquori.
Si versa sopra la crema al cioccolato e si termina coi savoiardi rimasti.
Si preme uniformemente con molta delicatezza e si copre con altra pellicola.
Si conserva in frigorifero per almeno 12 ore e si serve decorato con qualche ciuffo di panna montata.

Credo che l’unica cosa diversa rispetto alla ricetta originale di mia nonna sia l’utilizzo della pellicola alimentare, che allora non c’era, mentre tutto il resto è tale e quale, perfino la miscela di alchermes e rum semplicemente perché a lei non piacevano i savoiardi troppo rossi…

Torta al cioccolato senza cottura

Di questi tempi pare che i dolci da frigo che vanno per la maggiore siano le cheesecake, che hanno soppiantato le Zuppe Inglesi e i Tiramisù. Vero?
Io però faccio una torta al cioccolato che non richiede il forno, è squisita, si prepara in pochi minuti, si conserva in frigorifero, ma non è la solita cheesecake.

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Pesto nel mortaio 200 gr di biscotti ai cereali con 100 gr di amaretti, li verso entrambi in una ciotola e aggiungo 120 gr di burro fuso.
Mescolo con cura e premo questo miscuglio sul fondo e sul bordo di una classica tortiera tonda, che metto a raffreddare in frigorifero per almeno mezz’ora..
Intanto preparo il ripieno facendo sciogliere a fuoco dolcissimo 200 gr di cioccolato fondente e 200 gr al latte spezzettati in un pentolino con 125 ml di panna da cucina e 1 bicchierino di rum.
Faccio intiepidire mescolando di tanto in tanto.
Recupero il guscio di biscotti, lo riempio con il composto al cioccolato ancora fluido, livello la superficie e rimetto in frigorifero per minimo 6 ore, ma meglio tutta la notte.

Buona eh? Certo, se avevate in mente un dolce light… avete sbagliato Blog!

Tartufini al cucchiaio

Diciamocelo, d’estate fa troppo caldo per preparare i tartufini al cioccolato.
Anche se ve le bagnate di continuo, le mani sono sempre troppo calde per poter formare le palline, ma per non rinunciare a servirne qualcuno col caffè… l’idea geniale è quella di offrirli sui cucchiaini!

20140613-092531.jpgLa ricetta è la solita.
Si fanno sciogliere a bagnomaria 250 gr di cioccolato fondente (oppure 150 gr di fondente e 100 gr al latte) con 30 gr di burro.
Nel frattempo si scaldano, fin quasi all’ebollizione, 125 ml di panna liquida e si uniscono al cioccolato fuso con il burro.
Si aggiunge 1 bicchierino di Amaretto di Saronno (o di Rum), si mescola e si versa questa crema in un contenitore rettangolare con coperchio. Si fa rassodare in frigorifero.
Quando è il momento di servire, con un cucchiaino si striscia sulla superficie e si raccoglie un ricciolo di crema, come si vede nella fotografia.
Si ripete l’operazione tante volte quanti sono i cucchiaini che servono, si accomodano su un vassoietto e si spolverizzano con poche briciole di amaretti pestati nel mortaio.

La ricetta c’è, ma non sarà una novità per nessuno, immagino, e poi ognuno avrà la sua.
È da tener presente invece secondo me l’idea, che trovo utile ed elegante come alternativa estiva, ma non solo, ai tartufi nei pirottini.

Bicchieri al cioccolato

Mi sono divertita qualche sera fa ad offrire ai miei ospiti un dessert tromp l’oeil.
Oggi servire alcuni cibi nei bicchieri è considerato molto moderno. In alcuni casi piace anche a me e quindi ho una serie di bicchieri e bicchierini proprio per questo scopo.
Quelli che ho utilizzato in questa occasione sono i tumbler Old Fashioned, quelli bassi.
Dunque l’altra sera a fine cena sono tornata dalla cucina con questo vassoio dicendo ai miei ospiti che per scusarmi di non aver fatto in tempo a preparare il dolce, offrivo loro una piantina che si sarebbero potuti portare a casa.
Si trattava invece di un delizioso dessert al cioccolato da gustare in verticale perché a strati. Il rametto di menta centrale rendeva ancora più credibile la storiella dei vasetti con terriccio e piantina.
Ehi, potrebbe perfino essere un dolce adatto a oggi che è il Primo di Aprile, se siete in vena di scherzi!

20140327-234356.jpgHo preparato nel solito modo una crema pasticcera con 4 tuorli, 50 gr di fecola di patate, 100 gr di zucchero e 1/2 litro di latte.
Una volta cotta ho unito 80 gr di cioccolato fondente a scaglie e ho mescolato per farlo sciogliere completamente. Appena si è un po’ intiepidita ho versato la mia crema al cioccolato sul fondo di 6 bicchieri e li ho messi in frigorifero, coperti di pellicola trasparente a contatto per farli raffreddare senza che si formasse quell’antipatica pellicina sulla superficie.
Ho preparato una torta al cioccolato lavorando con una spatola 150 gr di burro e 100 gr di zucchero.
Ottenuto un composto spumoso, ho aggiunto uno alla volta 3 tuorli, poi sempre mescolando 30 gr di cacao in polvere, 100 gr di cioccolato fondente fuso (si può fare a microonde o a bagnomaria) e poco alla volta 200 gr di farina setacciata con 1 bustina di lievito per dolci. Per ultimi ho unito i 3 albumi montati a neve con un pizzico di sale e ho miscelato tutto con delicatezza.
Ho versato il composto in uno stampo imburrato e infarinato e ho infornato la torta a 160 gradi per 35 minuti.
L’ho sfornata e fatta raffreddare. Ne ho tagliato tre fette (circa) e le ho sbriciolate con la forchetta ottenendo quello che avrebbe rappresentato il terriccio nei “vasetti”. L’ho messo da parte.
Al momento di servire il dessert ho versato in una ciotola mezzo vasetto di marmellata di arance e ho unito un paio di bicchierini di Grand Marnier. Ho mescolato e distribuito questa salsa nei bicchieri sopra la crema al cioccolato, ho completato con qualche cucchiaiata di briciole di torta al cioccolato.
Ho tagliato dalle vaschette sul terrazzino della cucina 6 rametti di menta, ho sciacquato i gambi, li ho infilati al centro dei bicchieri e l’illusione è stata completa.

La ricetta della torta al cioccolato è la stessa che ho utilizzato per il dolce a quadrotti che a Natale reggevano Babbo Natale e le renne e che avevo postato per la prima volta il 13 giugno con il titolo “Cioccolato mon Amour”.
In questo caso si potrebbero dimezzare le dosi perché non si utilizza tutta la torta per i nostri bicchieri al cioccolato, ma consiglio di non modificarle perché non andrà sprecata: quella che avanza è squisita anche a colazione.