Tarte tatin di cipolline in agrodolce

Visto il successo della mia Tarte Tatin di pomodori di un paio di settimane fa (https://silvarigobello.com/2015/08/13/torta-rovesciata-di-pomodori-tarte-tatin-salata/), oggi cerco di bissare l’interesse suscitato allora proponendovi questa altrettanto golosa e stimolante ricetta.
Si tratta di una fantastica tarte tatin di cipolline in agrodolce, che è venuta talmente buona che non condividerla sarebbe stato un atto di puro egoismo!

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La realizzazione è facile e veloce perché si parte sciacquando e mondando, se necessario, circa 500 gr di cipolline borettane.
Si versano in una teglia, che possa poi andare in forno, e si aggiungono: 1-2 cucchiai di olio, 1 cucchiaio di zucchero di canna, 1 pizzico di sale, una macinata di pepe e una generosa spruzzata di aceto balsamico.
Si fanno stufare a fuoco dolce finché non sono morbide, si aggiunge una manciata di uvette fatte ammollare in acqua tiepida, scolate e asciugate e si fanno insaporire.
Se occorre si alza la fiamma per far evaporare l’eventuale liquido in eccesso.
Si fanno raffreddare, si pareggiano e poi si srotola direttamente sopra le cipolle la pasta sfoglia pronta e si rimbocca tutto intorno alla teglia.
Si bucherella per permettere al vapore di uscire e si inforna a 180 gradi per una ventina di minuti, giusto il tempo che la pasta prenda colore essendo il ripieno già cotto.
Si lascia intiepidire, si passa la lama di un coltello tutto intorno al bordo, si appoggia un piatto sulla teglia e si rovescia velocemente con un movimento deciso.

Le dosi sono per una tarte di dimensioni conviviali, se si hanno insomma diversi ospiti per l’aperitivo, ma se ne possono fare anche di dimensioni ridotte (come quella della foto) in caso di spuntino sfizioso per due, da accompagnare comunque sempre con delle eccellenti bollicine ben fredde.

Ombretta e la sua torta di pomodori verdi

Sapete? Mi sono talmente divertita ad inventare delle favole per un contest qualche settimana fa, che ne ho scritta un’altra, accompagnata da un’interessante ricetta.
Adesso ve la racconto…

Tanto tempo fa, in un Regno molto lontano, una mattina di buonora il giovane Principe Riccardo era uscito per una battuta di caccia a cavallo del suo fedele destriero.
Attraversata la brughiera punteggiata di erica all’inseguimento di un cervo, entrò in un fitto bosco di castagni e nella foga della caccia non si avvide che gli alberi erano molto fitti, con i rami sporgenti protesi in tutte le direzioni.
In breve una fronda lo colpì in fronte e lo disarcionò facendogli battere violentemente il capo.
Rimase a terra privo di sensi finché Ombretta, una graziosa villanella, non lo trovò riverso a terra e un po’ trascinandolo e un po’ sorreggendolo fra le braccia delicate lo portò nella sua modesta casetta.
Lì lo curò per giorni e quando il principe si riprese, restò folgorato dalla visione della deliziosa fanciulla che lo aveva accudito.
La sua bellezza, la grazia, la generosità nel prodigarsi per farlo guarire, i modi garbati, la voce soave quando cantava, l’avevano incantato, ma soprattutto era stata la sua abilità in cucina a conquistarlo.

20140324-151809.jpgAbituato com’era ai piatti sopraffini adatti ai palati raffinati dei nobili di sangue reale, restò estasiato di fronte ai sapori insoliti e genuini della cucina di Ombretta e anche questo contribuì a rapirgli il cuore.
Il suo piatto preferito era una squisita torta, semplice e rustica, che la giovane preparava coi pomodori verdi del suo piccolo orto, le pere di un vecchio albero e l’uva passa, che conservava appesa nella dispensa.
Per cucinare la torta che Riccardo tanto apprezzava, Ombretta tagliava a fette 3 grossi pomodori verdi e 2 pere, li sistemava su un piatto e li irrorava con il succo di un limone.
Con 1 tazza di zucchero, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, 1/2 cucchiaino di noce moscata grattugiata, 3 cucchiai di farina e 3 cucchiai di fecola di patate (o di maizena) preparava una miscela alla quale aggiungeva 1 tazza di uva passa ammollata nell’acqua calda.
Preparava una sfoglia con farina (250 gr), burro (120 gr), 1 pizzico di sale e qualche cucchiaiata d’acqua. La tirava col mattarello piuttosto sottile e foderava una teglia facendola abbondantemente debordare.
Sistemava al suo interno uno strato di pomodori, qualche cucchiaiata di composto, uno strato di pere, ancora miscela, pomodori e avanti così.
Alla fine ricopriva tutto quasi completamente con la sfoglia, lasciando solo un ampio camino centrale. Poi metteva la torta nel forno a legna di mattoni nel quale cuoceva anche il pane e se avesse avuto un moderno forno elettrico l’avrebbe regolato sui 170 gradi e lasciata cuocere per 50-60 minuti.

20140324-152615.jpgUna mattina arrivò al galoppo un manipolo di dignitari di corte che avendo visto tornare a palazzo il cavallo senza cavaliere, allarmati, lo stavano cercando da giorni, per riportarlo a corte dove il Re suo padre, lo attendeva con ansia.
Lo circondarono, lo coprirono con un sontuoso mantello, lo fecero montare d’urgenza a cavallo e ripartirono di gran carriera.
Il Principe confuso, non ebbe nemmeno il tempo di salutare la sua innamorata.
Tornato alla sfarzosa vita di sempre, il Principe però non riusciva a togliersi dalla mente la bella Ombretta.
Nemmeno i giochi amorosi di corte lo interessavano più.

20140324-153322.jpgManifestò dunque al padre il desiderio di prendere in moglie una fanciulla che non aveva nobili origini ma che lo aveva fin dal primo momento curato e amato teneramente.
Il Re acconsentì e da quel momento decretò che a ogni umile fanciulla, suddita del suo Reame, fosse data la possibilità di sposare un cavaliere, non solo a quelle di nobili origini, come prevedevano il rigido protocollo e le consuetudini dell’epoca.
Furono mandati paggi e servi alla modesta casa della fanciulla che la resero degna di ricevere il Principe.
Quando arrivò, trovandola finalmente vestita e agghindata come la sua bellezza meritava, Riccardo le dichiarò il suo amore e la chiese in sposa.

20140402-231143.jpgFurono annunciate dunque le nozze, i giovani si sposarono e oltre a vivere per sempre felici e contenti, in buona salute e allietati da molti figli, ad ogni anniversario pretesero che il pasticciere di Corte, debitamente istruito, preparasse per loro la Torta di pomodori verdi che li aveva fatti innamorare, di cui Ombretta aveva portato in dote alcune piantine.
E qui ci vuole una morale, vero?!
Potrebbe dunque essere: Perfino un pomodoro acerbo può diventare la chiave per superare le barriere sociali, se è accompagnato dall’amore. Se no è buono solo in insalata.

La mia torta di mele Old Fashion

Ho già postato il 24 maggio una ricetta di torta di mele, una crostata in realtà, ma più morbida e ghiotta di quelle pallide e poco fragranti della mia infanzia.
Ho dedicato anche un intero capitolo del libro ai ricordi legati a questo frutto e ai dolci che ci si possono fare, che ho intitolato “Il tempo delle mele”.
Le mele mi piacciono molto. Meno crude, cotte invece letteralmente le adoro.
Le cucino al forno con le uvette il miele e la cannella, ma le faccio diventare anche un contorno per gli arrosti di maiale per esempio, o le inserisco nella preparazione del curry di pollo, ci faccio la mostarda insieme alle bucce di arancia o le metto a seccare in forno per le decorazioni Natalizie.
Ovviamente le sbuccio e le affetto anche per farne delle torte.
Relativamente spesso regalo a mio marito la gioia di fare colazione e merenda con lo Strudel o la Apple Pie, e ne ricavo sempre una gratitudine sconfinata, ma la mia preferita è la più semplice e tradizionale delle torte di mele, quella con appena quel tanto di farina che serve a tenere insieme la frutta e gli altri ingredienti.

Si sciacquano e si mettono a bagno in 1 bicchierino di grappa tiepida 50 gr di uvette.
Si sbucciano, si tagliano in quattro, si privano del torsolo e si affettano sottili 1200 gr di mele Golden Delicious.
In una grossa terrina si mescolano insieme 100 gr di farina, 100 gr di zucchero di canna, 2 cucchiaini di cannella in polvere, 2 uova leggermente battute, 1 pizzico di sale, 1 bustina di lievito vanigliato per dolci, 100 gr di burro sciolto in 1 bicchiere di latte caldo, le uvette (che intanto hanno assorbito tutta la grappa) e le mele affettate.
Si amalgama tutto e si versa in una teglia rettangolare piuttosto grande, la mia è 39×25, imburrata e infarinata.
Si livella e si spolverizza la superficie con altri 50 gr (2 cucchiaiate colme) di zucchero di canna.
Si inforna a 160 gradi per circa 1 ora e 1/4, anche 1 ora e 1/2. La superficie deve presentare una bella crosticina dorata.

20140126-151740.jpgIo non la sformo, perché è piacevolmente umida e morbida, quindi la taglio a quadrotti a mano a mano che mi servono e il resto lo conservo nella teglia.
L’unica concessione “moderna” rispetto all’originale, che si cuoceva nel forno della cucina economica a legna, è l’uso dello zucchero di canna anziché di quello semolato, che io trovo delizioso in questa torta in particolare, perché ha un lontano e delicato sentore di caramello che con le mele sta benissimo.

Gli zaletti Veneziani

Gli zaletti sono squisiti dolcetti Veneziani, a base di farina di mais, come molte altre specialità Venete, di antichissime origini.
In dialetto veneziano si chiamano “zaeti”, dove la zeta iniziale si pronuncia con quell’inconfondibile, morbida intonazione di molte parole dialettali della nostra Regione.
Il nome deriva dal colore giallino di queste prelibatezze, che in veneziano di dice appunto “zaeto”, gialletto insomma.
Ci sono diverse scuole di pensiero circa la loro preparazione. Alcuni fanno un impasto piuttosto sodo da tirare col mattarello e ricavarne con un coppapasta dei biscottini rotondi. Altri danno all’impasto la forma di un salame e lo tagliano a fette. Altri ancora (e io appartengo a questo terzo gruppo) preparano un composto ricco e morbido da depositare a cucchiaiate sulla placca del forno.
Il risultato sono dei dolcetti delicati dalla consistenza cremosa, contrapposti a quelli piuttosto asciutti delle altre varianti.

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Prima di tutto bisogna mettere in ammollo in un bicchierino di rum caldo 80 gr di uvetta. Intanto si portano a bollore 1/2 litro di latte con 120 gr di zucchero e 150 gr di burro.
A pioggia si versano nel latte 200 gr di farina di mais “fioretto” miscelata con 150 gr di farina 00 e 1 pizzico di sale e si fa cuocere 5-6 minuti sempre mescolando con una frusta per non creare grumi.
Fuori dal fuoco si incorporano, come sempre una alla volta, 3 uova intere, la buccia grattugiata di 1 limone, 1 bustina di lievito per dolci vanigliato e le uvette scolate.
Si amalgama tutto per bene e, come s’era detto, si depone l’impasto a cucchiaiate ben distanziate, sulla placca del forno foderata di carta forno leggermente imburrata.
Si inforna a 180 gradi per un tempo che varia dai 15 ai 25 minuti: dipende dal forno, dall’umidità in origine della farina, dalla dimensione delle cucchiaiate e da chissà quali altre variabili che è impossibile prevedere.
Gli zaletti insomma devono essere tenuti d’occhio e poi sfornati non appena risultano dorati in superficie e colorati più intensamente nella parte a contatto con la carta forno.
Vanno serviti spolverizzati di zucchero a velo.

Si possono aggiungere all’impasto anche 30 gr di pinoli. A volte lo faccio anch’io, ma non sempre.
Suggerisco di non provare altre ricette dove gli zaletti risultino più consistenti o finiranno per somigliare a dei comuni biscotti, mentre questi sono veramente speciali, “Serenissimi” e degni della tavola dei Dogi!

Involtini di pesce spada

Generalmente il pesce spada ha un sapore così deciso che vale la pena di cucinarlo semplicemente al forno con olive e alloro, oppure ai ferri in salsa salmoriglio.
A me però piace anche in padella, con un ricco e saporitissimo ripieno, di gusto forse lontanamente siciliano.

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Preparo la farcia facendo appassire in padella in 3 cucchiai d’olio: 2-3 cucchiai di classico misto per soffritto (sedano, carota e cipolla), 50 gr di uvetta ammollata, 40 gr di capperi dissalati, 2-3 acciughe sott’olio a pezzettini e 1 peperone giallo spellato (dopo il solito passaggio in forno oppure direttamente sulla fiamma) tagliato a cubetti.
Aggiusto di sale e pepe, condisco con prezzemolo tritato e origano e faccio asciugare il composto.
Lo suddivido al centro di 4 fette di pesce spada tagliate a metà ed eventualmente anche un po’ battute, ma con delicatezza. Arrotolo le fettine come degli involtini e li fermo con gli stuzzicadenti.
Faccio rosolare in padella 2 spicchi d’aglio, li elimino, aggiungo 4 bei pomodori maturi privati dei semi e della pelle tagliati a cubetti, 1/2 cucchiaino di zucchero, sale, pepe e li faccio cuocere a fuoco vivace per qualche minuto.
Allineo nella padella gli involtini, li sfumo con 1/2 bicchiere di vino bianco, lascio evaporare, salo appena e lascio cuocere coperto per una decina di minuti.
Li servo con il loro sugo e delle melanzane al funghetto, ma va bene anche una bella peperonata.