Ma dov’è finito Babbo Natale?

Lo so, già a Santo Stefano è una domanda che pochi si pongono.
Di Babbo Natale, una volta esaurito il suo compito la notte del 24 dicembre, di solito si perdono le tracce, ma pare non se ne preoccupi nessuno.
Tutti pensano si rintani al Polo Nord con le sue renne, a godersi un meritato riposo prima di ricominciare la sua frenetica attività l’anno successivo, invece ci sono un sacco di altri posti dove si può trovare Babbo Natale il 25 dicembre.
Basta guardarsi intorno…
A casa nostra ieri, per esempio, era sui quadrotti di torta al cioccolato insieme a tre renne, ad osservare la nevicata di zucchero a velo che copriva la superficie del dolce che ha chiuso il nostro pranzo di Natale. Un dolce molto suggestivo, con le figurine faticosamente reperite, disposte sulla cima, scenografico e assolutamente in tema con la giornata.
La difficoltà maggiore è stata proprio quella di procurarsi le renne, perché non fanno parte dei nostri presepi tradizionali.
Infatti si trovano con molta facilità pecore, agnelli, oche, galline, cani e perfino cammelli, ma non le renne.
Ci è voluta la pazienza di mio marito unita alla mia costanza per scovarle, ma quest’anno questo doveva essere il nostro dolce di Natale.

20131226-132003.jpgLa ricetta di questa torta al cioccolato, è quella del post “Cioccolato mon amour” che ho pubblicato il 13 giugno ed è una gioia per il palato perché è a metà tra una Caprese e una Sacher. E vi garantisco che il risultato è fantastico.
Non è che adesso avrei proprio tutta questa voglia di darvi di nuovo dosi e indicazioni per la sua esecuzione… non sareste così gentili da andare a guardarvele sfogliando all’indietro il blog?
Mi fareste proprio un favore, così ho il tempo per finire di riporre piatti, calici, posate, alzatine, vassoi, sottobicchieri, tazzine, coppette, ciotoline…
Grazie, sapevo di poter contare su di voi!
Una precisazione però è d’obbligo: la torta è stata cotta in una pirofila rettangolare per consentirmi, una volta raffreddata, di ritagliare dei quadrotti e ottenere l’effetto “impervio e accidentato” che mi piaceva tanto!
L’ho servita con un coulis di confettura di albicocche aromatizzato al Grand Marnier passato a parte.
Babbo Natale si è leccato i baffi. E probabilmente hanno fatto lo stesso anche le renne.

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Perché le biscottiere sono vuote?

20131128-094247.jpgCome dicevano Benjamin Franklin e anche mia nonna: Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa.
Perciò queste particolari biscottiere sono ancora vuote perché andranno riempite con degli squisiti dolcetti fatti col panettone avanzato… e ancora non ne ho!
Un sacco di tempo fa, proprio per recuperare quello che non era stato consumato durante le Feste avevo cominciato a fare un dessert che è stato battezzato dagli amici che l’avevamo assaggiato: il dolce degli Avanzi, con la a maiuscola, dato il nostro cognome di famiglia!
Era così buono che, su richiesta, è diventato per molti anni il dessert del pranzo di Natale. Poi le cose sono cambiate di nuovo… ma è il bello della diretta!
Se lo rifaccio, ne riparliamo. Intanto col panettone avanzato faccio dei deliziosi bon bon molto decorativi, che servo a Natale col caffè. Ed è di questi che oggi vi voglio parlare anche se non ho la foto da mostrarvi, ma vi prometto che la pubblico appena possibile.

Ci vogliono 300 gr di fette di panettone (quello classico con uvette e canditi) che si riducono a cubetti e si mettono in una ciotola.
Si irrorano con 2 bicchierini di rum 100 gr di amaretti e mentre si imbevono, si sciolgono a bagnomaria150 gr di cioccolato fondente spezzettato e si versano sul panettone.
Si uniscono anche gli amaretti e con le mani inumidite con l’acqua di fiori d’arancio si mescolano tutti gli ingredienti e si formano delle palline grandi come noci.
Si allineano su un vassoio coperto di carta forno e si fa colare irregolarmente su ognuna un po’ di glassa reale (zucchero a velo, albume, succo di limone) simulando un mini nevicata.
Si sistemano sulla sommità di ogni pallina imbiancata due frammenti di ciliegina candita verde tagliati come due foglioline lanceolate e un frammento rotondo di ciliegina rossa che rappresenta una bacca.
L’illusione del clima Natalizio, o quanto meno invernale, è completa.
Si fanno asciugare bene, si sistemano nei pirottini di carta e finalmente nelle biscottiere munite di coperchio.

Questi dolcetti non si conservano a lungo (e non vanno riposti in frigorifero o si induriscono troppo). Come vi dicevo non ho una foto da mostrarvi al momento, ma mi pare di essere stata esauriente. In ogni caso sono sempre qua.
Non preoccupatevi se vi ho detto che non si conservano in frigo, tanto una volta che comincerete ad assaggiarli, non ve ne resteranno poi molti!

I savoiardi: un’invenzione generosa

Eh sì, se nel tardo Medioevo (verso il 1350) il re di Francia (che non so bene chi fosse perché si era nel periodo che portò alla Guerra dei Cent’Anni, di grande confusione politica e dinastica) non avesse fatto visita ai Duchi Sabaudi, il mastro pasticcere di corte non si sarebbe sforzato di creare un dolce nuovo da offrire al sovrano.
L’eclettico, spumoso, versatile e antiquato biscotto savoiardo prende il nome appunto dalla Savoia, la Regione che ne vide la nascita. Mi pare una storia di tutto rispetto.
In uno dei Corsi di Cucina a cui ho partecipato molti anni fa, ho anche imparato a farli, ma questo atout lo riservo alla preparazione dei dolcetti per i miei famosi thè delle cinque. Se invece voglio fare una tiramisù, una zuppa inglese o una charlotte uso quelli in commercio, però quelli buoni che sono prodotti qui nel Veronese.
Coi savoiardi preparo ogni tanto anche un dolce che adoro perché mi ricorda le fantastiche ricette di mia nonna. Di lei parlo anche nel mio libro, con nostalgia e affetto.
Il dolce è una specie di scrigno.

Savoiardi

Occorrono dei savoiardi imbevuti di Alchermes che si sistemano sulla pareti e sul fondo di uno stampo da charlotte, l’interno si riempie semplicemente con un composto a base di budino al cioccolato arricchito di amaretti pestati, Marsala e qualche cucchiaiata di confettura di albicocche.

Mia nonna lo preparava senza dosi fisse, l’unica costante era il 1/2 litro di latte per il budino, poi la quantità di amaretti, vino e di marmellata era sempre calcolata a occhio, ma non sbagliava mai il bilanciamento dei diversi sapori.
Beata lei, se io non avessi la bilancia elettronica…

Cioccolato mon amour

In questo periodo il dolce casalingo preferito da nostro figlio è il plumcake al cioccolato. Lo chiamo così semplicemente perché lo inforno in uno stampo da plumcake e viene bello alto e soffice, ideale per la colazione. Quando è cotto si spolverizza di zucchero a velo oppure nella spaccatura che si forma al centro si versa uno sciroppo di zucchero e cacao, dipende da quanto tempo avete.
Se invece lo stesso dolce lo volete presentare in maniera elegante, per un’occasione più formale insomma della colazione in famiglia, versate l’impasto il una pirofila rettangolare (foderata con la solita carta forno imburrata, ma ormai non c’è più bisogno di dirlo) e cospargetelo con fleur de sel.
Il sapore delle minuscole, friabili scaglie di questo sale particolare conferisce un aroma molto insolito ed elegante al dolce.
Vi do subito la ricetta, prima che venga troppo caldo e vi passi la voglia di accendere il forno!

Si lavorano con una spatola 150 gr di burro e 100 gr di zucchero; ottenuto un composto spumoso si aggiungono, uno alla volta, 3 tuorli, poi sempre mescolando 30 gr di cacao in polvere, 100 gr di cioccolato fondente fuso ( a microonde o a bagnomaria) e poco alla volta 200 gr di farina setacciata con 1 bustina di lievito per dolci. Per ultimi si uniscono 3 albumi montati a neve con un pizzico di sale e si miscela tutto con delicatezza.
Si versa nello stampo scelto e si inforna a 160 gradi per 50 minuti nella versione plumcake, per 35-40 invece nella versione al fleur de sel.

Plumcake al cioccolato

Un, due, tre

È proprio così, coccolare gli ospiti mi gratifica molto, quindi anche quando si tratta di dessert, non mi tiro mai indietro e finisco col prepararne e servirne in genere tre, sono arrivata anche a cinque ma si trattava di variazioni con la crema pasticciera di base, quindi non è stato tutto ‘sto lavoro, come potrebbe sembrare.
Naturalmente le porzioni sono sempre piuttosto contenute, per consentire l’assaggio e il godimento di tutti i dolci. L’ultima volta che ho presentato un dessert “multiplo” è stato a Pasqua e questo è il risultato finale.

unoduetre

Si tratta di una pavlova alle fragole, che ormai non ha più segreti per voi, una piccola crème renversée au chocolat decorata con un pulcino di cioccolato bianco e di una mini mousse al lime preparata in stampini mono porzione.
Questa volta vi do la ricetta della mousse, che può essere anche di limone o pompelmo, se preferite. Dosi ed esecuzione sono le stesse.

Per 6 persone si versano in una casseruola 100 ml di succo di lime con 2 tuorli, 1 uovo intero, 100 gr di burro a dadini e 200 gr di zucchero. Si amalgama tutto molto bene con una frusta e si cuoce a fuoco dolce per una decina di minuti senza che la crema arrivi mai a bollore.
Si toglie dal fuoco e si fa raffreddare. Si uniscono mescolando con delicatezza 125 gr di panna montata, si suddivide la preparazione in 6 stampini foderati di pellicola e si conserva in freezer per almeno 4 ore.
Al momento di servire si montano altri 125 gr di panna, si sformano le mousse e si coprono di panna decorandole con una fettina di lime.

Avevate già capito che gli albumi avanzati vi servono per le pavlove, vero?