PRANZO A RODEO DRIVE

Silva era una donna eccezionale. E non lo dico perchè ne ero e sono profondamente innamorato ma perché nella sua vita ha fatto moltissime cose , e tutte nel migliore dei modi.

Non parlo dei ruoli  di amica, fidanzata, moglie, amante, mamma, nonna , nei quali ha reso la mia vita completa e bellissima ma nelle attività lavorative delle quali si è occupata. L’ultima è stata la creazione e gestione di un prestigioso negozio nel centro di Verona che con la sua consueta fantasia ha chiamato “Gioielli e Tentazioni” . In breve lo ha trasformato in una delle gioiellerie più chic del centro con vetrine leggendarie per la bellezza  e l’accostamento degli oggetti ,rinomata e frequentata  per la cortesia e gentilezza riservata alla clientela e per il gusto raffinato delle proposte di vendita .Fino al 1999 è stato il suo regno..

  

In questo racconto , la memoria  della sua esperienza commerciale si fonde con i sogni e con la descrizione e il consiglio di acquisto di oggetti particolari,profumi esclusivi,  gioielli  preziosi , tutto sempre tipicamente di Beverly Hills

Senza dimenticare, alla fine ,le solite gustose ricette.

RINGS AND THINGS
(La filiale americana di Gioielli e Tentazioni)

Se a suo tempo avessi aperto una gioielleria anche in America, con tutta probabilità  l’avrei chiamata Rings and things.

Non avrei potuto farlo a Cavaion naturalmente, dove come minimo sarebbe diventata Rin Tin Tin. Perfino l’allora Sindaco Giacomelli confondeva il mio splendido Gioielli e Tentazioni  con Sorrisi e Canzoni.

Se ,in particolare, l’avessi aperto a Rodeo Drive, il nome sarebbe stato quasi certamente Rodeo d’or, che si legge come Rodeo door (cioè “La porta su Rodeo”, sottinteso Drive) e che trovo essere un trade Mark molto intrigante, soprattutto se accompagnato da una porta d’ingresso antica , dall’aspetto insolito e lussuoso,adatta agli standard locali.

Che io sappia, l’unica vera conquista culturale Californiana è poter voltare a destra agli incroci anche col semaforo rosso……non mi viene in mente altro, quindi sono convinta che l’apparizione di un autentico antico portoncino italiano dell’Ottocento, sobriamente blindato all’interno e inserito in una lastra di cristallo anti sfondamento,avrebbe suscitato un certo interesse commerciale, ma soprattutto culturale.

Sarebbe stato inutile andare più indietro nei secoli nella ricerca della porta, tanto mi  sa che in pochi laggiù avrebbero colto la differenza tra Luigi Filippo e Luigi XV.

Secondo me il target di clienti che si dedica regolarmente allo shopping a Beverly Hills e ci abita, o al limite ci viene apposta da Bel Air, avrebbe molto gradito il mix di proposte gioielli/piccolo antiquariato che avevo in mente.

Eh sì, ci ho fantasticato su un bel po’ quasi vent’anni fa, ma siccome ho più immaginazione che coraggio ( leggi : più idee che quattrini per realizzarle) è finita che non ne ho fatto niente.

Eppure come mi sarebbe piaciuto per esempio, proporre anche in America quegli inconfondibili gioielli miniati, che sempre venduto con tanto successo anche ai turisti Americani in visita a Verona , quelle bellissime miniature realizzate a mano su oro che sono tutti pezzi unici.

In questo modo non avrei dovuto temere la concorrenza di Tiffany, Bulgari, Cartier, VanCleef & Arples e Harry Winston. In alternativa ai loro gioielli principeschi , i miei sarebbero stati oggetto di nicchia divertenti ma costosi: un connubio perfetto per i ricconi.

Avrei messo nelle vetrine anche alcuni di quei braccialetti con i charms, rigorosamente Made in Italy, che raccontavano ognuno  una storia diversa, personalizzati per ciascuna cliente, quelli con alcune parti mobili per cui le porte delle casette si aprivano, alle automobiline giravano le ruote, si abbassava il ponte levatoio dei castelli, si muovevano le lancette degli orologi e così via . Ve li ricordate? No? Peccato, perché erano proprio speciali e molto chic.

Accanto ai gioielli ci sarebbero stati bene piccoli oggetti di antiquariato di provenienza italiana o al limite inglese o francese, non di alta epoca, ma di effetto e di impatto immediato: quelli insomma che costituivano le mie “tentazioni”.

Sogni, sogni,sogni: fantasie irrealizzabili, divertimenti privati immaginati tanto per passare il tempo, progettando l’impossibile.

Sono sempre dell’opinione comunque che anche una semplice botteghetta  di bric-à – brac farebbe la sua ottima in America. Posso dirlo con sicurezza perché li ho visti i loro negozi di Antiques, sia in California, che nel New England e persino in Florida.

Ci ho fatto anche qualche acquisto, ma solo perché-  come Oscar Wilde- so resistere a tutto ma non alle tentazioni.

Dunque , questi negozi di anticaglie ( non certo di antichità) espongono alla rinfusa una gran quantità di deliziose cianfrusaglie e siccome in genere hanno l’aria condizionata, se siete accaldati, fatevi un giro all’interno.

Troverete vecchie bandiere,bottoni, cuscini,tortiere,dagherrotipi,bambole di pezza,bicchieri spaiati,gioielli indiani coi turchesi,quinta,originali addobbi per l’albero di Natale,copertine illustrate da Norman Rockwell,piatti commemorativi,scatole di latta,anatre di legno,carpet bag, piccole zagare per il burro, boccali raffiguranti le avventure dei Supereroi, vecchie pubblicità della Coca, riproduzioni della lanterna di Paul Revere,libri di ricette degli anni 60, tre di legno usati e molto di più.

Magari non si tratta proprio di pezzi di antiquariato, ma nella giovane America vengono considerati più che oggetti di modernariato.

Un’altra cosa che trovo irresistibile in America è comprare profumi, perché ne trovo alcuni che non vengono esportati in Europa, quindi, se li comprate anche voi, ve ne andrete in giro spargendo un alone aromatico di essenze assolutamente diverso dalle solite combinazioni, che vi renderà uniche e speciali agli occhi, ma più che altro al naso, di chi incontrerete.

Fino agli anni 80 l’incontrastata egemonia del mercato dei profumi era in mano ai francesi, che ne avevano fatto un grande business internazionale.

E’ stato verso la metà del decennio, al culmine dell’edonismo Reaganiano, che è iniziato il boom della produzione Americana in questo settore della cosmesi.

“Giorgio Of Beverly Hills”  e “Charlie” di Revlon erano già presenti in Italia da un bel po’, ma gli anni 80 sono stati il momento magico di “Beautiful” di Ester Lauder, di “Sun flower” di Elisabeht Arden e perfino di “Sweet honesty” di Avon . E io c’ero!.

Nella  città dei sogni e dei sognatori , percorrendo con un senso di curiosità reverenziale l’equivalente angeleno di Faubourg-St-Honorè o via Montenapoleone, si ha quasi subito la sensazione  di esserci  già stati, di aver già visto tutto, merito forse della Julia Roberts di Pretty Woman.

Lo dico sempre: Los Angeles é una città che mi toglie il fiato e non mi interessa se si tratta di vera emozione o di esagerata concentrazione di monossido di carbonio, la adoro.

Sotto un cielo incredibilmente perfetto, di un azzurro intenso così raro a Los Angeles ( che ricorda un po’ il turchese degli infissi di Santorini per intenderci) , circondata da abbronzature permanenti, seni rifatti e denti incapsulati, passando accanto a limousine e auto fuori serie accostate a marciapiedi, quella prima volta è stato fantastico entrare negli esclusivi negozi di Rodeo Drive per acquistare almeno un profumo.

Ho cominciato nel 1985 da Fred Haiman, con il famoso ” 237″ , che altro non è se non il numero civico della storica boutique (dove adesso però c’è Louisiana Vuitton, che ne ha comprato ,o affittato, lo spazio) e in seguito sono passata al più sofisticato “Touch with love”.

I profumi di Fred adesso si trovano dappertutto, grazie alla grande distribuzione. Per me hanno quindi perso gran parte del loro fascino. Mi piacciono sempre, ma mi divertono meno perché  non sono più così esclusivi.

Quando sono entrata per la prima volta da Bijan, che è considerata la boutique più cara del mondo , mi hanno offerto una Perrier con una fetta di lime. A chi fa acquisti importanti offrono probabilmente dello champagne . Non ci si poteva sbagliare su quale fosse il negozio, perché lì davanti c’era sempre parcheggiata la Bugatti  Veyrondel proprietario Bijan Pakzad. Il suo ” Bijan di Bijan ” con l’inconfondibile tappo bianco che sembra una ciambella mal riuscita, caratteristico più del flacone , è stato per anni  il mio profumo preferito.

“Carolina Herrera” dell’omonima stilista Venezuelana è stata un’altra mia scoperta degli anni 90, ma adesso i suoi profumi li puoi comprare anche online e non vale quindi più la pena di pensarci , perché ormai non sono così speciali come in quegli anni , anche se restano sempre fragranze molto eleganti.

Oggi, senza allontanarsi da Beverly Hills, molti profumi, anche quelli poco conosciuti ma senz’altro notevoli ( e non solo), si possono trovare nel lussuoso The Rodeo Collection per esempio, dove conviene anche pranzare con un bagel al salmone o un classico Club sandwich.

Quando invece si è moderatamente affamati e si vuole avere un trattamento da VIP, si può’ senz’altro scegliere di provare il Ristorante di uno dei grandi Alberghi. A mezzogiorno i prezzi sono ragionevoli, il servizio impeccabile  e i camerieri sono quasi tutti aspiranti attori. Il che  non guasta, da un punto di vista puramente estetico.

Se non volete sforare di troppo il budget, scegliete una di quelle famose  insalate che più o meno sono le stesse in tutti gli States, o un piatto unico  a base di riso, sempre molto abbondante.

Vedrete che il prezzo non supererà quello del calice di Chardonnay o di Chablis che non avete resistito alla tentazione di ordinare. Ma in fondo si era detto “trattamento da VIP”, no?

A noi una volta al ristorante  del Beverly Wilshire hanno dato  addirittura  un tavolo vicino alla vetrata che da sul l’esterno, sul  crocevia di Rodeo Drive con Wilshire Boulevard, probabilmente per  i sacchetti che avevamo con noi venivano tutti dai negozi del Golden Triangle. Ma c’è lo siamo fatto cambiare.

Perché  era al sole o perché l’aria condizionata era troppo alta, non me lo ricordo, ma ci siamo spostati nel patio interno, con i nostri prestigiosi pacchetti è quella riconoscibile aria di borghese eleganza Europea che tanto piace ai Californiani.

Devo dire in tutta onestà che non era niente male neanche lì fuori, con le palme in vaso e i gelsomini tappezzanti , ma mi sono giocata la possibilità di guardare da vicino le Star di passaggio e di farmi vedere da loro. Dovrò tornarci.

Alla fine della giornata della giornata che avrete deciso di dedicare alla conoscenza , o all’approfondimento , di questa zona di L.A. , prima di riprendere la macchina per allontanarvi dal lusso leggendario del quartiere, dove come tutti gli umani , avete fatto più jogging che shopping , ricordatevi di allungare la passeggiata fino all’acciottolato italiano di Two Rodeo, un’aggiunta relativamente recente alla mitica omonima strada.

Questa via ha un’ambientazione che gli Americani insistono a trovare molto Europea, forse perché c’è anche la boutique di Ferre’ .

A me francamente ricorda di più la New Orleans Square di Disneyland . Stessi lampioni.

Dicevo, se l’aver solo guardato le vetrine anziché curiosare all’interno delle leggendarie boutique di Rodeo Drive ( dove si può anche entrare tranquillamente senza obbligo di acquisto un po’ come si fa da noi nei Grandi Magazzini) , vi ha particolarmente affaticato e accaldato, prima di lasciare Two Rodeo, fermatevi da Tiffany.

L’ingresso è libero, i commessi sono tutti eleganti e gentilissimi, troverete veri oggetti di culto in argento a prezzi quasi convenienti e in più tengono l’aria condizionata a palla.

BAGEL AL SALMONE
Ciambelle  kosher per un pranzo veloce

400 gr di farina, 1/4 di litro di latte fresco,50 gr di burro, 1 cubetto di lievito di birra, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di zucchero, 1 uovo intero separato

Per la farcitura : 200 gr di salmone affumicato,200 gr di formaggio fresco,aneto o finocchietto,cipolla tritata,pepe nero macinato, poco succo di limone
Si fa sciogliere il burro nel latte scaldato con lo zucchero, si fa intiepidire e si unisce il lievito sbriciolato. Lo si lascia schiumare leggermente in superficie, quindi si aggiunge l’albume montato a neve. Si unisce gradualmente la farina, poi il sale e si mescola fino ad ottenere un impasto morbido e senza grumi che si lascerà lievitare coperto e al caldo per circa un’ora.

Quando è aumentato due volte di volume, si lavora brevemente e si suddivide in 12 pezzi . Si formano delle palline usando il manico di un cucchiaio di legno si pratica un foro nel mezzo e si allarga facendole ruotare perché assumano l’aspetto di ciambelle.

Si coprono con un tovagliolo e si lasciano lievitare ancora 10/15 minuti.

Si porta a ebollizione abbondante acqua in una pentola capiente , si tuffano poche alla volta e si tolgono dopo 2 minuti con una schiumarola o un ragno.

Si sgocciolano bene e si dispongono su una teglia foderata di carta forno.

Si sbatte il tuorlo con due cucchiai d’acqua e si spennellano.

Si infornano a 180 gradi per 20 minuti e una volta raffreddati, si tagliano a metà e si farciscono con il formaggio fresco (  che può essere Philadelphia, ma anche mascarpone o ricotta ) ,qualche fettina di salmone e si completano con il finocchietto o l’aneto e, se piace, con poca cipolla. Si spolverizza con il pepe e,volendo, si può aggiungere qualche goccia di limone.

Spuntino raffinato e saporito. Molto chic. Decisamente adatto a Beverly Hills.

CREAMED SCALLOPS
Capesante alla panna

12 grosse Capesante, 250 gr di funghi coltivati, 1 piccolo peperone rosso, 2 cipollotti freschi ,1 gambo di sedano, 50 gr di burro, 200 ml di panna da cucina, Tabasco, 1 mazzetto di prezzemolo, sale e pepe bianco, 2 tazze di riso bollito
Si affettano molto finemente i cipollotti e il sedano a cui si sono tolti i filamenti, si taglia a striscioline sottili il peperone privato dei semi, si affettano anche i funghi e si fanno saltare tutte le verdure nel burro.Si prosegue la cottura per una decina di minuti mescolando di tanto in tanto, si condisce con sale e pepe, si aggiungono la panna e poche gocce di Tabasco.

Si lascia sobbollire piano ancora per qualche minuto.

Si lavano e si asciugano le Capesante, si dividono in due in senso  orizzontale  e si fanno insaporire nel tegame con le verdure, per non più di cinque minuti, a fiamma bassa.

Si versa la preparazione sul riso lessato e scolato e si cosparge di prezzemolo.

Gli americani  utilizzano solo le ” noci ” delle Capesante e non cucinano mai il “corallo”.Io pero’ ce lo metto perché per me così è una prelibatezza.

Le Capesante o coquille Saint-Jacques sono dette anche Pettini di mare  .In America quelle pescate nell’Atlantico si chiamano Sea o Bay scallop, mentre quelle del Pacifico pragmaticamente solo Pacific scallop.

CLUB SANDWICH
Il più famoso sandwich d’America 

3 fette di pancarrè tostato da ambo i lati, 4 fette sottili di tacchino arrosto, 2 cucchiai di maionese,3 piccole foglie di lattuga, 4 fette sottili di pomodoro , 4 fette di bacon croccante
Si spalma di maionese una fetta di pane , si copre con la lattuga e ci si mette sopra il tacchino .Si copre con un’altra fetta di pane spalmata di maionese su ambo i lati e si dispongono sopra pomodoro e bacon .Si completa con la terza fetta di pane anche questa spalmata di maionese, ma solo sul lato a contatto con il bacon.Si taglia in quattro diagonalmente ed ogni triangolo si infilza con uno stuzzicadenti decorativo.

Variante della famiglia Avanzi: noi ci mettiamo anche una fetta sottile di formaggio Emmenthal e uniamo alla maionese un cucchiaino di senape tipo Digione e poi lo ripassiamo sulla  piastra o nel tostapane perché si sciolga il formaggio.

Non ditelo agli Americani però,non capirebbero perché abbiamo introdotto questa variante.

Ah, non lasciatevi sfuggire neanche la confidenza sull’utilizzo del corallo delle Capesante, mi raccomando.

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Sandwich a scacchiera

Oggi è domenica: niente ricette ma solo il mini-racconto della nostra cena di ieri.
Ormai sta diventando un po’ un’abitudine in casa nostra quella di chiudere la settimana con un sandwich.
È divertente e poco impegnativo. E si può gustare anche seguendo in TV gli anticipi del campionato di calcio.
Si possono scegliere tutti gli ingredienti che ci piacciono e variare ogni volta.
Volendo stare veramente sul semplice, ieri sera ho imburrato una fetta di pane da toast integrale e una di farina bianca, le ho coperte di emmental tagliato sottile, ho aggiunto del pomodoro e un paio di fette di prosciutto cotto. Ho spalmato della maionese su altre due fette di pane, una bianca e una integrale e chiuso i sandwich.
E siccome, come dicevo, mi volevo divertire, li ho tagliati in 9 cubetti e li ho ricomposti alternando il colore del pane.

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Abbiamo completato la cena con un dessert niente male. Domani vi racconto.

L’alternativa light ai miei famigerati hamburger

La foto di copertina del mio libro U.S.A. e Jet è la stessa che ho utilizzato per il post https://silvarigobello.com/2014/01/06/hamburger-a-chi/ e mostra cosa si intende in America per Hamburger…
Senza arrivare a tanto, preparo anch’io i classici hamburger con la polpetta di carne macinata, il formaggio, il bacon, la lattuga, il pomodoro, la cipolla, la Ketchup, la salsa Barbecue o la Ranch. Squisiti, ma non è che si possono mangiare spesso come piacerebbe a me, per esempio.
Dunque, mantenendo comunque la struttura di un hamburger giusto per una gratificazione personale, sentendomi in colpa e avendo la coda di paglia, ho voluto seguire l’esempio di Tiziana (http://incucinadanonnatitti.wordpress.com) e del suo risotto quasi light in previsione della prova costume…
Questo è dunque un hamburger di tonno al naturale (quello in scatola) con qualche aggiunta che lo rende insolito e gradevole nonostante sia ipocalorico. Quasi.
Comunque giudicate voi.

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Si sgocciola e si comprime bene per eliminare tutto il liquido, il contenuto di 2 scatolette grandi di tonno al naturale. Si versa in una ciotola.
Si tritano insieme prezzemolo e maggiorana fresca e si spezzetta finemente qualche oliva nera denocciolata.
Si aggiungono al tonno.
Si uniscono anche 2-3 cm di pasta d’acciughe.
Si condisce con succo di limone e una grattugiatina di buccia, sale, pepe, un filo d’olio e una generosa spruzzata di salsa Worcester.
Si amalgamano tutti gli ingredienti, meglio se con le mani, che è uno dei segreti per la loro perfetta realizzazione e si formano delle polpette che si appiattiscono tra i palmi.
Si cuociono sulla piastra o la griglia ben calda.
Si prepara una salsa miscelando qualche cucchiaiata di yogurt bianco con un cucchiaino di succo di limone, una puntina d’aglio, un pizzico di sale.
Si tagliano dei panini da hamburger, o comunque dei panini morbidi, si fanno leggermente tostare con la parte tagliata a contatto della griglia, si spalma la metà inferiore con la salsa allo yogurt, ci si appoggia sopra l’hamburger di tonno, si aggiunge qualche fettina di pomodoro e si completa con abbondante rucola, se piace, se no vanno bene la valeriana o gli spinacini.
Si copre con l’altra metà del panino resistendo alla tentazione di aggiungere una cucchiaiata di maionese.

Questi hamburger di tonno di possono cuocere anche in forno.

Fajitas di pollo

Avete in mente di visitare la California? Bene! Sono disposta a suggerirvi diversi itinerari: con alcune di voi ne ho già parlato.
Quando siete a Los Angeles, per esempio, vi consiglio di arrivare fino a Palm Springs che è distante solo 180 km e si raggiunge in un paio d’ore.
Grazie alle numerose sorgenti di acqua termale, le moltissime palme e gli attuali 120 campi da golf, si presenterà ai vostri occhi come un miraggio, una vera oasi nel deserto.
È realmente una cittadina molto elegante, con alberghi da togliere il fiato, le piscine più grandi che abbiate mai visto e una Main Steet che sembra non finire mai.
Lì il sole splende almeno 350 giorni l’anno e la temperatura media è di 32 gradi (43/44 in estate).
Effettivamente ci fa un caldo infernale, ma passeggiando lungo Palm Canyon Drive, la via dello shopping di lusso e dei ristoranti eleganti, si viene continuamente irrorati in modo soft, anche se un po’ a tradimento, da una fresca nebulizzazione offerta non so se dagli esercizi commerciali o dall’Amministrazione Comunale.
In realtà fa arricciare un po’ i capelli, ma è gratuita, gradevole e decisamente rinfrescante, utile soprattutto se avete mangiato delle stupende Faijtas nel locale ristorante Messicano Del Taco, piccanti oltre ogni immaginazione!
Nel Sud della California, proprio per la sua posizione geografica, si mangia spesso messicano e i ristoranti tipici si trovano veramente un po’ dappertutto.
Adoro il cibo messicano e come sapete cucino spesso Chili con carne, che accompagno con tutte le salse e i contorni regolamentari.
Ogni tanto preparo anche le fajitas de pollo, ma non ho mai avuto il coraggio di utilizzare il peperoncino Habanero, limitandomi ad un pizzico del pur piccantissimo Jalapeno, portati a casa come souvenir dal Messico.
Questa ricetta dunque viene da Palm Springs e non da Chichen Itza, ma è piccante in egual misura!

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In una ciotola si fanno marinare tutta la notte 400 gr di petto di pollo tagliato a fettine con 2 cucchiai di olio, il succo di 1/2 lime, qualche fetta di cipolla, 1 spicchio d’aglio grattugiato, 1 peperoncino piccante tritato, 1 pizzico di origano secco, 1/2 cucchiaio di coriandolo (o prezzemolo) fresco tritato, sale e pepe.
Al momento di utilizzarlo, si rigira più volte il pollo nella marinata, si scola e si cuoce alla griglia. Si taglia a striscioline e si divide in 2 tortillas (comprate già pronte al supermercato) e intiepidite in forno.
Si aggiungono al pollo: pomodori a spicchi privati dei semi, cipolla affettata e arrostita e peperoncini verdi dolci (tipo friggitelli) sempre arrostiti sulla piastra e si insaporisce con sale e pepe.
Le fajitas si servono generalmente accompagnate da panna acida, fettine di avocado e salsa chili.

Meglio se vi dico come si fa la salsa chili, più o meno piccante, indispensabile per ricreare gli aromi della cucina Messicana che tutti si aspettano da questo piatto, vero?
Si mettono nel mixer 100 gr di cipolla, 2 peperoncini rossi freschi privati dei semi e affettati, 2 pomodori maturi, il succo di 1/2 lime e la sua buccia grattugiata, 1 ciuffetto di coriandolo fresco, 1 pizzico di sale, 1/2 cucchiaino di zucchero e tanto peperoncino in polvere quanto se ne può sopportare senza piangere…
Si frulla con cura poi si fa riposare in frigo, si divide in piccole ciotole e si serve con le altre salse, più dolci e fresche, che servono a mitigare tanta piccantezza.

Insalata con gamberi, salmone e avocado

L’ho già detto molte volte: le insalate sono per me una soluzione gustosa e insospettabilmente gratificante a pranzo.
Be’ mi piacciono da morire anche i panini, di cui ho condiviso più volte ingredienti speciali e preparazioni insolite, ma forse le insalate mi fanno sentire meno in colpa…

20140221-124158.jpgBe’ questa non è così semplice da non suscitare qualche rimorso ma è sul serio irresistibile.
Vi auguro che piaccia anche al vostro partner o dovrete mangiarla almeno per due volte di seguito, anche se per me per esempio non sarebbe un gran sacrificio.
È un’insalata che si prepara con estrema facilità.
Basta tagliare a metà un avocado maturo, scartare il nocciolo, sbucciarlo e affettarlo. Meglio spruzzarlo di limone così non annerisce.
Si lava e si monda dai semi e dai filamenti 1/2 peperone rosso (o giallo) e si taglia a striscioline.
Si lava e si affetta un pomodoro, si sciacquano alcune foglie di lattuga, si apre 1 confezione di salmone affumicato affettato e si cuociono a vapore circa 150 gr delle onnipresenti code di gambero di cui parlo sempre, che vanno poi sgusciate e fatte raffreddare.
Non resta che assemblare i piatti e preparare una citronette per condire il tutto.

Nemmeno questa, come altre, è una ricetta ma solo un’idea.
È incredibile come la cremosità e la morbidezza di alcuni ingredienti esaltino la croccantezza o l’acidità di altri… ma come al solito non ho la presunzione di insegnarvi niente che non sappiate già.
Desidero solo condividere un modo di portare in tavola un piatto che non richiede che la cottura semplicissima di uno solo degli ingredienti che lo compongono e per il resto consiste semplicemente nel mettere insieme sapori e consistenze che vicini stanno benissimo: si completano e si bilanciano.
E si ricordano. Provate, per favore.

Le code di gambero, preziose alleate in cucina

Le code di gambero le compro, come minimo, più di un chilo alla volta.
Ne vengono quattro bei sacchetti che ripongo nel freezer e utilizzo generalmente nei modi che seguono:
– 1 sacchetto serve per la Catalana;
– 1 sacchetto per il risotto;
– 1 sacchetto per l’alternativa agli scampi al limone.
L’ultimo sacchetto resta di scorta per le ispirazioni improvvise: per il riso al curry, per il cocktail in salsa rosa o per il sugo alla marinara, ma soprattutto per una mia necessità di sapere che posso sempre contare su circa 300 gr di code di gambero con cui all’occorrenza improvvisare qualcosa di elegante e di speciale.
Come con i funghi, con le code di gambero (o con gli scampi, che sono decisamente decorativi ma c’è molto più scarto) si può cucinare un pasto completo a partire dagli antipasti. Escluso il dolce…

20131029-081808.jpgQuesta è la “mia” Catalana, quella che preparo più di frequente.

Diciamo che occorrono a testa 8 grosse code di gambero. Si lavano, si elimina il filo intestinale e si cuociono in un court bouillon (acqua, sale, pepe in grani, gambi di prezzemolo, buccia di limone, sedano, carota e cipolla) partendo da freddo e spegnendo la fiamma non appena arrivano a bollore, si scolano, si sgusciano.
Mentre cuociono si affettano in una ciotola un paio di pomodori ramati, maturi ma sodi, e più sottilmente 1/2 cipolla di Tropea a testa e si condiscono con olio, sale, pepe e limone. Si fanno poi riposare in frigo coperti con la pellicola per mezz’oretta.
Passato questo tempo, si uniscono le code di gambero ancora tiepide, si cosparge di prezzemolo tritato e si da un senso alla definizione di “peccato di gola”.

Ceviche di spigola

Non è proprio che il pesce crudo alla fine cominci a piacermi, eppure di tanto in tanto, una ceviche di spigola per qualche ospite che so gradirla particolarmente, l’ho preparata e qualche bocconcino l’ho assaggiato.
È comunque un piatto interessante, profumato, moderno, esotico e molto chic. Se vi va di provarlo, vi do la ricetta. Non pensate però al sushi: come ho già avuto occasione di dirvi nel post sulla “Cucina fusion“, la ceviche è tutta un’altra cosa.

spigola

Occorrono 600 gr di filetti di spigola freschissimi e senza pelle. Bisogna assicurarsi che non ci siano lische. Si mettono in freezer per una mezz’ora, per non correre rischi e poi si tagliano a bocconcini.
Si trasferiscono in una ciotola e si lasciano marinare con 80 ml di succo di lime in frigorifero, coperti di pellicola, per tutta la notte, o comunque per circa 12 ore.
Si mescolano quindi a 1/2 cipolla rossa tritata, 1 pomodoro spellato e privato dei semi a cubetti, 1/2 cucchiaino di peperoncino rosso tritato e 1 di zenzero grattugiato, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato (o di coriandolo, se vi piace e se lo trovate), 1 pizzico di sale e 1 macinata di pepe.
Si trasferisce tutto sul piatto da portata e si serve bello fresco.

Con la stessa marinata si possono anche preparare delle cape sante (solo le noci) affettate o degli scampi tagliati a metà e privati della vena intestinale, perfino del salmone o del pesce spada, appena tolti dal freezer, tagliati a fettine sottilissime con un coltello molto affilato… se foste diventati ceviche-dipendenti!

La caprese nel bicchiere

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Chiamarla “ricetta” è senz’altro un’esagerazione. Ecco quindi una semplice “presentazione”, solo un po’ diversa, della classicissima insalata Caprese, che può essere un superbo antipasto in queste serate di grande caldo

Si tratta semplicemente di frullare alcune mozzarelle di bufala, asciugate dal latticello e tagliate a pezzetti e posizionare la mousse ottenuta sul fondo dei bicchieri.
Si frullano anche altrettanti pomodori ramati sbucciati, privati dei semi e tagliati grossolanamente, con un pizzico di sale e di pepe e si distribuiscono sopra la mousse di mozzarella.
Si decorano i bicchieri con foglie di basilico e si condisce con un giro d’olio.

Invece della mozzarella si può utilizzare della burrata per ottenere un composto più cremoso. In ogni caso si tratta di un antipasto freschissimo, molto elegante e molto patriottico.

Sugo con i pesci “a mare”

Una volta avevamo una vicina di casa deliziosa, la signora Giovanna.
Ci portava ogni tanto qualche piatto speciale appena cucinato perché era vedova e viveva da sola, ma non aveva perso l’amore per la cucina.
Aveva probabilmente individuato in noi un surrogato di famiglia con cui condividere la sua passione e la sua abilità. È sua la ricetta della focaccia con le cipolle che vi è piaciuta tanto.
Un’altra cosa che mi ha insegnato a fare sono gli spaghetti con i pesci “a mare” e ridacchiava divertita quando mi ha spiegato che i pesci nel sugo non c’erano, perché erano rimasti “a mare”.
È una ricetta rustica, basica, saporitissima e di grande valore per me perché mi ricorda questa persona buona e gentile che per un breve periodo ha fatto parte della nostra vita.

Sugo con i pesci a mareSi fanno imbiondire in 4 cucchiai di olio 2 spicchi d’aglio schiacciati, si buttano e nello stesso olio si fanno sciogliere 7-8 alici sott’olio mescolandole con un mestolo di legno, si aggiunge un barattolo di pomodori pelati sgocciolati e tagliati a pezzi, un cucchiaio di prezzemolo tritato, un dado sbriciolato (un normale dado per il brodo, non di pesce o vegetale) e un’abbondante macinata di pepe. Si mescola e si fa asciugare questo sugo a fuoco alto.
Ci si condiscono degli spaghetti grossi scolati al dente.

Non aggiungo altro.
Assaggiateli: vi chiederete perché non riusciate a vedere i pezzi di pesce che insaporiscono la pasta.

Gazpacho. Però alla Provenzale

Il mio primo gazpacho, naturalmente, l’ho assaggiato in Spagna ed è stata una scoperta molto illuminante quella di poter servire una minestra anche ad agosto.
L’unica nota stonata per alcuni può essere l’eccessiva acidità della base di pomodori o il sapore deciso del peperone e della cipolla… Insomma, se il vostro partner è poco avventuroso, come mio marito, lasciate perdere e fategli pasta e fagioli.
Se invece come me amate sperimentare, curiosare, interpretare, questa ricetta per due, con un ingrediente insospettabile, fa per voi.

gazpacho

Tuffate in acqua bollente 300 gr di pomodorini ciliegini, scolateli in una ciotola di acqua e ghiaccio: lo shock termico vi aiuterà a pelarli dopo che li avrete tagliati a metà e privati dei semi.
Sbucciate col pelapatate un peperone rosso non molto grande, tagliatelo a metà, liberatelo dei semi e dei filamenti. Pelate anche un cetriolo e scartate la parte interna centrale coi semi. Frullate i pomodori. Tritate grossolanamente una piccola cipolla dolce e tagliate a dadini minuscoli tutti gli altri ortaggi che avete preparato.
Mettere sul fuoco 1/2 litro di brodo leggero di pollo (ce l’avete ancora quello che avevate congelato?) o vegetale, aggiungete 2 cucchiai di olio, 1 cucchiaino di aceto bianco, 1 spicchio d’aglio ridotto a crema, 1 pizzico generoso di peperoncino in polvere (o qualche goccia di Tabasco), i pomodori frullati e 1 cucchiaino di zucchero vanigliato, che toglierà l’acidità ai pomodori e conferirà alla minestra una nota particolare. Fidatevi.
Portate a ebollizione, immergetevi tutti i cubetti di verdura, spegnete e fate raffreddare. Conservate in frigo fino al momento di portare in tavola.
Aggiustate di sale e completate il vostro (nostro) gazpacho con alcune profumate erbe provenzali come per esempio timo, prezzemolo, maggiorana e basilico.