Altro giro sul red carpet

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È così: ho ricevuto un’altra nomination grazie alla generosità di Bea (http://viaggiandoconbea.wordpress.com).
Grazie infinite, Bea, ne sono felice.
Come sempre però non nominerò nessuno, perché non posso scegliere solo un ristretto numero di persone tra i blog che seguo senza rammaricarmi delle così esigue possibilità di citare per questo premio tutti voi.
Quindi dedico questo nuovo riconoscimento a tutti quelli che mi seguono e a tutti quelli che seguo con simpatia, con affetto, con ironia, con condivisione, con partecipazione, con curiosità, con fiducia.
Bea mi chiede di ottemperare alla regola di rispondere alle sue domande e questo almeno lo posso fare, anche se ritengo di avere ormai veramente pochi segreti da svelare. Nei miei post infatti non mi limito a fornire foto e ricette, ma parlo liberamente di me, della mia famiglia, delle mie esperienze e in generale della vita.
Grazie a tutti per l’attenzione.

1) Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?
Come ho già detto in altre occasioni, il blog è nato per pubblicizzare il mio primo libro “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” che sono certa avrete ormai tutti acquistato e letto, divertendovi e traendone ispirazione.
E poi il blog è diventato via via più importante del libro.

2) Hai mai pensato di poter trovare un risvolto economico dal tuo blog?
Certo che sì. Proprio perché nasco come scrittrice, dal blog mi aspetto di avere un riscontro positivo anche in campo letterario. A questo proposito, il mio famoso libro lo potete acquistare su Amazon o ordinare alla Feltrinelli.

3) Come?
Facendomi conoscere e apprezzare, attraverso il blog e il libro, per la mia arguzia, i buoni sentimenti, l’esperienza, l’intelligenza, la simpatia e il cuore e naturalmente la passione per la cucina. Ah, e anche la modestia.

4) Senti un affetto virtuale verso i tuoi followers?
Ecco, è proprio quello che è successo: ogni giorno non vedo l’ora leggere i vostri post, rispondere ai vostri commenti, farne io stessa, immedesimarmi nelle vostre storie, testare le vostre e creare le mie ricette apposta per pubblicarle. Cerco di ricordarmi il nome dei vostri figli, la vostra città, guardo le vostre foto e non ho quasi più tempo per scrivere. Forse non è solo virtuale, eh?!

5) Hai mai pensato di fare un grande meeting tra i blogger con cui sei virtualmente legato?
Certo, mi piacerebbe molto. È un’idea che con qualcuno ho già abbozzato. Ma mi sembra un po’ complicato.
Magari sarebbe relativamente più semplice incontrarci per zone geografiche, o dividerci per gruppi di interesse, in ordine alfabetico, per fasce di età… No, mi sembra ESTREMAMENTE complicato.

6) Come vedono le persone a te vicino la tua passione per il blog?
I familiari sono incoraggianti e orgogliosi, gli amici si dividono in due categorie: gli entusiasti e le volpi e l’uva.

7) Ti senti apprezzato/a ed incoraggiato/a nella tua attività di blogger?
Molto, non avrei mai immaginato il 17 maggio dell’anno scorso, quando sono approdata in questo mondo fantastico del Web, che in meno di un anno il mio blog sarebbe stato visitato, solo su WordPress, già circa 19.000 volte… e poi ci sono Facebook, Foodblogger Mania e Blog Italia di cui però non ho i dati relativi agli accessi.
Ma più di tutto sono i vostri commenti, i complimenti, i confronti e gli stimoli continui a darmi positività, coraggio e allegria.

8) Che progetti hai per la prossima estate?
Niente di diverso dal solito, il successo non mi ha dato alla testa… Staremo un po’ al lago, andremo al mare e se ce la facciamo visiteremo un pezzetto di Francia che ancora non conosciamo a fondo. La Francia è infatti, dopo gli Stati Uniti, il nostro Paese straniero preferito.

9) Sei sempre sincero nei tuoi post o cerchi di fare solo audience?
Sono sempre assolutamente come sono: una che scrive come parla e parla come mangia!

10) Cosa cambieresti nella tua vita?
Poche cose. Nessuna così importante da essere menzionata.
Anzi forse una sì: il nome! Se mi chiamassi realmente Silvia, come molti pensano, avrei meno problemi. Non ci crede quasi nessuno che mi chiamo proprio SILVA, senza la i!

Risotto zucca e amaretti

Questa sarà una delle mie ultime ricette con la zucca, ormai relegata fra gli ortaggi invernali adesso che la primavera ci suggerisce piuttosto ricette con asparagi, piselli, carciofi.

20140328-022339.jpgQuando trovo una zucca bella come questa però, per non lasciarmi sfuggire una delle ultime opportunità, l’acquisto subito e poi faccio sì un risotto, ma con un sugo un po’ particolare.

Libero dai semi e dai filamenti 1 kg di zucca, la taglio a fette e la inforno per 40-45 minuti a 180 gradi.
Trito 2 scalogni e li faccio rosolare con olio e burro.
Verso 350 gr di riso, lo faccio tostare, sfumo con 1/2 bicchiere di vino bianco, faccio evaporare e verso 750 ml di brodo leggero (vegetale, di pollo o anche di dado).
Proseguo la cottura a fuoco medio, senza più mescolare, solo scuotendo il tegame di tanto in tanto per non far attaccare il riso.
Quando la zucca nel forno risulta tenera e asciutta, recupero tutta la polpa, la taglio a pezzetti, la frullo nel vaso del mixer con la scorza grattugiata di 1/2 limone, sale, pepe, 1 pizzico di noce moscata e (solo se vi piace) 100 gr di mostarda Vicentina, Mantovana, di Cremona o la vostra, artigianale, se l’avete fatta nei mesi scorsi e ormai è pronta.
Cinque minuti prima che la cottura del riso sia completata, aggiungo questo composto nel tegame e adesso sì, mescolo e lascio terminare la cottura tramenando di tanto in tanto.
Fuori dal fuoco manteco il risotto con 30 gr di burro e 50 gr di grana grattugiato e lo distribuisco, bello all’onda, nei piatti.

20140328-235239.jpgIl tocco finale è costituito da un’ulteriore abbondante spolverata di grana grattugiato miscelato con 3-4 amaretti pestati nel mortaio che completano in modo molto raffinato questo piatto dorato e goloso.
Se oltre alla mostarda, non gradite nemmeno gli amaretti, evitate pure anche questi, ma allora anche la scorza di limone e la noce moscata, che in un semplice riso e zucca sarebbe superflui.
Limitatevi pure ad una preparazione semplice e lineare, quindi, ma non sapete quello che vi perdete…

Ombretta e la sua torta di pomodori verdi

Sapete? Mi sono talmente divertita ad inventare delle favole per un contest qualche settimana fa, che ne ho scritta un’altra, accompagnata da un’interessante ricetta.
Adesso ve la racconto…

Tanto tempo fa, in un Regno molto lontano, una mattina di buonora il giovane Principe Riccardo era uscito per una battuta di caccia a cavallo del suo fedele destriero.
Attraversata la brughiera punteggiata di erica all’inseguimento di un cervo, entrò in un fitto bosco di castagni e nella foga della caccia non si avvide che gli alberi erano molto fitti, con i rami sporgenti protesi in tutte le direzioni.
In breve una fronda lo colpì in fronte e lo disarcionò facendogli battere violentemente il capo.
Rimase a terra privo di sensi finché Ombretta, una graziosa villanella, non lo trovò riverso a terra e un po’ trascinandolo e un po’ sorreggendolo fra le braccia delicate lo portò nella sua modesta casetta.
Lì lo curò per giorni e quando il principe si riprese, restò folgorato dalla visione della deliziosa fanciulla che lo aveva accudito.
La sua bellezza, la grazia, la generosità nel prodigarsi per farlo guarire, i modi garbati, la voce soave quando cantava, l’avevano incantato, ma soprattutto era stata la sua abilità in cucina a conquistarlo.

20140324-151809.jpgAbituato com’era ai piatti sopraffini adatti ai palati raffinati dei nobili di sangue reale, restò estasiato di fronte ai sapori insoliti e genuini della cucina di Ombretta e anche questo contribuì a rapirgli il cuore.
Il suo piatto preferito era una squisita torta, semplice e rustica, che la giovane preparava coi pomodori verdi del suo piccolo orto, le pere di un vecchio albero e l’uva passa, che conservava appesa nella dispensa.
Per cucinare la torta che Riccardo tanto apprezzava, Ombretta tagliava a fette 3 grossi pomodori verdi e 2 pere, li sistemava su un piatto e li irrorava con il succo di un limone.
Con 1 tazza di zucchero, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, 1/2 cucchiaino di noce moscata grattugiata, 3 cucchiai di farina e 3 cucchiai di fecola di patate (o di maizena) preparava una miscela alla quale aggiungeva 1 tazza di uva passa ammollata nell’acqua calda.
Preparava una sfoglia con farina (250 gr), burro (120 gr), 1 pizzico di sale e qualche cucchiaiata d’acqua. La tirava col mattarello piuttosto sottile e foderava una teglia facendola abbondantemente debordare.
Sistemava al suo interno uno strato di pomodori, qualche cucchiaiata di composto, uno strato di pere, ancora miscela, pomodori e avanti così.
Alla fine ricopriva tutto quasi completamente con la sfoglia, lasciando solo un ampio camino centrale. Poi metteva la torta nel forno a legna di mattoni nel quale cuoceva anche il pane e se avesse avuto un moderno forno elettrico l’avrebbe regolato sui 170 gradi e lasciata cuocere per 50-60 minuti.

20140324-152615.jpgUna mattina arrivò al galoppo un manipolo di dignitari di corte che avendo visto tornare a palazzo il cavallo senza cavaliere, allarmati, lo stavano cercando da giorni, per riportarlo a corte dove il Re suo padre, lo attendeva con ansia.
Lo circondarono, lo coprirono con un sontuoso mantello, lo fecero montare d’urgenza a cavallo e ripartirono di gran carriera.
Il Principe confuso, non ebbe nemmeno il tempo di salutare la sua innamorata.
Tornato alla sfarzosa vita di sempre, il Principe però non riusciva a togliersi dalla mente la bella Ombretta.
Nemmeno i giochi amorosi di corte lo interessavano più.

20140324-153322.jpgManifestò dunque al padre il desiderio di prendere in moglie una fanciulla che non aveva nobili origini ma che lo aveva fin dal primo momento curato e amato teneramente.
Il Re acconsentì e da quel momento decretò che a ogni umile fanciulla, suddita del suo Reame, fosse data la possibilità di sposare un cavaliere, non solo a quelle di nobili origini, come prevedevano il rigido protocollo e le consuetudini dell’epoca.
Furono mandati paggi e servi alla modesta casa della fanciulla che la resero degna di ricevere il Principe.
Quando arrivò, trovandola finalmente vestita e agghindata come la sua bellezza meritava, Riccardo le dichiarò il suo amore e la chiese in sposa.

20140402-231143.jpgFurono annunciate dunque le nozze, i giovani si sposarono e oltre a vivere per sempre felici e contenti, in buona salute e allietati da molti figli, ad ogni anniversario pretesero che il pasticciere di Corte, debitamente istruito, preparasse per loro la Torta di pomodori verdi che li aveva fatti innamorare, di cui Ombretta aveva portato in dote alcune piantine.
E qui ci vuole una morale, vero?!
Potrebbe dunque essere: Perfino un pomodoro acerbo può diventare la chiave per superare le barriere sociali, se è accompagnato dall’amore. Se no è buono solo in insalata.

Il mio pollo saporito

Infornare una teglia di carne (o pesce, come ho già raccontato) e verdura è un modo piuttosto facile e sbrigativo di cucinare un piatto completo, molto saporito, senza troppo stress ma col quale si fa sempre un figurone.
Per esempio, il mio Pollo saporito è veramente semplice e veloce, se non si tiene conto del tempo di cottura, ma dato che è appunto cucinato al forno, mentre cuoce si può fare qualsiasi altra cosa!
Come faccio spesso con il pollo, amo farlo marinare e quindi maggiormente insaporire, per qualche ora (o anche tutta la notte) in frigorifero insieme agli ingredienti con i quali verrà poi cotto.
In realtà infatti il pollo non è fra le carni più gustose del mondo, ma con questo accorgimento quasi quasi lo diventa…

20140331-204445.jpgDunque, si fa marinare 1 pollo fatto tagliare in 8 pezzi (oppure 8 cosce, così non c’è da litigare per la scelta della porzione…) in un sacchetto da freezer con 2 cipolle rosse tagliate a grossi spicchi, 6-7 foglie di salvia tagliuzzate con la forbice, 125 ml di olio, 1 cucchiaio di salsa di soia, il succo di 1 limone e abbondante pepe.
Si “massaggia” il sacchetto perché tutti gli ingredienti vadano ad insaporire uniformemente la carne e si ripone in frigorifero.
Trascorso il tempo previsto per la marinatura, si versa tutto in una teglia da forno (pollo e marinata), si uniscono 4 salsicce tagliate a tocchetti, 4 patate a cubetti, 2 spicchi d’aglio, gli aghi di 1 rametto di rosmarino tritati e 2-3 rametti di timo.
Si mescola tutto (con le mani, che sono gli strumenti più adatti a questo scopo) e si inforna a 200 gradi per 1 ora circa.
Bisogna fare un po’ di attenzione perché cuocia restando morbido, eventualmente si copre con la stagnola. Se si ha l’impressione che si asciughi un po’ troppo, è bene spruzzarlo con del vino bianco.

Eccolo qua: questo è il mio pollo saporito, ma proprio saporito, saporito eh!

Bicchieri al cioccolato

Mi sono divertita qualche sera fa ad offrire ai miei ospiti un dessert tromp l’oeil.
Oggi servire alcuni cibi nei bicchieri è considerato molto moderno. In alcuni casi piace anche a me e quindi ho una serie di bicchieri e bicchierini proprio per questo scopo.
Quelli che ho utilizzato in questa occasione sono i tumbler Old Fashioned, quelli bassi.
Dunque l’altra sera a fine cena sono tornata dalla cucina con questo vassoio dicendo ai miei ospiti che per scusarmi di non aver fatto in tempo a preparare il dolce, offrivo loro una piantina che si sarebbero potuti portare a casa.
Si trattava invece di un delizioso dessert al cioccolato da gustare in verticale perché a strati. Il rametto di menta centrale rendeva ancora più credibile la storiella dei vasetti con terriccio e piantina.
Ehi, potrebbe perfino essere un dolce adatto a oggi che è il Primo di Aprile, se siete in vena di scherzi!

20140327-234356.jpgHo preparato nel solito modo una crema pasticcera con 4 tuorli, 50 gr di fecola di patate, 100 gr di zucchero e 1/2 litro di latte.
Una volta cotta ho unito 80 gr di cioccolato fondente a scaglie e ho mescolato per farlo sciogliere completamente. Appena si è un po’ intiepidita ho versato la mia crema al cioccolato sul fondo di 6 bicchieri e li ho messi in frigorifero, coperti di pellicola trasparente a contatto per farli raffreddare senza che si formasse quell’antipatica pellicina sulla superficie.
Ho preparato una torta al cioccolato lavorando con una spatola 150 gr di burro e 100 gr di zucchero.
Ottenuto un composto spumoso, ho aggiunto uno alla volta 3 tuorli, poi sempre mescolando 30 gr di cacao in polvere, 100 gr di cioccolato fondente fuso (si può fare a microonde o a bagnomaria) e poco alla volta 200 gr di farina setacciata con 1 bustina di lievito per dolci. Per ultimi ho unito i 3 albumi montati a neve con un pizzico di sale e ho miscelato tutto con delicatezza.
Ho versato il composto in uno stampo imburrato e infarinato e ho infornato la torta a 160 gradi per 35 minuti.
L’ho sfornata e fatta raffreddare. Ne ho tagliato tre fette (circa) e le ho sbriciolate con la forchetta ottenendo quello che avrebbe rappresentato il terriccio nei “vasetti”. L’ho messo da parte.
Al momento di servire il dessert ho versato in una ciotola mezzo vasetto di marmellata di arance e ho unito un paio di bicchierini di Grand Marnier. Ho mescolato e distribuito questa salsa nei bicchieri sopra la crema al cioccolato, ho completato con qualche cucchiaiata di briciole di torta al cioccolato.
Ho tagliato dalle vaschette sul terrazzino della cucina 6 rametti di menta, ho sciacquato i gambi, li ho infilati al centro dei bicchieri e l’illusione è stata completa.

La ricetta della torta al cioccolato è la stessa che ho utilizzato per il dolce a quadrotti che a Natale reggevano Babbo Natale e le renne e che avevo postato per la prima volta il 13 giugno con il titolo “Cioccolato mon Amour”.
In questo caso si potrebbero dimezzare le dosi perché non si utilizza tutta la torta per i nostri bicchieri al cioccolato, ma consiglio di non modificarle perché non andrà sprecata: quella che avanza è squisita anche a colazione.

I french toast

Sarà che è lunedì mattina, sarà che ieri sera ho parlato fino a tardi di cibo Americano con Giusy di Sweet Sweet Home, sarà colpa dell’ora legale, fatto sta che stamattina solo i pan cake avrebbero potuto placare la mia voglia di fare colazione con un french toast.

20140330-034847.jpgNel film Kramer contro Kramer Dustin Hoffman incontra non poche difficoltà nel preparare i French toast a suo figlio.
In realtà sono molto semplici. Ipercalorici. Squisiti.

Si miscelano 100 ml di latte, 50 ml di panna, 1 uovo, 30 gr di zucchero, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, 1 pizzico di noce moscata.
Si immergono in questo composto 2 fette di ciabatta croccante leggermente rafferma, ma ancora relativamente morbida e si lascia che si impregnino senza che si ammorbidiscano troppo.
Si fanno spumeggiare 40 gr di burro in una padella e si fanno imbiondire i French toast da entrambi i lati.
Si servono irrorati di sciroppo d’acero. Oppure spolverizzati di zucchero a velo.

A me piacciono molto con accanto un paio di cucchiaiate di confettura di frutta o qualche fragola e una grossa tazza di caffè Americano, ma vi concedo anche un tè, se lo preferite. L’importante è che nel piatto abbiate uno o due French toast belli caldi!
La prima volta li ho mangiati a Miami, giurerei, ma poteva essere anche Key West. O era Orlando?
Eravamo comunque in Florida, di questo sono proprio sicura, ma poco importa: conta solo che ho imparato a farli!

Da involtino ad arrosto farcito

Uno dei miei film preferiti è Frankenstein Junior di Mel Brooks.
Vi ricordate quando Gene Wilder, in preda all’eccitazione urla: “Si… può… fare!”? Ebbene io ho fatto lo stesso!
Sviluppando l’idea de Gli involtini della domenica (post del 25 marzo), confermo che si può fare un eccellente arrosto ripieno di prosciutto cotto e fontina.

20140316-222935.jpgFacile: occorre procurarsi 8-900 gr di fesa di vitello in una sola fetta ben battuta.
Si appoggia sul piano di lavoro, si sala appena, si spargono alcune foglioline di salvia tritate, si copre con 200 gr di prosciutto cotto tagliato a fette spesse e si sistemano sopra, una accanto all’altra 150 gr di fette di formaggio fontina (ma anche di Asiago, a me decisamente più vicino).
Si avvolge la carne tenendo bene all’interno il ripieno, si avvolge in sottili fette di pancetta (quella denominata Piacentina è la migliore) e si lega come al solito con alcuni giri di spago.
Si fa rosolare in un tegame con olio e burro, salvia, rosmarino, timo, alloro e aglio e quando è dorato si sfuma con 1 bicchiere di vino bianco.
Si lascia evaporare, si aggiunge un mestolo di brodo e si porta a cottura a tegame coperto aggiustando di sale e pepe.
Alla fine si toglie l’arrosto dal tegame e si tiene in caldo avvolto in due fogli di alluminio.
Si fa restringere il sugo a fuoco vivace, si filtra e si versa in salsiera.
Si elimina lo spago, si affetta non troppo sottile il nostro grosso involtino e si irrora di salsa.

È un altro arrosto squisito, delicato ma contemporaneamente appetitoso perché tutti gli odori che ho aggiunto gli danno carattere e sapore.
Chi volesse comunque un ripieno ancora più gustoso, potrà pensare di sostituire il prosciutto cotto con la mortadella di Bologna.

Doverosi e gioiosi ringraziamenti supplementari

Un’altra serie di “grazie, grazie, grazie”.
Sono riconoscente ai cari amici blogger Fornello Pazzo, Un fulmine in cucina e La pappa pronta che mi hanno assegnato altri due Liebster Award e un altro The Versatile Blogger Award.
Mi riempie di orgoglio aver ricevuto questi nuovi riconoscimenti da chi mi segue da così poco tempo e già mi considera meritevole di un premio!
Come ho detto in precedenza, non mi sento di fare scelte perché mi è impossibile decretare un numero ristretto di blog degni di essere nominati, quindi indistintamente, a tutti voi che mi seguite dedico anche questi recenti riconoscimenti.
Ancora mille ringraziamenti di vero cuore.
Silva

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Antipastini di pesce

Tutto è cominciato quando in una delle nostre tante incursioni nei mercatini dell’Antiquariato ho acquistato 6 piatti di vetro a forma di pesce decisamente vintage: intatti, datati anni Cinquanta, irresistibili.
Aspettavo solo l’occasione per utilizzarli e l’occasione è arrivata qualche sera fa.

20140327-205108.jpgHo scelto di appoggiarli sui piatti colorati del servizio di Positano perché la loro elegante trasparenza fosse meglio messa in evidenza.
Mi sono serviti per l’antipasto, che era costituito da un cucchiaino di salsa di granchio, una ciotolina di passata tiepida di ceci con i gamberi e una cupoletta di salmone affumicato ripiena di insalata di avocado.
Due sono ricette che ho postato già in altre occasioni, quest’ultima in particolare, che avevo pubblicato il 31 maggio scorso, è stata uno dei miei primissimi post.
Questa è dunque la ricetta della cupoletta di salmone (che propongo in occasione di cene a cui tengo particolarmente e che ho servito anche a Natale) che trovate già nel blog, ma che oggi vi ricordo, così se volete offrire “Un antipasto veramente chic” non dovete andare troppo indietro a cercarlo.
“Per ottenere questo spettacolare risultato, per ogni commensale si adagiano in una coppetta da macedonia una o due fettine sottili di salmone affumicato leggermente sormontate e debordanti e si riempiono con cubetti di avocado conditi con olio e limone, miscelati con dell’altro salmone affumicato a striscioline, della robiola o mascarpone o Philadelphia, pepe nero e qualche cucchiaiata di maionese. Si richiudono i lembi di salmone lasciato debordare e, dopo una sosta in frigo di qualche ora, si capovolgono sui piatti individuali decorando con fettine di avocado e foglie di insalata.”
Questa la ricetta originale postata a suo tempo. L’altra sera ho ne realizzato una versione più ridotta perché gli assaggi erano tre, quindi è bastato uno stampino da muffin a testa.
La sequenza in cui ho suggerito di mangiare questi antipastini è stato il senso antiorario: per primo il cucchiaino di salsa di granchio, profumata di sedano, poi la passatina di ceci da raccogliere col cucchiaino appena vuotato in un solo boccone e infine la cupoletta di salmone, molto fresca, che ha preparato il palato ai tagliolini al nero di seppia che sono venuti dopo.
Lo so, sarebbe piaciuto anche a voi essere miei ospiti… ma vi dirò francamente che la coda è già lunghissima!

La clam chowder (zuppa di vongole)

Come ho già detto, il mio secondo libro tratta dei nostri numerosi viaggi e vacanze negli Stati Uniti d’America e della loro sottovalutata e poco conosciuta cucina.
Come nel primo, ogni aneddoto o breve racconto è corredato da una o più ricette tipiche della zona di cui parlo o a volte più genericamente di classiche ricette senza una precisa connotazione geografica, quelle in sostanza che si possono gustare in tutti gli Stati Uniti. E non si tratta degli stereotipi gastronomici più conosciuti tipo hamburger e hot dog.
Anche ne “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” ho dedicato tre dei suoi ventotto capitoli alla cucina Americana.
Allora oggi parleremo della Clam Chowder, la densa e vellutata zuppa di molluschi tipica del New England, che ha aperto la serie della novantina di ricette del mio primo libro.
Le vongole utilizzate sono quelle surgelate, di buona qualità.
Le dosi sono a tazze, perché la ricetta è quella originale del Massachusetts, tratta da un libro di cucina acquistato a Boston: Famous New England Recipes.

20140216-233458.jpgSi fanno scongelare due confezioni di vongole già sgusciate, si filtra il liquido che si è formato nel sacchetto e si sciacquano i molluschi.
Si fa soffriggere in una casseruola capiente 1/2 tazza di bacon tritato grossolanamente e quando è rosolato si aggiungono 1 tazza e 1/2 di cipolle bianche tritate, si sala appena e si fanno appassire senza farle colorire.
Si uniscono a questo punto il liquido delle vongole tenuto da parte, 2 tazze e 1/2 di patate tagliate a cubetti, 1 foglia di alloro, 6 tazze d’acqua e si porta a bollore.
Si aggiungono le vongole e si continua la cottura per una mezz’oretta. Le patate devono risultare morbide. Si completa con 2 tazze di latte e 1 confezione di panna da cucina.
Da quando riprende il bollore si lascia cuocere un’altra decina di minuti, mescolando con delicatezza.
Si elimina la foglia di alloro, si regola di sale e pepe (bianco) e si porta in tavola la zuppa cosparsa di prezzemolo tritato.
Si serve con i crackers all’acqua passati a parte.

Questa è dunque la New England Clam Chowder ed è senza dubbio la mia preferita, ma ne esiste anche una denominata Manhattan, che si fa con il pomodoro (di cui a Miami ho mangiato la versione con l’aggiunta finale di uno shot di Bourbon).
Un’altra volta ne parliamo più dettagliatamente, se vi va. Ditemi voi.