Club Sandwich

Ah i ricordi! Quei subdoli, striscianti frammenti di vita che riappaiono all’improvviso per tenerti compagnia quando meno te l’aspetti!
A volte i flashback sono gradevoli e graditi, a volte invece ci riportano a momenti tristi o malinconici della nostra vita, ma fortunatamente non sempre è così.
Magari da un sacco di tempo non ripensavi a un determinato episodio, un luogo, un profumo, un sapore e poi, tac, scatta qualcosa e ti immergi in un’emozione quasi dimenticata.

Club SandwichNon è detto si tratti di una sensazione romantica, spesso i ricordi non partono dalla mente o dal cuore, ma dallo stomaco…
Proprio stamattina, mentre mi confrontavo con un’altra blogger sugli ingredienti dei Club Sandwich sono stata assalita dai ricordi dei numerosi viaggi negli U.S.A. che negli anni ci hanno portato ad approfondire la cucina, la storia (e la geografia) di questo grande Paese.
In realtà sto proprio elaborando un abbozzo per un secondo libro che dopo “I tempi andati e i tempi di cottura” parlerà delle esperienze della nostra famiglia, questa volta in America e proporrà molte interessanti ricette.
Che voglia di tornare negli Stati Uniti per mangiare di nuovo quei mai dimenticati, straordinari, ipercalorici panini imbottiti fin troppo generosamente di lattuga, petto di tacchino, bacon e pomodoro, grondanti salsa rosa dalle fette di pane leggermente abbrustolite.
Stasera li faccio per cena. Con le patatine fritte. Evviva.

In America nei Club Sandwich non ci mettono l’uovo. E fanno bene.

Stuzzicanti stuzzichini

Per riempire i momenti di attesa del primo piatto, oltre che gli stomaci dei commensali, è bene prevedere di intrattenerli oltre che con una conversazione stimolante e rilassata, anche con piccoli amuse bouche, per farli pazientare e iniziare a mettere in moto i loro succhi gastrici.
Questi della foto in realtà li possiamo considerare quasi un vero antipasto, ma adoro viziare e coccolare i miei ospiti.

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Da sinistra a destra potete riconoscere: torcetti col culatello, fagottini di bresaola ripieni di mascarpone e tartufo legati con l’erba cipollina, pere caramellate a cubetti e formaggio Roquefort nelle foglie di radicchio rosso, cocktail di gamberetti nelle bucce di lime spremuti, mini-capresi con pomodorini, mozzarella e origano e ancora pomodorini farciti di ricotta e pesto, decorati con scaglie di pecorino e pinoli.

Sono comunque sei idee sfiziose e saporite, ma presentarle con fantasia costituisce un upgrade.

Piña Colada come dessert

L’estate in cui siamo andati nello Yucatan ci siamo divertiti moltissimo e abbiamo assaggiato un sacco di squisitezze.
Il Mar dei Caraibi ha indimenticabili sfumature di azzurro, verde, blu e turchese, le spiagge sono infinite distese di borotalco e la cucina messicana offre mille emozioni.
In ricordo delle sensazioni accumulate in quella vacanza faccio abbastanza spesso il “Chili con carne”, che mi riesce benissimo. Se vi interessa cimentarvi nella preparazione di questa conosciutissima specialità, la ricetta, dettagliata passo passo, la trovate nel mio libro.
Naturalmente, oltre a visitare siti Maya e mangiare con grande entusiasmo piatti dal sapore intenso e piccante, abbiamo anche bevuto con altrettanta soddisfazione Tequila Sunrise, Margarita e Piña Colada.
Coi golosi sapori tropicali di quest’ultimo cocktail, faccio un dessert semplicissimo e squisito, uno di quelli insomma che potrete preparare in scioltezza, ma che i vostri ospiti non vedranno l’ora di assaggiare di nuovo quanto prima.

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Occorrono:
1 scatola di ananas sciroppato
1 bicchierino di rum
30 gr di burro fuso
2-3 cucchiai di cocco rapé (o disidratato)
1 cucchiaio di miele
succo di 1/2 lime (o limone)
2 cucchiai di zucchero di canna
Bisogna sgocciolare le fette di ananas e asciugarle con carta da cucina, poi si accomodano in una pirofila leggermente imburrata, ci si versa sopra una miscela di rum, burro, cocco, miele e succo di lime, poi si cosparge di zucchero di canna e si inforna a 200 fino a che le fette di ananas non risulteranno dorate e leggermente caramellate.
Si sistemano su un piatto da portata e si decora il centro con una ciliegia sciroppata (una di quelle da cocktail) oppure una fragola e si cosparge con altro cocco grattugiato.

Mmmmm… Vi sembrerà di essere a Cancun!

Si fa presto a dire Fast Food

Il mio mito in fatto di cucina è Jacques Pépin.
Si tratta di uno chef franco-statunitense, insignito di non so quanti premi (tra cui la Legion d’Onore) e lauree ad honorem, che ha svolto incarichi prestigiosissimi nell’ambito della ristorazione e scritto molti libri a tema gastronomico. Docente presso la Boston University e il Culinary Institute di New York, è anche la star di numerosi programmi culinari della PBS e con la leggendaria Julia Child ha vinto un Emmy Award.
E nonostante l’impressionante curriculum, cucina in modo semplice e veloce. La sua genialità sta proprio nelle ricette cha definisce “fast food my way” molto facili da copiare.
Ve ne do un’idea suggerendovi un golosissimo gratin di frutta che pur non presentando nessuna difficoltà ha un aspetto ingannevolmente elaborato.

Gratin di frutta

Si tratta semplicemente di sistemare il una pirofila imburrata 250 grammi di lamponi, more, mirtilli o fragole, oppure un misto di tutti questi frutti di bosco e coprirli con 100 grammi di biscotti frollini pestati nel mortaio (non frullati). Si versano sopra tre cucchiai di burro fuso, si spolverizza con 75 grammi di zucchero di canna e si inforna a 200 gradi per una ventina di minuti.
Tutto qua. Si serve ancora caldo, a cucchiaiate, con un ciuffo di panna montata o una pallina di gelato alla vaniglia.

Solo per Cipolle Lovers

Mio marito ride sempre quando usciamo insieme perché mentre lui è una persona estremamente riservata, io attacco bottone praticamente con tutti.
L’ultima volta che siamo andati al supermercato, completata la nostra spesa, mentre risalivamo verso il parcheggio ho notato nel carrello di una coppia in ascensore con noi una confezione di zucchine tonde.
Ora, la settimana scorsa, quando avevo comprato i fiori di zucca, le avevo prese anch’io e infornate ripiene di uno di quei miscugli polivalenti che possono diventare indifferentemente farce, polpettoni, croquetas o croquettes. Capito no?
Non è stato un gran successo, erano un po’ anonime insomma, quindi ho chiesto alla signora (una mia elegante coetanea in tailleur con un marito molto distinto) come intendeva utilizzarle, sperando in un suggerimento interessante.
Mi ha detto che le avrebbe messe nel minestrone.
A mio avviso però non sono adatte a questo uso perché hanno troppi semi e sono un po’ acquose, ma “nella propria cucina ognuna è regina”, come diceva mia nonna, quindi non le ho detto niente.
Mi ha invece confidato che ripiene, più o meno come me, fa quelle lunghe e anche i peperoni e le melanzane e li serve con una focaccia di cipolle fatta con la pasta di pane.

Focaccia alle cipolle

Ogni tanto l’ho fatta anch’io, ma con una base di pasta brisè cotta in bianco (o alla cieca) coperta di fettine di provola e 1/2 kg di cipolle bianche affettate e fatte consumare molto, molto lentamente in olio e qualche cucchiaiata d’acqua, sale, pepe e salvia spezzettata che ho sistemato sul formaggio e infornato di nuovo per 15-20 minuti.
È squisita, ma assicuratevi che la mangino tutti i commensali perché le cipolle possono creare problemi relazionali!

La frittata di James Bond

Sere fa ho visto in TV Skyfall, l’ultimo film di James Bond, il 23esimo, che avevo registrato. È quello con Daniel Craig nella sua terza interpretazione di Bond.
Graig mi piace molto in questo ruolo, mi pare credibile e virile anche se trovo un po’ inquietante la sua somiglianza con Putin.
Naturalmente il mio preferito resta sempre Sean Connery, ma chi non concorda con me?! Ha fatto sembrare per un motivo o per l’altro scialbi e anonimi quasi tutti gli attori a cui è stata affidata la parte dopo che lui ha abbandonato i panni dell’Agente 007: l’Australiano George Lazenby, gli Inglesi Timothy Dalton e Roger Moore e perfino l’Irlandese naturalizzato Statunitense Pierce Brosnan, che secondo me aveva il “phisique du role” più azzeccato. Ah, Sean Connery è Scozzese.

Insomma, i film di 007 mi piacciono. Li trovo esagerati, ridondanti, ridicoli, irreali e un pochino anacronistici, e proprio per questo sono veri film d’evasione, che non ti fanno pensare, che non ti obbligano a schierarti, che non necessitano di discussioni da Cineforum alla fine.
Li guardo sempre volentieri, anche dopo tanti anni, perfino adesso che non c’è più la Guerra Fredda e il ruolo degli Agenti con licenza di uccidere si è molto ridimensionato, anzi adoro guardarli mentre ceno davanti alla TV.
Il cibo “da televisione” è diverso da quello che normalmente preparo per una comune cena che consumiamo guardando il telegiornale sul televisore piccolo della cucina, è quello che mangiamo in salotto, sul divano, se ci sono partite o eventi in diretta importanti o film speciali da vedere così, un po’ fuori orario.
Considero “cibo da televisione”: i Club Sandwich, le pizzette, l’insalata Caesar, le quiche e le frittate cotte in forno.
Cuocere una frittata al forno è semplicissimo e il risultato è più digeribile della versione tradizionale in padella.

Frittata

L’altra sera l’ho cucinata in stile vegetariano per utilizzare una porzione di zucchine e pochi funghi trifolati avanzati dal giorno prima, ma alla base di uova si possono aggiungere prosciutto, salsiccia, cubetti di emmenthal o qualunque cosa preferiate.
In una ciotola ho sbattuto 4 uova con sale, pepe, 2 cucchiai di latte e 2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato. Ho aggiunto un bel pomodoro maturo a filetti, uno scalogno affettato sottile, un pizzico di origano e le verdure già cotte.
Ho imburrato due stampi in ceramica, suddiviso il composto e ho infornato a 180 gradi per 15 minuti.

Come dicevo, si tratta di un vero “cibo da televisione”, che si consuma senza distrazioni e senza l’uso del coltello, direttamente dallo stampo.

Semifreddo al limone

Chiedo scusa a tutti. Mi sono accorta che ogni tanto ho cliccato “mi piace” su alcune delle mie ricette.
Non è che preferisca queste alle altre, veramente non faccio differenze perché in fondo ogni scarrafone è bello ‘a mamma soia.
La realtà è che sono più abile con gli attrezzi da cucina che con il Web. Insomma mi sono sbagliata: volevo effettuare un controllo e invece mi sono auto approvata! Spero non succeda più.
Se adesso ho chiarito l’equivoco, parliamo di un eccellente semifreddo al Limoncello, che è un mio cavallo di battaglia come conclusione di una cena di pesce.

Semifreddo al limone

Si mescolano insieme 150 gr. di zucchero a velo, 120 ml. di succo di limone e 50 ml. di Limoncello. Si uniscono 500 ml. di panna leggermente montata (non deve essere troppo densa) e si amalgama tutto con la frusta elettrica.
Si versa in un contenitore rettangolare con tappo ermetico e si mette in freezer per 4-6 ore. Il semifreddo resta abbastanza morbido da poter essere sistemato a cucchiaiate in un calice da Champagne o in una coppa da Martini con un effetto molto chic.
Si decora con qualche strisciolina o (se non avete il rigalimoni) con una grattugiata di scorza di limone.

Perdonata?

Un antipasto chic

Cupola di salmoneÈ un po’ che non faccio un invito come si deve, intendo con ospiti non proprio di famiglia, tovaglia ricamata, posate d’argento, cristalli e porcellane, che non organizzo insomma un cena elegante.
O comunque una cena impegnativa oltre che per l’allestimento della tavola anche per il menù. Cucinare mi piace molto, non è certo un segreto, ma amo anche ricevere, quindi il divertimento comincia già nel momento in cui decido come mettere insieme gli ospiti perché la serata risulti piacevole, rilassata e interessante per tutti.
Oltre che apparecchiare con cura, cosa che faccio già al mattino, decido insieme a mio marito il centrotavola, che lascio preparare a lui dato che ha molto gusto per i fiori, dandogli solo qualche indicazioni sui colori predominanti della tavola.
In genere mi prendo anche il tempo per ritagliare e scrivere i segnaposti, cosa che mi diverte sempre molto e spesso stupisce alcuni dei miei ospiti.

Per una cena importante comincio a pensare al menù già qualche giorno prima, così posso fare la spesa con calma e dedicarmi per tempo alle preparazioni più laboriose, da conservare in frigo fino al momento di servire e di quelle che al massimo necessitano alla fine solo di una scaldatina in forno, sul fornello o in microonde.
Una delle ultime cene, a base di pesce, prevedeva del salmone affumicato, una vellutata di vongole e una terrina di branzino, gamberi e spinaci. Un menù quindi tutto da realizzare in anticipo senza stress e nonostante abbia richiesto abbastanza tempo per la preparazione, per nulla difficile. Il risultato è stato un insieme raffinato, elegante e abbastanza insolito.

La cosa più piacevole per me, pur amando tutte le mie creature (!) è provvedere agli antipasti, che mi danno sempre una grande soddisfazione. Come questa cupola di salmone di grandissimo effetto.

Per ottenere questo spettacolare risultato, per ogni commensale si adagiano in una coppetta da macedonia una o due fettine sottili di salmone affumicato leggermente sormontate e debordanti e si riempiono con cubetti di avocado conditi con olio e limone, miscelati con dell’altro salmone affumicato a striscioline, della robiola o mascarpone o Philadelphia, pepe nero e qualche cucchiaiata di maionese. Si richiudono i lembi di salmone lasciato debordare e, dopo una sosta in frigo di qualche ora, si capovolgono sui piatti individuali decorando con fettine di avocado e foglie di insalata.

Qualcuno non ama il pesce? Niente panico: si sostituisce l’involucro di salmone con fettine di prosciutto crudo e si riempie di insalata russa miscelata con del tonno sbriciolato o con cubetti di Emmenthal.
Quando l’idea è buona, si può variarla come più ci piace, resterà comunque una buona idea.

Spumiglie, meringhe e pavlove

MeringheChiamatele spumiglie o meringhe, si tratta dello stesso stucchevole dolcetto che o si ama o si odia, ma che non lascia indifferenti. Sono circondate da un alone di misteriosa difficoltà circa la loro preparazione, una leggenda metropolitana che le vuole di problematica realizzazione. Non è vero: richiedono solo una certa attenzione e molta pazienza, perché si rischia di invecchiare aspettando di ottenere la cottura ottimale!
Vi do un’idea generale: ad ogni 100 grammi di albume freschissimo si uniscono 100 grammi di zucchero a velo e 100 grammi di zucchero semolato e si montano a neve fermissima con le fruste elettriche. Volendo si può aggiungere un pizzico di sale e un cucchiaino di succo di limone, ma non è tassativo.
Si fanno dei mucchietti della dimensione preferita su una teglia coperta di carta forno e si infornano a 110 gradi per ore. Sul serio, ci si può dimenticare di averle nel forno, ma l’ideale è considerarle pronte prima che prendano colore e comunque dopo un paio d’ore.

Una variante elegante e golosa sono le pavlove, dal nome della ballerina russa a cui un pasticcere australiano dedicò questo dolce di sua invenzione, infatti dovrebbero assomigliare a un tutù. Le mie a volte assomigliano a dei nidi, altre alla cresta di un’onda anomala e solo raramente a un tutù. Dipende se uso il sac-à-poche o semplicemente un cucchiaio per creare dei gusci che possano essere poi completati a piacere.
La Pavlova è un dolce che si presta a infinite varianti: d’estate può essere riempito persino di gelato, oltre che di frutta fresca, ma la versione più classica e senza stagione prevede l’utilizzo della panna montata.
Si decora alla fine con frutta varia, l’ideale è quella tropicale affettata perché molto decorativa o con le classiche, profumatissime fragoline di bosco, come si vede dalla foto, ma d’inverno anche con pere cotte nel vino o addirittura con marmellata di castagne mescolata al Cognac, marron glacé, e riccioli di cioccolato come ho fatto io il Natale scorso. Tra l’altro è un dessert adatto anche a chi ha problemi di celiachia.
Ho scoperto da poco che gli albumi montati possono essere arricchiti anche con cacao o cannella e se si fanno delle meringhe piccoline, si possono servire con il caffè.

Dai, ditelo anche voi: wow!

Pollo teriyaki

Mia nuora è una persona alla quale riescono bene molte cose, non ve le elenco tutte, ma chi la conosce le sa e chi non la conosce si perde qualcosa. Ve ne cito due come esempi: è molto brava a fare i figli e cucina benissimo. Nostro nipote infatti è bellissimo e nel suo ricettario ci sono molti piatti di gran classe.

E questa seconda cosa è quello che ci interessa oggi ai fini del blog, anche se starei a parlare per ore degli occhi azzurri di mio nipote, delle sue risate contagiose, del suo sorriso così simile a quello del suo papà, che mi riempie d’amore e di struggente nostalgia.
Comunque, una cosa che le invidio è la capacità (e la possibilità) di cucinare di tanto in tanto all’orientale, opportunità che a me manca in quanto, per compiacere mio marito che non ama la cucina etnica, mi attengo in genere a preparazioni quasi tradizionali, comunque raramente esotiche, se non in occasioni particolari, per ospiti di più larghe vedute.

Proprio qualche sera fa mio figlio mi diceva al telefono di aver mangiato a cena pollo Teriaki, di cui mi sono fatta subito dare la ricetta, nella vita non si sa mai…
Intanto la condivido con chi tra di voi ha la passione per l’Oriente e le sue tradizioni e anche con chi, essendo semplicemente un buongustaio, apprezza i sapori diversi, ma interessanti e, a mio avviso, in questo caso molto equilibrati.

Pollo Teriyaki - Photo by Powerplantop

🎎

Per due persone a Tokio e anche in provincia di Treviso si prepara una marinata con:
4 cucchiai di Sakè
4 cucchiai di Salsa di soia
4 cucchiai di Mirin
2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
1 spicchio d’aglio grattugiato
1 cucchiaino di pasta d’acciughe (o se lo trovate, pesce secco)
1 cucchiaino di Salsa di curry verde
Semi di sesamo q.b.

Si mescolano questi ingredienti, si tiene da parte circa metà di questa salsa e nel resto si fa marinare mezzo pollo disossato, privato della pelle e tagliato a pezzettini, per almeno un’ora.
Intanto si fa stufare in poco olio di semi di girasole a fuoco dolcissimo una cipolla bianca affettata sottile e si tiene da parte.
Si sgocciola il pollo dalla marinata e si fa saltare in una pentola antiaderente con poco olio finché la carne non cambia colore, si spruzza con dell’altro Sakè e si prosegue la cottura per qualche minuto col coperchio.
Si unisce la salsa tenuta da parte e si porta a cottura a fiamma media rimestando ogni tanto, si aggiunge la cipolla tenuta da parte e sgocciolata e si fa addensare il sugo.
Se necessario si può aggiungere un cucchiaino di maizena.
Si completa con una spolveratina di semi di sesamo e si serve con riso bollito e non condito.

Non so come si dice Buon appetito in giapponese, perciò: 🇯🇵 Domo arigato e Sayonara.