Il Presepio sul Lago

Oggi, giorno dell’Epifania, oltre ai Re Magi fanno visita a Gesù Bambino nel Presepio di Desenzano del Garda anche le anatre e i germani che popolano il Lago!
L’immagine mi è piaciuta così tanto che ho voluto condividerla.

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Analisi del 2014

Come per tutti voi, a fine anno WordPress ha preparato il rapporto annuale del 2014 del mio Blog.
Ve ne giro un riassunto perché è grazie a voi che ho ottenuto questi lusinghieri risultati.

Il mio Blog è stato visitato nel 2014 circa 39.000 volte da persone di 96 Paesi di tutto il Mondo.
La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori.
Se questo Blog fosse un concerto, servirebbero circa 14 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.
Il giorno più trafficato dell’anno è stato 23 dicembre con 572 visite e il post più letto è stato “Prosciutto glassato al forno”.
Nel 2014 ho postato 362 nuovi articoli, che hanno ricevuto circa 500 commenti al mese.

Non posso che essere soddisfatta per aver raggiunto queste cifre e con grande piacere ringrazio anche quanti di voi hanno acquistato il mio libro “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” garantendomi un discreto successo di vendite e una conseguente notorietà anche in campo editoriale.
E dato che siamo nel campo delle gratificazioni personali, con una punta di orgoglio, vi informo di essere stata contattata dal Team di Expo Worldrecipes per partecipare con le mie ricette al progetto del Ricettario globale di EXPO Milano 2015.
Direi che il 2014 è stato decisamente un anno ricco di soddisfazioni per la mia attività di food blogger e di scrittrice e devo tutto a voi.
Grazie di cuore.

Che il 2015 sia un anno felice!

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Un buon Anno Nuovo a tutte le persone che mi sono care, a chi mi legge, a chi condivide la mia vita, le mie passioni, i ricordi, gli affetti e le speranze.
Che il 2015 sia un anno felice per tutti!

Buon Santo Stefano!

Oggi non si cucina, vero?! Ci sono da finire tutte le prelibatezze di ieri, ma domani si torna al lavoro! Buon Santo Stefano a tutti!

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Rudolph, la renna di Babbo Natale

Se al vostro pranzo di Natale saranno presenti dei bambini, che probabilmente non gusteranno tutte le portate riservate agli adulti, non dimenticate di preparare proprio per loro qualcosa di speciale.
Con un formaggino, due salatini a forma di piccoli pretzel, due grani di pepe e un frammento di ravanello, ecco apparire Rudolph, la renna di Babbo Natale, quella col naso rosso!

20141018-005938.jpgMagari preparatene qualcuna in più del numero dei bambini seduti a tavola: potrebbero piacere anche a qualche adulto!
Rudolph è l’unica ad avere il naso rosso, ma se utilizzate per i nasi dei quartini di oliva nera potrete mettere in tavola anche le altre otto renne: Blitzen, Comet, Cupid, Dancer, Dasher, Donner, Prancer e Vixen.

La notte di Santa Lucia

Domani è Santa Lucia. È lei che porta i doni ai bambini Veronesi.
Santa Lucia, il suo asinello e l’aiutante Gastaldo avranno una notte impegnativa per poter riuscire a consegnare a tutti i bambini che hanno scritto per tempo una letterina, i doni che hanno chiesto.
Prima di andare a dormire quindi stasera le mamme Veronesi, aiutate dai loro bambini, lasceranno sul tavolo della cucina o sul davanzale della finestra: latte, biscotti, una carota oppure un pugno di sale, così potranno rifocillarsi e riposare un po’.
Domattina al loro posto ci saranno i doni (quelli in kit perfino già montati…) e i dolci tradizionali che il Gastaldo acquista ai “bancheti de la Bra”, le immancabili bancarelle che per tre giorni riempiono la Piazza Bra, per comporre il classico “piatto”.
In un “piatto” come si deve non possono mancare: mandorlato, frolline, torrone, cioccolatini e caramelle, mandorle zuccherate, croccante, datteri, fichi secchi, noci e mandarini.
Naturalmente le moderne composizioni possono variare, ma sono certa che nessuno mi smentirà se affermo che i fondamentali della base classica non possono che essere quelli che ho elencato.
Dalla notte dei tempi nel nostro “piatto” deve esserci soprattutto il croccante!

20141127-013037.jpgLa ricetta è facilissima, perfino banale e chi non può contare su Santa Lucia riuscirà a preparare da solo un eccezionale croccante alla vecchia maniera.

Si versano 300 gr di zucchero in una casseruola con il succo di 1 limone.
Si fa sciogliere a fuoco dolcissimo mescolando di tanto in tanto con una spatola di legno e quando è diventato di un bel colore ambrato, si aggiungono 300 gr di mandorle.
Si amalgamano bene e si prosegue la cottura mescolando continuamente.
Dapprincipio lo zucchero diventerà ancora bianco e granuloso, ma in breve si scioglierà di nuovo e tornerà a caramellarsi.
A questo punto si versa il composto su una teglia bassa coperta da carta forno oppure direttamente sulla tavola di marmo leggermente unta, come si faceva ai miei tempi!
Per livellare la superficie del croccante si strofina con 1/2 limone e finché è ancora caldo si taglia a quadrati o a rombi.
Si conserva bene in una scatola di latta.

Siccome c’è una filastrocca in vernacolo che recita: “Santa Lùssia vien de note, co le scarpe tute rote…”, quando ero bambina mettevo accanto al latte, i biscotti, il sale e la carota, anche le pantofole di mia mamma, così Santa Lucia poteva togliersi per un po’ le scarpe, che essendo tutte rotte, le dovevano fare male ai piedi.
Sono sempre stata una bambina esageratamente sensibile…

Il pane di mais

A proposito del Thanksgiving Day, mi sono accorta che alcuni blog, che in nei giorni scorsi hanno proposto festose ricette a base di tacchino ripieno o tacchino al forno, hanno commesso un grosso errore di data.
In realtà negli Stati Uniti il Giorno del Ringraziamento si celebra l’ultimo giovedì di Novembre, che quest’anno cade il 27, cioè oggi.
Dunque auguri di cuore a tutti gli amici Americani che seguono il mio blog.
Mi sa che la storia la sapete tutti, ma lasciatemela raccontare lo stesso…
I Nativi Americani (come è politicamente corretto chiamare gli Indiani, ossia i Pellerossa) delle zone di Nord Est vivevano cacciavando cervi e tacchini selvatici, in più coltivavano mais e fagioli, pescavano nei fiumi, estraevano lo sciroppo dalla corteccia degli aceri e raccoglievano il miele.
E mentre nel Nuovo Mondo si svolgeva questa bucolica esistenza, circa un centinaio di quelli che chiamiamo Padri Pellegrini sebbene fossero civili e non religiosi, partiti da Immingham, salparono sul Mayflower alla volta dell’America dal porto di Plymouth il 6 Settembre 1620 e raggiunsero la Baia di Cape Cod circa due mesi dopo, l’11 Novembre.
E una volta lì, dopo essere quasi morti di fame, impararono dai saggi indigeni Wampanoag ad utilizzare gli alimenti spontanei del territorio e cominciarono a cucinare con gli ingredienti locali, oltre che con quelli che si erano portati dall’Europa e facevano parte da secoli delle loro abitudini gastronomiche .
La tradizione del Giorno del Ringraziamento nasce proprio dal desiderio di festeggiare l’essere riusciti a superare quel primo durissimo inverno.
Il tacchino ripieno è il piatto simbolo di questa festa, insieme alla salsa di mirtilli, le patate dolci, il purè, le carote glassate, la torta di zucca e il pane di mais.
Noi non festeggiamo il Giorno del Ringraziamento, però mi piace ogni tanto fare il Pane di Mais che servo con certi arrosti, specialmente di petto di tacchino e di pollo che sono sempre un po’ asciutti, mentre questo pane “focaccioso” è morbidissimo e leggermente umido.
Credetemi, per una come me che in pratica non si avventura quasi mai nelle ricette lievitate, ottenere questo risultato è una grande soddisfazione.20141114-015256.jpgPer prima cosa preparo il latticello, che non è facilmente reperibile in commercio: in una tazza miscelo 100 ml di yogurt magro con 100 ml di latte scremato e 1 cucchiaio di succo di limone e lo metto a riposare in frigorifero per 10-15 minuti.
Nel frattempo frullo 1 barattolo di mais sgocciolato, lo verso in una ciotola, aggiungo 1 cucchiaio di zucchero di canna, il latticello, 1 cucchiaio di sciroppo d’acero e infine 1 uovo intero.
Deve risultare un composto granuloso.
Setaccio insieme 200 gr si farina di mais, 150 gr di farina 00, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 bustina di lievito di birra disidratato e 1 cucchiaino raso di sale.
Incorporo questi ingredienti secchi al composto umido preparato in precedenza e per ultimo aggiungo 100 gr di burro fuso fatto raffreddare.
Mescolo con cura con una spatola e verso in una tortiera imburrata.
Inforno a 200 gradi per circa mezz’ora.
Quando lo sforno, lo lascio raffreddare e poi lo taglio a cubotti.

Mi pare che adesso il latticello si trovi anche all’Auchan e da NaturaSì.
Se usare il burro vi spaventa, potete sostituirlo con 50 ml di olio… di mais ovviamente.

Una gita a Carpi (Modena)

Il mio week end è cominciato già da ieri: sono i vantaggi della pensione.
Siamo andati a Modena e ci siamo fermati al Mercato Coperto di Carpi a comprare Parmigiano, aceto, dei tortellini e dei ravioli di cui ancora serbavo il ricordo dalla primavera scorsa e qualche salume.
I mercati coperti sono la mia passione, a Verona non ce ne sono e io invece li trovo così affascinanti! Una volta avevamo la Piazza delle Erbe che era un vero mercato alimentare, ma ormai sono rimaste pochissime bancarelle che vendono frutta e verdura e per il resto, dove ti volti non vedi che souvenir di Romeo e Giulietta, riproduzioni dell’arena e numerosi capi di abbigliamento tutti Made in China o se ti va bene a Taiwan. Peccato.
Visito con molto entusiasmo i mercati che offrono prodotti commestibili, perfino all’estero e ne traggo sempre molta soddisfazione, oltre ad acquistare cibi insoliti e golosi.
Amo così tanto viaggiare che ci potrei scrivere un libro, anzi due o tre… ma mi piace anche molto semplicemente zonzonare nei dintorni, magari arrivare fino a Brescia, a Vicenza, a Mantova.
Il tratto di autostrada che abbiamo percorso ieri per me è molto affascinante.
Si comincia avvistando gli aironi cinerini e quelli bianchi che sostano lungo i canali d’irrigazione dei campi, solitari o in gruppi. Se si è fortunati a volte se ne vede qualcuno alzarsi in volo ed è uno spettacolo bellissimo.
Ci sono poi numerosi stormi di colombi che volteggiano tutti insieme, mai troppo lontani dalle solide case coloniche di mattoni che si intravedono sullo sfondo dei campi ben tenuti, coltivati a chissà cosa, che si alternano a quelli appena arati come quadri di Mondrian dai colori naturali e non primari.
Si vedono anche molte gazze che sfrecciano veloci con le lunghe code e la livrea bianca e nera e sempre meno storni, che fino a qualche anno fa sembravano nugoli di maxi-moscerini e oggi invece sono gruppi sparuti e un po’ tristi che si riposano sui cavi elettrici tesi trai i pali della luce.
Ci si accorge che il Po non è lontano quando si cominciano a vedere i pioppeti da entrambi i lati dell’autostrada (che è la Brennero/Modena, a due sole corsie trafficatissime). Ed ecco il fiume.
Certo non è il Mississippi, ma è comunque maestoso e imponente, temibile e silenzioso.
Ieri aveva invaso i campi di destra, dove non c’è l’argine a contenerlo ed era arrivato pericolosamente vicino alla sommità del terrapieno sulla sponda sinistra.
Fortunatamente sono due giorni che non piove…
Ecco, vedete, sembra un viaggio! Invece sono solo una novantina di chilometri che si percorrono in meno di un’oretta.
La ricetta di oggi? Non c’è. Al suo posto un suggerimento: se ne avete l’occasione fermatevi a comprare il parmigiano più buono di tutta la zona e godetevi il panorama di una zona apparentemente priva di vedute interessanti.

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Divertirsi con la frutta

Il 15 febbraio avevo postato “Basta una pera Williams”.
Non era una vera ricetta, ma la foto di un piccolo divertimento che avevo creato con le pere dando loro la forma di topolini.
Sono piattini che possono rallegrare la tavola dove ci sono dei bambini.
In cucina mi diverto anche così.
E infatti questa è la volta di un maestoso uccello con le ali spiegate che vi osserva di sottecchi dal piatto!
Anche questo è per te, Francesco.

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Da non crederci: un altro Liebster Award. Grazie!

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Il mio palmares si arricchisce oggi di un nuovo premio: Pamela (cucinaconpamela.wordpress.com/) mi ha assegnato un altro Liebster Award con una motivazione molto carina: “un premio dedicato ai blog e ai blogger promettenti, con meno seguaci di quanti meriterebbero”.
Ringrazio Pamela per la gentilezza e l’attenzione che rivolge al mio Blog e sono molto orgogliosa di accettare la sua nomination.
Rispondo globalmente alle 10 domande che ha formulato perché di me ho raccontato già quasi tutto in molte altre occasioni.
Credo si nasca già con una particolare inclinazione a curare la preparazione del cibo, se poi si ha la fortuna di avere accanto fin dall’infanzia persone che cucinano con passione, il gioco è fatto.
Amare la cucina significa anche desiderare di condividere gli sforzi e i risultati che si ottengono, con le persone che fanno parte della nostra realtà e in questa era telematica la blogosfera ci consente di avere intorno alla tavola non solo gli ospiti consueti ma tanti nuovi amici.
Dedicarsi alla cucina materialmente e sotto forma di pubblicazione delle ricette è molto impegnativo e altrettanto gratificante.
Personalmente, facendo entrambe le cose, ci metto costanza, fantasia, ironia, esperienza, tradizione, creatività e molto amore.
Quasi tutte le mie ricette hanno una storia, come quelle di molti altri blogger in fondo, ma io la racconto e credo questo sia uno dei motivi per cui il mio blog è sempre più seguito oltre naturalmente all’affetto, la simpatia, la confidenza e la considerazione che mi riservate e che giorno dopo giorno assomigliano sempre più ad una vera amicizia.
A tutti voi che mi seguite dunque, dedico la condivisione di questo gradito Liebster Award.
Buona domenica e un grosso abbraccio.
Silva.