Scusate, mi chiamo Silva e non Silvia. Adesso parliamo di premi

Ancora non l’avevo fatto limitandomi ad esprimere la mia soddisfazione sui loro rispettivi blog, quindi oggi ringrazio come si deve sia Coccola Time che Sergio in cucina per avermi assegnato il Food Blog Award, ve ne sono molto grata.

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Ringrazio anche di cuore Cucinare con fantasia ed allegria e Mangio & Rido, che mi hanno ritenuta meritevole del Liebster Award (Discover new blogs), due nominations che ho molto apprezzato.

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Di me sapete ormai più o meno tutto perché accompagno ogni ricetta con qualche accenno alla mia vita, alla famiglia, al libro che ho pubblicato, ai viaggi, alle esperienze maturate, quindi perdonatemi ma non compilerò i questionari.
È evidente, umano e comprensibile che con alcuni di voi si sia creato, per qualche arcana alchimia un legame più forte, un feeling più profondo, che altri si siano persi chissà come strada facendo, ma non trovo giusto premiare solo chi mi è più vicino trascurando altri che hanno altrettante qualità.
Già in passato mi sono stati assegnati da più blogger i seguenti premi:

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Anche in occasione di quelle nominations ho ringraziato riconoscente, ma non sono stata in grado di scegliere solo alcuni dei blog che seguo perché tutti, per una ragione o per l’altra sono meritevoli di essere premiati.
Quindi anche questa volta assegno entrambi i due nuovi riconoscimenti a tutti voi, per l’impegno e l’amore che mettete nei vostri blog augurandovi sempre maggiori successi e tantissima soddisfazione.
Siatene fieri, come lo sono io, perché li avete meritati.
La raccomandazione è, come sempre: divertiamoci, condividiamo e non perdiamoci di vista!
Un grosso abbraccio a tutti.
Silva
Vi prego: non Silvia. Mai più!

Ho un problema con WordPress

Ho un problema con WordPress.
Oggi non ho risposto ai vostri commenti relativi alla Teglia gratinata di pesce e zucchine… perché apparentemente non mi è pervenuto nessun commento.
Ovviamente questo non mi sembra realistico.
Ho già allertato il mio famoso figlio perché cerchi di trovare una soluzione al problema e speriamo ci riesca presto: mi sento sola e isolata!
Intanto io continuerò anche domani a pubblicare la mia ricetta giornaliera e spero riusciremo di nuovo a scambiarci le solite opinioni e a fare due chiacchiere tra i fornelli e i PC.
Buona notte.

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1 marzo 1947/2014

20140228-183413.jpgOggi è il mio compleanno e voglio essere io a farvi un regalo.
Non la solita ricetta, ma una ricetta chic, adatta ad una ricorrenza e accompagnata da un intero capitolo del mio libro “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” e spero sia un regalo gradito e vi faccia venire voglia di leggere anche il resto…

“SHOPPING A SAINT TROPEZ
Confesso di essere una di quelle donne che fanno acquisti compulsivi, ma chi non lo è?
Una volta, quando ero depressa, annoiata o mi sentivo euforica o insicura compravo scarpe; ma era perché il negozio di fronte al mio era una Monomarca di calzature, che dalle mie vetrine si vedevano benissimo, così tra un cliente e l’altro in tre passi ero dall’altra parte della strada e nel tempo che avrei impiegato a bere un caffè, ecco che mi gratificavo con un terapeutico paio di scarpe nuove.
Quando ho venduto il negozio la storia è finita lì. Con le scarpe. Adesso compro in modo compulsivo accessori per la cucina e per la tavola.
È una scelta come un’altra, di cui in genere non mi pento mai, anche se a dire il vero qualche volta ho provato un po’ di rimorso, come quella volta a Saint Tropez.
Non si è trattato solo di lacrime di coccodrillo per aver speso una piccola fortuna in futilità, ma di qualcosa di più. Adesso vi racconto la storia.
Fino a qualche anno fa, passavamo la prima settimana di settembre a Juan les Pins e il rituale giornaliero era grosso modo sempre lo stesso: consisteva nel restare in spiaggia tutta la mattina, pranzare bord de mére, praticamente pieds dans l’eau e dopo un riposino giusto per digerire, passare il pomeriggio zonzonando ogni volta in una località diversa della Costa Azzurra o della Provenza, dove ci fermavamo anche a cena.
Quella volta, era in programma Saint Tropez, ma raggiungerlo è stato un vero inferno per via del traffico – ore di coda e chilometri di auto in fila – ma non siamo mica tornati indietro, eh no, perché noi in fatto di bazzecole siamo molto pragmatici!
Comunque finalmente arriviamo, non senza aver prima insultato semafori, guidatori Francesi e democraticamente anche di altre nazionalità, segnali stradali, tutta la Costa Azzurra in generale e il tratto che stavamo percorrendo in particolare.
La cittadina è proprio chic: comodo parcheggio a pagamento, lungomare con elegantissimi yacht e pittori ispirati e creativi, signorili caffè all’aperto, boutique con marchi prestigiosi, creature di entrambi i sessi deliziosamente intente a guardarsi intorno con nonchalance per essere certe che le hai notate.
Do un’occhiatina svogliata alle vetrine, più per compiacere mio marito che per vero interesse verso i negozi di abbigliamento, dato che nessuno tiene la mia attuale taglia se non Marina Rinaldi, che naturalmente a Saint Tropez è fuori legge e poi ci si inoltra in Rue Gambetta, perpendicolare al porto.
Come guidata da un istinto primordiale, un richiamo atavico, sicura come un salmone che risale la corrente, mi dirigo subito verso un negozio sulla sinistra, un po’ buio, di cui non ho nemmeno visto l’insegna, giuro, e lì … eccoli!
Accatastati, ammucchiati, affastellati, raggruppati, impilati, abbandonati qua e là in un folle disordine organizzato, ci sono centinaia di oggetti di porcellana bianca, come quelli del vecchio negozio della Rosanna, ma di più, di ogni forma, prezzo e misura, da forno e non, alcuni in realtà grigi di polvere, ma non conta, tanto li laveresti comunque.
Erano così fantasiosi, imprevedibilmente necessari, banali o insoliti a scelta, da non poter resistere!
Io non mi ci sono neanche provata a resistere, naturalmente e ho comprato vaschette quadrate abbinate a cucchiaini con un forellino sul manico, come se si dovessero appendere, pirofiline individuali, due mortai di misure diverse coi loro pestelli, stampi da terrine, ognuno con il coperchio sormontato da una testa di animale: cinghiale, lepre, anatra e maialino.
E poi non so cos’altro. Magari però se lo ricorda il mio eccezionale marito, che si è trascinato tutti i miei acquisti in due borsoni di plastica pesante – rigorosamente bianchi – attraverso chilometri di viuzze, poi al ristorante e di nuovo sul lungomare fino al parcheggio, mentre intorno a lui altri più fortunati consorti reggevano disinvoltamente sacchettini griffati decisamente molto più leggeri.
Adesso vorrete sapere come utilizzo le vaschette quadrate, vero? Con differenti tipi di miele, oppure di mostarda, di confettura o marmellata o con granelle diverse di frutta secca e nel forellino del manico di ciascun cucchiaino infilo una cordicella (va bene anche lo spago per legare l’arrosto) e attacco un cartellino con l’indicazione del contenuto della vaschetta a cui è destinato, se no finisce che me lo scordo anch’io.
Naturalmente la mia fantasia e l’impegno muscolare di mio marito, meritano lo sforzo di preparare una cena alla Francese.
Se proprio non sono in vena, mi limito a mettere in tavola un un gran piatto di formaggi, questi non necessariamente Francesi, proprio bello grande, per giustificare almeno l’acquisto (ed il trasporto) delle vaschette quadrate.
La cucina Francese secondo alcuni è sopravvalutata, ma io la trovo interessante (piuttosto trovo sopravvalutati i Francesi) e mi piace misurarmi ogni tanto con qualche piatto transalpino di sicuro effetto e di gusto insolito ma non troppo particolare.
Leggendo tutto il libro troverete un sacco di ricette vagamente galliche un po’ dappertutto.
Fossi in voi qualcuna la proverei, fanno sempre un figurone perché esulano decisamente dalle nostre abitudini culinarie e finiscono con l’incuriosire gli ospiti.
Quindi, pourquoi pas?

TERRINA CAMPAGNOLA
150 gr di lardo affettato sottile
400 gr di polpa di maiale macinata due volte
200 gr di prosciutto affumicato ( tipo Praga ) a fette
1 uovo
1 tartufo medio ( o 2 piccoli )
aglio, prezzemolo, sale e pepe

Fodero con il lardo uno stampo di porcellana da forno lasciando debordare le fette.
Con le mani inumidite mescolo il macinato con l’uovo, 1/2 spicchio d’aglio, oppure uno intero se lo preferite e lo digerite, ridotto a crema, un cucchiaio di prezzemolo tritato, sale e pepe.
Divido questo impasto in tre parti. La prima la sistemo sul fondo dello stampo sopra il lardo, la livello e la copro con metà del prosciutto e metà del tartufo affettato. Sopra spalmo un altro terzo di impasto premendo bene per non lasciare vuoti e copro col restante prosciutto e le fettine di tartufo.
Completo con l’ultimo terzo di impasto e batto ripetutamente lo stampo sul tavolo (coperto con un canovaccio mi raccomando perché è di porcellana e mio marito non torna più a Saint Tropez a comprarne un altro se si rompe), ripiego sopra le fettine di lardo che avevo lasciato debordare, incoperchio e inforno a 180° per circa un’ora e mezza.
Poi lo lascio raffreddare nel forno spento e lo passo in frigorifero per almeno 6-8 ore prima di servirlo.
Un’ultima cosa: per rendere ancora più rustica questa terrina si può sostituire il prosciutto con la porchetta al forno.
Per questa ricetta uso lo stampo con la testa di cinghiale, ma va bene anche quello col maialino, oppure un foglio di alluminio su una semplice cocotte, se non avete ancora visitato Saint Tropez…”

Felice giornata a tutti, un abbraccio e buon mese di marzo!

Shine on Award

20140125-094744.jpg Ringrazio di cuore Raffaela e Francesca di Tavolo per due e Giorgia di A cucchiaini di caffè per avermi generosamente assegnato due Shine on Award.
Questo nuovo riconoscimento si aggiunge ai The Versatile Blogger Award e Liebster Award che nei mesi scorsi mi sono stati più volte attribuiti.
È una grande gioia rendermi conto che in questi otto mesi di vita del mio Blog ho ottenuto tanta attenzione e così numerose prove di considerazione, amicizia e affetto.
Grazie ancora.
Mi dispiace, ma non sono in grado di scegliere solo alcuni di voi per la consegna del premio, come prevede il regolamento, quindi se vi fa piacere ognuno potrà pubblicare il logo di questo Shine on Award sul suo Blog perché ve lo meritate tutti.
Ve lo meritate per l’impegno, la costanza, l’abilità, la cura, l’attenzione, la partecipazione, il desiderio di condivisione, la bravura, la capacità di relazionarvi, la voglia di partecipare. Siete tutti bravissimi e se ve lo dico io, fidatevi!
Un applauso virtuale a tutti.

1- Ho iniziato questo Blog per dare visibilità e fare pubblicità al mio libro “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” poi mi sono lasciata prendere la mano…
2- La cosa più importante nella mia vita è l’amore, l’amore per le persone che ne fanno parte.
3- Il cibo di cui non posso fare a meno è l’interesse: mi nutro letteralmente di interesse verso le cose e le persone che mi circondano, in cucina e fuori.
4- Il mio posto del cuore è quello in cui c’è gente che sorride, meglio se per merito mio.
5- Nei prossimi dieci anni mi sforzo di non vedermi… e in questo mi aiuterà la presbiopia: il mio futuro ormai ce l’ho alle spalle!
6- Non posso uscire di casa senza occhiali, chiavi e carta di credito: sono una sognatrice con i piedi per terra.
7- Una citazione che mi caratterizza è forse quella di Ippocrate che recita: È preferibile un cibo gradevole, anche se lievemente nocivo, a un cibo indiscutibilmente sano ma di sapore sgradevole. E Ippocrate era un medico…

Buon Natale!

20131224-121422.jpgOggi, vigilia di Natale, siamo tutti impegnati nella preparazione della cena della Vigilia o del pranzo di Natale, me compresa!
Quindi mi perdonerete se non trovo il tempo di postare la solita ricetta. Mi riservo di farmi perdonare nei prossimi giorni raccontandovi tutto della mia tavola.
A tutti voi che mi seguite con affetto e attenzione, alle persone con le quali è nato un forte affiatamento, grazie al blog, ai vecchi amici ritrovati, a chi mi ha mostrato simpatia e disponibilità, a tutti quelli insomma ai quali mi sono affezionata e non solo virtualmente, auguro che Natale sia generoso di gioia e serenità e colmo di pace e affetti familiari.
Vi abbraccio.
Silva

Macché sorbetto!

Il sorbetto, al limone o al sapore di altri frutti, non lo servo più tra la portata di pesce e quella di carne nei pranzi importanti. Preferisco un’insalata.
L’anno scorso a Natale ho offerto una Waldorf, quella con lattuga, sedano rapa, mela e noci.
Un’altra volta è stata una gradevole insalata, di gusto un po’ siciliano, con finocchi, arance pelate a vivo e anelli sottili di cipolla di Tropea lasciati prima a macerare nel latte.
Insomma sono sempre alla ricerca di qualcosa di piacevole e inviante, che aiuti a rinfrescare il palato dal gusto residuo del pesce e lo prepari al sapore degli arrosti che seguiranno.
Quest’anno probabilmente…
Dunque avevo deciso di non rivelare niente del pranzo di Natale per non rovinare la sorpresa agli ospiti, alcuni dei quali mi seguono anche sul blog, ma un’insalata posso anche condividerla!

20131212-134704.jpgQuesta per esempio, con ortaggi, frutti di bosco e l’aggiunta di kiwi e pomodorini è perfetta come alternativa al classico sorbetto.
Va condita con olio, riduzione di aceto balsamico, sale e pepe.
Se vi piace potete anche aggiungere qualche filo di erba cipollina tagliuzzato o della rucola spezzettata.
Insomma sbizzarritevi!

In occasione di un pranzo importante l’insalata potrebbe sembrare un piatto banale, ma mettendoci la vostra fantasia lo trasformerete con stile in una portata importante quanto le altre.

Thanksgiving Day

Vi prego di considerare questo post una specie di P.S. in calce a quello di stamattina.
Oggi è il Giorno del Ringraziamento, che cade sempre l’ultimo giovedì di novembre, me l’ero scordato.
Come Halloween, che però abbiamo fatto nostra, non è una festa Italiana, ma ha le sue origini negli Stati Uniti, dove è forse considerata anche più importante del Natale come momento per riunire le famiglie.
Da noi non viene considerata una ricorrenza da festeggiare, ma ho voluto ricordarla lo stesso perché credo che ognuno abbia almeno una ragione per essere grato, nonostante le difficoltà, i disagi, le afflizioni, le delusioni e le contrarietà.
Se guardiamo in fondo al nostro cuore sono certa che riusciremo a trovare almeno un motivo per formulare un ringraziamento.
Quindi, felice Thanksgiving Day a tutti, soprattutto agli amici che mi seguono con affetto dagli Stati Uniti, ma anche al resto di voi che condividete con me la passione per la cucina e per la vita.
Un abbraccio.
Silva

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Una ricetta vintage

La mia cucina è piena di oggetti Vintage.
Non mi riferisco alle cioccolatiere di rame, agli stampi da aspic di vetro o ai sifoni per il seltz, che sono molto più vecchi. Intendo semplicemente alcuni oggetti della nostra Lista Nozze.
Lo zucchero e il sale grosso e fino, per esempio, da quarantaquattro anni sono sempre negli stessi barattoli di porcellana a fiori col tappo in tek accanto ai fornelli, come nella cucina della nostra prima casa. Questa è la quarta. La quarta casa e la quarta cucina intendo.
Il vassoietto ovale della Alessi per i nostri due caffè, le tazze da colazione con le roselline, i coltelli da formaggio, il mortaio e il tagliere di legno sono stati tutti acquistati alla fine degli anni Sessanta, quindi sono ormai decisamente Vintage.
Sarà quindi questa atmosfera retró che aleggia nella mia cucina a suggerirmi spesso ricette datate o addirittura in disuso se non obsolete.
Io faccio ancora le mele cotte, per esempio. Semplici, rassicuranti, antiquate mele al forno, dolci e nostalgiche.

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Meglio di tutto sarebbe poter avere a disposizione le mele di Zevio, dalla caratteristica buccia ruvida, dolci, croccanti e aromatiche, ma vanno bene anche le normali Golden Delicious.

Io lavo bene le mie mele lasciando il picciolo, le dispongo in una pirofila a bordi alti, ben accostate così non si rovesciano.
Sopra ognuna verso 1 cucchiaio di miele, spolverizzo con la cannella, un pizzico di noce moscata e appoggio sulla sommità alcune uvette fatte rinvenire nella grappa tiepida e 1 chiodo di garofano.
Inforno a 180 gradi per 20-25 minuti. Finito.

Sono uno stupendo fine pasto. Ancora tiepide sono eccezionali con una pallina di gelato alla vaniglia. Sono antiquate e irresistibili, perfette per una domenica sera…

Promozione Natalizia

20131123-084641.jpgChe fra poco è Natale, lo sto dicendo dal 1° di ottobre, quando ho parlato del paté di fegatini, che ha un suo perché sulla tavola delle Feste.
Poi, in più occasioni, raccontandovi di arrosti ripieni, mostarde, pere e Capesante ho continuato a ricordarvi che Natale è alle porte e che bisogna darsi una mossa.
Coi regali per esempio, come siete messi?
Chi fa doni artigianali e ha cioè la capacità, la pazienza, il gusto e la fantasia di prepararli personalmente, avrà già cominciato.
Chi fa gli acquisti Natalizi on line, avrà già curiosato nei diversi Siti che offrono proposte adatte al periodo.
Chi è a corto di idee… che dire? Si lasci consigliare.

Tutta questa premessa è per pubblicizzare il mio libro “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” che dal mio punto di vista e da quello di chi l’ha già acquistato e si sta godendo i 28 capitoli e la novantina di ricette in esso riportate, è senz’altro un’eccellente idea regalo.
È divertente, a tratti commovente, pieno di spunti, idee, confidenze, dritte, ricordi di famiglia e di viaggio.
E se lo acquistate direttamente dall’Editore, inserendo il codice NATALE13 fino al 15 dicembre avrete lo sconto del 25% sia sull’edizione cartacea, che costa normalmente 18 Euro, che sulla versione eBook, che ne costa 2.99.
Ci tenevo proprio a dirvelo perché sono certa che regalandolo farete una bella figura a un prezzo più che ragionevole.
Ve lo ricordo di nuovo: manca solo un mese a Natale!

L’anima gustosa delle pere

Trovo che le pere siano un frutto molto versatile, che si presta a diverse applicazioni in cucina.
Con le pere faccio un risotto, delle sfiziosissime tartellette, torte squisite, la mostarda, un dessert che conclude con molta classe le cene speciali e una fantasiosa tentazione che sta benissimo su un tavolo da buffet (ed è di questa che parlerò oggi). Oltre naturalmente a cuocerle in forno con zucchero e spezie o nel vin brûlé.
In tempi ancora non sospetti, quando nessuno parlava di finger food, la Vigilia di Natale riunivamo gli amici per scambiarci gli auguri e perché anch’io potessi godermi la serata, la cena era costituita da una serie di piatti freddi da consumare chiacchierando tranquillamente e di cui servirsi più volte.
Un must erano le pere ripiene, che si presentano molto bene, sono squisite, facili da realizzare e abbastanza insolite da stupire.
Suggerirei di prenderle in considerazione proprio in vista delle Feste: sono una buona idea per accompagnare un aperitivo che faccia anche da cena, o un incontro informale per scambiarsi i doni, oppure… fate un po’ voi!

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Si lavano e si privano del torsolo con l’apposito attrezzo 4 pere Abate, che hanno una base più carnosa e tondeggiante delle Kaiser per esempio e in questa preparazione è importante.
Si allarga la cavità con un coltellino appuntito perché possa contenere una buona quantità del composto che vi spiegherò come preparare. Si lascia invece la buccia, che terrà meglio insieme le fette alla fine dell’operazione.
Si frullano insieme 100 gr di robiola, 100 gr di Gorgonzola piccante spezzettato, 5-6 gherigli di noce, 2 cucchiai di grana o pecorino grattugiato, 1 spruzzata di liquore alla pera Williams (oppure di grappa), 1 puntina di aglio, alcuni steli di erba cipollina tagliuzzati, 1 grattugiata di noce moscata e 1 pizzico di pepe.
Si mette questo composto, ben amalgamato, in una sac-à-poche con la bocchetta liscia e si riempiono pazientemente le pere, compattandolo il più possibile.
Si sigillano con la pellicola e si conservano in frigorifero per almeno 4-6 ore.
Prima di portarle in tavola si affettano ottenendo dei dischi alti circa 1 cm, che si accomodano sul piatto da portata leggermente sovrapposti.

Sono anni ormai che non facciamo più la festa degli auguri con gli amici, che è stata sostituita dalla cena della Vigilia con la famiglia, che nel frattempo si è felicemente allargata.