Involtini al bacon

Ho trovato nel blog Parole di cioccolato un’eccellente ricetta di involtini di tacchino avvolti nella pancetta che mi ha ricordato che, in una versione leggermente diversa, li facevo anch’io.
Era un po’ che non ci pensavo. Succede anche a voi? Ci sono dei periodi in cui ripeto la stessa ricetta anche settimanalmente, poi l’abbandono e finisce che non ci penso più per mesi se non per anni. I saltimbocca alla Romana per esempio, sarà dall’ottobre dell’anno scorso che non li metto in tavola. Sarà meglio che li rifaccia anche se no mi scordo come si fanno!
La stessa cosa quasi succedeva con questi involtini.
Meno male che mi sono tornati in mente, così anche stasera la cena è assicurata!

Involtini pancettaPer ottenere questo risultato, occorre tagliare un petto di pollo a bocconcini di 3-4 cm. che si insaporiscono con poco sale, un’idea di peperoncino in polvere e abbondante pepe.
Si avvolgono in una foglia di salvia e poi in fettine di bacon. Se ne infilzano quattro per ogni spiedino di legno e si cuociono sulla griglia, o sulla bistecchiera, oppure su una piastra antiaderente, rigirandoli due o tre volte.

Contenti? Non vi faccio accendere il forno e con questo tipo di cottura il grasso in eccesso cola dalla pancetta e non si deposita… sui fianchi!

Crab cakes… di tonno

Le Crab cakes (tortini di granchio) sono una specialità del New England, ma negli Stati uniti si possono gustare, con pochissime variazioni, dappertutto: a Tampa, a Santa Monica, a Las Vegas, a Sausalito e via dicendo.

Meno male, perché sono in assoluto la mia prima opzione di scelta quando sono in un ristorante Americano. Mi piacciono così tanto che ho imparato a farle anche col tonno! D’accordo, non sono proprio la stessa cosa, ma anche le mie hanno un ottimo sapore e questa ricetta è un interessante surrogato, se proprio sono in crisi di astinenza e la dispensa piange per la mancanza delle indispensabili scatolette di polpa di granchio.

Allora, le mie cosiddette “Tuna cakes” le faccio così.

20130623-131726.jpgRiunisco un una ciotola la polpa sgocciolata di 2 scatolette grandi di tonno al naturale, 1 uovo, 1 cucchiaio di salsa Worcestershire, 3 fette di pancarrè senza crosta, frullate, un cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 cucchiaino di erba cipollina tagliuzzata, un pizzico di sale, una macinata di pepe, del peperoncino tritato in quantità a piacere e mescolo tutto.
Formo con le mani delle polpettine schiacciate (se no all’interno non cuociono) e le friggo il olio caldo.

Parola mia, se non mangiate abitualmente quelle originali, le troverete eccellenti. Provate a intingerle nella salsa tartara, poi mi direte.

Ma cos’è l’insalata?

Quando ero piccola io, per “insalata” si intendeva un contorno di lattuga. Toh, al massimo lattuga, pomodoro e rucola. Tutto qua. In Italia non c’era l’abitudine infatti di nutrirsi a pranzo con una sostanziosa combinazione di ortaggi e (volendo) molto altro.
Anche da giovane non è che abbia avuto tutto questo rapporto privilegiato con le insalate intese come pasto completo. Però, avevo una conoscente francese che quando ormai ero sulla trentina mi ha fatto assaggiare la mia prima “nizzarda”.
E mi è piaciuta così tanto che in Francia la ordino spessissimo e la preparo anche a casa, come piatto unico, naturalmente, proprio come fanno in Costa Azzurra!

Da questa prima esperienza ho imparato a destreggiarmi con molta disinvoltura tra ingredienti diversi e a modificare addirittura le versioni originali.
Devo dire però che sono stati i viaggi in America ad aprirmi il maggior numero di orizzonti prima inesplorati. Una delle insalate più gettonate dai miei figli quando erano ragazzini era quella di pollo.

Insalata di pollo

È una ricetta che non presenta assolutamente nessuna difficoltà. Vi do la mia versione, semplice, saporita e perfino relativamente ipocalorica, da provare adesso che con la stagione calda (appena arriva!) si ha voglia di cibi freschi e la prova costume è in agguato.

Si taglia a listarelle un petto di pollo bollito, si affetta un gambo di sedano, si riduce a striscioline qualche foglia di lattuga, si mescola tutto in una ciotola e si condisce con sale, pepe, lamelle di mandorle (segreto dello chef!) e una salsa composta di maionese, senape, olio e succo di limone.

Come consiglio nel mio libro, il brodo che ricavate dalla cottura del petto di pollo, surgelatelo dopo averlo filtrato, che non si sa mai quando potrà tornare utile.

Club Sandwich

Ah i ricordi! Quei subdoli, striscianti frammenti di vita che riappaiono all’improvviso per tenerti compagnia quando meno te l’aspetti!
A volte i flashback sono gradevoli e graditi, a volte invece ci riportano a momenti tristi o malinconici della nostra vita, ma fortunatamente non sempre è così.
Magari da un sacco di tempo non ripensavi a un determinato episodio, un luogo, un profumo, un sapore e poi, tac, scatta qualcosa e ti immergi in un’emozione quasi dimenticata.

Club SandwichNon è detto si tratti di una sensazione romantica, spesso i ricordi non partono dalla mente o dal cuore, ma dallo stomaco…
Proprio stamattina, mentre mi confrontavo con un’altra blogger sugli ingredienti dei Club Sandwich sono stata assalita dai ricordi dei numerosi viaggi negli U.S.A. che negli anni ci hanno portato ad approfondire la cucina, la storia (e la geografia) di questo grande Paese.
In realtà sto proprio elaborando un abbozzo per un secondo libro che dopo “I tempi andati e i tempi di cottura” parlerà delle esperienze della nostra famiglia, questa volta in America e proporrà molte interessanti ricette.
Che voglia di tornare negli Stati Uniti per mangiare di nuovo quei mai dimenticati, straordinari, ipercalorici panini imbottiti fin troppo generosamente di lattuga, petto di tacchino, bacon e pomodoro, grondanti salsa rosa dalle fette di pane leggermente abbrustolite.
Stasera li faccio per cena. Con le patatine fritte. Evviva.

In America nei Club Sandwich non ci mettono l’uovo. E fanno bene.

Solo per Cipolle Lovers

Mio marito ride sempre quando usciamo insieme perché mentre lui è una persona estremamente riservata, io attacco bottone praticamente con tutti.
L’ultima volta che siamo andati al supermercato, completata la nostra spesa, mentre risalivamo verso il parcheggio ho notato nel carrello di una coppia in ascensore con noi una confezione di zucchine tonde.
Ora, la settimana scorsa, quando avevo comprato i fiori di zucca, le avevo prese anch’io e infornate ripiene di uno di quei miscugli polivalenti che possono diventare indifferentemente farce, polpettoni, croquetas o croquettes. Capito no?
Non è stato un gran successo, erano un po’ anonime insomma, quindi ho chiesto alla signora (una mia elegante coetanea in tailleur con un marito molto distinto) come intendeva utilizzarle, sperando in un suggerimento interessante.
Mi ha detto che le avrebbe messe nel minestrone.
A mio avviso però non sono adatte a questo uso perché hanno troppi semi e sono un po’ acquose, ma “nella propria cucina ognuna è regina”, come diceva mia nonna, quindi non le ho detto niente.
Mi ha invece confidato che ripiene, più o meno come me, fa quelle lunghe e anche i peperoni e le melanzane e li serve con una focaccia di cipolle fatta con la pasta di pane.

Focaccia alle cipolle

Ogni tanto l’ho fatta anch’io, ma con una base di pasta brisè cotta in bianco (o alla cieca) coperta di fettine di provola e 1/2 kg di cipolle bianche affettate e fatte consumare molto, molto lentamente in olio e qualche cucchiaiata d’acqua, sale, pepe e salvia spezzettata che ho sistemato sul formaggio e infornato di nuovo per 15-20 minuti.
È squisita, ma assicuratevi che la mangino tutti i commensali perché le cipolle possono creare problemi relazionali!

La frittata di James Bond

Sere fa ho visto in TV Skyfall, l’ultimo film di James Bond, il 23esimo, che avevo registrato. È quello con Daniel Craig nella sua terza interpretazione di Bond.
Graig mi piace molto in questo ruolo, mi pare credibile e virile anche se trovo un po’ inquietante la sua somiglianza con Putin.
Naturalmente il mio preferito resta sempre Sean Connery, ma chi non concorda con me?! Ha fatto sembrare per un motivo o per l’altro scialbi e anonimi quasi tutti gli attori a cui è stata affidata la parte dopo che lui ha abbandonato i panni dell’Agente 007: l’Australiano George Lazenby, gli Inglesi Timothy Dalton e Roger Moore e perfino l’Irlandese naturalizzato Statunitense Pierce Brosnan, che secondo me aveva il “phisique du role” più azzeccato. Ah, Sean Connery è Scozzese.

Insomma, i film di 007 mi piacciono. Li trovo esagerati, ridondanti, ridicoli, irreali e un pochino anacronistici, e proprio per questo sono veri film d’evasione, che non ti fanno pensare, che non ti obbligano a schierarti, che non necessitano di discussioni da Cineforum alla fine.
Li guardo sempre volentieri, anche dopo tanti anni, perfino adesso che non c’è più la Guerra Fredda e il ruolo degli Agenti con licenza di uccidere si è molto ridimensionato, anzi adoro guardarli mentre ceno davanti alla TV.
Il cibo “da televisione” è diverso da quello che normalmente preparo per una comune cena che consumiamo guardando il telegiornale sul televisore piccolo della cucina, è quello che mangiamo in salotto, sul divano, se ci sono partite o eventi in diretta importanti o film speciali da vedere così, un po’ fuori orario.
Considero “cibo da televisione”: i Club Sandwich, le pizzette, l’insalata Caesar, le quiche e le frittate cotte in forno.
Cuocere una frittata al forno è semplicissimo e il risultato è più digeribile della versione tradizionale in padella.

Frittata

L’altra sera l’ho cucinata in stile vegetariano per utilizzare una porzione di zucchine e pochi funghi trifolati avanzati dal giorno prima, ma alla base di uova si possono aggiungere prosciutto, salsiccia, cubetti di emmenthal o qualunque cosa preferiate.
In una ciotola ho sbattuto 4 uova con sale, pepe, 2 cucchiai di latte e 2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato. Ho aggiunto un bel pomodoro maturo a filetti, uno scalogno affettato sottile, un pizzico di origano e le verdure già cotte.
Ho imburrato due stampi in ceramica, suddiviso il composto e ho infornato a 180 gradi per 15 minuti.

Come dicevo, si tratta di un vero “cibo da televisione”, che si consuma senza distrazioni e senza l’uso del coltello, direttamente dallo stampo.

Pollo teriyaki

Mia nuora è una persona alla quale riescono bene molte cose, non ve le elenco tutte, ma chi la conosce le sa e chi non la conosce si perde qualcosa. Ve ne cito due come esempi: è molto brava a fare i figli e cucina benissimo. Nostro nipote infatti è bellissimo e nel suo ricettario ci sono molti piatti di gran classe.

E questa seconda cosa è quello che ci interessa oggi ai fini del blog, anche se starei a parlare per ore degli occhi azzurri di mio nipote, delle sue risate contagiose, del suo sorriso così simile a quello del suo papà, che mi riempie d’amore e di struggente nostalgia.
Comunque, una cosa che le invidio è la capacità (e la possibilità) di cucinare di tanto in tanto all’orientale, opportunità che a me manca in quanto, per compiacere mio marito che non ama la cucina etnica, mi attengo in genere a preparazioni quasi tradizionali, comunque raramente esotiche, se non in occasioni particolari, per ospiti di più larghe vedute.

Proprio qualche sera fa mio figlio mi diceva al telefono di aver mangiato a cena pollo Teriaki, di cui mi sono fatta subito dare la ricetta, nella vita non si sa mai…
Intanto la condivido con chi tra di voi ha la passione per l’Oriente e le sue tradizioni e anche con chi, essendo semplicemente un buongustaio, apprezza i sapori diversi, ma interessanti e, a mio avviso, in questo caso molto equilibrati.

Pollo Teriyaki - Photo by Powerplantop

🎎

Per due persone a Tokio e anche in provincia di Treviso si prepara una marinata con:
4 cucchiai di Sakè
4 cucchiai di Salsa di soia
4 cucchiai di Mirin
2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
1 spicchio d’aglio grattugiato
1 cucchiaino di pasta d’acciughe (o se lo trovate, pesce secco)
1 cucchiaino di Salsa di curry verde
Semi di sesamo q.b.

Si mescolano questi ingredienti, si tiene da parte circa metà di questa salsa e nel resto si fa marinare mezzo pollo disossato, privato della pelle e tagliato a pezzettini, per almeno un’ora.
Intanto si fa stufare in poco olio di semi di girasole a fuoco dolcissimo una cipolla bianca affettata sottile e si tiene da parte.
Si sgocciola il pollo dalla marinata e si fa saltare in una pentola antiaderente con poco olio finché la carne non cambia colore, si spruzza con dell’altro Sakè e si prosegue la cottura per qualche minuto col coperchio.
Si unisce la salsa tenuta da parte e si porta a cottura a fiamma media rimestando ogni tanto, si aggiunge la cipolla tenuta da parte e sgocciolata e si fa addensare il sugo.
Se necessario si può aggiungere un cucchiaino di maizena.
Si completa con una spolveratina di semi di sesamo e si serve con riso bollito e non condito.

Non so come si dice Buon appetito in giapponese, perciò: 🇯🇵 Domo arigato e Sayonara.