Toast e latte

Qualche volta la cena dei miei figli, quando erano ragazzini, consisteva in toast prosciutto e formaggio e un bicchiere di latte. Era un modo semplice e gustoso di mettere insieme un pasto veloce ma sostanzioso che mi lasciava il tempo, per esempio, di organizzare la cena con ospiti che sarebbe seguita.
Anche da grandi, prima di andare a vivere fuori casa, qualche volta “toast e latte” hanno continuato ad essere un’alternativa rapida e soddisfacente se si dovevano sbrigare per il cinema o un appuntamento con gli amici, anche se è diventato decisamente un sandwich un po’ più evoluto, magari accompagnato da una bibita gasata al posto del latte.
Ultimamente il vecchio, tradizionale toast ha subito alcune modifiche strutturali che l’hanno trasformato in un gallico “croque monsieur” oppure in un “sandwich Montecristo” yankee, che sono piuttosto simili.

toastSi spalma una fetta di pancarrè con senape e maionese, si copre con una fetta di prosciutto, una di tacchino e una di emmental e si chiude con un’altra fetta di pane. A casa nostra se ne confezionano 1,5 a testa.
Si immergono i sandwich in una miscela di uovo sbattuto con un po’ di latte e un pizzico di sale, si fanno leggermente sgocciolare e poi dorare da entrambi i lati in una padella antiaderente leggermente unta di burro.

Ricetta semplice, nostalgica, ipercalorica, da consumare con moderazione.

Indimenticabili code di gambero

Indimenticabili, confermo, ma facilissime da realizzare. Il segreto sta tutto nella marinata.
Prevedete di prepararne in grande quantità perché saranno apprezzatissime.

codegamberoDiciamo che per una trentina di code di gambero, di quelle belle grosse (che dovrete sgusciare lasciando però la codina, che è decorativa e liberare del filo intestinale) preparerete una marinata con:
2 spicchi d’aglio schiacciati
2 cucchiai di ketchup
2 cucchiai di olio
1/2 cucchiaino di peperoncino frantumato
1 cucchiaino di curry in polvere
1 cucchiaio di miele
qualche pezzetto di buccia di limone
2 cucchiai di Cognac

Mescolate tutto con cura e versate questa salsa sulle code di gambero che avrete messo in un sacchetto gelo, proprio uno di quelli per riporre gli alimenti in freezer, meglio se con chiusura a zip. Massaggiate bene e riponete in frigorifero per almeno un paio d’ore. Ogni tanto riprendete il sacchetto e maneggiatelo un po’ perché ogni singola coda sia ben immersa nella marinata.
Al momento di cuocerle, sgocciolatele e infilzatene 3 o 4 in un uno spiedino di legno che arrostirete qualche minuto per parte sulla piastra, o se siete di quelli fortunati sul barbeque, spennellando con la marinata. Dovranno assumere un aspetto leggermente caramellato, come quelli della foto.

Quello di mettere i cibi che necessitano di essere marinati prima della cottura nei sacchetti gelo, è un trucco che ho imparato da Nigella Lawson, che è geniale nell’escogitare mille modi perché la cucina sia divertente e rilassata eliminando le complicazioni.

Liquorino al limone fatto in casa

Fate in casa i liquori solo se vi divertite, se vi piace l’idea di offrirli a fine pasto bullandovi della vostra abilità e se avete delle bottiglie carine in cui travasarli.
Di ritorno da Positano, l’altr’anno ci siamo portati qualche chilo di limoni. Per non fare torto a nessuno abbiamo comprato sia la varietà “Sfusato d’Amalfi”, che “Ovale di Sorrento”. Entrambi hanno una buccia molto profumata e ricchissima di oli essenziali, con la quale ho preparato il “limoncello”. La definizione però è inappropriata perché si tratta di un liquore IGP, quindi il mio chiamiamolo liquorino al limone, che è più corretto.

liquoreCon un coltellino affilatissimo ho tolto solo la parte gialla delle scorze di 6 limoni. Le ho sistemate sul fondo di un vaso a chiusura ermetica con 1/2 litro di alcol a 90° e qualche foglia di erba Luigia. Non so se in Campania lo fanno, ma io trovo che questa aggiunta conferisca al liquorino un sapore ancora più intenso. Ho lasciato tutto in infusione per 2 settimane.
Trascorso questo tempo ho preparato uno sciroppo facendo bollire per circa 5 minuti 1/2 litro d’acqua con 350 gr di zucchero semolato e quando si è raffreddato l’ho aggiunto nel vaso.
Ho fatto riposare questo preparato per altri 10 giorni poi l’ho filtrato attraverso un tovagliolo a trama sottile e l’ho versato in una bottiglia di vetro.

Poi però l’ho travasato in una bellissima bottiglietta da circa 1/2 litro degli anni ’30 che ho comprato a un mercatino e che tengo su un vassoio in salotto con altri liquorini (di mirtilli, caffè, arancia) sempre in bottigliette vecchiotte recuperate ai mercatini dell’antiquariato (da rabboccare all’occorrenza) insieme ad alcune classiche caraffe di cristallo con liquori tradizionali e a vasetti inglesi di frutta sotto spirito.

A rose is a rose is a rose

Senza scomodare Gertrude Stein, magari era più semplice spiegare alla maniera di Shakespeare che “una rosa con qualsiasi altro nome, avrebbe sempre lo stesso profumo”.
Bello vero? È una citazione approssimativa di una frase tratta da Romeo e Giulietta. Come resistere, visto che sono concittadina della Capuleti?
Era per raccontarvi che d’inverno faccio una pasta al forno con prosciutto e formaggio che per via della forma che assume si chiama “rose al forno”. Appunto.
È così buona che è un peccato non rifarla d’estate, però magari più leggera, più adatta alla stagione, col pesto e i fagiolini per esempio.

rosesfoglia

Si preparano sul tavolo delle strisce di pasta per lasagne già scottate, si coprono con abbondanti cucchiaiate di classico pesto alla ligure e si distribuiscono sopra, allineati, dei fagiolini cotti a vapore o appena scottati (l’importante è che siano belli al dente), si arricchiscono di pinoli interi e noci pestate invece nel mortaio e si spolverizzano molto generosamente con parmigiano grattugiato.
Si arrotola ogni striscia di pasta su sé stessa dal lato più corto e si ottiene un cilindro che si taglia a tranci alti 3-4 cm. Se necessario si pareggiano e si allineano in una pirofila. Si coprono di besciamella e si infornano a 180 gradi per una ventina di minuti.

Capito tutto? La foto forse illustra il risultato molto meglio della mia spiegazione.

Bavarese tropicale

Chi ha voglia di un dolce al cucchiaio che faccia venire in mente i Caraibi? Che siano un ricordo, un progetto o un sogno, cominciamo ad evocarli con un sapore inequivocabilmente tropicale di ananas e cocco.

20130707-183050.jpgPer la bavarese si ananas occorrono:
1 barattolo da 500 gr di ananas sciroppato
120 gr di zucchero
3 tuorli
500 gr di panna fresca
4 fogli di gelatina
Si frullano le fette sgocciolate di ananas. Si sbattono i tuorli con lo zucchero, si diluiscono con il succo dell’ananas, si fa cuocere il composto a fuoco basso, mescolando finché non si addensa. Si fa sciogliere la gelatina, prima ammollata, nella crema, si aggiunge la purea di ananas, si mescola tutto e si incorpora con delicatezza la panna montata. Si versa in uno stampo a ciambella e si fa rassodare in frigo.
Per la base al cocco occorrono:
120 gr di cocco disidratato
4 biscotti integrali frullati
70 gr di burro fuso
50 gr di zucchero grezzo di canna
1 bicchierino di Batida de Coco (o Vodka al cocco)
Si mescola tutto insieme e si distribuisce sulla bavarese (che intanto si è rassodata) compattando il composto in uno strato sottile e regolare.
Si rimette in frigorifero e dopo qualche ora si capovolge su un piatto da portata: ecco i Tropici nella vostra cucina!

Se volete preparare questo dolce per i bambini, sostituite il bicchierino di liquore con 2-3 cucchiai di orzata.

Pizzalandrea e pissaladière

La pizzalandrea è la versione ligure della pissaladière francese, la differenza sta nell’aggiunta di polpa di pomodoro (e qualche volta capperi) nella ricetta italiana.
Mi sono tornate in mente queste straordinarie focacce visitando qualche giorno fa un blog molto carino: lefrivolezzedisimo.
L’ispirazione mi ha obbligata ad agire immediatamente!

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Per fare la pissaladière come in Costa Azzurra ci vogliono:
500 gr di farina, 250 ml di acqua, 1/2 cucchiaino di sale, 25 gr di lievito di birra e 2 cucchiai di olio con cui fare la solita pasta (come per la pizza o la focaccia) che si lascia poi lievitare per circa 3 ore.
Nel frattempo si fanno appassire in 2 cucchiai di olio e 2 di acqua, 800 gr di cipolle bianche affettate sottili con un pizzico di sale. Devono diventare morbidissime ma non imbiondire. Ci vorrà un po’ di tempo, ma siccome ci metteranno comunque meno delle tre ore necessarie per la lievitazione della pasta, nel frattempo vi potrete anche abbronzare sul balcone…!
Trascorso il tempo previsto, si stende la pasta, si bucherella, si distribuiscono sopra le cipolle stufate, 100 gr di acciughe sott’olio, 100 gr di olive taggiasche, una macinata di pepe e le foglioline di un rametto di timo tritate con una foglia di alloro.

A me piace completare la mia pissaladière con striscioline di pasta come farei per una crostata, oppure se non utilizzo le alici arrotolate, faccio una grata proprio con le acciughe distese e al centro di ogni rombo metto un’oliva: versione molto sofisticata!

Tomini in crosta

Partiamo dal conosciutissimo “Brie en croute”.
Già visto, già assaggiato, troppo anni ’80.. ok, ma una saporita forma di brie racchiusa in una fragrante pasta sfoglia, ti può risolvere con estrema eleganza il problema di un ospite inaspettato, di una cena improvvisata… perché voi ce l’avete sempre in casa una forma di brie, vero?!
Io no, ma nel mio frigorifero ho spesso dei tomini, quindi: pronti, via e guardate che risultato!

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Facile. Stendete la sfoglia (comprata già pronta, per carità), tagliatene dei quadrati grandi abbastanza da avvolgere ogni tomino (con la crosta ben pulita utilizzando un canovaccio umido) come in un fazzoletto. Appoggiateli al centro, raccogliete la sfoglia in cima e chiudetela con dello spago da cucina.
Spennellate con una miscela di uovo e latte e infornate a 180 gradi per 15 minuti, finché la pasta risulta dorata.
Ne basta uno a testa naturalmente, ma fatene pure qualcuno in più, non andranno sprecati. Avete visto che al supermercato li vendono anche già avvolti nello speck? Potete utilizzare quelli per un risultato ancora più saporito, ma a me piacciono così, tiepidi con vicino due fettine di San Daniele e un’insalata.

La Dichiarazione di Indipendenza

Il 4 luglio è la festa nazionale degli Stati Uniti e commemora l’indipendenza dal Regno Unito del 1776.
È una festa molto sentita dai patriottici Americani, che la celebrano con parate, fuochi d’artificio, pic nic e barbeque in famiglia e nei parchi pubblici.
Noi ne abbiamo seguito i festeggiamenti sia a Manhattan, ammirando la parata di Macy’s sulla Fifth Avenue che, casualmente, a Sausalito, al di là del Golden Gate, deve abbiamo assistito ad alcune divertenti gare di canottaggio e a pantagrueliche mangiate di hot dog.
Dappertutto c’erano bandiere a stelle e strisce e tutti indossavano coccarde tricolori.
Perfino il cibo rispecchia il patriottismo americano.

torta4luglio

Questa è una torta, mi pare suggerita da Martha Stewart, con una base di pan di Spagna farcito di crema pasticcera (come la maggior parte dei dolci americani) e decorata con mirtilli, lamponi e panna montata distribuita con un sac-à-poche dalla bocchetta a stella.
È deliziosa e molto coreografica. La dedico a tutti gli amici che mi seguono dagli Stati Uniti e a chi, come noi, ama questo grande e generoso Paese.
Chissà se si riesce a modificarla per renderla adatta al 2 giugno qui da noi..

Gazpacho. Però alla Provenzale

Il mio primo gazpacho, naturalmente, l’ho assaggiato in Spagna ed è stata una scoperta molto illuminante quella di poter servire una minestra anche ad agosto.
L’unica nota stonata per alcuni può essere l’eccessiva acidità della base di pomodori o il sapore deciso del peperone e della cipolla… Insomma, se il vostro partner è poco avventuroso, come mio marito, lasciate perdere e fategli pasta e fagioli.
Se invece come me amate sperimentare, curiosare, interpretare, questa ricetta per due, con un ingrediente insospettabile, fa per voi.

gazpacho

Tuffate in acqua bollente 300 gr di pomodorini ciliegini, scolateli in una ciotola di acqua e ghiaccio: lo shock termico vi aiuterà a pelarli dopo che li avrete tagliati a metà e privati dei semi.
Sbucciate col pelapatate un peperone rosso non molto grande, tagliatelo a metà, liberatelo dei semi e dei filamenti. Pelate anche un cetriolo e scartate la parte interna centrale coi semi. Frullate i pomodori. Tritate grossolanamente una piccola cipolla dolce e tagliate a dadini minuscoli tutti gli altri ortaggi che avete preparato.
Mettere sul fuoco 1/2 litro di brodo leggero di pollo (ce l’avete ancora quello che avevate congelato?) o vegetale, aggiungete 2 cucchiai di olio, 1 cucchiaino di aceto bianco, 1 spicchio d’aglio ridotto a crema, 1 pizzico generoso di peperoncino in polvere (o qualche goccia di Tabasco), i pomodori frullati e 1 cucchiaino di zucchero vanigliato, che toglierà l’acidità ai pomodori e conferirà alla minestra una nota particolare. Fidatevi.
Portate a ebollizione, immergetevi tutti i cubetti di verdura, spegnete e fate raffreddare. Conservate in frigo fino al momento di portare in tavola.
Aggiustate di sale e completate il vostro (nostro) gazpacho con alcune profumate erbe provenzali come per esempio timo, prezzemolo, maggiorana e basilico.

La sbrisolona

La sbrisolona (probabilmente in Italiano: “Torta di briciole” e in Inglese forse: “Crumbs cake”) è un dolce rustico e buonissimo di origine mantovana. Data la vicinanza comunque, è molto popolare anche a Verona.
È una torta che faccio più spesso in inverno, ma realmente non ha stagione. Bisogna osservare un’unica imprescindibile regola: NON SI TAGLIA. Mai. Ma si spezza rigorosamente con le mani, come la frolla di Roverè.

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Per farla, bisogna mescolare velocemente con la punta delle dita 250 gr di farina 00, 150 gr di farina di mais (quella sottile che si chiama “fioretto”), 150 gr di zucchero, 200 gr di burro, 2 tuorli, 200 gr di mandorle tritate grossolanamente, la buccia grattugiata di 1 limone e 1 pizzico di sale.
Si imburra una tortiera bassa e si distribuisce questo impasto a pioggia senza compattarlo. Si inforna a 180 gradi per circa un’ora. Quando si toglie dal forno si cosparge con altri 50 gr di zucchero e si fa raffreddare.
Si porta in tavola e si spezza con un leggero pugno dato al centro del dolce.

Vi diranno che va servita con il Passito di Pantelleria, ma non cascateci. È fantastica col Recioto bianco di Soave.