Torta soffice di pere e ricotta

Ho già detto che non amo particolarmente fare le torte, ma naturalmente di tanto in tanto ne sforno qualcuna.
Le più gettonate soprattutto per la colazione del mattino, a casa nostra sono la crostata con la marmellata gialla e le torte di mele, sia strudel che apple pie.
La marmellata gialla è quella di pesche o di albicocche, come la chiamavano i nostri figli quando erano piccoli, mentre quella rossa era indifferentemente di amarene o di fragole.
Siccome però sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso, se non proprio di nuovo, questa settimana ho provato una torta di pere e ricotta proprio niente male.

Torta pere e ricotta

Ho sbattuto con le fruste elettriche 75 grammi di burro morbido e 300 gr di ricotta vaccina con 150 gr di zucchero, poi ho aggiunto la buccia grattugiata da 1 limone, 1 bicchierino di grappa di pere Williams (ma si può usare anche un altro liquore a piacere) e ho incorporato 3 uova intere, una alla volta.
Usando una spatola ho aggiunto a questo composto semi liquido 250 gr di farina setacciata, 1 bustina di lievito, 1 pizzico di sale e 4 pere kaiser (si possono scegliere anche le Abate) sbucciate e tagliate a cubetti e ho mescolato delicatamente per amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Ho versato questo composto in una tortiera a cerniera imburrata e infarinata e prima di infornare a 180 gradi per circa 50 minuti, ho affettato sottilissima in orizzontale la parte centrale di un’altra pera con la mandolina e ho decorato la superficie della torta.
Non ho spolverizzato con lo zucchero a velo perché le fettine di pera erano carine così.

La sbrisolona

La sbrisolona (probabilmente in Italiano: “Torta di briciole” e in Inglese forse: “Crumbs cake”) è un dolce rustico e buonissimo di origine mantovana. Data la vicinanza comunque, è molto popolare anche a Verona.
È una torta che faccio più spesso in inverno, ma realmente non ha stagione. Bisogna osservare un’unica imprescindibile regola: NON SI TAGLIA. Mai. Ma si spezza rigorosamente con le mani, come la frolla di Roverè.

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Per farla, bisogna mescolare velocemente con la punta delle dita 250 gr di farina 00, 150 gr di farina di mais (quella sottile che si chiama “fioretto”), 150 gr di zucchero, 200 gr di burro, 2 tuorli, 200 gr di mandorle tritate grossolanamente, la buccia grattugiata di 1 limone e 1 pizzico di sale.
Si imburra una tortiera bassa e si distribuisce questo impasto a pioggia senza compattarlo. Si inforna a 180 gradi per circa un’ora. Quando si toglie dal forno si cosparge con altri 50 gr di zucchero e si fa raffreddare.
Si porta in tavola e si spezza con un leggero pugno dato al centro del dolce.

Vi diranno che va servita con il Passito di Pantelleria, ma non cascateci. È fantastica col Recioto bianco di Soave.

La torta di cocco della Edy

Ci sono cose alle quali non pensi più da chissà quanto tempo, cose che hanno fatto parte, se non della quotidianità, almeno di consolidate abitudini di vita.
Questo dolce, per esempio, per alcuni anni (erano gli anni Ottanta) è stato un must in occasione di molte festicciole, poi è caduto in disuso e solo una visita al blog paroledicioccolato me l’ha fatto tornare in mente.
Era finita nel dimenticatoio (luogo che di tanto in tanto sarebbe bene visitare…) anche l’amica che mi aveva girato la ricetta. Siamo state per qualche anno buone vicine di casa, in campagna, poi ci siamo entrambe trasferite e perse di vista.
È quindi con struggente nostalgia per quegli anni vissuti a crescere i figli e, inconsciamente, a cominciare ad invecchiare, che posto questa ricetta, dolce e datata… un po’ come me!

tortacocco

Bisogna frullare 400 gr di biscotti tipo Oro Saiwa e unirli a 400 gr di cocco disidratato, 150 gr di burro fuso, 1 bicchierino di rum e un bicchiere di acqua tiepida (per reidratare il cocco) in cui si sono fatti sciogliere 120 gr di zucchero.
Si amalgama tutto, si compatta in una tortiera e si conserva in frigo per diverse ore.
Quando si capovolgeva allora sul piatto da portata, si spalmava di Nutella e si decorava con le codette di cioccolato, adesso che siamo diventate più brave, possiamo usare una glassa al cioccolato fondente comme il faut, oppure se ci siamo impigrite spolverizzare semplicemente col cacao amaro o, se ci sentiamo moderne ed evolute, con l’impasto preparato fare delle palline e rotolarle nel cacao, nei pistacchi tritati, nello zucchero vanigliato… e avanti così per creare una montagna di friandises da servire col caffè.