Un, due, tre

È proprio così, coccolare gli ospiti mi gratifica molto, quindi anche quando si tratta di dessert, non mi tiro mai indietro e finisco col prepararne e servirne in genere tre, sono arrivata anche a cinque ma si trattava di variazioni con la crema pasticciera di base, quindi non è stato tutto ‘sto lavoro, come potrebbe sembrare.
Naturalmente le porzioni sono sempre piuttosto contenute, per consentire l’assaggio e il godimento di tutti i dolci. L’ultima volta che ho presentato un dessert “multiplo” è stato a Pasqua e questo è il risultato finale.

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Si tratta di una pavlova alle fragole, che ormai non ha più segreti per voi, una piccola crème renversée au chocolat decorata con un pulcino di cioccolato bianco e di una mini mousse al lime preparata in stampini mono porzione.
Questa volta vi do la ricetta della mousse, che può essere anche di limone o pompelmo, se preferite. Dosi ed esecuzione sono le stesse.

Per 6 persone si versano in una casseruola 100 ml di succo di lime con 2 tuorli, 1 uovo intero, 100 gr di burro a dadini e 200 gr di zucchero. Si amalgama tutto molto bene con una frusta e si cuoce a fuoco dolce per una decina di minuti senza che la crema arrivi mai a bollore.
Si toglie dal fuoco e si fa raffreddare. Si uniscono mescolando con delicatezza 125 gr di panna montata, si suddivide la preparazione in 6 stampini foderati di pellicola e si conserva in freezer per almeno 4 ore.
Al momento di servire si montano altri 125 gr di panna, si sformano le mousse e si coprono di panna decorandole con una fettina di lime.

Avevate già capito che gli albumi avanzati vi servono per le pavlove, vero?

Piña Colada come dessert

L’estate in cui siamo andati nello Yucatan ci siamo divertiti moltissimo e abbiamo assaggiato un sacco di squisitezze.
Il Mar dei Caraibi ha indimenticabili sfumature di azzurro, verde, blu e turchese, le spiagge sono infinite distese di borotalco e la cucina messicana offre mille emozioni.
In ricordo delle sensazioni accumulate in quella vacanza faccio abbastanza spesso il “Chili con carne”, che mi riesce benissimo. Se vi interessa cimentarvi nella preparazione di questa conosciutissima specialità, la ricetta, dettagliata passo passo, la trovate nel mio libro.
Naturalmente, oltre a visitare siti Maya e mangiare con grande entusiasmo piatti dal sapore intenso e piccante, abbiamo anche bevuto con altrettanta soddisfazione Tequila Sunrise, Margarita e Piña Colada.
Coi golosi sapori tropicali di quest’ultimo cocktail, faccio un dessert semplicissimo e squisito, uno di quelli insomma che potrete preparare in scioltezza, ma che i vostri ospiti non vedranno l’ora di assaggiare di nuovo quanto prima.

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Occorrono:
1 scatola di ananas sciroppato
1 bicchierino di rum
30 gr di burro fuso
2-3 cucchiai di cocco rapé (o disidratato)
1 cucchiaio di miele
succo di 1/2 lime (o limone)
2 cucchiai di zucchero di canna
Bisogna sgocciolare le fette di ananas e asciugarle con carta da cucina, poi si accomodano in una pirofila leggermente imburrata, ci si versa sopra una miscela di rum, burro, cocco, miele e succo di lime, poi si cosparge di zucchero di canna e si inforna a 200 fino a che le fette di ananas non risulteranno dorate e leggermente caramellate.
Si sistemano su un piatto da portata e si decora il centro con una ciliegia sciroppata (una di quelle da cocktail) oppure una fragola e si cosparge con altro cocco grattugiato.

Mmmmm… Vi sembrerà di essere a Cancun!

Si fa presto a dire Fast Food

Il mio mito in fatto di cucina è Jacques Pépin.
Si tratta di uno chef franco-statunitense, insignito di non so quanti premi (tra cui la Legion d’Onore) e lauree ad honorem, che ha svolto incarichi prestigiosissimi nell’ambito della ristorazione e scritto molti libri a tema gastronomico. Docente presso la Boston University e il Culinary Institute di New York, è anche la star di numerosi programmi culinari della PBS e con la leggendaria Julia Child ha vinto un Emmy Award.
E nonostante l’impressionante curriculum, cucina in modo semplice e veloce. La sua genialità sta proprio nelle ricette cha definisce “fast food my way” molto facili da copiare.
Ve ne do un’idea suggerendovi un golosissimo gratin di frutta che pur non presentando nessuna difficoltà ha un aspetto ingannevolmente elaborato.

Gratin di frutta

Si tratta semplicemente di sistemare il una pirofila imburrata 250 grammi di lamponi, more, mirtilli o fragole, oppure un misto di tutti questi frutti di bosco e coprirli con 100 grammi di biscotti frollini pestati nel mortaio (non frullati). Si versano sopra tre cucchiai di burro fuso, si spolverizza con 75 grammi di zucchero di canna e si inforna a 200 gradi per una ventina di minuti.
Tutto qua. Si serve ancora caldo, a cucchiaiate, con un ciuffo di panna montata o una pallina di gelato alla vaniglia.

Semifreddo al limone

Chiedo scusa a tutti. Mi sono accorta che ogni tanto ho cliccato “mi piace” su alcune delle mie ricette.
Non è che preferisca queste alle altre, veramente non faccio differenze perché in fondo ogni scarrafone è bello ‘a mamma soia.
La realtà è che sono più abile con gli attrezzi da cucina che con il Web. Insomma mi sono sbagliata: volevo effettuare un controllo e invece mi sono auto approvata! Spero non succeda più.
Se adesso ho chiarito l’equivoco, parliamo di un eccellente semifreddo al Limoncello, che è un mio cavallo di battaglia come conclusione di una cena di pesce.

Semifreddo al limone

Si mescolano insieme 150 gr. di zucchero a velo, 120 ml. di succo di limone e 50 ml. di Limoncello. Si uniscono 500 ml. di panna leggermente montata (non deve essere troppo densa) e si amalgama tutto con la frusta elettrica.
Si versa in un contenitore rettangolare con tappo ermetico e si mette in freezer per 4-6 ore. Il semifreddo resta abbastanza morbido da poter essere sistemato a cucchiaiate in un calice da Champagne o in una coppa da Martini con un effetto molto chic.
Si decora con qualche strisciolina o (se non avete il rigalimoni) con una grattugiata di scorza di limone.

Perdonata?

Spumiglie, meringhe e pavlove

MeringheChiamatele spumiglie o meringhe, si tratta dello stesso stucchevole dolcetto che o si ama o si odia, ma che non lascia indifferenti. Sono circondate da un alone di misteriosa difficoltà circa la loro preparazione, una leggenda metropolitana che le vuole di problematica realizzazione. Non è vero: richiedono solo una certa attenzione e molta pazienza, perché si rischia di invecchiare aspettando di ottenere la cottura ottimale!
Vi do un’idea generale: ad ogni 100 grammi di albume freschissimo si uniscono 100 grammi di zucchero a velo e 100 grammi di zucchero semolato e si montano a neve fermissima con le fruste elettriche. Volendo si può aggiungere un pizzico di sale e un cucchiaino di succo di limone, ma non è tassativo.
Si fanno dei mucchietti della dimensione preferita su una teglia coperta di carta forno e si infornano a 110 gradi per ore. Sul serio, ci si può dimenticare di averle nel forno, ma l’ideale è considerarle pronte prima che prendano colore e comunque dopo un paio d’ore.

Una variante elegante e golosa sono le pavlove, dal nome della ballerina russa a cui un pasticcere australiano dedicò questo dolce di sua invenzione, infatti dovrebbero assomigliare a un tutù. Le mie a volte assomigliano a dei nidi, altre alla cresta di un’onda anomala e solo raramente a un tutù. Dipende se uso il sac-à-poche o semplicemente un cucchiaio per creare dei gusci che possano essere poi completati a piacere.
La Pavlova è un dolce che si presta a infinite varianti: d’estate può essere riempito persino di gelato, oltre che di frutta fresca, ma la versione più classica e senza stagione prevede l’utilizzo della panna montata.
Si decora alla fine con frutta varia, l’ideale è quella tropicale affettata perché molto decorativa o con le classiche, profumatissime fragoline di bosco, come si vede dalla foto, ma d’inverno anche con pere cotte nel vino o addirittura con marmellata di castagne mescolata al Cognac, marron glacé, e riccioli di cioccolato come ho fatto io il Natale scorso. Tra l’altro è un dessert adatto anche a chi ha problemi di celiachia.
Ho scoperto da poco che gli albumi montati possono essere arricchiti anche con cacao o cannella e se si fanno delle meringhe piccoline, si possono servire con il caffè.

Dai, ditelo anche voi: wow!

Frittelle a colazione

Nostra figlia è appena tornata da un viaggio in Florida.
Per gli Stati Uniti, come noi del resto, ha sviluppato una sorta di “mal d’Africa” e ogni volta al rientro, oltre ad essere leggermente appannata dal jet lag, nei primi giorni emana un lieve profumo di apple pie, cinnamon rolls e pancakes, un po’ come gli orientali odorano di curry, zenzero e cardamomo.
Con tutta probabilità dipende dal cibo che mangia in America, più che dai locali che ha frequentato, perché la fragranza sottile che impregna abiti e capelli anche quando si frigge o si cucina con molti aromi in casa, scompare con uno shampoo e una doccia, mentre le spezie che negli Stati Uniti usano per preparare molti piatti, evidentemente entrano in circolo e persistono a lungo.

PancakesCerto, dipende anche dalla quantità di dolcetti che si consumano quotidianamente, ma credetemi le colazioni americane sono irresistibile. E indimenticabili. Come il tramonto a Key West, il Grand Canyon, il Bellagio, Sausalito, Graceland e il Central Park. Una volta o l’altra facciamo un discorso approfondito sugli Stati Uniti. Nel mio libro ne parlo in due capitoli, ma naturalmente c’è molto di più da dire.
Comunque, se anche tra di voi c’è qualche nostalgico di cucina yankee perché l’ha già provata o qualche estimatore a scatola chiusa, vi passo la ricetta dei pancakes di nostra figlia, che anche a casa di tanto in tanto ripete l’esperienza americana con ghiotto struggimento. Con queste dosi le vengono benissimo.

200 gr di farina
1 bustina di lievito per dolci.
1 pizzico di sale
2 uova
2 cucchiai di olio di semi
300 ml di latte
burro per ungere la piastra

In una ciotola si mescolano insieme i tre ingredienti secchi, si fa la fontana al centro e ci si sgusciano dentro le uova, si aggiunge l’olio e poi il latte. Si mescola tutto con la frusta e si ottiene un composto morbido ma non liquido.
Si scalda una padella antiaderente appena appena unta di burro e si versa un mestolino di pastella. Quando appaiono delle bollicine sulla superficie, si gira la frittella aiutandosi con una spatola e si cuoce anche dall’altro lato. Si procede così utilizzando tutta la pastella.
Si sovrappongono più frittelle, ci si appoggia sopra una noce di burro e si versa abbondante sciroppo d’acero, che ormai si trova anche da noi nei supermercati tipo Esselunga.

Enjoy.

Non è la solita crostata

Fa così freddo oggi che perfino l’idea di preparare una scontatissima crostata (peggio: una banale crostata di mele!) è la benvenuta perché mi offre l’opportunità di accendere il forno e scaldare almeno la cucina.

Quando ero bambina, la crostata di mele era un dolce secco, pallido, asciutto, cosparso alla fine di zucchero a velo, che a merenda dava poca soddisfazione. L’ho quindi un po’ modificata, arricchita (chi è a dieta si tappi le orecchie!), resa allettante, morbida e golosa.

crostataHo fatto una pasta frolla con 250 gr di farina 00, 100 gr di burro, 2 tuorli, 75 gr di zucchero e un pizzico di sale. Ho foderato una tortiera, bucherellato il fondo, coperto con 1/2 vasetto di marmellata di albicocche e accomodato sopra 2 mele, sbucciate e affettate molto sottili, in cerchi concentrici.
Ho sciolto due cucchiai della marmellata avanzata, setacciata, in un pentolino con due cucchiai di brandy e due d’acqua e ho spennellato con questo sciroppo la superficie della crostata.

L’ho infornata a 180° per 40 minuti.

Stasera pasta e fagioli e poi una fetta di dolce. O no?