L’ABC della felicità… di’ la tua

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Viaggiando con Bea… si hanno sempre delle belle sorprese!
Bea (http://viaggiandoconbea.com) è stata una della prime blogger con la quale sono entrata in rapporto all’inizio di questa avventura e mi è molto cara.
Pochi giorni fa mi ha invitata a rispondere al Tag di Carla “L’ABC della felicità… di’ la tua”.
Grazie di cuore.

Attenendomi strettamente allo spirito del mio blog, per definire il mio personale ABC della felicità scelgo tre ingredienti legati alla cucina.

A come ANETO. Mi sono imbattuta la prima volta nell’aneto a Parigi, in Luna di miele. Arricchiva con il suo insolito e penetrante profumo di anice e finocchio dei deliziosi crostini di salmone affumicato. Eravamo seduti a un tavolino tondo piccolo come un vassoio non lontano dal Mercato dei Fiori dell’Ile de la Cité e bevevano una flûte di Champagne. Da allora associo l’aneto alla felicità di quei giorni spensierati, ricchi di aspettative per il futuro e di speranza. E alla mia giovinezza.

B come BACON. Il bacon è forse l’ingrediente più usato nella cucina Ameriacana. È un sapore che collego sempre alla felicità e all’entusiasmo con cui ho sempre vissuto i miei viaggi in U.S.A. fin dalla loro pianificazione. Infatti il bacon era presente a Manhattan nei Club Sandwich, a San Francisco accanto ai pancake, a Boston nella Clam Chowder, ad Anaheim nell’insalata di patate, a San Diego avvolto attorno ai gamberi, a Woodstock dove fasciava il polpettone. È un ingrediente che ha insaporito insomma molti piatti, molti luoghi e molti momenti felici.

C come CANNELLA. La cannella è LA spezia per eccellenza. Ha riscaldato e rallegrato per anni bellissimi momenti di inverni nevosi e felici in baite e rifugi delle Dolomiti dove la si ritrovava nel vin brûlée e negli strudel di pere e mele soffici e fragranti. Ma che sia adatta a tutte le stagioni lo dimostra l’eccezionale gelato miele, rum e cannella che servono in Piazza San Marco, in uno dei grandi, splendidi salotti seicenteschi di Venezia. Col suo profumo caldo, esotico, pungente, dolce, stuzzicante e inconfondibile come può non risvegliare pensieri felici e richiamare le sottili fragranze caratteristiche di una vita dedicata alla ricerca della gioia?

Grazie Bea anche per avermi anche generosamente menzionata con Affy prima di scegliere i blog a cui hai assegnato il Very Nice Blog Award Fmtech.

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Non avendo un blog preferito, come sempre dedico a tutti voi che seguo e che mi seguite la possibilità di proseguire il gioco “L’ABC della felicità… di’ la tua” se vi fa piacere. Con un abbraccio.

Frittelle a colazione

Nostra figlia è appena tornata da un viaggio in Florida.
Per gli Stati Uniti, come noi del resto, ha sviluppato una sorta di “mal d’Africa” e ogni volta al rientro, oltre ad essere leggermente appannata dal jet lag, nei primi giorni emana un lieve profumo di apple pie, cinnamon rolls e pancakes, un po’ come gli orientali odorano di curry, zenzero e cardamomo.
Con tutta probabilità dipende dal cibo che mangia in America, più che dai locali che ha frequentato, perché la fragranza sottile che impregna abiti e capelli anche quando si frigge o si cucina con molti aromi in casa, scompare con uno shampoo e una doccia, mentre le spezie che negli Stati Uniti usano per preparare molti piatti, evidentemente entrano in circolo e persistono a lungo.

PancakesCerto, dipende anche dalla quantità di dolcetti che si consumano quotidianamente, ma credetemi le colazioni americane sono irresistibile. E indimenticabili. Come il tramonto a Key West, il Grand Canyon, il Bellagio, Sausalito, Graceland e il Central Park. Una volta o l’altra facciamo un discorso approfondito sugli Stati Uniti. Nel mio libro ne parlo in due capitoli, ma naturalmente c’è molto di più da dire.
Comunque, se anche tra di voi c’è qualche nostalgico di cucina yankee perché l’ha già provata o qualche estimatore a scatola chiusa, vi passo la ricetta dei pancakes di nostra figlia, che anche a casa di tanto in tanto ripete l’esperienza americana con ghiotto struggimento. Con queste dosi le vengono benissimo.

200 gr di farina
1 bustina di lievito per dolci.
1 pizzico di sale
2 uova
2 cucchiai di olio di semi
300 ml di latte
burro per ungere la piastra

In una ciotola si mescolano insieme i tre ingredienti secchi, si fa la fontana al centro e ci si sgusciano dentro le uova, si aggiunge l’olio e poi il latte. Si mescola tutto con la frusta e si ottiene un composto morbido ma non liquido.
Si scalda una padella antiaderente appena appena unta di burro e si versa un mestolino di pastella. Quando appaiono delle bollicine sulla superficie, si gira la frittella aiutandosi con una spatola e si cuoce anche dall’altro lato. Si procede così utilizzando tutta la pastella.
Si sovrappongono più frittelle, ci si appoggia sopra una noce di burro e si versa abbondante sciroppo d’acero, che ormai si trova anche da noi nei supermercati tipo Esselunga.

Enjoy.