U.S.A. e jet ovvero: Come sopravvivere ai viaggi fai da te in America

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Con immenso piacere e una punta di orgoglio, dopo tanto tempo che ne parlo, vi comunico che da ieri il mio secondo libro: “U.S.A. e jet ovvero: Come sopravvivere ai viaggi fai da te in America” è disponibile in diversi Store online.
Come il precedente “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)” alterna episodi legati ai miei ricordi a ricette gustose e invitanti della poco conosciuta e apprezzata cucina americana.
Credo di aver saputo trasformare ogni episodio in un’avventura, quella che ho vissuto personalmente di volta in volta, con spassosi commenti, consigli utili, incredibili rivelazioni, emozioni infinite.
Scoprirete perché conosco l’Inglese piuttosto bene ma non so parlarlo, cosa mangiare a Las Vegas oltre a giocare alle Slot Machine, come guidare sulle Freeway a 6 corsie, cosa comprare a Rodeo Drive senza sforare il limite della carta di credito, perché la Pan Am è fallita, come si ordina un pasto al ristorante…
Non vi dico altro o vi rovinerei la sorpresa, ma se avete in programma un viaggio negli States non partite senza aver prima letto il mio libro, che contiene anche una sessantina di inaspettatamente gustose ricette, facili da rifare a casa.
Se negli Stati Uniti ci siete stati, potrete confrontare le vostre esperienze con le mie e divertirvi nel sentirmi raccontare a modo mio avventure che avete vissuto anche voi… senza accorgervene!
Più avanti vi preciserò anche i negozi in cui si potrà prenotare il volume senza ricorrere all’acquisto online, ma ho visto che alcuni Store lo propongono già con uno sconto. Conviene approfittarne.
Buona lettura e divertitevi!
Anzi: enjoy!

Salsa tartara e analogie bizzarre

Oggi il post lo faccio un po’ a modo mio, parlando di salsa tartara… ma partendo da lontano. Vi sta bene?
Vi mostro cosa ho trovato ieri sera sfogliando le foto di viaggio di alcuni anni fa.
A volte ho l’impressione di avere dei déjà vu, ma ci sono alcuni luoghi lontani che presentano strane e insospettabili analogie.
Vi faccio l’esempio di due località che distano tra loro più di 9.000 chilometri. Chi lo direbbe mai osservando queste due foto?
L’architettura delle costruzioni è molto simile, l’odore del mare è lo stesso, l’eleganza rilassata dell’ambiente in generale non differisce da un luogo all’altro. Eppure si tratta di due continenti diversi.

Questo è un hotel di Deauville, in Normandia, che si affaccia sulla Manica.

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Questo invece è un residence di Carlsbad, in California, che si affaccia sul Pacifico.

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Bizzarro, vero? E anche divertente.
E tra le vecchie foto dei viaggi fatti in Francia e negli Stati Uniti ho trovato altre analogie anche per quanto riguarda il cibo, che è l’argomento del mio Blog.

Ecco gli astici da asporto Bretoni.

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E quelli di Cape Ann nel Maine.

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Gli astici si acquistano in entrambe le località (e in molte altre naturalmente) semplicemente bolliti. Ti vengono consegnati tagliati a pezzi, già privati del carapace, in vaschette di cartone o in contenitori di plastica, in Francia con accanto una cucchiaiata di maionese all’aglio, negli Stati Uniti con una ciotolina di burro all’aglio, ma sempre accompagnati anche dalla salsa tartara.
Si possono gustare seduti su una panchina di fronte al mare, oppure ai minuscoli tavolini che spesso si trovano davanti alle rivendite o portarseli a casa, se si ha una casa in quelle località, anche in affitto temporaneo.
Tanto per ricordare che questo è, come dicevo, un blog gastronomico, brevemente vi dico come faccio la mia salsa tartara, mentre voi pensate a lessare gli astici…

Si fanno rassodare 3 uova, si prelevano i tuorli e si lavorano con una spatola insieme a 1 cucchiaio di succo di limone e 1 pizzico di sale.
A questo composto cremoso si aggiungono 2 tuorli crudi e si monta la salsa con le fruste elettriche unendo goccia a goccia 100 ml di olio di oliva delicato, come quello del Garda per esempio, e 100 ml di olio di arachidi, di mais o di girasole.
Quando la salsa ha raggiunto una consistenza densa e soda si incorpora un trito di prezzemolo, dragoncello, cetriolini e capperi sott’aceto, circa una cucchiaiata. Si insaporisce con 1 pizzico di pepe e si mescola delicatamente.
La salsa tartara è pronta.

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Si può conservarla in frigo 2-3 giorni, non di più.
Oltre che con gli astici bolliti ricordo che è eccezionale anche con i filetti di pesce impanato e fritto e con le polpette di granchio (crab cakes).

Grazie di cuore

Un grazie di cuore collettivo a tutti voi che con un pensiero affettuoso, un like, un commento amichevole, oggi con i vostri auguri di buon compleanno avete fatto festa con me e condiviso la gioia di questa bella domenica.
Spegnendo la candelina della mia fetta di torta Sacher ho formulato un desiderio che vale anche per tutti voi amici di blog.
Vi voglio bene.

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Una domenica speciale

Oggi è il mio compleanno!
Compio 68 anni, molti più di quanti mi piacerebbe ricordare, ma questi ho e questi mi godo con tutto quello che si portano dietro di ricordi, gioie, amarezze, gratificazioni, sofferenze, speranze, timori, progetti, amore e soddisfazioni.
Per festeggiare, oggi mi prendo una vacanza dalla cucina e vi tengo compagnia sottoponendovi un indovinello nel quale i protagonisti sono i miei due adorati gatti.

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Perché il mio gatto Mickey si chiama come Mickey Rooney?

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Perché ha la stessa faccetta simpatica e i “capelli” rossi!

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E perché il mio gatto George si chiama come George Clooney?

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Perché ha lo stesso sguardo intenso e i “capelli” grigi!

Felice domenica a tutti quanti: la mia sarà senz’altro speciale grazie soprattutto alla mia straordinaria famiglia.

Buon San Valentino

20150214-093545.jpgBuon San Valentino a tutti quelli che si aspettano dall’amore un mucchio di bellissime sorprese!

Di nuovo un’insalata di arance… ma con le clementine

Almeno una volta l’insalata di arance, cipolla e finocchio come antipasto l’abbiamo fatta tutti, credo.
Io stessa ho proposto la mia versione l’1 giugno 2014 nel post “Un antipasto fresco e sfizioso”, nel quale come sempre ho confidato quei piccoli segreti che la rendono personale e gradevole.
Questa volta però ho fatto di meglio: ho creato un’insalata, che anziché come antipasto si può servire tra la portata di pesce e quella di carne nei pranzi veramente importanti al posto del sorbetto, non con le arance ma con le clementine.

20141223-012028.jpgIl procedimento è tra i più semplici, ovviamente, ma il risultato è sorprendente.
Basta mettere a bagno nel latte per una mezz’ora una cipolla rossa affettata e nel frattempo sbucciare e privare di tutte le pellicine bianche 4 clementine, possibilmente della varietà senza semi.
Mantenendole intere, si tagliano a rondelle e se invece hanno i semi si tolgono con cura.
Si sciacquano dalla salamoia una decina di olive nere denocciolate e si riunisce tutto in una ciotola, dopo aver sgocciolato la cipolla dal latte.
Si prepara una citronette con olio, succo di limone, sale, pepe e 1 cucchiaino di semi di finocchio e si condisce rimestando con delicatezza per non rovinare le clementine.

Fidatevi, è un’insalata deliziosa, insolita, di quelle che piacciono a me. Questa volta non ho aggiunto il peperoncino per non togliere importanza ai semi di finocchio, che si devono invece sentire in tutta la loro fragranza.

SIETE TORNATI!

SIETE TORNATI!

Sono felice di comunicarvi che finalmente ho trovato dove erano finiti i Blog che seguo! Dopo una settimana riesco a vedervi di nuovo ma non più su Lettore, bensì su Statistiche, mentre le mie statistiche le vedo ora in Bacheca. … Continua a leggere

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Sono sempre isolata

20141011-223454.jpgA distanza di quasi 4 giorni il problema di cui vi avevo parlato venerdì persiste: continuo a non ricevere in automatico i post dei blog che seguo.
Perdonatemi dunque se non sono in questi giorni presente con i miei commenti e con i like come eravamo abituati. Sto provando a mettermi in pari cercandovi sulle e-mail, ma non è sempre agevole.
Dunque sono ancora isolata dal mondo (della blogosfera) e mi mancate molto! Cosa posso fare?!
Buona serata a tutti.

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

20150116-135706.jpgSto avendo dei problemi con WordPress.
Da due giorni non ricevo i post dei blog che seguo. Gli ultimi li ho visualizzati mercoledì.
Qualcuno l’ho recuperato tramite gli invii delle e-mail, ma temo che molti siano andati persi.
Spero di tratti di un disguido tecnico che si risolverà in fretta, ma nel frattempo non voglio pensiate che non vi sto più seguendo, commentando, apprezzando.
Aspetto con impazienza che tutto torni alla normalità. Nel frattempo qualcuno che ha avuto la stessa esperienza ha dei suggerimenti?
A presto, spero!

La Piña Colada

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Un recente post di Nonsolononna, che sta scorrazzando lungo la East Coast degli Stati Uniti, mi ha fatto ricordare che la mia prima Piña Colada l’ho bevuta a Key West. Saranno passati più o meno 15 anni, ma questo cocktail tropicale piuttosto alcolico, mi è rimasto nel cuore: è un after dinner senza tempo.
Sulle sue origini ci sono testimonianze discordanti: la versione forse più accreditata la descrive come un cocktail inventato nel 1963 a San Juan de Puerto Rico da Don Ramon Portas Mingot.
Ma già nel 1950 l’autorevole New York Times parlava di un cocktail di origine cubana a base di rum, cocco e ananas.
La realtà è che probabilmente in tutti i Caraibi già dagli anni Cinquanta si beveva la Piña Colada, che venne poi assunta come bevanda nazionale portoricana. Chiusa la questione.
Secondo me questo è un genere di long drink perfetto per essere sorseggiato la sera dopo cena quando si accende il camino o comunque adesso che i termosifoni sono bollenti e l’aria in casa si fa secca e fastidiosamente asciutta.
In queste serate così normali, adesso che da un po’ la Befana si è portata via tutte le Feste, si può bere una Piña Colada, oppure anche un Tequila Sunrise, che suggeriscono il clima caraibico indipendentemente dalla temperatura esterna e fanno sognare.

Si mette del ghiaccio spezzettato in un frullatore, si versa 1 parte di rum bianco come il Bacardi per esempio, 2 parti di succo d’ananas e 2 parti di latte di cocco, si frulla per pochi secondi ed ecco pronta la Piña Colada.
Si versa nei bicchieri che possono essere dei calici a tulipano o anche dei tumbler alti, si decora con uno spicchio d’ananas, una ciliegina da cocktail e si sorseggia con la cannuccia.

Se si ha a disposizione una conchiglia, portandosela all’orecchio si può anche sentire il rumore del mare… dell’azzurro Mar dei Caraibi o delle tiepide acque del Golfo del Messico e l’illusione è perfetta.