Gamberi al cocco

Di tanto in tanto, ma in realtà non così spesso, cucino il pollo al curry (ricetta del 24 gennaio 2014) e lo servo con il riso pilaf e tanto per essere creativa e moderatamente fusion, generalmente anche con la nostra classica caponata di verdure.
È una preparazione molto saporita, colorata, nella quale ometto il latte di cocco, ma mantengo uvette e mela a cubetti.
Quando invece “al curry” cucino i gamberi, mi piace inserire il cocco nella ricetta. Non c’è un vero motivo, accettatemi come sono!

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Trito la parte bianca di due cipollotti con 1 spicchio d’aglio e li faccio soffriggere con 1 peperoncino intero e 1 foglia di alloro in 2 cucchiai di olio.
Quando sono appassiti aggiungo 400 gr di code di gambero sgusciate e liberate dal filo intestinale, mescolo perché si insaporiscano e aggiungo 1/2 cucchiaio di curry in polvere, 1 tazza di latte di cocco, il succo di 1 lime, sale e pepe.
Lascio cuocere finché i gamberi non diventano teneri e il latte si è addensato creando una salsa cremosa. Elimino alloro e aglio.
Condisco un vassoio di riso basmati cotto al vapore con qualche cucchiaiata di cocco rapé (disidratato), coriandolo tritato e succo di lime, oppure zenzero grattugiato, sopra appoggio i gamberi e verso la salsa, che sarà abbondante e di un luminoso giallo ocra.

È davvero un piatto straordinario, che piace anche a mio marito, in genere di gusti molto più classici.

La Piña Colada

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Un recente post di Nonsolononna, che sta scorrazzando lungo la East Coast degli Stati Uniti, mi ha fatto ricordare che la mia prima Piña Colada l’ho bevuta a Key West. Saranno passati più o meno 15 anni, ma questo cocktail tropicale piuttosto alcolico, mi è rimasto nel cuore: è un after dinner senza tempo.
Sulle sue origini ci sono testimonianze discordanti: la versione forse più accreditata la descrive come un cocktail inventato nel 1963 a San Juan de Puerto Rico da Don Ramon Portas Mingot.
Ma già nel 1950 l’autorevole New York Times parlava di un cocktail di origine cubana a base di rum, cocco e ananas.
La realtà è che probabilmente in tutti i Caraibi già dagli anni Cinquanta si beveva la Piña Colada, che venne poi assunta come bevanda nazionale portoricana. Chiusa la questione.
Secondo me questo è un genere di long drink perfetto per essere sorseggiato la sera dopo cena quando si accende il camino o comunque adesso che i termosifoni sono bollenti e l’aria in casa si fa secca e fastidiosamente asciutta.
In queste serate così normali, adesso che da un po’ la Befana si è portata via tutte le Feste, si può bere una Piña Colada, oppure anche un Tequila Sunrise, che suggeriscono il clima caraibico indipendentemente dalla temperatura esterna e fanno sognare.

Si mette del ghiaccio spezzettato in un frullatore, si versa 1 parte di rum bianco come il Bacardi per esempio, 2 parti di succo d’ananas e 2 parti di latte di cocco, si frulla per pochi secondi ed ecco pronta la Piña Colada.
Si versa nei bicchieri che possono essere dei calici a tulipano o anche dei tumbler alti, si decora con uno spicchio d’ananas, una ciliegina da cocktail e si sorseggia con la cannuccia.

Se si ha a disposizione una conchiglia, portandosela all’orecchio si può anche sentire il rumore del mare… dell’azzurro Mar dei Caraibi o delle tiepide acque del Golfo del Messico e l’illusione è perfetta.