La solita panna cotta

Se è la solita panna cotta, perché parlarne, vi chiederete. Perché si può sempre cercare di migliorare anche quello che fino ad oggi ci era sembrato perfetto.

Per la mia versione di panna cotta alle more per 6 persone servono: 1 cartone da 250 ml di panna fresca, 100 ml di latte intero, circa 150 gr di more, 15 gr di gelatina in fogli, 25 gr di zucchero vanigliato…100 gr di cioccolato bianco e 1 cucchiaino di aceto balsamico, che non vi aspettavate, vero?
Si fanno scaldare 200 ml di panna (i restanti 50 ml si montano per la decorazione finale) con il latte, si aggiunge la gelatina ammollata in acqua fredda e strizzata e il cioccolato bianco tritato, si toglie dal fuoco e si mescola finché non si è sciolto completamente.
Si frullano metà delle more con lo zucchero vanigliato e l’aceto balsamico e si versa il composto sul fondo di 6 bicchierini, si distribuisce la panna cotta e si conserva in frigorifero.
Al momento di servire si decora con un ciuffetto di panna montata e si suddividono nei bicchierini le restanti more intere.

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Allo stesso modo si possono preparare dei bicchierini di panna cotta arricchita di cioccolato bianco e completati con 120 gr di lamponi (o di fragoline di bosco) sempre frullati con aceto balsamico e zucchero vanigliato e magari servirli insieme.
Très chic!

Merenda sul lago

Quando siamo sul Lago di Garda non faccio il famoso thè delle cinque, ma qualche volta se non siamo in piscina, facciamo merenda sul terrazzo con qualche coppia di vicini.
Lungo la strada che costeggia il residence ci sono moltissimi rovi deve cogliere a secchi more freschissime e saporite. Ci si possono fare marmellate, conservarle sotto spirito o utilizzarle per preparare dolcetti vari.
Con un bicchiere di Brachetto o Malvasia è perfetta la crostata di more, nettarine e noci da gustare guardando il lago.

Crostata more noci

Si fa la solita pasta frolla e si fodera una tortiera. Si bucherella, si copre con qualche cucchiaiata di marmellata di pesche e si cosparge con una manciata di noci tritate.
Si appoggiano sopra le more coprendo tutta la superficie della torta e si dispongono qua e là le fettine di 2 nettarine. Si spolverizza con 2-3 cucchiai di zucchero di canna e si inforna a 180 gradi per 35-40 minuti.

L’aggiunta delle nettarine (ma potrebbero essere anche pesche) dona un po’ di freschezza e acidità alle more, altrimenti leggermente stucchevoli.

Scrigno a sorpresa

La sorpresa non è costituita dal ripieno di freschissimi e profumatissimi frutti di bosco, ma dallo “scrigno” che li contiene.
Non indovinereste mai di cosa si tratta, così ve lo dico subito senza farvi penare. Non sono savoiardi, non sono fette di pan di Spagna né pasta biscotto da arrotolare, che non terrebbero così bene, ma finirebbero con lo sfaldarsi… è pane da tramezzini, quello senza crosta.
Fermi lì. Mai criticare prima di aver verificato. Dopo, possiamo parlarne.

scrigno

Prima di tutto, dopo aver sciacquato velocemente more, lamponi, mirtilli e volendo anche ribes e fragoline di bosco, si mettono in una ciotola e si condiscono con succo di limone, zucchero e qualche cucchiaiata di granatina. Si lasciano in frigo qualche ora, poi si versa tutto il liquido che si è formato in un piatto fondo, si aggiunge del Grand Marnier, della Vodka o del Limoncello e ci si imbevono rapidamente le fettine di pane già tagliate nel modo adatto a foderare lo stampo che avrete scelto per la presentazione.
Una volta accomodato questo involucro color rubino sul fondo e sulle pareti, riempite lo stampo con la frutta ben sgocciolata e coprite con altre fettine di pane ben imbevute.
Dopo una sosta in frigorifero di qualche ora, capovolgete lo stampo su un piatto, decorate con qualche ciuffo di menta, servite a parte del gelato di vaniglia e non dite a nessuno che è pane da tramezzini!

Bavarese tropicale

Chi ha voglia di un dolce al cucchiaio che faccia venire in mente i Caraibi? Che siano un ricordo, un progetto o un sogno, cominciamo ad evocarli con un sapore inequivocabilmente tropicale di ananas e cocco.

20130707-183050.jpgPer la bavarese si ananas occorrono:
1 barattolo da 500 gr di ananas sciroppato
120 gr di zucchero
3 tuorli
500 gr di panna fresca
4 fogli di gelatina
Si frullano le fette sgocciolate di ananas. Si sbattono i tuorli con lo zucchero, si diluiscono con il succo dell’ananas, si fa cuocere il composto a fuoco basso, mescolando finché non si addensa. Si fa sciogliere la gelatina, prima ammollata, nella crema, si aggiunge la purea di ananas, si mescola tutto e si incorpora con delicatezza la panna montata. Si versa in uno stampo a ciambella e si fa rassodare in frigo.
Per la base al cocco occorrono:
120 gr di cocco disidratato
4 biscotti integrali frullati
70 gr di burro fuso
50 gr di zucchero grezzo di canna
1 bicchierino di Batida de Coco (o Vodka al cocco)
Si mescola tutto insieme e si distribuisce sulla bavarese (che intanto si è rassodata) compattando il composto in uno strato sottile e regolare.
Si rimette in frigorifero e dopo qualche ora si capovolge su un piatto da portata: ecco i Tropici nella vostra cucina!

Se volete preparare questo dolce per i bambini, sostituite il bicchierino di liquore con 2-3 cucchiai di orzata.

La Dichiarazione di Indipendenza

Il 4 luglio è la festa nazionale degli Stati Uniti e commemora l’indipendenza dal Regno Unito del 1776.
È una festa molto sentita dai patriottici Americani, che la celebrano con parate, fuochi d’artificio, pic nic e barbeque in famiglia e nei parchi pubblici.
Noi ne abbiamo seguito i festeggiamenti sia a Manhattan, ammirando la parata di Macy’s sulla Fifth Avenue che, casualmente, a Sausalito, al di là del Golden Gate, deve abbiamo assistito ad alcune divertenti gare di canottaggio e a pantagrueliche mangiate di hot dog.
Dappertutto c’erano bandiere a stelle e strisce e tutti indossavano coccarde tricolori.
Perfino il cibo rispecchia il patriottismo americano.

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Questa è una torta, mi pare suggerita da Martha Stewart, con una base di pan di Spagna farcito di crema pasticcera (come la maggior parte dei dolci americani) e decorata con mirtilli, lamponi e panna montata distribuita con un sac-à-poche dalla bocchetta a stella.
È deliziosa e molto coreografica. La dedico a tutti gli amici che mi seguono dagli Stati Uniti e a chi, come noi, ama questo grande e generoso Paese.
Chissà se si riesce a modificarla per renderla adatta al 2 giugno qui da noi..

La sbrisolona

La sbrisolona (probabilmente in Italiano: “Torta di briciole” e in Inglese forse: “Crumbs cake”) è un dolce rustico e buonissimo di origine mantovana. Data la vicinanza comunque, è molto popolare anche a Verona.
È una torta che faccio più spesso in inverno, ma realmente non ha stagione. Bisogna osservare un’unica imprescindibile regola: NON SI TAGLIA. Mai. Ma si spezza rigorosamente con le mani, come la frolla di Roverè.

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Per farla, bisogna mescolare velocemente con la punta delle dita 250 gr di farina 00, 150 gr di farina di mais (quella sottile che si chiama “fioretto”), 150 gr di zucchero, 200 gr di burro, 2 tuorli, 200 gr di mandorle tritate grossolanamente, la buccia grattugiata di 1 limone e 1 pizzico di sale.
Si imburra una tortiera bassa e si distribuisce questo impasto a pioggia senza compattarlo. Si inforna a 180 gradi per circa un’ora. Quando si toglie dal forno si cosparge con altri 50 gr di zucchero e si fa raffreddare.
Si porta in tavola e si spezza con un leggero pugno dato al centro del dolce.

Vi diranno che va servita con il Passito di Pantelleria, ma non cascateci. È fantastica col Recioto bianco di Soave.

La torta di cocco della Edy

Ci sono cose alle quali non pensi più da chissà quanto tempo, cose che hanno fatto parte, se non della quotidianità, almeno di consolidate abitudini di vita.
Questo dolce, per esempio, per alcuni anni (erano gli anni Ottanta) è stato un must in occasione di molte festicciole, poi è caduto in disuso e solo una visita al blog paroledicioccolato me l’ha fatto tornare in mente.
Era finita nel dimenticatoio (luogo che di tanto in tanto sarebbe bene visitare…) anche l’amica che mi aveva girato la ricetta. Siamo state per qualche anno buone vicine di casa, in campagna, poi ci siamo entrambe trasferite e perse di vista.
È quindi con struggente nostalgia per quegli anni vissuti a crescere i figli e, inconsciamente, a cominciare ad invecchiare, che posto questa ricetta, dolce e datata… un po’ come me!

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Bisogna frullare 400 gr di biscotti tipo Oro Saiwa e unirli a 400 gr di cocco disidratato, 150 gr di burro fuso, 1 bicchierino di rum e un bicchiere di acqua tiepida (per reidratare il cocco) in cui si sono fatti sciogliere 120 gr di zucchero.
Si amalgama tutto, si compatta in una tortiera e si conserva in frigo per diverse ore.
Quando si capovolgeva allora sul piatto da portata, si spalmava di Nutella e si decorava con le codette di cioccolato, adesso che siamo diventate più brave, possiamo usare una glassa al cioccolato fondente comme il faut, oppure se ci siamo impigrite spolverizzare semplicemente col cacao amaro o, se ci sentiamo moderne ed evolute, con l’impasto preparato fare delle palline e rotolarle nel cacao, nei pistacchi tritati, nello zucchero vanigliato… e avanti così per creare una montagna di friandises da servire col caffè.

Lo spiedino più fresco che c’è

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Eccolo qua. Per un dopocena, non state a fare la macedonia, che vi fa perdere più tempo. Tagliate invece a fette e a rondelle la frutta di stagione che vi piace di più. Lasciate intere eventualmente fragole e lamponi se li usate, irrorate tutto con succo di limone, infilzate spicchi e bocconcini in alcuni spiedini di legno, completate con qualche pallina di gelato e servite questo fresco spiedino (semplice ma non banale) con un bicchierino di Porto, Madera o Marsala.
Buona serata!

I savoiardi: un’invenzione generosa

Eh sì, se nel tardo Medioevo (verso il 1350) il re di Francia (che non so bene chi fosse perché si era nel periodo che portò alla Guerra dei Cent’Anni, di grande confusione politica e dinastica) non avesse fatto visita ai Duchi Sabaudi, il mastro pasticcere di corte non si sarebbe sforzato di creare un dolce nuovo da offrire al sovrano.
L’eclettico, spumoso, versatile e antiquato biscotto savoiardo prende il nome appunto dalla Savoia, la Regione che ne vide la nascita. Mi pare una storia di tutto rispetto.
In uno dei Corsi di Cucina a cui ho partecipato molti anni fa, ho anche imparato a farli, ma questo atout lo riservo alla preparazione dei dolcetti per i miei famosi thè delle cinque. Se invece voglio fare una tiramisù, una zuppa inglese o una charlotte uso quelli in commercio, però quelli buoni che sono prodotti qui nel Veronese.
Coi savoiardi preparo ogni tanto anche un dolce che adoro perché mi ricorda le fantastiche ricette di mia nonna. Di lei parlo anche nel mio libro, con nostalgia e affetto.
Il dolce è una specie di scrigno.

Savoiardi

Occorrono dei savoiardi imbevuti di Alchermes che si sistemano sulla pareti e sul fondo di uno stampo da charlotte, l’interno si riempie semplicemente con un composto a base di budino al cioccolato arricchito di amaretti pestati, Marsala e qualche cucchiaiata di confettura di albicocche.

Mia nonna lo preparava senza dosi fisse, l’unica costante era il 1/2 litro di latte per il budino, poi la quantità di amaretti, vino e di marmellata era sempre calcolata a occhio, ma non sbagliava mai il bilanciamento dei diversi sapori.
Beata lei, se io non avessi la bilancia elettronica…

Cioccolato mon amour

In questo periodo il dolce casalingo preferito da nostro figlio è il plumcake al cioccolato. Lo chiamo così semplicemente perché lo inforno in uno stampo da plumcake e viene bello alto e soffice, ideale per la colazione. Quando è cotto si spolverizza di zucchero a velo oppure nella spaccatura che si forma al centro si versa uno sciroppo di zucchero e cacao, dipende da quanto tempo avete.
Se invece lo stesso dolce lo volete presentare in maniera elegante, per un’occasione più formale insomma della colazione in famiglia, versate l’impasto il una pirofila rettangolare (foderata con la solita carta forno imburrata, ma ormai non c’è più bisogno di dirlo) e cospargetelo con fleur de sel.
Il sapore delle minuscole, friabili scaglie di questo sale particolare conferisce un aroma molto insolito ed elegante al dolce.
Vi do subito la ricetta, prima che venga troppo caldo e vi passi la voglia di accendere il forno!

Si lavorano con una spatola 150 gr di burro e 100 gr di zucchero; ottenuto un composto spumoso si aggiungono, uno alla volta, 3 tuorli, poi sempre mescolando 30 gr di cacao in polvere, 100 gr di cioccolato fondente fuso ( a microonde o a bagnomaria) e poco alla volta 200 gr di farina setacciata con 1 bustina di lievito per dolci. Per ultimi si uniscono 3 albumi montati a neve con un pizzico di sale e si miscela tutto con delicatezza.
Si versa nello stampo scelto e si inforna a 160 gradi per 50 minuti nella versione plumcake, per 35-40 invece nella versione al fleur de sel.

Plumcake al cioccolato