Gelatine ai frutti di bosco

Le gelatine di frutta sono dolcetti deliziosi da offrire dopo cena con caffè e liquori su un vassoietto o un’alzatina insieme a tartufini al cioccolato, piccole castagnole al rum, scorzette di arancia candite. Per esempio.
Sono veramente semplicissime da preparare e sono anche un’idea molto carina per un regalo di Natale non impegnativo ma sentito, come tutti quelli che si preparano con le nostre mani: mancano solo due mesi a Natale, ci pensate?!
Questa volta le ho fatte ai frutti di bosco perché avevo da utilizzare questi due tipi di confettura, mirtilli e lamponi, ma si possono scegliere molti altri gusti, a seconda delle proprie preferenze: ciliegie, pesche, fragole, albicocche, arancia e così via.

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Si frullano e poi si setacciano 350 gr di confettura e si ottiene un composto dalla consistenza liscia e uniforme.
In una casseruola si riuniscono 100 gr di zucchero, 150 ml d’acqua, il succo di 1 limone e si aggiungono 30 gr di maizena stemperandola con una frusta.
Si cuoce a fiamma dolce finché lo sciroppo appare vellutato, si unisce ora la confettura e si mescola senza interruzione fino a che non si alza il bollore.
Dopo un minuto si toglie dal fuoco e si aggiungono 30 gr di fogli di gelatina ammollati e strizzati mescolando bene fino al loro completo scioglimento.
Si fodera con la carta forno ritagliata perfettamente a misura uno stampo rettangolare piuttosto basso e vi si trasferisce il composto livellandolo con una spatola. L’ideale è ottenere un’altezza di 1,5 cm.
Si lascia rassodare all’aria per almeno 12 ore e quando il composto diventerà della consistenza ottimale si potrà ritagliarlo con un coltello affilatissimo oppure con gli stampini sagomati.
Con queste dosi ne dovrebbero venire una ventina di pezzi.
Si lasciano asciugare ancora qualche ora, poi si passano nello zucchero semolato facendolo aderire bene.

Le gelatine si conservano bene nelle scatole di latta foderate di carta forno, lontano dall’aria.

Il cambio di stagione mi ha portato un’altra nomination

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Ho ricevuto un’altra nomination, un altro One Lovely blog Award. Ne sono veramente felice e adesso vedrò di attenermi alla prassi prevista.
Lo faccio perché rientra nelle regole del gioco, ma anche perché questo nuovo riconoscimento mi fa veramente piacere.
Dunque, come prescritto, ringrazio innanzitutto Crendina (Cristina) di The blog around the corner che mi ha regalato la terza nomination nel giro di una settimana.
Come sempre però, non intendo girare il premio a nessuno in particolare ma a tutti nell’insieme perché, e torno a ripetermi, tutti meritate una nomination per l’amore e l’impegno che riversate nella blogosfera.
Le sette cose di me che ancora non tutti sanno potrebbero essere le seguenti:
– mi chiamo SILVA e non Silvia, ma ci credono in pochi e alcuni non se lo ricordano
– in momenti diversi della vita ho vissuto in castelli e palazzi, come racconto nel mio libro
– il mio libro si può acquistare anche in formato eBook e, diversamente dal blog, non ha illustrazioni perché non è un libro di cucina anche se riporta una novantina di ricette
– mio nipote Francesco sta per compiere due anni e il tempo è volato dalla notte rocambolesca della sua nascita
– ho un modo speciale per fare il risotto, che fa inorridire gli chef ma è molto apprezzato da chi ha poco tempo
– conosco pochissimo l’Europa dell’Est, se si esclude Praga e non credo che la ex-Jugoslavia conti
– i miei gatti si chiamano George e Mickey perché il grigio è raffinato ed elegante come George Cloney e il rosso assomiglia a Mickey Rooney

Un abbraccio pieno di gratitudine a Cristina e a voi tutti che mi seguite, mi incoraggiate, mi supportate e mi sopportate!!

Son soddisfazioni!

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Nel giro di un fine settimana sono stata premiata due volte con l’One Lovely Blog Award.
Questa seconda nomination la devo alla gentilezza di nicolettafrasca.wordpress.com/ che mi ha inserito in un numero molto ristretto di blogger a suo avviso meritevoli di questo premio con una motivazione che mi ha fatto molto piacere: “per la sua abilità nel rimodernare ricette dai sapori antichi”.
Come dicevo nel titolo, son soddisfazioni! Grazie Nico.
Dato che solo da qualche giorno ho espletato quasi tutte le norme per l’assegnazione dello stesso graditissimo premio, oggi mi limito a gongolare!
Un abbraccio a tutti.

One Lovely blog Award

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Ci sono di nuovo!
Sono nell’elenco delle Nomination di un altro Premio da aggiungere al mio Palmares.
Questo me l’ha assegnato l’amica Bea (http://viaggiandoconbea.wordpress.com) e ne sono molto felice. Grazie di cuore.
Trovare il nome del proprio blog, che nel mio caso è proprio il mio nome completo da maritata e da ragazza, nell’elenco dei premiati da una grande soddisfazione, diciamocelo.
Sono felice di essere anche stavolta in compagnia di care amiche con le quali ho abituali scambi di commenti, battute, opinioni e suggerimenti. Complimenti anche a voi!
Espletiamo adesso le formalità legate all’assegnazione di questo One Lovely Blog Award.
Come sempre si deve:
– citare il nome della persona che ti ha nominato e il link del suo Blog;
– esporre il logo del Premio;
– elencare le regole del Premio;
– raccontare 7 cose di sé;
– nominare altri 15 blogger.
E come sempre io non mi atterrò all’ultima regola perché mi è troppo difficile scegliere solo 15 blog e soprattutto le 15 persone che ci stanno dietro: vi apprezzo tutti in egual misura nonostante sia onestamente più affezionata ad alcuni rispetto ad altri per vari motivi di affinità.
Ma nonostante ciò, trovo che ognuno di voi sia meritevole di un premio per la dedizione, l’impegno, le capacità, la voglia di mettersi in gioco che dimostrate con i vostri blog, quindi questo One Lovely Blog Award è per tutti voi.
Raccontare 7 cose di me senza essere ripetitiva non è proprio semplicissimo: chi mi legge abitualmente sa che non lesino mai storie, notizie, ricordi e accorgimenti per la riuscita dei piatti che propongo, quindi proprio per restare in tema di blog culinario, forse la cosa più carina è svelare 7 “segreti dello chef”!

1) utilizzo lo zucchero a velo vanigliato per togliere l’acidità alla salsa di pomodoro
2) quando i grassi sul fondo del tegame sono limpidi e trasparenti, la carne è cotta
3) ripasso la carbonara sul fornello per tre secondi
4) nel sugo di tonno aggiungo anche una scatoletta di sgombro sott’olio sgocciolato
5) faccio le gelatine di frutta partendo dalle confetture classiche in commercio
6) impano la crema da friggere con il semolino
7) condisco le macedonie di frutta tropicale con un pizzico di pepe

Con questo pensate di sapere proprio tutto della mia cucina? Seeeeeh!
Ancora un grazie a Bea per la gratificante nomination e a tutti voi per la consueta, affettuosa attenzione.
Felice giornata.

Pane all’aglio

Ho visto qualche tempo fa il delizioso pancarrè di Imma (immacucina.wordpress.com) che mi ha ricordato il favoloso pane all’aglio che mangio quando sono in vacanza negli Stati Uniti, che ho scoperto in uno dei ristoranti della catena Sizzler.
In America il pane in genere si paga a parte, è considerato infatti un contorno: normalmente la portata principale che si sceglie, di carne o di pesce, è sempre accompagnata da riso o patate, che lo sostituiscono.
In generale, ordinare un pasto negli Stati Uniti è una faccenda piuttosto complicata, che segue regole di ferro difficilissime da aggirare.
Solo nei Fast food è relativamente semplice perché si sceglie dai cartelli appesi alle spalle delle cassiere come qui in quei McDonald’s e Burger King che sono approdati anche nelle città della Pianura Padana, ma bisogna essere veloci perché gli Americani non sono un popolo paziente.
Se non ci si sbriga ad ordinare infatti, chi è in coda comincerà a rumoreggiare e la cassiera ad irritarsi. Un giorno magari vi racconto l’esperienza tipo che si vive ordinando il pranzo in un Family Restaurant, che è l’equivalente delle nostre trattorie. Riderete di sicuro e vi servirà come conoscenza acquisita di cui fare tesoro durante il vostro prossimo viaggio negli Stati Uniti.

20140720-183230.jpgSi pelano 2 spicchi d’aglio, si privano del germoglio interno e si riducono a crema.
Si fanno fondere 100 gr di burro a fiamma bassa senza farlo imbiondire.
Fuori dal fuoco si aggiungono l’aglio, 1 cucchiaino di origano secco, 1 cucchiaino di prezzemolo tritato e 4 cucchiai di parmigiano grattugiato.
Si taglia a fette una forma di pane a cassetta (comprato come faccio io o preparato in casa come fanno molte di voi), si ricompone il filone sulla placca del forno e si cosparge col burro fuso aromatizzato, facendolo colare negli spazi fra le fette.
Si inforna qualche minuto sotto il grill fino a che assume una bella colorazione dorata e poi si porta in tavola, preceduto dal suo aroma inconfondibile.

Io trovo il pane all’aglio fantastico: profumato, caldo, croccante, in grado di valorizzare della semplice carne ai ferri, per esempio, o un banalissimo pesce al vapore.
Un’unica esortazione: non mangiatelo da soli ma dividetelo col partner o astenetevene in caso abbiate in previsione un incontro galante… l’aglio non perdona!

Uova alla benedict

Di ritorno da una vacanza in Florida, passata ad Orlando, diversi anni fa, avevamo programmato una sosta di 4 giorni a New York per fare shopping e in pratica scrollarci di dosso la polverina magica di Peter Pan dopo le lunghe giornate a Disney Word.
Nei nostri numerosi viaggi negli Stati Uniti ci siamo fermati nella Grande mela solo tre volte.
Non abbiamo mai subito il fascino di questa metropoli, anzi ci siamo sempre sentiti un po’ come George e Gwen, i protagonisti di Un provinciale a New York.
È un film del 1970 di Neil Simon con Jack Lemmon e chi l’ha visto sa cosa intendo.
Quella volta comunque, l’ultima, abbiamo fatto cose diverse dalle prime due e ci è piaciuta.
I nostri figli sono più avanti, loro a New York ci sono andati proprio per respirare l’aria metropolitana che ci intimorisce, per vivere i locali alla moda che noi abbiamo evitato, per rendere omaggio a Ground Zero.
Comunque in quell’occasione abbiamo provato il nostro primo brunch, la Domenica di Pasqua, al Rockefeller Center.
Consiglio, se mai vi trovaste per caso a Manhattan nella necessità di nutrirvi una domenica mattina sul tardi, di approfittare di queste soluzioni che vengono offerte soprattutto dai ristoranti dei grandi alberghi e di provare le uova alla Benedict.
Se nel frattempo ve le volete fare da soli, non è troppo complicato, ma richiedono un po’ di attenzione.

20140707-183610.jpgOccorrono dunque 2 focaccine (oppure bagel o bocconcini morbidi al latte), 4 fette di prosciutto cotto, 4 uova intere + 2 tuorli, 2 cucchiai di succo di limone, 1/4 di cucchiaino di senape di Digione, 120 gr di burro molto freddo, una spruzzata di Tabasco, sale e pepe.
Si tostano le focaccine tagliate a metà.
Si unge leggermente una padella e si fa dorare il prosciutto. Se ne stende 1 fetta su ciascuna metà delle focaccine.
Si preparano 4 uova in camicia e si appoggiano sul prosciutto.
Per tenerli al caldo si infornano a 120° fino al momento di servire.
Intanto si prepara la salsa Olandese sbattendo con una piccola frusta i tuorli in un pentolino a bagnomaria con il succo di limone e la senape.
Si incorpora il burro, un pezzetto alla volta, mescolando continuamente per far addensare la salsa.
Si aggiungono Tabasco, sale e pepe e si versa sulle uova.

La salsa Olandese è la parte più complicata della ricetta, ma se vi riesce le vostre uova alla Benedict saranno straordinarie!

Credi di avermi messo a fuoco? Ecco le risposte

20140722-164329.jpgDevo alle amiche blogger che si sono mostrate interessate a conoscermi meglio, una risposta in merito al “Vero o falso” che ho proposto venerdì scorso, il 18, dopo l’invito di Imma a partecipare al gioco “Credi di avermi messo a fuoco?”.
Dunque se volete confrontare le risposte che avete dato, ecco tutta la verità:

1- Sono bionda naturale.
Falso. Ormai sarei grigia naturale, ma faccio due toni di mèches chiare. In realtà però sono nata castana con una lieve sfumatura ramata, come il guscio delle castagne.
2- Impano la crema fritta con il semolino.
Vero. Il semolino non si bruciacchia come il pangrattato e mantiene la crosticina croccante.
3- Adoro il Bloody Mary.
Falso. Detesto il Bloody Mary: ha un vago sapore di farmaci da banco.
4- Gioco a burraco.
Falso. Gioco però volentieri a Scopone Scientifico, a Poker e a Machiavelli.
5- Sono una grande esperta di vini.
Falso. Mi faccio consigliare perché fosse per me berrei Prosecco a tutto pasto, escluso con il dessert.
6- Amo più il mare che la montagna.
Verissimo.
7- Faccio abitualmente 4 tipi di torta di mele.
Vero. Come minimo abitualmente ne preparo a rotazione 4: la Apple Pie, lo Strudel, la Tarte Tatin e quella tradizionale tutta mischiata di una volta. Però ne so fare anche di più.
8- Sono una grande sportiva.
Falso. È vero solo se si considera che seguo molti sport da entusiasta spettatrice…
9- La mia maionese impazzisce sempre.
Falso. Non mi è impazzita nemmeno una volta.
10- Cerco il lato positivo in tutte le cose.
Vero. E a forza di cercare finisce che lo trovo quasi sempre!

Grazie per l’affettuosa attenzione che ricambio col solito abbraccio.

Marasche spiritose

20140702-015731.jpgBisognerebbe sempre approfittare di quello che ci offrono le stagioni, ma io con le marasche non ci riesco mai!
Eppure è da più di mezzo secolo che mi porto nel cuore degli enormi vasi di vetro colmi di marasche e zucchero che magicamente diventavano leggermente liquorose dopo un’adeguata esposizione al sole.
Nel salotto buono dei miei nonni, venivano offerte agli ospiti nei bicchierini da rosolio, raccolte dal vaso con l’apposito cucchiaio dal lungo manico ricurvo, insieme a un vassoietto di savoiardi e il caffè fatto con la “napoletana”.
Era mio nonno Amedeo, il nonno paterno, che preparava queste delizie e si occupava di rincorrere il sole trasportando quei vasi di vetro spesso e verdino coi tappi sempre in vetro che diventavano “ermetici” grazie all’inserimento di un disco di “carta oleata” che impediva inoltre l’attrito contro la bocca del vaso.
Non ci sono segreti in questa ricetta antiquata e dimenticata, è di una semplicità infinita ma ha una caratteristica peculiare che rende difficile la sua esecuzione: richiede la continua esposizione dei vasi al sole per circa 6 settimane.
E qui casca l’asino perché le marasche maturano nel periodo in cui si va al mare… e chi sposta i vasi dunque da un davanzale all’altro durante le nostre vacanze?!
Quindi non riesco mai a prepararle, eppure mi vengono in mente ogni volta che le compro per consumarle a tavola.
Allora faccio come diceva il comico Daniele Formica in uno sketch famoso: “io maestro, tu fai” e vi insegno come procedere.
Naturalmente se deciderete di ascoltare anche questo suggerimento che vi do, utilizzerete i vasi Bormioli, più sicuri e più facilmente reperibili, prima sterilizzati.
Poi vi procurerete 1 chilo di marasche sane e mature, toglierete i piccioli e le metterete nei vasi scuotendole per accomodarle, poi le coprirete con lo stesso peso di zucchero semolato.
Tutto qua.
I vasi vanno tassativamente posti su uno dei davanzali ad est al mattino e nel pomeriggio saranno trasferiti su uno di quelli delle finestre che guardano ad ovest fino al tramonto, poi si ritireranno per la notte e il giorno successivo… si ricomincia.
Questo giochetto deve durare circa 40 giorni, sperando nel bel tempo, ma il risultato vi ripagherà del disagio!

Credi di avermi messo a fuoco?

20140718-001025.jpgCon questo post concludo la maratona di oggi delle nomination.
Questo non è un vero premio, ma l’amica Imma (http://immaincucina.wordpress.com) mi ha scelta per un gioco divertente e la ringrazio.
Per partecipare occorre scrivere 10 cose vere o false su se stessi e sfidare chi legge a indovinare se e quando mente.
Ecco le mie bugie e le mie verità, mischiate come una delle mie salse:
1- sono bionda naturale
2- impano la crema fritta con il semolino
3- adoro il Bloody Mary
4- gioco a burraco
5- sono una grande esperta di vini
6- amo più il mare che la montagna
7- faccio abitualmente 4 tipi di torta di mele
8- sono una grande sportiva
9- la mia maionese impazzisce sempre
10- cerco il lato positivo in tutte le cose
Se la cosa vi diverte, provate ad individuare le fanfaluche e le verità!
Chi risponde a questo quiz potrà a sua volta riproporlo sul suo blog. Divertente, no?
Aspetto le vostre risposte e domani rientro nei ranghi: posterò una ricetta con il pollo inedita e saporita, che sono sicura piacerà a molti.
Buona notte a tutti.

Premio “Sincerità e Coerenza”… ho appena vinto anche questo!

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Già che siamo in argomento di gratificazioni personali, stamattina non posterò nessuna ricetta, ma voglio ringraziare Pamela (http://CucinaconPamela.wordpress.com) che con generosità mi ha stimata meritevole del premio “Sincerità e Coerenza”.
Le sono molto grata per aver individuato nel mio blog queste due qualità.
Come sapete tutti voi che mi seguite, il mio è un blog gastronomico anche se non mi limito a suggerire dosi e ingredienti.
Cerco piuttosto di condividere ricette con una loro storia da raccontare, che poi è la mia storia, quella della mia famiglia, di alcuni amici, delle esperienze dei nostri viaggi.
Ho già ringraziato Pamela per il suo squisito pensiero e ora vi elencherò le 10 domande, piuttosto intime e intriganti, alle quali sareste chiamati a rispondere.

1 – Qual è la qualità che apprezzi di più nei tuoi amici?
2 – Se qualcuno che segui pubblica un post che non condividi o che non ti piace, come ti comporti? Scegli una di queste quattro risposte.
-Fai finta di non averlo letto
-Metti “mi piace”
-Commenti dicendo che è un bel post
-Commenti scrivendo che non sei d’accordo con quello che ha scritto e gli fai sapere qual è la tua opinione.
3 – Se qualcuno esprime un’opinione diversa dalla tua e ti dimostra sincerità nel dirtelo, come reagisci?
4 – È legittimo non voler svelare la propria identità, ma fingi mai di essere quello che non sei? Hai mai pubblicato informazioni false su di te?
5 – Qual è la cosa che ti da più fastidio nel comportamento degli altri?
6 – Qual è la cosa che non ti piace di te stesso/a e che vorresti cambiare?
7 – Che voto daresti alla tua bellezza da 0 a 10?
8 – Che voto daresti alla tua intelligenza da 0 a 10?
9 – Che cosa sceglieresti tra vivere da solo/a ma con tutto il denaro che vuoi e avere tanti amici ma essere povero.
10-Per quale motivo hai aperto il tuo blog? Cerchi mai di vendere qualcosa o fare proselitismo?

Ho usato il condizionale perché dato che come sapete non faccio mai a mia volta nominations (perché reputo restrittivo scegliere un numero esiguo di blog da premiare come prevedono le norme di questi scambi di cortesie tra blogger), lascio a tutti voi che mi seguite l’onere di farvi un serio esame di coscienza, se vi va, e di rispondere sul vostro blog a queste 10 domande ideate da Antonio, a quanto ho capito.
Vi sarò grata se in quell’occasione citerete il mio blog come quello che vi ha attribuito il premio, perché, l’avrete capito, vi ho a mia volta premiati tutti quanti!
Un grosso abbraccio, come sempre.
Silva