Zuppa di cipolle

Sono convinta che se la cugina francese Thérèse, quella delle Poires au Chocolat, per intenderci (https://silvarigobello.com/2015/07/16/torta-al-cioccolato-con-pere-affogate/) mi vedesse preparare questa Soup à l’oignon, approverebbe annuendo con eleganza. Sfido, la ricetta è sua! Permettetemi di spendere due parole al riguardo.
Thérèse era una di quelle parentele acquisite che diventano ben presto legami d’affetto molto profondi. Era la sorella della seconda moglie di uno dei figli della cugina “francese” di mia nonna, una di quelle relazioni un po’ complicate che hanno sempre contraddistinto i rapporti con il ramo francese della famiglia della mia mamma.
Personalmente ho sempre accettato con disinvoltura queste liaison tutte francesi per le quali per esempio nonostante avessi solo quattro quarti cugini, potevo contare su sette coniugi e un nugolo di figli tra quelli realmente consanguinei e quelli invece acquisiti con i secondi o i terzi matrimoni.
Io li ho sempre adorati per la disinvoltura con cui d’estate arrivavano in Italia affittando case enormi nelle quali convivevano felicemente queste insolite famiglie allargate, mentre la mia mamma era un po’ scandalizzata della cosa.
Erano altri tempi.
Il divorzio e la zuppa di cipolle non rientravano allora nel nostro quotidiano, ma almeno per quanto riguarda la seconda, la mia mamma decise di fare uno strappo alla sua moralità e imparò a cucinarla. Così ho imparato anch’io.

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Faccio dorare in un tegame capiente dal fondo spesso 2 belle cipolle dorate affettate non troppo sottili, con 30 gr di burro e 2 cucchiai di olio.
Spolverizzo con 1 cucchiaio di farina, mescolo e dopo i primi 5 minuti sfumo con 1/2 bicchiere di birra scura, mescolo e aggiungo 1 cucchiaino di sale, 1/2 cucchiaino di pepe, 1 cucchiaino di zucchero di canna e le foglioline di 1 rametto di timo.
Faccio cuocere coperto, mescolando di tanto in tanto, a fuoco dolce finché le cipolle diventano di un bel colore dorato.
Aggiungo 1/2 litro di brodo e proseguo la cottura per altri 40 minuti.
Imburro 4 fette di pane casereccio, ciabatta o naturalmente baguette e sopra distribuisco 150 gr di formaggio Gruyère e 50 gr di grana grattugiati.
Le sistemo sul fondo di quattro tegamini adatti ad andare in forno e li copro con qualche mestolo di calda e densa zuppa di cipolle.
Inforno sotto il grill finché il formaggio sul pane, che è venuto a galla, non risulta perfettamente gratinato.

Ci sono molte altre interessanti ricette per preparare la conosciutissima Soupe à l’oignon, la nostra prevede l’uso della birra perché la famiglia di Thérèse era di origine Alsaziana.
Molti piatti alsaziani infatti hanno fra gli ingredienti proprio la birra.

Il ritorno di James Bond

Su Sky Cinema, Canale 304, hanno cominciato a trasmettere senza interruzione tutti i film di James Bond, ma proprio tutti. Adoro James Bond.
Sono in realtà un’appassionata di cinema globale, sia a causa della professione di mio padre, che per indole personale e seguo con grande interesse molti e diversi generi cinematografici. Normalmente sono critica e selettiva, ma di fronte a 007… perdo l’obiettività.
Ognuno ha le sue debolezze!
Mi riallaccio al post del 4 giugno (nel quale parlavo di “cibo da televisione” e descrivevo la frittata al forno che avevo cucinato per poter guardare tranquillamente mi pare Skyfall), per proporvi un panino perfetto per essere assaporato guardando un film, va bene, non necessariamente di James Bond!

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Certo, chiamare semplicemente “panino” queste due fette condite e scaldate di pane casereccio imbottite con ingredienti insoliti e sofisticati è un po’ riduttivo. C’è perfino una nota fusion nella farcitura.
Il mio panettiere è bravissimo, ma naturalmente tutte le persone tra voi che normalmente si fanno il pane in casa, avranno un risultato ancora più soddisfacente, se decidessero di testare il mio suggerimento.

Spalmo l’interno di una delle due fette con una cucchiaiata di Peanut butter (il burro di noccioline che ormai si trova in qualsiasi Supermercato) e ci appoggio sopra del Camembert, o se preferite un sapore meno deciso: del Brie, ma è meglio il Camembert.
Scaldo appena in una padella antiaderente, ovviamente senza nessun condimento, alcune fette di speck e quando cominciano ad arricciarsi le posiziono sul formaggio.
Spalmo l’altra fetta di pane con del burro e la appoggio sullo speck, col lato unto all’esterno.
Metto il sandwich nella stessa padella, già calda, in cui ho rosolato lo speck e faccio dorare per primo il lato imburrato. Spalmo intanto del burro anche sull’altro lato, quello non a contatto con la padella ovviamente, e poi giro il sandwich aiutandomi con una spatola. Quando è dorato su entrambi i lati, lo trasferisco sul piatto.
È un panino che andrebbe mangiato con coltello e forchetta, per non ungersi troppo le dita ovviamente, ma per consumarlo davanti alla televisione in tutto relax conviene tagliarlo preventivamente in quattro.

Nota: il Peanut butter da usare può essere indifferentemente crunchy o creamy, io preferisco il primo, che dà all’insieme una leggera croccantezza molto sfiziosa.
Se volete un sapore meno insolito, è sufficiente una spalmatina di senape, ma non sapete quello che vi perdete!
Ve lo ricordate qual era il sandwich preferito di Elvis Presley?!