Riso ananas e mazzancolle

Per ottenere il meglio da questa ricetta esotica e stuzzicante, bisogna avere due cose che reputo assolutamente indispensabili: una wok e un marito aperto alle novità in campo culinario.
Personalmente ho due wok, ma un marito assolutamente poco incline alle sperimentazioni, però per fortuna di tanto in tanto abbiamo ospiti e mi posso sbizzarrire con le mie ricette “azzardate”.

risoananas

La corona di riso che contiene questa succulenta preparazione è costituita semplicemente da 350 gr di riso pilaf, condito con 50 gr di burro, compattato in uno stampo a ciambella e capovolto sul piatto da portata.
Per l’invitante e squisito interno invece si procede così:
Si fanno appassire in 2 cucchiai di olio 2 cipollotti freschi affettati sottili, si salano e si lasciano leggermente dorare. Si scolano dalla wok (o dalla padella) e si mettono in una ciotola.
Si versa al loro posto 1 peperone, rosso o giallo, senza semi e filamenti, ridotto a cubetti. Dopo averlo fatto saltare brevemente, si toglie con la schiumarola e si conserva con i cipollotti.
Si sbuccia e si toglie il torsolo ad un piccolo ananas maturo, si taglia prima a fette, poi a dadi e si fa saltare in padella con sale, pepe e peperoncino in polvere. Si toglie dalla padella e si unisce al resto già cotto.
A questo punto si mettono altri 2 cucchiai di olio, si fa scaldare appena e si versano 400 gr di mazzancolle (solo le code) sgusciate e private del filo intestinale.
Appena cambiano colore e da grigie diventano di un bel color corallo, si uniscono 1 pomodoro spellato, privato dei semi e tagliato a cubetti, 1 confezione di panna da cucina, 1 cucchiaino di curry in polvere, il cipollotto, l’ananas e il peperone.
Si mescola tutto e si fa leggermente addensare la salsa. Si aggiusta di sale e pepe e si versa al centro della corona di riso.

Cos’altro resta da dire se non: buon appetito?

Perché cucinare fusion?

Già, perché scegliere la cucina “fusion” quando ci sono miliardi di piatti, dai regionali agli internazionali, che non solo stanno bene così come sono, ma che non abbiamo ancora mai cucinato? Per divertirsi, per cambiare, per stupire, perché è di moda, perché è una cucina interculturale ed esotica. Eppure sostanzialmente tradizionale.
Nel nostro piccolo di Italiani del Nord, un esempio di cucina fusion potrebbe essere preparare l’Ossobuco alla Milanese, ma, anziché con il Risotto allo Zafferano, servirlo coi Risi e Bisi di tradizione Veneta.
Però se vogliamo divertirci davvero, dobbiamo essere più creativi e osare maggiormente.

fusion

Un exploit veramente sofisticato nel mondo della cucina fusion potrebbe essere questa “ceviche” di ricciola, che consiste nel lasciar marinare per qualche ora in abbondante succo di limone e di lime in parti uguali, sale e peperoncino i filetti di pesce tagliati a striscioline o a cubetti.
È un piatto tradizionale del Perù (dove si aggiungono anche coriandolo e cipolla) ma è famoso in tutti i Paesi dell’America Latina che si affacciano sul Pacifico.
Sarebbe buonissimo anche così, apprezzato perfino da chi come me non ama il crudo, perché la marinatura in effetti lo “cuoce” per effetto del succo degli agrumi, ma si parlava di fusion ed ecco quindi accostare alla ceviche di ricciola, uno o più gamberoni cotti in pasta kataifi, di origine Turca o Greca per creare un contrasto incredibilmente goloso.

Per 12 gamberoni lessati per 2 minuti, privati della testa, sgusciati e devenati, occorrono circa 150 gr di pasta kataifi, che si presenta come una matassa di sottilissimi spaghetti. In genere si trova surgelata nei maggiori Supermercati, quelli più forniti di specialità etniche. Secondo me anche la difficoltà di reperimento ne fa un ingrediente assolutamente speciale.
Si avvolge una piccola quantità di questi spaghettini, scongelati ovviamente, attorno ad ogni coda di gambero e si inforna a 220 gradi per una decina di minuti. La pasta deve risultare dorata e sarà molto croccante. Naturalmente si possono anche friggere in olio profondo, volendo.

Servo insieme queste due specialità di Paesi tanto lontani fra loro accompagnandole con qualche filetto di pomodoro “confit”, così ci metto insieme anche la Francia e la faccio completa: più fusion di così!