Trofie con ragù di ricciola

A volte succederà anche a voi: certi piatti nascono per caso, per una serie di circostanze fortuite che si sommano alla voglia di provare una ricetta nuova con un ingrediente già conosciuto, ma solitamente cucinato in modo diverso.
L’altro mercoledì al mercato rionale del mio quartiere, sul banco di uno dei due pescivendoli, ho trovato uno splendido trancio di ricciola di circa 250 gr.
La ricciola è un pesce molto pregiato ottimo al forno, alla griglia o in padella, ma con un quantitativo così esiguo, come avrei potuto sfamare le due persone che costituiscono la nostra quotidianità a tavola?
Ma certo, utilizzandola come base di un sugo per la pasta! Quindi tornando verso casa, ho fatto un’altra sosta per procurare zucchine, pomodorini, prezzemolo. Avevo in mente di fare gli gnocchi, ma era tardi e ho ripiegato sulle trofie che avevo in casa.
Ne è uscito un piatto di cui oggi vale la pena di parlare.

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In una larga padella ho fatto imbiondire 1 spicchio d’aglio schiacciato e 1 peperoncino intero in 2 cucchiai di olio, ho tagliato a metà una decina di pomodorini e li ho fatti leggermente appassire.
Ho eliminato l’aglio e il peperoncino, ho privato il trancio di ricciola della pelle e l’ho tagliato grossolanamente a cubetti, l’ho aggiunto ai pomodorini e insaporito con una spruzzata di vino bianco, sale e pepe.
Ho unito anche 2 zucchine tagliate a julienne e cotto tutto per non più di 5-6 minuti a fuoco piuttosto vivace, scuotendo la padella ogni tanto.
Ho lessato le trofie in acqua salata, le ho scolate e fatte saltare nella padella del sugo. Ho completato con una brunoise di pomodoro crudo, un giro d’olio, alcune foglie di basilico spezzettate con le mani e del prezzemolo tritato.

Adoro questi contrasti caldo/freddo e l’abbinamento di consistenze diverse nello stesso piatto.

Lo so, ho detto che l’autunno è la stagione degli arrosti… ma a parte le temperature ancora tanto miti, chi può resistere di fronte a un trancio di ricciola che ti fa tornare in mente il mare e le vacanze? Per fortuna io no!

Perché cucinare fusion?

Già, perché scegliere la cucina “fusion” quando ci sono miliardi di piatti, dai regionali agli internazionali, che non solo stanno bene così come sono, ma che non abbiamo ancora mai cucinato? Per divertirsi, per cambiare, per stupire, perché è di moda, perché è una cucina interculturale ed esotica. Eppure sostanzialmente tradizionale.
Nel nostro piccolo di Italiani del Nord, un esempio di cucina fusion potrebbe essere preparare l’Ossobuco alla Milanese, ma, anziché con il Risotto allo Zafferano, servirlo coi Risi e Bisi di tradizione Veneta.
Però se vogliamo divertirci davvero, dobbiamo essere più creativi e osare maggiormente.

fusion

Un exploit veramente sofisticato nel mondo della cucina fusion potrebbe essere questa “ceviche” di ricciola, che consiste nel lasciar marinare per qualche ora in abbondante succo di limone e di lime in parti uguali, sale e peperoncino i filetti di pesce tagliati a striscioline o a cubetti.
È un piatto tradizionale del Perù (dove si aggiungono anche coriandolo e cipolla) ma è famoso in tutti i Paesi dell’America Latina che si affacciano sul Pacifico.
Sarebbe buonissimo anche così, apprezzato perfino da chi come me non ama il crudo, perché la marinatura in effetti lo “cuoce” per effetto del succo degli agrumi, ma si parlava di fusion ed ecco quindi accostare alla ceviche di ricciola, uno o più gamberoni cotti in pasta kataifi, di origine Turca o Greca per creare un contrasto incredibilmente goloso.

Per 12 gamberoni lessati per 2 minuti, privati della testa, sgusciati e devenati, occorrono circa 150 gr di pasta kataifi, che si presenta come una matassa di sottilissimi spaghetti. In genere si trova surgelata nei maggiori Supermercati, quelli più forniti di specialità etniche. Secondo me anche la difficoltà di reperimento ne fa un ingrediente assolutamente speciale.
Si avvolge una piccola quantità di questi spaghettini, scongelati ovviamente, attorno ad ogni coda di gambero e si inforna a 220 gradi per una decina di minuti. La pasta deve risultare dorata e sarà molto croccante. Naturalmente si possono anche friggere in olio profondo, volendo.

Servo insieme queste due specialità di Paesi tanto lontani fra loro accompagnandole con qualche filetto di pomodoro “confit”, così ci metto insieme anche la Francia e la faccio completa: più fusion di così!