Shopping  and food

Tratto da “U.S.A. E  JET” ovvero: Come sopravvivere ai viaggi fai da te in America

Come as you are (l’abito non fa il monaco )

Gli Americani sono molto disinvolti per quanto riguarda l’abbigliamento. Questo solo durante il giorno, perché la sera e nelle occasioni formali sono impeccabili. Questo atteggiamento non è comunque univoco e cambia sostanzialmente da luogo a luogo.

A Manhattan, per esempio, le impiegate degli uffici e le commesse di negozi e Grandi Magazzini indossano tailleur e collant anche in piena estate quando temperature infernali fanno sciogliere l ‘asfalto dei marciapiedi intrappolando i tacchi degli Chanel. Lo stesso aplomb si riscontra anche nell’abbigliamento della popolazione maschile del Financial District, con le debite differenziazioni sessuali relative a collant e sandali.

A Miami, al contrario, è raro incontrare qualcuno che indossi le calze. O una camicia in tinta unita.

In piccole località costiere della California come Carlsbad o Pacific Grove, al mattino puoi incrociare sorridenti signore in tuta e bigodini che fanno jogging o spingono un carrello di Albertsons e la sera quasi non riconoscerle mentre cenano ad un tavolo accanto al tuo al Daily News Café o da Toasties, tanto sono truccate, abbigliate ed accessoriate.

Il più delle volte indossano abiti o completi raffinati ed eleganti ma non necessariamente firmati.

Gli accompagnatori sono in genere piu informali: non indossano quai mai la cravatta. Ma nemmeno i jeans.

Credo sappiate tutti quanto poco consideri fondamentale lo shopping griffato. Per me la qualità della vita prescinde dalla Firma di ciò che si indossa , ma è piuttosto un insieme di piccoli piaceri godibili, come la scelta di indulgere alle gioie del gusto, di viaggiare comodamente, di alloggiare in alberghi accoglienti e confortevoli, meglio se si trovano in località panoramiche e rilassanti, e di togliersi qualche capriccio anche rinnovando il proprio guardaroba, ma senza stress. Trovo che siano scelte molto meno appariscenti, ma decisamente più gratificanti, dell’acquisto di una borsa firmata assolutamente riconoscibile, per esempio.

Insomma preferisco essere che apparire.

Se messa di fronte ad un’opzione ,scelgo sempre il modello più alto della categoria inferiore, piuttosto che il modello più basso della categoria superiore. In questo modo si tratta comunque del top di gamma . Pensateci.

Non dovendo scegliere, probabilmente prenderei il massimo di tutto ,perché,come dice Lupo Alberto: ” La vita è bella, ma é meglio la bella vita”.

Per chiudere l’argomento , vi confermo che l’America è il posto giusto per concretizzare il compromesso di fare acquisti da boutique a prezzi da discount.

Negli Outlet, che altro non sono che gli spacci aziendali delle Griffe più note, fare acquisti è assolutamente conveniente e spesso perfino terapeutico, anche se raramente rilassante.

Per me gli Outlet non sono il massimo, mentre adoro i Grandi Magazzini come Macy’s, Nordstrom, JCPenny, Sacks, Bloomingdales, Sears, Neiman Marcus, Bergdorf  Goodman, dove le commesse si fanno in quattro per accontentarti e si possono fare dei veri affari, in quanto ci sono saldi e svendite in qualunque periodo dell’anno, che consentono di comprare abiti e accessori molto interessanti con sconti pazzeschi.

E vogliamo parlare delle Food Court al loro interno? Sono sempre una garanzia di potersi procurare un pasto più che dignitoso.

Durante le esplorazioni di Manhattan invece, quasi sempre per pranzo ci siamo sfamati con i sandwich acquistati nei Deli ( contrazione di Delikatessen), dove si possono sia personalizzare le richieste  che affidarsi ai suggerimenti del locale, in entrambi i casi si tratta di un pasto insolito, appetitoso, divertente ed economico.

All’inizio ci siamo fatti guidare dalle proposte standard del menù, ma poi abbiamo imparato a spaziare liberi e felici fra maionese e fantasia è ormai non ci  ferma più nessuno.

Ci siamo divertiti a comprare golosi sandwich “to go” da mangiare su una panchina di Central Park, dove non ci siamo però addentrati troppo, piuttosto che consumarli seduti scomodamente nella immancabile saletta adiacente al locale. I Deli sono in pratica delle paninoteche, spesso a conduzione familiare che costituiscono un’eccellente alternativa a McDonald’s   e  Burger King, al confronto decisamente più unti e calorici.

Nei Mall ,  dicevamo, ci sono delle aree circoscritte, destinate a rifocillarsi, dove si puó prendere anche solo una tazza di caffè, che durerà almeno mezz’ora, oppure un dolce o un gelato, fare uno spuntino o un pasto completo, tradizionale o etnico, e riposarsi.

Il primo Centro Commerciale del Veneto è stato Le Piramidi di Torri di Quartesolo. Ve lo ricordavate?

I Mall sono spazi enormi che generalmente si sviluppano su un unico piano. Hanno parcheggi sterminati e necessitano di una mappa per essere visitati, ma anche così  si corre a volte il rischio di non riuscire ad orientarsi e di perdersi, come è successo al Plaza Camino Real. Che è il Mall dove non riuscivamo a trovare i jeans perché chiedevamo i Levi’s, così come si scrive, mentre in America devi chiedere i “livais” o nessun commesso capirà cosa stai cercando. Sfiancante.

Una tale fatica merita una sosta, tipo pausa pranzo.

Statisticamenteil pasto più comune che si consuma in una Food Court è l’hamburger con le patatine fritte. Oppure la pizza, che è ormai entrata a far parte del DNA degli Americani, i quali si sono perfino convinti che sia una loro invenzione. Vi confido una mia scoperta: ordinano soprattutto quella con i ” pepperoni”, ( che è il salamino piccante, mentre i peperoni si chiamano “peppers” ) è praticamente quasi nessuno sceglie di aggiungere le acciughe.

In compenso gli Americani ci attribuiscono la paternità degli “Spagetti with meat balls e dei Macaroni and cheese”, che nessun Italiano in realtà cucina abitualmente.

Ma certo che lo so che esistono delle ricette che prevedono le polpettine di carne nel ripieno dei timballi di pasta o riso, ci mancherebbe altro! Ma qui si parla di un’alternativa al ragù , che gli Americani non conoscono. E qualche volta anch’io , per finire i rimasugli di formaggio rimasti nel frigo, faccio le penne ai tre, quattro o cinque formaggi, ma gli Americani pensano che siano per noi una specie di piatto nazionale. Hanno le loro convinzioni. In Piazza Erbe avevamo un vicino, Daniel, di Seattle (col quale ho continuato a fare esercizio di Non-Inglese) che pretendeva di fare le Lasagne alla Bolognese con mozzarella, pommarola e aglio a fettine, convinto che fossero l’originale Pasta “Baloni stail” (esatta pronuncia di “Bologna stile”).

Comunque una cosa c’è, che ho imparato dagli Americani: a mangiare la pizza con le mani senza sporcarmi. È’ stato da Pizza Hut nel 1985. O forse da Sbarro nel 1991.

Poco importa , quello che conta è che volevo sapeste quanto mi piace guardare la gente: c’è sempre qualcosa da imparare e anche da imparare ed evitare, se si osserva con attenzione il prossimo.

E vi assicuro che si tratta di puro interesse, non di curiosità.

Gli Americani non stanno a tavola come noi e non mettono neanche i gomiti sul tavolo. Quando usano una sola posata, tipo per una minestra o un’insalata , mangiano “all’inglese”: cioè con la mano sinistra appoggiata in grembo sul tovagliolo .

Quando devono tagliare il cibo invece , iniziano una vera e propria coreografia : impugnano il coltello con la destra e la forchetta con la sinistra – e questo lo facciamo anche noi Europei  – tagliano, mettiamo , un bocconcino  di bistecca tenendolo fermo con la forchetta  – e anche qui tutto regolare- quindi appoggiano il coltello sul bordo del piatto, passano la forchetta nella mano destra e la portano alla bocca – e qui vi voglio- poi la ripassano nella mano sinistra, raccolgono il coltello con la destra e ricominciano. In pratica , a meno che non siano mancini,  non portano mai la forchetta alla bocca con la mano sinistra. È bello da vedere, perché i movimenti sono fluidi e aggraziati, una specie di Thai Chi da tavola.

Naturalmente parliamo di normali pasti in casa o al ristorante, non seduti al tavolino di un Food Court, su una panchina di un parco cittadino, o in piedi accanto al baracchino degli hot dog , dove in pratica tutto quello che occorre è una manciata di tovagliolini di carta.

Secondo me comunque , nonostante le statistiche, la cosa più invitante da mangiare a pranzo durante un’intensa sessione  di shopping in un Mall è un’insalata.

È fresca, non appesantisce e si consuma velocemente.

Inoltre, quelle che in America chiamano insalate, sono il fiore all’occhiello della ristorazione veloce e informale.

Non si tratta di semplici  ciotole di ortaggi misti, ma di intriganti e generose combinazioni di ingredienti golosi.

Scegliete liberamente quella che vi ispira di più- generalmente sono tutte esposte in bella vista – e consumatela accompagnata magari da un tè freddo , circondate dai vostri acquisti, dando ogni tanto una sbirciatina dentro i sacchetti per gioire intimamente di quanto avete comprato. Insomma questo è quello che farei io. Cioè,  che faccio io, perché i negozi Americani sono il massimo per l’autostima di chiunque.

Anche in America esistono negozi specializzati in taglie forti, che però ti propongono dei veri abiti da donna e non , come da noi, degli informi camicioni tipo quelli della Mami di Via col Vento o dei pantaloni tagliati come i Pigiami Palazzo degli anni 70, imbarazzanti indumenti spesso in tessuto leopardato o mimetico, quasi sempre coi lustrini, che fanno pensare che al momento dell’acquisto fossi indecisa fra il look da Desert Storm o da serata in balera di periferia  e che ti fanno sembrare incinta anche se, oltre che un po’ over size, sei anche over sixty.

In America puoi acquistare invece dei veri calzoni, delle camicette, dei completi e degli abiti che non sono semplicemente un po’ abbondanti , ma tagliati in modo da farti sembrare e sentire comunque una donna , quasi come quando compravi ancora la lingerie da Victoria’s Secret.
  

INSALATA  DI  POLLO

Una delle tante versioni

400 gr di petto di pollo cotto, 30 gr di mandorle a lamelle, 1 cucchiaino di senape , 4 cucchiai di maionese,2 cucchiai di panna da cucina, 1/2 limone, sale e pepe, 1/2 cespo di lattuga.

Si sistemano sul piatto di portata le foglie di lattuga spezzettate con le mani. Sopra si dispone il pollo affettato, si sala e si pepa, poi si prepara il condimento  mescolando insieme la maionese, la panna, la senape, la buccia grattugiata e il succo di limone, ci si cosparge il pollo e si distribuiscono sopra le mandorle prima leggermente tostate.

INSALATA DI SPINACI
Ricetta New Age Angelena

  

500 gr di spinaci freschi, 250 gr di formaggio di capra (chevre) , 3 fette di bacon, 1 tuorlo,1 cucchiaio di vino rosso, 1 cucchiaino di senape, 1 cucchiaino di prezzemolo, 150 ml di olio extravergine, sale e pepe .(Volendo si possono aggiungere pomodoro e noci sgusciate)

Si fa macerare in frigo per tutta la notte il formaggio tagliato in quattro dischi con 100 ml di olio e le foglioline di timo.

Si lavano e si asciugano le foglie degli spinaci.

Si prepara una salsa morbida, tipo maionese, sbattendo con la frusta il tuorlo, il prezzemolo, l’aceto, la senape e l’olio rimasto, si sala e si pepa abbondantemente. Si versa sugli spinaci e si mescola con delicatezza.

Si scalda in padella a fuoco medio l’olio filtrato della marinata, si fanno scaldare i dischi di chevre giusto 30 secondi per parte, si dispongono sull’insalata di spinaci e si cospargono infine con le fette di bacon, fritte fino a diventare croccanti e poi sbriciolate.
È un’insalata molto chic, che riesce sempre bene, a patto che le foglie degli spinaci siano piccole  e tenerissime.

MACARONI AND CHEESE
  

300 gr di pasta tipo cellentani, 200 gr di formaggio provolone piccante grattugiato, 100 gr di emmental grattugiato, 1/2  cucchiaino di senape in polvere, 1/2 cucchiaino di peperoncino in polvere, 1/2 litro di besciamella, 4 cucchiai di pangrattato, 1/2 cucchiaino di paprika , 25 gr di burro.
Si lessa la pasta e si scola al dente. Si aggiungono alla besciamella il provolone grattugiato, la senape e il peperoncino in polvere, si rende il composto omogeneo e si condiscono i “macaroni” che poi si versano in una pirofila imburrata.

Con l’emmental, il pangrattato e la paprika si prepara un composto che si sparge sulla pasta.

Si completa con il burro a fiocchetti e si informa per 25/30 minuti a 180 gradi .La superficie deve assumere un bel colore dorato e sobbollire leggermente.
Gli Americani utilizzano il formaggio Cheddar e non il provolone. Volendo un sapore un po’ meno forte, e un’analoga sfumatura di colore, si può scegliere anche il Gouda Olandese a pasta gialla , che è reperibile anche al Supermercato.

Si dice che la prima realizzazione di questa ricetta sia da attribuire ad uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti Thomas Jefferson. Ma pare che gli Americani siano convinti che si tratti di un’invenzione della Kraft.

Infatti quasi nessuno, che io sappia, fa in casa questa ricetta dal sapore, in un certo senso, storico e che è piuttosto buona. Gustosa e appena un po’ piccante.

COPPAPASTA  E  DINTORNI

Da “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)”

Parafrasando il vecchio detto caro a mia nonna (che era piccolina e molto modesta)  “Altezza è mezza bellezza” si può affermare che ” Coltelo è mezzo fornello” , nel senso che con gli strumenti adatti  è molto più facile ottenere buoni risultati.

Possiedo molti attrezzi per gli usi più svariati e diversi e mi sento di raccomandare di non avere il braccino corto quando si tratta di fare acquisti per la cucina .

Ad esempio, se il coltello è ” giusto” si dimezza la fatica di affettare, sminuzzare, incidere, rifilare, sfilettare e se ben affilato- e deve esserlo- in caso di incidente sul lavoro, la ferita al dito si rimarginerà molto in fretta perché il taglio sarà netto, senza sbavature. Non occorre che questo lo sperimentiate di persona, fidatevi e basta.

Naturalmente in cucina i coltelli non sono tutto. Tralascio volutamente di dilungarmi sui tegami,pentole,padelle,casseruole,pirofile,tortiere e via discorrendo perché ce li avete di sicuro e vi rubo qualche minuto per parlare di quegli accessori  non necessari che magicamente diventano indispensabili quando  si offre una cena non tradizionale.

Siete di quelli che si limitano al menù standard all’italiana: salumi misti,lasagne, arrosto e macedonia? Allora passate oltre perchè quello che sto per scrivere non vi interessa, ma se siete gastronomi curiosi, fantasiosi e con la voglia di stupire, prendete nota e poi fiondatevi in un bel negozio di casalinghi o anche in un grande magazzino ben fornito, fa lo stesso, basta che ci andiate.

Posso sembrare un po’ esagerata ma ho comprato per due volte ad Antibes una ciotola di cristallo ( la prima si era rotta) per servire la zuppa inglese e le sue varianti, a Parigi degli stampi per la bavarese di pomodoro da servire con la burrata,  a Carpi un mortaio col beccuccio, a Montecatini un contenitore multiplo per le spezie, a San Diego una tortiera di porcellana col coperchio  a forma di Cherry Pie, a Monaco di Baviera un barattolo bianco e blu con su scritta l’indicazione del contenuto, ma siccome non so il tedesco, lo uso per il sale grosso.

  

La mia idea di Paradiso è possedere un’infinità di coppapasta di due o tre misure diverse. Una follia, lo so, perché tra l’altro sono difficilissimi da riporre, si ribellano in modo subdolo se cerchi di impilarli e costicchiano pure.Sapeste però come si presentano sui piatti i paté rustici o che so , le pere caramellate col Roquefort , se usate i coppapasta!

Volete sapere qual’è l’alternativa ”  fai da te” più economica? Utilizzare le scatolette usate di tonno sott’olio ( o al naturale se siete a dieta …eh, eh!) aprendole sopra e sotto e lavandole bene , ma attenzione: i bordi delle scatolette del tonno sono terribili, sempre in agguato e provocano dei danni molto seri, quindi é meglio se vi comprate i coppapasta o ve li fate regalare a Natale, ignorando quello che ho detto : era un suggerimento del piffero.

Poi secondo me bisogna avere tante, ma proprio tante  formine piccole da crostatine e tartellette e altrettanti stampini da soufflè non per fare dei veri soufflè, che non riescono mai come dovrebbero , ma per i budini di parmigiano o i timballi i di verdura e soprattutto le quiche, che presentate in mono-porzione, pur avendo le stesse caratteristiche organolettiche, diventano molto chic e non fanno picnic di Pasquetta.

E che dire degli stampini per i biscotti ? Credo di possederne una settantina: solo i soggetti natalizi devono essere almeno 25 e basterebbero appena a realizzare il Calendario dell’ Avvento di gingerbread, se mai volessi farlo.

Infine non possono mancare , in genere nel cassetto subito sotto quello delle posate, la grattugina per la noce moscata, quella appena più grande per le bucce degli agrumi, il rigalimoni per la Key lime pie , gli affetta tartufi ad archetto e a mandolina, la rotella per tagliare la sfoglia a rombi è così via.

Lascio alla vostra fantasia adesso la scelta di altri utili o futili attrezzi da cucina e se volete magari ne riparliamo , così se scopro che mi manca ancora qualcosa e  corro subito ai ripari.

Un’altra cosa che mi sento di consigliare è di mettere insieme tanti bicchieri a stelo di cristallo provenienti, perché no, anche da servizi scompagnati e farne buon uso , perfino in occasione di una cena elegante.

In casa tutti abbiamo dei bei servizi di bicchieri a cui manca qualche pezzo, andato rotto nel tempo, ebbene diamogli un’altra opportunità di rendersi utili mescolandoli ad altri calici, flûte,coppe di champagne , bicchierini da amaro, da rosolio o da aperitivo: si trasformeranno in eleganti contenitori per quegli antipasti che si ispirano un po’ ai finger food o per il cocktail di scampi , o per divertenti dessert a base di crema pasticciera, o per salsine di accompagnamento  destinate a carni o pesce, etc,etc.

Se non avete ereditato vecchi servizi incompleti , se i vostri sono fortunatamente integri e li utilizzate quindi correttamente, se nessuna amica o parente intende separarsi dai suoi rimasugli, tranquilli, ci sono sempre i Mercatini dell’antiquariato, che sono una fonte inesauribile di idee e anche di bellissimi calici spaiati.

Bavarese di pomodoro

1 kg di pomodori da sugo, 200 ml di panna da montare,1/2 bicchiere di latte, 1 uovo  più 1 tuorlo, 2 spicchi d’aglio, 10 gr di gelatina in fogli, 1 cucchiaino di zucchero ,qualche foglia di basilico,sale e pepe, olio EVO.
Faccio imbiondire l’aglio in 4 cucchiai d’olio, lo elimino e aggiungo nel tegame i pomodori che ho spellato, privato dei semi e tritato grossolanamente, aggiusto di sale e pepe, unisco lo zucchero e faccio consumare, ci vorrà una ventina di minuti. Poi lascio intiepidire, frullo,unisco l’uovo, il tuorlo e il latte, frullo nuovamente e rimetto sul fuoco bassissimo per far addensare il composto, mescolando continuamente con la frusta.

Quando ha assunto un aspetto cremoso lo tolgo dal fuoco e incorporo la gelatina ammollata e strizzata. Faccio raffreddare completamente.

Monto la panna, la aggiungo con qualche foglia di basilico al composto di pomodoro, poi lo verso in uno stampo da bavarese col foro centrale.

Faccio rassodare in frigorifero anche per tutta la notte. 

Al momento di servire questa bavarese, immergo lo stampo pochi secondi in acqua calda e la capovolgo sul piatto di portata.

Il foro centrale è adattissimo ad ospitare una bella burrata sfilacciata con le mani, oppure delle ciliegine di mozzarella.

Budini di parmigiano

1/2 litro di latte,2 cucchiai di farina,2 uova intere separate,4 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato, 1 generosa grattugiata di noce moscata, 1 pizzico di sale, burro per gli stampi.
Porto il latte ad ebollizione ed intanto aggiunto ai tuorli, mescolando con cura, la farina, il formaggio, la noce moscata è un pizzico di sale, poi poco alla volta anche il latte e rimetto il composto sul fuoco.

Cuocio a fiamma bassissima per cinque minuti, mescolando energicamente. Lascio raffreddare e intanto monto gli albumi a neve che aggiungo a cucchiaiate al composto, senza smontarli.

Riempio fino a 3/4 degli stampini da souffle di porcellana, appena imburrati e inforno a 180 gradi  per una mezz’oretta , poi li sforno e li lascio raffreddare prima di metterli in frigo, non dimenticate che sono dei “budini”.

Volendo proporre un contrasto che trovo interessante,  vi suggerisco di accompagnarli con qualcosa di tiepido come una dadolata di speck rosolato in pochissimo burro o dei funghi trifolati.

Filetto di maiale in crosta

  

600 gr di filetto di maiale, 400 gr di polpa di maiale macinata, 300 gr di funghi champignon, 1 confezione di pasta sfoglia pronta, aglio e rosmarino, olio e burro, sale e pepe, prezzemolo tritato, qualche cucchiaiata di latte.

Metto 1/2 bicchiere di olio, EVO naturalmente, in una casseruola con 2 spicchi d’aglio è un rametto di rosmarino, adagio sopra il filetto intero, che ci deve stare proprio di misura e lo faccio rosolare a fuoco vivo su tutti i lati.Salo e pepo generosamente, abbasso la fiamma, in coperchio e continuò la cottura per altri 15 minuti circa.

Lo tolgo dalla casseruola e lo lascio raffreddare.Intanto faccio trifolare i funghi nel burro con aglio, pepe, sale e prezzemolo.A. Fine cottura unisco il macinato e mescolo bene .

Imburro uno stampo da plum cake, lo fodero di carta da forno anch’essa imburrata, accomoo sul fondo circa 1/3 del l’impasto di funghi e macinato, sopra appoggio il filetto sgocciolato, conservando il sugo e copro con il restante impasto riempendo anche i lati dello stampo. Copro con un foglio di alluminio e inforno a 160 gradi per circa 1 ora.

Lo sformo solo quando si è raffreddato e tengo da parte anche il sugo che si è formato sul fondo dello stampo.

Stendo la sfoglia e ci passo sopra la rotella per tagliare  la pasta a rombi, la allargo delicatamente e ci avvolgo il filetto “bardato” di macinato e funghi.

La appoggio su una teglia coperta di carta da forno imburrata, la spennello con il latte e inforno nuovamente a 180 gradi per mezz’ora:  la sfoglia deve risultare bella dorata.

Sforno, aspetto 5 minuti e intanto unisco i due sughi ottenuti dalla cottura delle carni, li filtro con un colino fine, li scaldo aggiungendo un altro pezzetto di burro e servo a parte in salsiera.

Naturalmente porto in tavola il filetto intero e lo affetto davanti agli ospiti, perché il suo bello è proprio mostrarlo con la delicata e friabile crosta a losanghe intatta.

Tutto ‘sto lavoro-perché è veramente un piatto laborioso, con tanti passaggi e tre diverse cotture- solo per poter utilizzare il famoso strumento che taglia la pasta a losanghe!

Comunque se l’apparecchietto non ce l’avete, potete tagliare la sfoglia a striscioline con la rotellina per i ravioli e incrociarle sul l’arrosto come fate con le crostate.

Se non avete neanche la rotella dentellata, usate un coltello ben affilato.

I vostri coltelli tagliano poco ? Beh allora andate  a farvi  friggere!

Come cucina un angelo

Da poco il cielo ha un nuovo Angelo, salito troppo presto per chi è rimasto, ma chiamato a donare tutto il suo splendore, la bellezza e il fascino della figura, la gentilezza dei modi, la bontà dell’animo e la grande abilità di cuoca.
Sofisticata e delicata, attenta, tradizionale e innovativa, Silva diceva che preparare un pasto era per lei fonte di gioia e soddisfazione.
La cucina era evasione e divertimento, un modo per esprimere affetto, amicizia ,devozione, per ricreare atmosfere speciali da non dimenticare o coinvolgere in una golosa scoperta le persone care.
Così cucina un Angelo.

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I miei figli ed io abbiamo immaginato che tutti coloro che hanno frequentato il suo blog o l’hanno incontrata su Facebook, e tutti quelli che in futuro lo faranno, potrebbero aver piacere di conoscere più a fondo questa donna meravigliosa che abbiamo avuto la fortuna di avere con noi.
Silva ha scritto tre libri bellissimi, un altro era in preparazione, diversi tra loro per sentimenti e contenuti, introspettivi e pieni di ricordi, sempre ricchi di vita vissuta.
Ecco, noi desideriamo, in suo onore e ricordo, condividere con voi questi libri che esprimono quello che Silva era e mettono in luce la sua bravura e sensibilità di scrittrice e di cuoca, regina della tavola e dei cuori, maestra di vita e di passioni.
Questo è un blog di cucina e Silva vorrebbe essere ricordata come grande amica Foodblogger, amata da tutti in un gioco iniziato per caso ma finito prima che la sua anima dolce potesse dare tutto il bene e l’amore che aveva dentro.
Cosa direbbe Silva con il suo stile inconfondibile?

“Avviso ai naviganti! Le ricette non sono finite!”
Appuntamento alle prossime settimane

Lino,Lisa,Simone

Ricetta d’amore

Scrivo questa lettera per tutti coloro che hanno apprezzato gli scritti e le ricette della mia adorata Silva, donna eccezionale, dolce sposa e unico mio grande amore.
Silva si è addormentata improvvisamente ieri notte lasciandoci soli con il nostro grande dolore.
Avrebbe voluto continuare il dialogo con voi che per tanto tempo avete riempito le sue giornate, e aveva ancora tante cose da dirvi e da raccontarvi perché era piena di gioia di vivere, di amore ed aveva grande talento in cucina.
Io le dicevo sempre che non volevo andare al ristorante perché mangiavo meglio a casa mia ed era vero, ma tutte le sue esperienze di vita sono state fantastiche, nel lavoro, in famiglia e adesso con voi.
So che molti di voi le volevano bene, anche lei voleva bene a voi e questo hobby era diventato un motivo di grosso impegno, di grande ricerca, di ritrovo di ricordi di vita e di cucina.
Non lasciatela ora, continuate a seguire quello che ha fatto, nel suo ricordo.
Troverete ancora qualche ricetta nei prossimi giorni, le aveva preparate da tempo e io le pubblicherò.
Poi se troverò il coraggio e la forza vi invierò anche tutto quello che troverò nei sui libri e nei suoi ricordi.
Grazie per quello le avete dato con i vostri commenti, il vostro gradimento e il vostro continuo seguito.
Lei vi saluta così, infinitamente bella, sorridente con il cuore pieno di gioia.

Lino

Silva