Buona domenica

Ciao, a voi cosa piace fare la domenica?  A noi andare ai mercatini dell’antiquariato. A volte riusciamo perfino a scovarne di nuovi!
Oggi, che come troppo spesso in queste ultime settimane il tempo era, per usare un eufemismo, incerto, siamo andati alla fiera di Montichiari, che almeno era al coperto. Se fossimo restati a casa, magari ci sarebbe venuta la tentazione di fare un po’ di bricolage, tipo iniziare la costruzione di un’arca…
Ci siamo invece infilati in questa mostra di auto e moto d’epoca (in fondo anch’io guido un’auto del secolo scorso!) e cianfrusaglie vintage. E abbiamo comprato una Fiat 500 Abarth a pedali per nostro nipote e un paio di occhialoni come quelli di Tazio Nuvolari per nostra figlia.
Fiat 500 Abarth
Nostro nipote ha solo sei mesi, ma è destinato a crescere prima o poi, e un introvabile modellino di macchina costruito apposta per commemorare un Raduno Nazionale può sempre tornargli utile! Quanto a nostra figlia, sono certa che indossando quegli occhiali sul motorino del moroso, si sentirà come minimo il Barone Rosso. O Snoopy.
Siamo tornati a casa tardi, così ho cucinato in fretta i classici “du spaghi”, però mica tanto banali e nemmeno spaghetti.
 
Ho acceso il forno, che serviva anche per il pane tolto dal freezer e “messo su” l’acqua per la pasta: stavolta ho usato delle mezze penne rigate, ma non c’è una regola.
Finché queste cuocevano ho buttato in padella 2 spicchi d’aglio e un peperoncino (che poi ho tolto) e 10 o 12 pomodorini Piccadilly (ma vanno bene anche i ciliegini) tagliati in quattro spicchi con 2 cucchiai di olio, una presa di sale, 3-4 foglie di basilico spezzettate, un pizzico di origano, una macinata di pepe nero, 5-6 pomodori secchi sott’olio tritati e qualche cucchiaiata di passata di pomodoro (che ho sempre pronta, sottovuoto).
Ho fatto saltare brevemente questo sugo a fuoco vivace e intanto ho affettato una grossa mozzarella (se ne possono usare anche due).
Ho scolato la pasta, l’ho condita col sugo e del parmigiano grattugiato, ne ho versato metà in una pirofila unta d’olio, ho distribuito sopra la mozzarella, ho coperto con il resto della pasta, ho spolverizzato con del pangrattato misto ad altro parmigiano e ho infornato sotto il grill giusto il tempo di apparecchiare.
 
Fatto. Veloce, saporito, mediterraneo. È pronto quando sulla superficie si è formata una bella crosticina e intanto si è sciolta la mozzarella.
Piatto unico, eh!

Strawberry fields forever

20130518-182006.jpgOggi finalmente c’è il sole! Anche da voi?
Dopo quelli che mi sembrano mesi e mesi di maltempo pare che nell’aria ci sia la sospirata e attesissima primavera di cui abbiamo bisogno e diritto tutti.
Per festeggiare questa bella sensazione, stamattina ho comprato un cestino di fragole in più (in più di quelle che avrei comprato normalmente per il fine pasto) e oggi faccio il risotto.
Sì, sì, l’arrivo della primavera mi ha messo voglia di cucinare qualcosa di insolito e sfizioso, legato proprio a questo delicato e breve periodo dell’anno.

La ricetta la trovate nel mio libro “I tempi andati e i tempi di cottura”, ma se non ce l’avete ancora, vi do un rapido accenno di come realizzarla. Mi piacerebbe che poi mi diceste se vi è piaciuta. Le dosi sono per due ed è un piatto carino, non proprio afrodisiaco, ma adatto anche a una cenetta speciale.

Lavo e tolgo il picciolo a un cestino piccolo di fragole mature ma non troppo. Le affetto e ne tengo da parte due belle grosse per guarnire i piatti.
Faccio un soffritto di scalogno e burro, tosto il riso, sfumo col vino e dopo una decina di minuti aggiungo le fragole. Poi porto a cottura come al solito, aggiungendo il brodo necessario.
Quando è il momento di mantecare, tolgo dal fuoco, aggiungo burro e parmigiano grattugiato, spolverizzo con un po’ di prezzemolo tritato insieme a qualche foglia di basilico (e se vi piace anche di menta, che ci sta molto bene), mescolo e servo in due piatti decorando con la fragola tenuta da parte tagliata a ventaglio.

È squisito. Fresco, di stagione e anche insolito, vero? Un consiglio amichevole: non snobbate mai le alternative ai classici, possono sempre tornare utili per stupire, per vezzeggiare, per farsi ricordare.