L’AUSTERITY

Da “I tempi andati e i tempi di cottura (con qualche divagazione)”

Chi c’era se lo ricorda: gli anni ’70 sono stati anni di trasgressione e libertà, dei jeans a campana, delle Brigate Rosse, del Watergate, il referendum sul divorzio, il terremoto del Friuli, l’elezione di Giovanni Paolo II, la Disco Music, gli anni di piombo durante i quali si indossavano i Ray Ban e ci si vestiva come gli Inti Illimani, anni che hanno decretato l’inizio della crisi energetica.

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E mentre gli americani finalmente si ritiravano  dal Vietnam, noi Italiani circolavamo a targhe alterne e la domenica andavamo a piedi.

L’inflazione galoppava come un purosangue ad Ascot, al ritmo della colonna sonora di Happy Days e l’aumento del prezzo del petrolio deciso dall’OPEC ebbe come risultato il razionamento del carburante.

Mi  sa che ne’ Lino ne’ io saremo mai ricordati  per la nostra tempestività . Proprio nell’estate del ’79 decidemmo di passare le vacanze in Sicilia: l’avremmo raggiunta con la nostra Golf Diesel.

Ancora non so come sono riuscita , presentandomi in “500 L”, a farmi riempire dai benzinai di quattro diversi distributori della Z.A.I. quattro taniche di gasolio razionato.

Probabilmente un po’ pietendo è un po’ civettando.

Al momento della partenza abbiamo stivato le taniche nel bagagliaio con sopra qualche borsone. Tra la nonna e Simone, sul sedile posteriore, ci abbiamo fatto stare una valigia morbida, un’altra sotto i suoi piedini  è una terza più piccola sul tappetino davanti a me, su cui appoggiavo i polpacci.

Siamo partiti la sera, dopo una cena anticipata e veloce, per poter viaggiare con il fresco della notte- mica c’era il climatizzatore sulla nostra Golf allora!- e arrivare in mattinata a Villa San Giovanni, dove ci saremmo imbarcati sul “ferri botte” per Messina.

A causa della mancanza di carburante, i distributori erano chiusi perfino in Autostrada e nelle Aree di servizio c’erano lunghe file di TIR in attesa dei probabili rifornimenti alle pompe del mattino successivo. Durante la notte abbiamo rabboccato il serbatoio un paio di volte ai margini di queste Aree, dove c’era un po’ di luce, terrorizzati di svegliare i camionisti, essere scoperti e venire come minimo insultati, se non rapinati del nostro gasolio.

Siamo comunque miracolosamente arrivati a destinazione senza essere tamponati – col rischio di esplodere a causa delle taniche nel bagagliaio. – ne’ malmenati da nerboruti ed esasperati  autotrasportatori.

Era l’anno in cui Gloria Gaynor cantava “I will survive” e mi sa che faceva parte del coro anche il nostro Angelo Custode!

A Giardini Naxos il Dott. Armando Sicoli, un mio collega Collaboratore Scientifico di Messina, ci aveva trovato in affitto un appartamento fronte mare, con un balcone da cui si godeva di una vista mozzafiato su Taormina, Castel Mola e il lido “La Romantica” ,  regno del bagnino Salvatore: indigeno bruno, ricciuto, muscoloso, abbronzatissimo e galante. L’abbiamo rivisto di sfuggita nel ’94, ancora atteggiato a Signore della Spiaggia, ingrigito ma riconoscibilissimo.

Il proprietario del nostro appartamento -cieco pensate, non orbo, ma proprio cieco- possedeva anche un ristorante con un piccolo dehors di fronte alla spiaggia e cucinava personalmente e divinamente arancini di riso, caponata di melanzane, spaghetti con la mollica, sarde a beccafico, spado in salmoriglio, braciolette di tonno e anche la pizza.

Quell’anno abbiamo visitato gran parte della Sicilia Orientale, siamo saliti sull’Etna, ammirato a Siracusa la Fonte Aretusa e le Latomie, fatto escursioni nei vari “Aci” lungo la costa, passeggiato per Taormina, comprato litri di vino di mandorle e rischiato la dipendenza dalle granite di gelso di Lettojanni, dove c’erano il Ciccio e la Graziella, che già allora ci sembravano dei temerari perché avevano il camper. O forse a quell’epoca la roulotte, ma per noi erano comunque scelte di vacanza assolutamente azzardate e avventurose.

Per quanto riguarda i dolci conoscevamo già i pasticcini di mandorle e canditi, la frutta martorana, la cassata e i cannoli, ma durante quella vacanza abbiamo scoperto e assaggiato con grandissima soddisfazione la Pignolata , il Bianco  mangiare , la torta Gianduja con le nocciole e il Gelu i muluni

Si, c’era l’Austerity, ma pareva che la Sicilia ne fosse immune, mentre l’omertà era presente un po’ ovunque. Un giorno avevamo programmato di visitare le Gole dell’Alcantara, ma probabilmente ad un certo punto dobbiamo aver sbagliato strada perchè ci siamo ritrovati in un piccolissimo agglomerato di case e ovili dove abbiamo chiesto ad un tale di età indefinibile, in gilè nero e coppola regolamentare (non posso dire se stesse suonando anche uno schiacciapensieri ma potrebbe essere) se quella era la strada giusta, ma la risposta è stata semplicemente uno schiocco delle labbra accompagnato da uno scatto del mento verso l’alto. E non gli abbiamo cavato altro.

Alla fine le abbiamo raggiunte comunque le Gole, anche senza le indicazioni dei locali, ma solo perché io sono una medium.

Anzi no, ero una medium….adesso sono una extra large.

BRACIOLETTE DI TONNO

400 gr di tonno a fettine, 50 gr pecorino grattugiato, 150 gr di pangrattato, 1 cucchiaio di capperi sotto sale,1 ciuffo di prezzemolo, 1 cucchiaino di origano secco, 2 alici sotto sale, 1 cucchiaio di pinoli, 1 cucchiaio di uvette, olio,sale e pepe.
Mescolo insieme in una ciotola il pangrattato ( tenendone da parte un paio di cucchiaiate), il prezzemolo tritato, le alici e i capperi dissalati e tritati, il formaggio, i pinoli, le uvette ammollate in acqua tiepida e l’origano.

Aggiungo l’olio e distribuisco questo composto sulle fettine di tonno ben battute, le arrotolo come degli involtini,  le fermo con gli stuzzicadenti e le accomodo sul fondo di una pirofila leggermente unta.

Salo appena,condisco con abbondante pepe,cospargo col pangrattato e irroro d’olio.Inforno a 200 gradi per 10-12 minuti.

SUGO ALLA MOLLICA

75 gr di pangrattato,2 dl abbondanti di olio,10-12 filetti di alici sott’olio, 2 spicchi di aglio, 1 peperoncino piccante intero.
Prima di tutto faccio tostare il pane in un largo tegame perché si asciughi bene e lo metto da parte.

Nello stesso tegame verso l’olio, aggiungo l’aglio schiacciato e il peperoncino. Li faccio imbiondire e poi fumare appena, li tolgo e aggiungo le alici sgocciolate e ridotte a crema. Mescolo brevemente, aggiungo il pangrattato e condisco della pasta scolata al dente.

GELU I MULUNI

1 kg di polpa d’anguria privata dei semi, 200 gr di zucchero, 100 gr di maizena, 2 cucchiai di acqua di fiori  d’arancio.
Frullo la polpa d’anguria ( U muluni appunto)  e la verso in un tegame con lo zucchero, la maizena e l’acqua di fiori d’arancio.

Faccio addensare questo composto a fuoco basso, rigirandolo con un mestolo di legno attenta a non farlo attaccare, per una quindicina di minuti.

Lo verso poi in stampini da creme caramel e li faccio raffreddare in frigo.

Quando sforno questi freschissimi semifreddi sui piattini da dessert, mi piace decorarli con alcune di quelle gocce di cioccolato fondente che assomigliano ai semini di anguria.

Pennino

Copyright by Pennino

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9 thoughts on “L’AUSTERITY

  1. Nel racconto viene simpaticamente descritta con dovizia di particolari una Sicilia che conosco bene.
    Le tre ricette proposte sono alcune specialità dell’isola e Silva le ha saputo interpretare con grande capacità regalando ad ognuna il suo elegante tocco personale.
    Un abbraccio grande

  2. Che bei ricordi Lino. Nel 76 io ero a Londra e quanti salti ho fatto in disco con il sottofondo della musica di Gloria Gaynor che cantava “I will survive”.
    Momenti indimenticabili. La descrizione del vostro viaggio in Sicilia è pura magia e poi lì, buttati come se fosse un caso, eccoti le piccole chicche di Silva. Un bacio grande grande Bea

  3. E mentre voi scendevate con la Golf, noi salivamo con la 128 Fiat a benzina per esplorare alcune città del Veneto e sognare tra le calli di Venezia e i monti di Cortina. Voi a fare colazione con la granita di gelsi, noi con cappuccino e ottimo strudel 🙂
    Conosco bene i posti che Silva ha descritto con dovizia e anche le pietanze che lei, ottima cuoca, ha ben presto fatto sue, interpretandoli e perpetrandoli nella vostra Verona, io invece aspetto di tornare nel Veneto per assaggiare ancora le prelibatezze regionali.
    Un caro saluto,
    Marirò

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