È tempo di radicchio

Nel Veneto coltiviamo una cicoria dal gradevole, particolare sapore delicatamente amarognolo, molto conosciuta e pregiata.
Si tratta del radicchio rosso, nelle sue varianti: di Treviso, di Chioggia, di Verona e variegato di Castelfranco.
Ognuno ha caratteristiche diverse e viene utilizzato crudo in insalata, ripieno e brasato, o come base di sughi per il riso o la pasta.
Ci sono modi classici per la loro preparazione, ovviamente, ma siccome ho cucinato di recente un condimento sfizioso e veloce per delle mezze penne, è di questo che volevo parlare oggi.
Tutto è partito da una delle mie pizze preferire della quale ho elaborato una rivisitazione in cui si fondono i sapori e le diverse consistenze di prosciutto, burrata e radicchio.

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Ho lessato delle mezze penne e mentre cuocevano ho rosolato in padella alcune fettine di prosciutto San Daniele, più saporito del dolce crudo di Parma, tagliate a listarelle, ho aggiunto il cuore di alcuni radicchi rossi di Verona tritati grossolanamente e ho lasciato insaporire regolando di sale e pepe.
Ho sfilacciato con le mani della burrata freschissima e l’ho sistemata sul fondo dei piatti perché il calore della pasta la potesse poi in parte sciogliere.
Ho condito la pasta con il sugo, l’ho sistemata sul formaggio e completata con alcune foglie di radicchio crudo a listarelle. Ho cosparso il piatto con parmigiano grattugiato e mi sono goduta con grande soddisfazione il contrasto caldo/freddo e morbido/croccante di questo piatto davvero speciale.

Se siete invece irrimediabili tradizionalisti è sufficiente che facciate appassire della cipolla bianca con poco olio, aggiungiate del radicchio rosso a listarelle, lo spruzziate di vino rosso, lo aggiustiate di sale e pepe e una volta cotto condiate la pasta che preferite. Non dimenticate un’abbondante spolverizzata di grana grattugiato.
Io preferisco essere innovativa… però non male nemmeno il primo dei tradizionalisti, eh?!

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14 thoughts on “È tempo di radicchio

  1. Stavolta mi prende di più la versione non tradizionalista. L’unico ostacolo sarà convincere mia madre che non gradisce per nulla il radicchio. Io invece lo adoro. Saranno le mie origini emiliane (molto lontane, però ci sono) 😉
    Mchan

    • Che soddisfazione aver ottenuto da te, sempre molto lineare nei gusti, l’approvazione di una ricetta non tradizionale! Concordo con la tua mamma: il radicchio di Treviso, quello lungo per intenderci, è piuttosto amaro, ma quello di Chioggia, a forma di palla è senz’altro meno deciso come sapore. Per campanilismo e per convinzione comunque suggerisco l’utilizzo di quello di Verona, cotto o crudo.

    • Probabilmente perché il trevigiano è il più pregiato e anche il più conosciuto, ma quello di Chioggia è adattissimo per queste ricette e anche più economico. Confermo comunque la mia preferenza per il radicchio rosso di Verona!

  2. Si, si ! Riconosco le proprietà del radicchio in tutte le sue varianti che, aggiungono ad un piatto l’elemento “particolare ” una nota che lo rende “diverso”; certo non tutti lo apprezzano, io siiii! Soprattutto se esaltato dal gusto di un insaccato così pregiato come il San Daniele. Cosa vogliamo poi aggiungere del finale chiccoso in cui il palato fa festa col gusto della burrata??? tutti gli ingredienti si valorizzano vicendevolmente! Un ottimo primo Silva:-)

  3. Ottimo piatto. Ottimo anche il vostro radicchio,che conosciamo, in tutte le sue varietà, ed usiamo spesso nella nostra cucina. Anche perchè siamo” vicini di casa” (abitiamo in Friuli Venezia Giulia)

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